
Nel 2016 Facebook esiste da dieci anni, le idee circolano più rapidamente e la letteratura acquisisce il passo breve del post, l’afflato introspettivo dell'”A cosa stai pensando?” suggerito dalla piattaforma per rompere il ghiaccio. La condivisione di eventi, pensieri, piccoli stralci di autobiografie, comportano un virare delle narrazioni verso temi intimi, malattie, vita familiare, figure genitoriali che vengono poste sotto i riflettori. La denuncia sociale, al centro di tanti post e discussioni, è alla base di saggi e graphic novel, romanzi e autobiografie.
L’analisi di ogni fenomeno, il racconto pubblico della propria esperienza o di un fatto di cronaca secondo il proprio punto di vista condiziona anche lo scrivere letterario. Ne risulta pure una nuova consapevolezza, il fiorire di battaglie per i diritti, per lo più condotte dalle donne che trovano altre donne con le quali condividere un percorso, accendendo i riflettori sulle dimensioni più critiche: lavoro, maternità, violenza.
Vale anche per Alley Oop: dagli scambi sul blog e dall’impegno civile di tante di noi sono nati molti libri. Come “Gameday. Perché le ragazze devono imparare a correre dietro un pallone” (Gribaudo, 2022) di Monica D’Ascenzo, che con Manuela Perrone ha poi firmato “Mamme d’Italia, Chi sono, come stanno, cosa vogliono” (Il Sole 24 Ore, 2024), indagine sullo scarto tra desideri e vissuto reale di troppe italiane. Perrone ha pubblicato “Il buon lavoro. Benessere e cura delle persone nelle imprese italiane” (Luiss, 2023) sul connubio possibile tra benessere e attività lavorativa. Chiara Di Cristofaro e Simona Rossitto hanno scritto prima “Ho detto no” (Il Sole 24 Ore, 2022), un aiuto alle donne per uscire dal tunnel della violenza maschile, e poi con Livia Zancaner “In TRAPpola” (Il Sole 24 Ore, 2024), inchiesta su giovani e linguaggio che comincia dalla musica e interroga sulla possibilità di nuovi modelli per le nuove generazioni.
Parole come strumenti di cittadinanza, libri come atti di cura.
Ecco alcuni titoli che hanno nutrito e illuminato i nostri primi dieci anni.
2016
Escono due libri, figli dei social, entrambi per Einaudi: “Notti in bianco, baci a colazione” di Matteo Bussola e “Mio fratello rincorre i dinosauri” di Giacomo Mazzariol. La vita quotidiana e familiare raccontata da uomini con gentilezza e dolcezza diventa protagonista dei romanzi. I post di Bussola su Facebook si trasformano in storie di bambine da accompagnare a scuola, pranzi da preparare e crisi da affrontare. Il suo libro vede al centro un padre che non vuole (finalmente) essere più chiamato “mammo”, ma semplicemente papà. Un papà che collabora a pieno titolo nella gestione familiare. Per fortuna oggi ce ne sono sempre di più. E si mettono in discussione.
La storia di un’altra famiglia, raccontata dal figlio maggiore, che si confronta con un fratellino con la sindrome di Down, è il romanzo di Mazzariol, nato da un video diventato virale su Youtube e poi trasformato in un film. Romanzo per ragazzi, piacevole e sorprendente anche per gli adulti. Non cade nel tranello dei buoni sentimenti a tutti i costi e descrive i tormenti di un ragazzino con un fratello “speciale”, che evolvono man mano in amore sconfinato.
2017
Arrivano le figure femminili prêt-à-porter con le “Storie della buonanotte per bambine ribelli” di Francesca Cavallo ed Elena Favilli (Mondadori). Un’operazione che nasce con intento divulgativo, per diffondere in maniera semplice e diretta le storie di donne – da Malala a Jane Austen, da Rosa Parks a Samantha Cristoforetti, passando per Ipazia, Nellie Bly e Maria Callas – che si sono distinte per imprese o talenti eccezionali, per la difesa della libertà e per l’autodeterminazione in un mondo che le vorrebbe ai margini. Il primo e il secondo volume della serie sono stati finanziati attraverso il crowdfunding su Kickstarter, con risultati da record e fondi raccolti in 70 nazioni. Il successo è internazionale e inaspettato: varie edizioni in pochi anni, e ancora oggi è uno dei libri più letti.
Su un piano completamente diverso è “In gratitudine” di Jenny Diski (tradotto da Fabio Cremonesi, NN editore) che accende i riflettori su un tema che caratterizzerà molti dei romanzi di questi dieci anni: il rapporto con la malattia, le diagnosi che nessuno vorrebbe ricevere. L’autrice racconta con estrema ironia una vita che era già complicata (una famiglia impegnativa e periodi passati in ospedali psichiatrici) e che è stata inevitabilmente segnata dalla “sentenza” ricevuta nel 2014. In questo romanzo, interessante è il suo punto di vista in dis-equilibrio fra gratitudine (anche nei confronti di Doris Lessing, altra protagonista della storia, che la ha accolta in casa quando aveva quindici anni) e l’ingratitudine (forse verso una vita trascorsa nella paura).
2018
Michela Murgia ci ha lasciato in eredità romanzi bellissimi (“Acabadora”, primo fra tutti) e una serie infinita di strumenti di navigazione per orientarci in questo nostro mondo a volte difficile da decifrare. Nel 2018 fa scalpore “Istruzioni per diventare fascisti” (Einaudi), un libro brevissimo, che non è propriamente un saggio, anche se ne ha alcune caratteristiche, e rappresenta una guida. Un vademecum per riconoscere, ancor prima che conoscere, quegli elementi che potrebbero far virare la nostra direzione verso idee totalitarie, lontane da una democrazia che patisce il peso di una memoria a volte sbiadita. Sorprendente è il legame con tutti quei mezzi (i social media prima di tutto) che plasmano, insinuandosi nelle nostre vite, il linguaggio e che dal linguaggio iniziano pian piano a erodere idee e convinzioni. Murgia sottolinea espressioni, discorsi, parole che sono spie di un cortocircuito, per riconoscerle e comprendere che non sono «solo luoghi comuni».
Nello stesso anno Rosella Postorino dà alle stampe con Feltrinelli “Le assaggiatrici”, dando voce alla berlinese Rosa Sauer, che insieme ad altre sei donne viene costretta ad assaggiare il cibo destinato ad Adolf Hitler per verificare che non sia avvelenato. Sette anni dopo il romanzo, vincitore del Premio Campiello e tradotto in più di 32 lingue, diventerà un film con la regia di Silvio Soldini. Identica fortuna avrà nel 2019 un altro romanzo che, nel cammino della grande Storia, decide di seguire itinerari sconosciuti ai più: “Il treno dei bambini” (Einaudi), scritto da Viola Ardone, che poi con “Oliva Denaro” e “La grande meraviglia” riuscirà a restituire un affresco potentissimo della libertà e del prezzo che le donne pagano, sempre, per conquistarla.
2019
Il 2019 è l’anno del ritorno di Margaret Atwood che con “I testamenti” (Ponte alle Grazie, traduzione di Guido Calza) chiude il cerchio dopo 33 anni dal romanzo che la rese famosa, “Il racconto dell’ancella”. Si riparte da quel furgone nero nel quale la protagonista veniva rinchiusa al termine della storia che ancora appassiona migliaia di lettori. Il messaggio, insieme di speranza e paura, perché la distopia è oggi molto più simile alla realtà di quanto si immagini, è affidato alle voci di tre donne che devono misurarsi con una società che vuole ancora piegarle, ma che forse rappresentano, con la loro stessa analisi e con la denuncia del regime totalitario, l’unica via di salvezza.
In Italia, per Einaudi, esce “L’architettrice” di Melania Mazzucco, il ritratto straordinario di Plautilla Bricci, la donna che nel Seicento realizzò l’impresa di disegnare, progettare e poi eseguire una villa di delizie sul colle che domina Roma. Non soltanto un romanzo storico, ma molto di più: il racconto di una donna libera e di un padre capace di valorizzare il suo talento artistico. Intorno alla loro relazione, si snoda una Roma corrotta e sensuale, crocevia culturale dove sacro e profano si intrecciano continuamente.
2020
L’anno del Covid-19 ha scoperto i nervi della nostra società, anzi, del nostro stare al mondo. Si è scritto tantissimo, soprattutto sui social, della prigionia forzata nelle nostre case, che per tanti è diventata un’occasione per ritrovarsi con la famiglia, guardando in cagnesco il vicino che faceva jogging da solo sotto casa. In tanti hanno raccontato questi scenari, ma alcuni hanno ampliato la riflessione su un piano più filosofico e sociale. Slavoj Žižek (filosofo, psicanalista e sociologo) scrive “Virus”, uscito con tre saggi in ebook e poi ampliato e pubblicato da Ponte alle Grazie (tradotto da Valentina Salvati, Maria Giuseppina Cavallo, Federico Ferrone e Bruna Tortorella). Un volume che “ci” analizza in relazione a questo evento straordinario, capace di modificare nel profondo le relazioni tra individui e tra Stati, osservato con laicismo. «Magari si propagherà un virus ideologico diverso e molto più benefico, e che ci infetti c’è solo da augurarselo: un virus che ci faccia immaginare una società alternativa, una società che vada oltre lo Stato-nazione e si realizzi nella forma della solidarietà globale e della cooperazione». Non pare andata così, ma alla speranza non c’è mai fine. D’altronde, noi di Alley Oop avevamo colto l’occasione per suggerire di leggere “Prendila con filosofia. Manuale di fioritura personale“ di Maura Gancitano e Andrea Colamedici, edito da HarperCollins. Perché la pandemia è stata anche un’opportunità di “accorgersi”, di prendere consapevolezza del qui e ora del nostro stare al mondo, tra meraviglia e gioco.
Sempre nel 2020 Caroline Criado Perez dà alle stampe “Invisibili” (in Italia per Einaudi): un libro rivoluzionario che, dati e statistiche alla mano, dimostra come il mondo, dai Paesi Ocse a quelli in via di sviluppo, ignori le donne in ogni campo. Non a caso il Financial Times lo presenta così: «Un libro che tutti i maschi dovrebbero leggere». Perché, finalmente, fa parlare le evidenze. Che lasciano senza parole, perché tutto, dai farmaci alle auto, è pensato e tarato su un unico modello: l’uomo medio caucasico. I dai disaggregati per genere sono ancora difficilissimi da trovare. E i corpi femminili riemergono dal buio quasi solo grazie al desiderio o alla violenza maschile. Invertire la rotta si può. Ma Criado Perez segnala che è un compito che spetta alla politica e alla rappresentanza: aprire gli occhi e far “vedere” ciò che ora non viene visto.
Lo fa Sandra Petrignani, che dopo la magnifica biografia di Natalia Ginzburg (“La corsara”, Neri Pozza), ci regala “Lessico femminile” (Laterza), andando alla ricerca del «bandolo del nostro comune sentire femminile» tramite romanzi e racconti usciti dalla penna di decine di autrici, italiane e straniere. Petrignani afferra alcuni dei fili rossi possibili: la casa, il rapporto con gli uomini, la sorellanza, la vecchiaia. E tesse «la tela di un pensiero nostro». Parole di donna che si aggiungono a parole di donne, metà canto metà tributo, tentativo di «responsabilità collettiva». Nel 2022 sarà Giulia Caminito a tentare un’avventura simile con il suo “Amatissime” (Giulio Perrone Editore), romanzo di formazione di una giovane scrittrice e delle sue sei muse tenaci e spigolose, tra cui torna naturalmente Ginzburg.
2021
Il romanzo d’esordio di Lara Williams, “Le divoratrici” (Blackie Edizioni, traduzione di Dafne Calgaro e Marina Calvaresi) pone l’attenzione, con una prosa rapida e diretta, sul rapporto delle donne con l’idea, figlia del patriarcato, che lo spazio a loro riservato nel mondo sia limitato a ciò che rimane dopo che gli uomini hanno preso posto. Le donne di Williams si riuniscono, fanno rete, fondano un club (il “Supper club” del titolo originale) e mangiano, si ingozzano fino a star male, e il loro corpo cresce, realmente e metaforicamente occupa più spazio, si espande. Le donne diventano padrone, nel bene e nel male, di loro stesse, della loro fisicità, e assumono comportamenti che sfociano nell’autolesionismo, a simboleggiare la lotta continua per affermarsi a dispetto di chi le vorrebbe relegare in un angolo.
Lo sanno bene le donne del mito, oscurate e silenziate per fare largo agli eroi ma che tante scrittrici si adoperano per far uscire dall’oblio. Nel 2021 per Sonzogno esce anche in Italia “Il canto di Calliope” di Natalie Haynes, tradotto da Monica Capuani. Era stato inserito nella shortlist del Women’s Prize for Fiction 2020 e segnalato tra i migliori libri del 2019 da The Guardian e The Times. È una rivisitazione letteralmente rivoluzionaria della guerra di Troia, se per rivoluzione intendiamo il grido dove prima c’era silenzio. Contro il silenzio delle donne e sulle donne, Haynes-Calliope si prende la rivincita. E snocciola a Omero i vissuti che erano rimasti ai margini, le eroine mai considerate quanto gli eroi, i tormenti delle troiane e delle greche, delle umane e delle dee. La parte nascosta della storia della guerra di Troia.
2022
Nel 2022 arriva in libreria un romanzo da leggere assolutamente, che innesca la curiosità di scoprire tutto sulla protagonista, andando a cercare magari i documenti storici. Melania Soriani (pseudonimo di Monica Papagni, scrittrice bravissima, scomparsa lo scorso anno) racconta la storia avvincente di Elizabeth Cochran, meglio conosciuta come Nellie Bly (“Bly” infatti è il titolo del romanzo, edito da Mondadori). Bly, nata nel 1864, è una donna speciale, una giornalista d’inchiesta che si infiltra sotto copertura nelle fabbriche per riportare le condizioni degli operai, vive sul campo per dovere sociale oltre che per professione. E nel 1889 parte, nonostante per le donne dell’epoca fosse “sconveniente”, e compie il giro del mondo in meno di ottanta giorni, battendo così il record di Phileas Fogg e diventando un mito. Un romanzo magnifico, sul coraggio e l’emancipazione delle donne, contro ogni convenzione sociale, una storia minore che vale la pena conoscere.
Il 2022 è anche l’anno del saggio “Lo spazio delle donne” di Daniela Brogi (Einaudi). Un viaggio attraverso la collocazione delle donne dentro cinque spazi: quello storico, quello del territorio e condizione di creatività, lo spazio come posto abitato da stereotipi sessisti che saranno ridiscussi, lo spazio come stile ed esperienza e, infine, lo spazio alle donne come campo di messa alla prova della contemporaneità. Un viaggio anche nei mondi inabissati «lasciati fuori all’inquadratura della memoria ufficiale» o «nell’interstizio», oppure, ancora, nelle lunghe e frequenti liste dell’assenza, gli elenchi dai quali le donne sono escluse, o ammesse soltanto grazie a trucchi e stratagemmi. Sempre con il riflettore acceso sulla mappa complessiva. Perché, allargando la visuale fino ai bordi, l’autrice invita a costruire, come avviene nel cinema, «una dialettica tra campo e fuori campo, tra visibile e invisibile, che dia espressione al fuori campo attivo».
2023
Nel 2023 esce il saggio “Le signore non parlano di soldi”, scritto per Rizzoli dall’economista Azzurra Rinaldi, docente di economia politica all’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza. Il sottotitolo è una domanda: “Quanto ci costa la disparità di genere?”. Partendo dal caregiving, che tocca sempre alle donne, sia che si tratti di preparare la cena per la famiglia o di assistere un genitore ammalato, percorre tutti i luoghi comuni più diffusi (“Le donne sono le peggiori nemiche delle donne”, uno fra tutti, il più eclatante forse) e mostra, in maniera semplice ma molto efficace, come un diverso trattamento economico e una diversa suddivisione del tempo del lavoro tra uomini e donne costituisca una minaccia non solo per la popolazione femminile, ma anche per l’uomo stesso che indebolisce la sua posizione e la sua autostima. Partendo da un background di autrici femministe, Rinaldi punta a rendere consapevoli le donne di quanto sia importante fare rete, anche sul lavoro, e quanto non sia una “gentile concessione” da parte degli uomini l’essere incluse in posti di spicco in azienda o condividere gli impegni domestici, ma una questione di giustizia. E anche, ormai, di efficienza economica.
Il 2023 è anche l’anno del Premio Strega a “Come d’aria” di Ada d’Adamo. Premio assegnato postumo, perché d’Adamo, già ballerina, coreografa e studiosa di danza, è scomparsa per le conseguenze di un tumore appena entrata in dozzina. Il romanzo – scritto per la figlia Daria, nata con una malformazione cerebrale – è una testimonianza struggente e un testamento: un ballo del dolore dei corpi, un canto tragico delle «imperscrutabili coreografie» della vita.
2024
Nel 2024 arriva un fumetto – “Tutte le mie cose belle sono rifatte” di Josephine Yole Signorelli ovvero Fumettibrutti (Feltrinelli comics) con cui l‘artista catanese, molto attiva anche sui social, racconta per immagini la sua transizione da P. a Josephine, cosa significhi convivere con la disforia di genere e gli sguardi delle persone, ma soprattutto lo sguardo su sé stessa, fino in fondo, anche fino a dove fa male. Cifra di Fumettibrutti è l’ironia, nei disegni e nel tono, che permette di conoscere, comprendere e stabilire un legame con la storia dell’autrice.
Nello stesso anno Maria Grazia Calandrone pubblica “Magnifico e tremendo stava l’amore” (Einaudi), un romanzo concepito come il risultato di uno studio meticoloso di fonti scritte, che vengono messe insieme e lasciate decantare per comporre una storia durissima: una donna, vessata da un marito violento e autoritario, durante l’ultimo dei soprusi gli sferra una coltellata e lo uccide. La processano e lei viene assolta. Un epilogo che lascia l’autrice sconvolta, assalita da tantissime domande alle quali cercare di rispondere mettendo insieme tutti i pezzi, anche, e soprattutto, quelli che la cronaca non racconta. Da poetessa, Calandrone sfodera uno stile e un linguaggio che affascinano, parallelamente alla trama, e pone tutti davanti a una riflessione non scontata sulla violenza di genere. Come quella offerta nel saggio “Contrattacco! Ribellarsi e difendersi dalla violenza maschile” (Sperling & Kupfer) scritto da Paola Tavella e illustrato da Teresa Cherubini. Un «manuale anti vittimista» che dovremmo tenere a portata di mano.
Parimenti non scontato è il dolore che racconta Tea Ranno in “Avevo un fuoco dentro” (Mondadori). Un dolore sopportato per anni, sottostimato e sottovalutato dai medici, non ascoltato da chi avrebbe dovuto curarlo. Come accade troppo spesso alle donne, a cui non si crede quando dicono di stare male, di soffrire. Come quando dicono di subire violenza. Ranno apre con coraggio alla sua storia personale, con la scoperta dell’endometriosi, per aiutare tutte le altre.
Il 2024 è anche l’anno in cui viene pubblicato “Sapienza A-Z” (Electa), un volume che racconta Goliarda Sapienza a cent’anni dalla nascita, attraverso 71 lemmi, presentati da 38 autori, e decine di scatti. Omaggio raffinato a chi ha saputo raccontare le fragilità e le contraddizioni delle donne nel Novecento come nessun’altra: i suoi libri sono davvero una terapia per lasciarsi contagiare dall’arte della gioia.
2025
Non si può non considerare un tema che ha tenuto banco soprattutto negli ultimi anni: la maternità. Sono stati scritti tanti romanzi bellissimi e duri, molte figure materne sono state fatte a pezzi, nel bene e nel male, da figli in cerca di pace (solo nel 2025, Andrea Bajani, “L’anniversario”, Feltrinelli, e Antonio Franchini, “Il fuoco che ti porti dentro”, Marsilio). Antonella Lattanzi, in “Cose che non si raccontano” (Einaudi), ci aveva trascinato nell’inferno della maternità disperatamente cercata e non realizzata, Valerie Perrin in “Cambiare l’acqua ai fiori” (e/0) nello strazio della maternità squarciata, Guadalupe Nettel in “La figlia unica” (La Nuova frontiera) nell’imprevedibilità delle forme che la maternità può assumere.
E poi c’è Mavie Da Ponte, che nel suo romanzo d’esordio, “La disobbediente” (Marsilio) rompe gli schemi di chi considera una donna realizzata solo se madre. Monda ha 35 anni e non vuole figli, rifiuta il concetto stesso di maternità, in controtendenza con una società che grida allo scandalo per il calo delle nascite e si ostina a dare dell’incompleta a una “non madre”. Pur cercando di stare più lontana possibile dall’essenza stessa della madre, ovvero il prendersi cura di altri individui, si troverà in situazioni in cui la maternità, anche non propriamente intesa (le lasceranno un gatto, si affezionerà ai figli di altri), sarà al centro dei suoi giorni. Un libro che fa riflettere sulle aspettative sociali e sulla visione della realtà, a volte cinica e senza filtri.
Di genealogie femminili, costellazioni familiari, silenzi e riscritture parla “Tutto quello che so di te” di Nadia Terranova (Guanda): un romanzo che non ha paura di “scendere nel pozzo” dove ogni tanto cadono le donne, come ci ha insegnato Ginzburg, ed esplora il potere della memoria, individuale e collettiva. L’autrice di “Addio fantasmi”, finalista al Premio Strega 2019, si conferma capace di affrontare con sapienza e delicatezza i temi della ricerca dell’identità, della marginalizzazione e della trasformazione. Uno sguardo unico sulle donne e sulle esistenze che si incagliano. Lo aveva fatto anche in “Come una storia d’amore” (Giulio Perrone).
Da segnalare anche il saggio “Femminismi. Un’antologia contemporanea” a cura di Rossella Ghigi (Einaudi): cinquanta testi di femministe storiche, dal dopoguerra a oggi, per capire cosa è cambiato, quanti passi in avanti sono stati compiuti e cercare di seguire le orme di chi ha iniziato a camminare prima di noi, per noi.
2026
A gennaio è uscito il libro “I nostri cuori invincibili, corrispondenza tra una studentessa di Gaza e una studentessa israeliana” (Ponte alle Grazie, traduzione di Laura Berna), scambio di lettere fra Tala Albanna e Michelle Amzalak, ventenni studentesse di giurisprudenza. Messe in contatto dal giornalista Dimitri Krier nel 2024, danno vita a un dialogo, che oggi sembrerebbe impossibile, e che verte non solo sulla guerra che entrambe vivono sulla loro pelle ogni giorno, ma sulle aspettative, le paure, i libri preferiti, lo scorrere del tempo e le avventure di ogni adolescente, vissuti con un grado di difficoltà molto più alto di tanti altri coetanei nel mondo. Un libro che colpisce per la cruda consapevolezza delle due ragazze, e che apre un varco, una speranza, per un futuro che sia davvero di pace, cooperazione e dialogo.
Fresco di stampa per Bompiani è anche “La sonnambula” di Bianca Pitzorno. Dopo aver rivoluzionato la letteratura per l’infanzia donandoci capolavori come “Extraterrestre alla pari” e “L’incredibile storia di Lavinia”, Pitzorno adesso tesse la tela di Ofelia Rossi, donna sola in un mondo ostile che si mantiene offrendo vaticini e simulando trance. La scrittrice decostruisce con la consueta ironia e intelligenza tutti gli archetipi del romanzo d’avventura e d’amore, celebrando in fondo il potere delle donne che vedono oltre: l’empatia.
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