C’era una volta una bambina ribelle…

scritto da il 08 Marzo 2017

20170307_111422Sala piena di persone e di emozione ieri mattina a Montecitorio dove si celebrava l’uscita di un testo destinato a cambiare le sorti dell’editoria per bambini: Storie della buonanotte per bambine ribelli la versione italiana del best seller USA Good Night Stories for Rebel Girls di Francesca Cavallo e Elena Favilli, il progetto editoriale con cui un anno fa le due imprenditrici creative italiane, già autrici di risorse editoriali per bambini, hanno sbancato su Kickstarter, la piattaforma di crowdfunding dove hanno raccolto 675.614 $ (con un obiettivo di soli 40.000 $ ed un obiettivo totale raggiunto di 2 milioni di dollari).

Favole della buonanotte per bambine ribelli racconta 100 storie di donne capaci di determinare il cambiamento: queste storie sono fondamentali nella crescita di bambine e ragazze perché possono ispirarle nel loro sviluppo”.

È Laura Boldrini, la presidente della Camera dei deputati, che apre l’incontro a Montecitorio con un messaggio scritto dall’ospedale dove era ancora ricoverata e che leggono per lei dalla sala.

“Questo libro è la celebrazione di una realtà più magica di qualsiasi castello. Il super potere che hanno le nostre eroine è il lavoro”.

Elena Favilli ci introduce così al progetto di #BambineRibelli o #RebelGirls – questi gli hashtag con cui l’Italia e il mondo ne stanno parlando sui social network – perché se ogni storia ha bisogno di un protagonista e di un super potere, quello delle donne che hanno saputo cambiare il mondo nel loro settore è proprio la passione che hanno avuto nel loro lavoro. Queste donne sono la dimostrazione di come si possano superare ostacoli e ostilità con passione e determinazione.

“Insegnare alle bambine a essere ribelli ed esporre i bambini a figure forti di donne è fondamentale”.

Queste le parole di Francesca Cavallo, che ci racconta come oltre al consenso globale, con tanto di apprezzamenti ricevuti direttamente dalla mano di Hillary Clinton, la dedica alle bambine nel titolo abbia mosso qualche critica. Ci spiega che questo libro in realtà è stato realizzato per tutti i bambini, perché anche i bambini e non solo le bambine possano crescere ammirando, rispettando e supportando delle figure di donne forti così come già fanno nei confronti di personaggi maschili forti e vincenti a cui sono continuamente esposti.

Perché quella definizione “ribelli” nel titolo? Alcuni, ci ha raccontato Francesca Cavallo, hanno criticato la traduzione di quella parola perché ritenuta troppo forte o negativa, ma pensando alla situazione in cui versano le donne in molti paesi la ribellione ci vuole tutta. E aggiunge

“Sono ribelli le persone che coltivano la loro passione e che lottano per scegliere il proprio destino.”

Basta con le favole della tradizione che ci tramandano l’idea di donne che si odiano fra loro e che nella storia – quando sono presenti – non parlano, o semplicemente aspettano adoranti mentre puliscono felicemente il focolare pettinandosi di quando in quando – aggiunge la Favilli.

È arrivato il momento di agire sull’educazione delle bambine e dei bambini anche attraverso nuove storie che incidano sul percorso che oggi porta le bambine, come rivela uno studio della rivista Science, già a 6 anni a credere che i bambini maschi siano più bravi di loro.

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Ultimi commenti (2)
  • Francesca Parviero |

    Eh sì cara Patrizia, ci sono persone che rivestono ruoli istituzionali importanti che dovrebbero fare un test di civiltà e rispetto delle diversità prima di potersi pregiare di sedere in certi luoghi così ricchi di importanza. Senza guardare troppo oltre i nostri confini, tra l’altro.

  • patrizia cavicchioli |

    Oggi, che finalmente sembra più alta la sensibilità alle pari opportunità, ci sono ancora persone che, senza vergogna, continuano a mantenere un posto nell’europarlamento europeo, nonostante abbiano espresso parole estremamente… imbarazzanti e destabilizzanti. Forse quell’europarlamentare polacco non conosce bene la storia di donne che, anche a scapito della propria vita, hanno fatto grande anche il suo Paese?