
Subito dopo il servizio vincente che le ha permesso di conquistare il titolo agli Australian Open, Elena Rybakina mostra un debole pugnetto e un sorriso, ma impercettibilmente scuote la testa. La sensazione è che volesse distogliere l’attenzione da sé. Ecco, dunque, rappresentata in un solo attimo la tennista, 26enne kazaka, che il 31 gennaio scorso ha vinto per la prima volta a Melbourne, battendo la due volte campionessa degliAustralian Open, la n°1 del mondo Aryna Sabalenka. Per lei si tratta secondo Slam della carriera dopo il trionfo a Wimbledon 2022.
La sua storia
La tennista oggi numero 3 del mondo è nata a Mosca il 17 giugno 1999, da genitori russi che l’hanno sempre sostenuta negli sport che Elena amava: la ginnastica artistica e il pattinaggio sul ghiaccio. Ma le hanno fatto capire ben presto che era troppo alta per poter diventare una professionista in queste discipline, così fu il padre a suggerirle di provare con il tennis. E a 6 anni è iniziata la sua carriera, però lontana dalla Russia che non credeva in lei.
E’ stato il Kazakhistan a proporle di diventare grande nel 2018. «La proposta di giocare per loro è arrivata al momento giusto. Stavano cercando una giocatrice di buon livello e a me serviva un supporto economico che fin lì non avevo avuto. Sono felice di rappresentare il Kazakistan», queste le sue parole alla vigilia dell’edizione di Wimbledon 2022, dove giocatori e giocatrici russi e bielorussi erano stati bannati dalla competizione. Lei, nata da genitori russi, partecipò e vinse in finale contro Ons Jabeur 3-6 6-2 6-2 per il suo primo titolo Slam in carriera a soli 23 anni. Sembrava proprio l’inizio di una folgorante carriera.
Ma dopo quel successo a Londra, gli impegni successivi si dimostrano più faticosi del previsto. Le polemiche legate alla sua vittoria in un torneo dove non hanno potuto partecipare russi e bielorussi continuano a seguitrla. Infatti nello swing americano di quell’anno non è andata oltre ai quarti di finale a Cincinnati e a un deludente primo turno agli Us Open. Il 2022 termina, quindi, con un 22esimo posto nel ranking.
L’anno successivo sembra, però, iniziare sotto i migliori auspici: agli Australian Open arriva in finale proprio contro Aryna Sabalenka che si impone in rimonta 4-6 6-3 6-4. Da quella sconfitta perde un po’ di fiducia e la successiva trasferta in Medio Oriente non ha esiti positivi. Rybakina si riprende, però, a Indian Wells dove conquista il suo primo Master 1000: in finale ritrova Sabalenka e questa volta la batte in due set. Vince anche a Roma su terra rossa a maggio portandosi così per la prima volta al quarto posto nel ranking mondiale. Ecco, dunque, che si torna a parlare di Rybakina come una delle campionesse che spadroneggerà nel circuito femminile. Ma anche questa volta qualcosa si inceppa. Forfait al Roland Garros, sconfitta ai quarti di Wimbledon da campionessa in carica e fuori al terzo turno degli Us Open.
Il rapporto con il coach storico
La prima parte del 2024 inizia bene con la vittoria a Brisbane, il primo 500 della sua carriera, il successo ad Abu Dhabi e quello a Stoccarda su terra. Ma nella seconda parte del 2024 praticamente non scende in campo. Un ritiro dietro l’altro e tanta apprensione per la sua salute e per il suo futuro. Non solo, alla vigilia degli Us Open 2024 Rybakina decide di annunciare la separazione dal suo storico coach Stefano Vukov. Una sorpresa per tutto il circuito. Perché se da un lato erano tante le indiscrezioni e le voci che affermavano un comportamento non idoneo da parte di Vukov nei confronti della kazaka, dall’altra Elena lo aveva sempre difeso a spada tratta.
Dopo la finale persa agli Australian Open del 2023, appunto, scrisse così su Instagram: «Ho visto dei commenti disturbanti sui social media a proposito del comportamento del mio coach. Stefano ha creduto in me per molti anni, prima di chiunque altro. A differenza delle persone che fanno questi commenti, mi conosce molto bene come persona e come atleta. Chi mi conosce sa che non accetterei mai un coach che non rispetta me o il mio duro lavoro». Il licenziamento di Vukov, dunque, pochi giorni prima di scendere in campo a Flushing Meadows ha naturalmente alimentato le chiacchiere e i dubbi riguardo al loro rapporto. Poi dissipati dopo l’annuncio del suo nuovo allenatore: Rybakina ha scelto Goran Ivanisevic. L’ex coach di Djokovic sembra poter essere l’uomo giusto per la rinascita della kazaka, vituperata dall’eccessiva trance agonistica di Vukov.
Ma non è del tutto reciso il legame con lo storico allenatore. «Ciao a tutti, sono felice di annunciare che Stefano si unirà al team per la stagione 2025. Grazie a tutti per il supporto. E vi auguro un buon 2025». Poco prima degli Australian Open, il post su Instagram del ritorno di Vukov pesa come un maglio. Un rapporto mai finito, forse tossico, chissà, ma di sicuro stretto e indissolubile. Solo due giorni dopo, però, arriva la decisione da parte della WTA: Vukov giudicato colpevole di abusi nei confronti della tennista, è sospeso per un anno: «Abuso di autorità e condotta maltrattante nei confronti della giocatrice WTA, incluso il compromesso o il tentativo di compromettere il benessere psicologico, fisico o emotivo della giocatrice; abuso fisico e verbale della giocatrice; e sfruttamento della propria relazione con la giocatrice per ulteriori interessi personali e/o commerciali a scapito del miglior interesse della giocatrice» recita il comunicato ufficiale.
E così, nella situazione strana e ambigua che si è creata, anche Invanisevic decide di lasciare Rybakina dopo la sconfitta agli ottavi a Melbourne. Ma l’attenzione mediatica sul caso non si è spenta. Anzi. Il The Athletic pubblica un’inchiesta molto approfondita da cui sono emersi racconti a dir poco spaventosi: Vukov lanciava palline addosso alla tennista e la maltrattava a tal punto che lei ha iniziato a soffrire di insonnia. Non solo. La umiliava costantemente e a New York, quando finalmente lei aveva deciso di separarsi da lui, Vukov ha iniziato a perseguitarla in hotel e al telefono. Ma nonostante tutto questo l’atleta ha sempre continuato a difendere il suo coach. Ed è così che arriva Davide Sanguinetti, fortemente voluto da Vukov, ad allenarla. Ma Sanguinetti sembra rappresentare solo una figura di facciata, perché il coach croato continua a essere il vero allenatore. Resta lì in costante pressione nell’attesa che trascorrano i 12 mesi di sospensione. Fino a quando, ad agosto 2025 la WTA accoglie l’appello di Vukov permettendogli di tornare al suo posto anche in veste formale.
Il ritorno alla vittoria

L’attenzione su Elena Rybakina è sempre stata tanta, tra le polemiche per la sua cittadinanza e i dubbi per le sue scelte. Di difficile lettura le emozioni della kazaka, che ha sempre dimostrato un temperamento molto controllato: «Sono una persona calma, posata; certo le emozioni mi invadono ma cerco di non mostrarle all’esterno». E
così dopo aver vinto il secondo titolo Slam torniamo a quella esultanza che sembra dire: «Sono tornata a vincere, ma non fateci troppo caso». Anche perché fino a che punto sarà possibile riuscire a sopportare tutto il clamore che le sta attorno? Vukov sembra non darci neanche peso, esulta alla vittoria finale più della sua allieva che ha quel volto candido quasi a voler diventare trasparente. Rybakina ringrazia il suo team, come è normale che sia.
Il suo futuro resta incerto, così come la costanza di rendimento. E forse non sapremo mai da cosa dipende, né cosa sente davvero dentro di sé, Elena Rybakina, ma di sicuro il sottile equilibrio tra giusto e sbagliato non verrà scardinato da una partita di tennis, per quello ci vuole ben altro.
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