
Il calcio cambia. Il calcio evolve. Finalmente, è il caso di dire. E’ la Fifa a cambiare le regole del gioco, con un vincolo chiaro e preciso in favore delle donne: la nuova riforma nel calcio femminile obbliga gli staff tecnici ad avere almeno 2 donne di cui almeno una allenatrice o vice allenatrice.
Dal progetto “Fifa supporting Women” nasce la effettiva necessità di cambiare un trend che negli ultimi anni aveva visto sempre meno donne sulle panchine delle squadre di calcio femminile. Come al solito, la contaminazione va sempre in una sola direzione, gli uomini ormai si sono creati un loro spazio anche nel calcio delle Women, mentre per le donne il calcio maschile risulta ancora “vietato”.
Tant’è che negli ultimi anni il sempre più ridotto numero di donne impegnate negli staff tecnici ha iniziato ad attirare sempre più l’attenzione degli addetti ai lavori. Se ci pensate, nell’attuale Serie A femminile, su 12 squadre, solamente una, il Milan, è allenata da una donna, l’olandese Suzanne Bakker.
Il problema, diventato ormai evidente e molto comune non solo in Italia ma anche all’estero, è stato esposto perfettamente nel Parlamento Europeo dalla più importante ex giocatrice azzurra Carolina Morace, oggi europarlamentare che ci racconta il suo pensiero: «Se si vogliono realmente cambiare le cose andrebbe nominato un direttore tecnico per gli uomini e un direttore tecnico per le donne, differenziando i settori. Perché mi sembra oltremodo evidente che le necessità non siano le stesse. E credo proprio che questo andrebbe fatto a tutti i livelli: Fifa, Uefa, e in tutte le confederazioni e in tutti i club».
Ed è così che, emersa l’urgenza di cambiare le cose, presidente della FIFA Gianni Infantino, ha prodotto questa nuova riforma che obbliga tutte le società e le nazionali femminili di calcio a introdurre all’interno degli staff tecnici almeno 2 donne di cui una obbligatoriamente allenatrice o vice allenatrice.
«E’ una svolta importantissima, come avevo sottolineato in Europarlamento qualche giorno fa – ci spiega Carolina Morace – basti pensare alla nostra Serie A dove c’è una sola donna allenatrice e tutte le altre società hanno scelto di affidarsi ad allenatori maschi che non avevano mai neanche allenato nel femminile, mentre una coach esperta e brava come Rita Guarino è dovuta andare a trovare spazio all’estero (in Inghilterra, al West Ham ndr)».
I prossimi appuntamenti
La norma sarà applicata a tutte le competizioni FIFA, sia a livello di nazionali che di club, ed entrerà in vigore con effetto immediato. Il primo torneo a essere interessato sarà la Coppa del Mondo Under 20 femminile, che si disputerà in Polonia dal 5 al 27 settembre con 24 Nazionali impegnate e con le ragazze della Corea del Nord che si presenteranno da campionesse in carica.
Dal Mondiale U20 sarà poi un crescendo: dalla Polonia al Brasile, dove nel 2027 si giocherà il Mondiale femminile con le Nazionali maggiori e speriamo anche con l’Italia al momento impegnata nelle qualificazioni. Le azzurre sono inserite nel Gruppo 1 (Lega A) e hanno iniziato, purtroppo, con una sconfitta contro la Svezia alla prima giornata, poi è arrivato il pareggio con la Danimarca alla seconda gara. Il 14 aprile sarà la volta di Serbia-Italia e il 18 aprile il ritorno contro la Danimarca, in terra danese. Il girone si chiuderà con la quinta e la sesta giornata rispettivamente il 5 giugno e il 9 giugno con la Serbia che verrà in casa azzurra e l’Italia attesa dalla Svezia in Scandinavia. Arrivare prime nel girone vorrebbe dire qualificarsi direttamente al Mondiale brasiliano, un secondo posto manderebbe le azzurre a disputare i play off.
Gli effetti della nuova norma
Grazie a questa riforma vedremo, dunque, un aumento dei ruoli delle donne con l’obiettivo di aumentare il numero di allenatrici dopo il Mondiale del 2023 che ha visto solo 12 allenatrici su 32 nazionali partecipanti.
Si tratta, quindi, di una decisione che porterà con sé degli strascichi significativi. Infatti, la nuova riforma obbligherà anche le singole Federazioni nazionali a equiparare i criteri di accesso alla formazione tra uomini e donne.
E qui nasce il problema in Italia dove sono solo 8 le donne che hanno conseguito il Master Uefa Pro e che, quindi, avrebbero i titoli per allenare una Nazionale maggiore: Carolina Morace (europarlamentare), Rita Guarino (coach del West Ham), Betty Bavagnoli (responsabile dell’area femminile dell’As Roma), Manuela Tesse (ct della Nazionale femminile di Malta), Patrizia Panico (technical advisor della Nazionale femminile di Malta), Milena Bertolini (ex ct Nazionale femminile italiana), Selena Mazzantini (coach della squadra femminile Como 1907 in Serie B) e Nazzarena Grilli (collaboratrice tecnica nello staff di Suzanne Bakker al Milan femminile).
La questione nel nostro Paese è attualmente ancora sub judice, ma una recente sentenza dei giudici di merito, ha confermato il carattere discriminatorio dei bandi di accesso per partecipare al corso Uefa Pro della Figc, dove ogni partecipante necessita di un punteggio valido per l’ingresso al corso.
Allo stato attuale esiste una valutazione prioritaria di esperienze maturate nel solo contesto maschile, che tradotto vuol dire che a parità di esperienza e di carriera (ad esempio numero di partite giocate in Serie A o in Nazionale maggiore), i punteggi per gli uomini valgono molto di più che per una donna. E così si arriva ovviamente all’enorme problema che molti ruoli tecnici diventano accessibili quasi esclusivamente agli uomini nel panorama calcistico italiano, dove emerge una totale assenza di correttivi o quote per riequilibrare le disparità strutturali tra i generi.
Se si fa una rapidissima ricerca di quanto accaduto negli ultimi 10 anni, ci si imbatterà in numeri sconvolgenti dove a fronte di 275 candidati ammessi al corso Uefa Pro della Figc, solo 5 sono state le donne.
Questo discorso vale in Italia, ma non solo. In un dettagliatissimo articolo uscito sul The Guardian, è la storia di Mariana Cabral a fare scalpore. Nata nella piccola isola São Miguel, situata nell’arcipelago delle Azzorre in Portogallo, ha guidato le squadre femminili di club tra cui Benfica e Sporting, possiede la licenza A, ma non è mai riuscita ad accedere a un corso per la licenza Pro, che le aprirebbe la strada a ruoli da prima allenatrice. E così è stata costretta a fare un passo indietro, accettando il ruolo di vice allenatrice negli Stati Uniti, oggi è, infatti, Assistant coach nella squadra femminile Chicago Stars.
«Avevo ricevuto una proposta da un club qui negli Stati Uniti per diventare allenatrice capo, ma senza la licenza Pro non ho potuto accettare – ha raccontato Mariana Cabral – Avevo ricevuto anche due offerte in Spagna e una in Arabia Saudita, ma tutte richiedevano la licenza Pro. Sono opportunità che sono semplicemente sfumate. È stata davvero una grande delusione».
I criteri di ammissione ai corsi per la licenza Pro, che in Europa sono stabiliti dalla Uefa, ma possono essere integrati dalle federazioni nazionali, come detto in molti casi danno priorità all’esperienza nel calcio maschile. «Per il corso a Master Uefa Pro ci sono pochissimi posti a disposizione. Dieci anni fa, o anche cinque anni fa, forse quei posti bastavano per soddisfare la domanda del calcio maschile, ma la crescita del calcio femminile significa che ora abbiamo molti più allenatori nel settore femminile, donne e uomini, ma il numero di posti è rimasto più o meno lo stesso», ha spiegato Mariana Cabral.
In buona sostanza la nuova riforma Fifa, dovrà necessariamente far sì che cambi qualcosa anche nei criteri di ammissione ai Corsi Uefa Pro, necessari per svolgere l’attività di coach ad alti livelli. E’, dunque, ormai necessaria una svolta definitiva, in Italia e in Europa. E non c’è davvero più tempo da perdere.
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