Studenti in tenda, perché la protesta contro l’emergenza alloggi va ascoltata

Una casa per essere, progettare, diventare. Abitare uno spazio che sia un punto di partenza, più che di arrivo, per vivere e non sopravvivere: la protesta delle tende portata avanti da migliaia di studenti in tutta Italia è prima di tutto una questione di giustizia sociale. “La coesione sociale del Paese si misura sulla capacità di dare un futuro alle giovani generazioni, creando un clima di fiducia”, ha affermato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio inviato in occasione degli Stati generali della natalità. “Politiche abitative, fiscali e sociali appropriate, conciliare l’equilibrio tra vita e lavoro, sono questioni fondamentali per lo sviluppo delle famiglie”.

Le giovani generazioni non vogliono rinunciare e di giustizia sociale si stanno facendo carico, portando all’attenzione delle istituzioni il tema dell’emergenza abitativa: cruciale non solo per gli studenti universitari fuori sede, ma anche per le quasi 2,5 milioni di famiglie che, secondo i dati Istat, spendono per la casa una quota uguale o superiore al 40% del reddito disponibile. Il muro di tende piantate nelle piazze e negli atenei racconta anche la loro storia.

L’incertezza del diritto alla casa non è un problema imprevisto. Segna la precarietà di una generazione e definisce le storie e le possibilità di persone, famiglie, giovani: spezza i progetti di chi non riesce a fare proprio “il mito della proprietà” – così come lo racconta la ricercatrice Sarah Gainsforth nel reportage “Abitare stanca” (effequ, 2022) – e consolida il privilegio di chi invece può. Nei numeri e nelle statistiche Istat sull’emergenza abitativa in Italia, la casa diventa uno strumento di disuguaglianza che accentua i divari: 18,2 milioni di famiglie italiane (il 70,8% del totale) sono proprietarie della casa in cui vivono, 5,2 milioni (20,5%) sono in affitto e 2,2 milioni (8,7%) hanno un’abitazione in usufrutto o a titolo gratuito. Chi paga un mutuo rappresenta il 12,8% (circa 3,3 milioni di famiglie) e la percentuale di persone che vivono in affitto o a titolo gratuito è molto inferiore alla media dei Paesi europei che, come indicano i più recenti dati Eurostat, si attesta al 30%.

Il caro affitti

Se possedere una casa è un lusso per pochi, anche trovare un’abitazione in affitto sta diventando un’impresa sempre più ardua: mentre la domanda cresce, l’offerta fatica a tenere il passo e si indirizza verso forme di affitto a breve termine, uno dei tanti modi per mettere a reddito un immobile e arrotondare lo stipendio.

Secondo un’analisi della società di intermediazione e servizi immobiliari Abitare Co, condotta nelle otto principali città italiane (Milano, Roma, Bologna, Firenze, Genova, Napoli, Palermo, Torino), per affittare un bilocale di 70 mq si spendono in media 945 euro al mese. Il prezzo cambia in base alla zona: si parte da 580 euro nelle aree periferiche per arrivare a 1.070 euro in centro. Le differenze tra città sono ben mercate: ai primi posti Roma e Milano, con una media rispettivamente di 1.365 e 1.300 euro, mentre le realtà urbane meno care sono Palermo (625 euro), Torino (715) e Genova (750). Se i prezzi delle case crescono, i salari calano. Nel 2021 le famiglie avevano un reddito netto medio annuo di 32.812 euro (circa 2.700 euro al mese), diminuito quasi del 2% rispetto all’anno precedente e con evidenti variazioni territoriali: si passa da un media di 36.418 euro al nord-est ai 27.053 euro di sud e isole.

Il caro affitti, dunque, si lega a doppio filo con l’andamento degli stipendi e rappresenta una delle dirette conseguenze dell’impoverimento della popolazione: come spiegano gli economisti Andrea Roventini e Stefano Ungaro, “negli ultimi trent’anni i salari reali in Italia sono calati del 2,9%, mentre in Germania e in Francia aumentavano di circa il 30% (dati Ocse). I working poor, coloro che nonostante un regolare contratto non riescono a uscire dalla povertà, rappresentano l’11,8% dei lavoratori italiani (dati Eurostat)”. L’emergenza abitativa diventa la cartina di un’urgenza ancora più profonda: affitti troppo alti, stipendi troppo bassi.

Alloggi universitari, la caccia è aperta

Il caro affitti non è un tema dell’ultima ora per i 591mila studenti universitari fuorisede (il dato arriva dal Rapporto “Per la partecipazione dei cittadini”, elaborato da una commissione su incarico del Dipartimento Riforme istituzionali della presidenza del Consiglio quando ministro per i Rapporti con il Parlamento era Federico D’Incà): nei loro smartphone custodiscono e salvano improbabili annunci che popolano siti e gruppi Facebook. Seicento euro per un materasso angusto e una stanza, in appartamento da condividere, a qualche fermata metro dall’università. L’offerta privata di case e stanze, gestita per lo più da grandi agenzie di intermediazione, è scarsa e inaccessibile.

Secondo l’ultimo report sul diritto allo studio universitario del ministero dell’Università e della ricerca, pubblicato il 14 aprile 2023, a inizio novembre 2022 erano poco più di 40mila i posti letto nelle residenze gestite dagli enti preposti: l’offerta pubblica non fornisce risposte adeguate e soddisfa appena il 5% della domanda. A peggiorare la situazione, la pandemia che ha obbligato la trasformazione di alcune stanze da doppie a singole, causando una perdita di posti letto che non è ancora stata recuperata: il 7,1% in meno rispetto al 2021. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha stanziato 960 milioni di euro per realizzare ulteriori 60mila nuovi alloggi entro il 2026, di cui 7.500 entro il 31 dicembre 2022: per ora ne sono arrivati 8.500 per 300 milioni di euro. Sono stati sbloccati la scorsa settimana altri 660 milioni di euro, con cui il Governo intende reperire i 52.500  alloggi rimanenti. L’obiettivo è coinvolgere l’intero sistema pubblico, assieme a imprese e operatori privati: è quello che chiedono gli studenti in tutta Italia che, come segno di protesta contro gli affitti troppo alti, in questi giorni si sono accampati in tenda di fronte alle università di diverse città. L’avviso per l’acquisizione di manifestazioni d’interesse è stato pubblicato il 12 maggio sul sito del Mur.

“Tende in piazza”, da Milano a Roma le proteste degli studenti

Da Milano a Roma, le proteste degli studenti in tenda dilagano: era già successo nel 2011 in Israele, quando centinaia di studenti occuparono Boulevard Rothschild per manifestare contro il costo degli alloggi. La prima a farlo in Italia è stata la studente bergamasca ventitreenne Ilaria Lamera che, lo scorso 3 maggio, ha piantato la sua tenda fuori dal Politecnico di Milano vivendoci per poco meno di una settimana. Seguendo Lamera, altri gruppi di studenti hanno cominciato a protestare con modalità simili di fronte alla Sapienza di Roma e all’università di Cagliari: nuove proteste si stanno organizzando anche a Torino, Firenze e Pavia. Sull’esempio di Lamera, La Terna Sinistrorsa – rappresentanza studentesca del Politecnico di Milano – ha lanciato la dichiarazione “Tende in piazza”: come spiega ad Alley Oop Clarissa Pasculli, parte dell’organo di rappresentanza studentesca, “La Terna Sinistrorsa ha accolto su Milano la richiesta di aiuto organizzativo di Ilaria Lamera, facendo sua la battaglia e la protesta. Le diverse associazioni, liste, gruppi ma anche singoli si sono uniti in piazza Leonardo Da Vinci. Alla fine della protesta di Ilaria abbiamo pubblicato la lettera aperta in cui chiediamo anche alle altre città di aderire: crediamo sia corretto che ognuno sia consapevole dei problemi della propria città e università. Così come il Governo non può fare le politiche dei giovani senza giovani, allo stesso modo noi non vogliamo parlare per altri”.

Gli obiettivi della lettera riassumono il senso profondo della protesta: “Il diritto alla casa è il primo passo per tutelare anche il diritto allo studio: gravare sulle famiglie è difficile e, obbligando gli studenti a lavorare, significa costringerli a sacrificare il loro tempo a discapito dello studio ma anche del divertimento, dell’associazionismo e delle altre possibilità di crescita che dovrebbero essere allo stesso modo un diritto irrinunciabile. Anche a studi conclusi, la situazione continua ad essere grave: il rapporto salario-spese è insostenibile e non ci permette di progettare il nostro futuro”.

Le richieste degli studenti e la risposta delle istituzioni
Davanti alle proteste, rettori e rettrici propongono la riconversione di alcuni edifici per fornire nell’immediato alloggi a prezzi più bassi. “La rettrice del Politecnico di Milano, Donatella Sciuta, si è espressa a nostro sostegno – afferma Pasculli – così come tutte le forze politiche che ci hanno telefonato, sono passati dalle tende, ci hanno scritto e hanno rilasciato dichiarazioni. Il sindaco Giuseppe Sala e l’assessore alla casa e piano quartieri Pierfrancesco Maran, assieme alla Regione guidata da Attilio Fontana, si sono resi disponibili a un confronto: è stato convocato un tavolo con il sindaco, la Regione, i rettori e le rettrici delle università di Milano, Ilaria Lamera, la Terna Sinistrorsa e le rappresentanze studentesche. I feedback sono stati tutti di estrema solidarietà e sostegno alla causa: se sono tutti d’accordo, ad oggi ci chiediamo com’è possibile essere in questa situazione”.

Prezzi calmierati e spazio di ascolto sul tema del caro affitti sono tra le richieste avanzate. “Creare degli spazi di aggregazione e di confronto è l’unico modo per sviscerare i problemi e capire davvero in che direzione si vorrebbe andare”, dice  Pasculli. “Chiediamo attenzione e approfondimento da parte dei media perché abbiamo bisogno di essere educati e portati alla complessità”.

Anche a Roma, come a Milano, gli studenti della Sapienza si sono accampati davanti al rettorato per far luce sul problema della questione abitativa nella capitale. “Avere una casa a Roma per uno studente è ormai un privilegio che pochi si possono permettere”,  spiega ad Alley Oop Leone Piva, coordinatore di Sinistra Universitaria. “Chiediamo un intervento sociale e pubblico sul mercato abitativo, ad esempio calmierando i prezzi e imponendo un tetto agli affitti. Ma anche utilizzando il Pnrr per incrementare le strutture pubbliche e non private a disposizione degli studenti”.

In risposta alle proteste, è arrivato il confronto con la rettrice dell’Università La Sapienza Antonella Polimeni. “Conosciamo bene le criticità che la crisi abitativa porta sul diritto allo studio, soprattutto tra le ragazze e i ragazzi con redditi più bassi – ha affermato la rettrice – Per questo, sin dall’inizio del mio mandato, ho fatto quanto nelle mie possibilità per promuovere attività concrete per mitigare le difficoltà presenti: è stato istituito un fondo per finanziare contributi alloggio, sono in corso progetti di edilizia universitaria che metteranno a disposizione sul territorio romano, e in parte a Latina, oltre 400 posti alloggi già nei prossimi mesi”. Anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha incontrato gli studenti di Sinistra Universitaria.

“Che il primo cittadino di Roma sia venuto a parlare con noi e ascoltarci è positivo. Nel Piano casa del comune di Roma, però, c’è ancora troppo poco sulla residenzialità universitaria”, commenta Piva. “Abbiamo chiesto a Gualtieri un impegno su questo, ribadendo un no secco alla costruzione di studentati privati che speculano sui nostri bisogni. Come abbiamo fatto con la rettrice, abbiamo chiesto al sindaco di farsi promotore di un tavolo con il presidente della Regione Lazio Rocca e l’assessore all’università Giuseppe Schiboni. Finché non avremo un tavolo non toglieremo le tende”. Una determinazione che ha portato i suoi frutti: il tavolo con la Regione, gli atenei e DiSCo Lazio – ente regionale per la tutela del diritto allo studio universitario –  ci sarà il prossimo 18 maggio.

Intanto, le proteste continuano e le tende arrivano anche davanti al ministero dell’Università: a renderlo noto è la stessa ministra Anna Maria Bernini a Radio 24. “Abbiamo chiesto un censimento degli immobili inutilizzati affinché vengano messi a disposizione per gli studenti”, ha specificato la ministra. “C’è un problema nel trovare immobili disponibili in provincia. Abbiamo 40mila posti letto. Questo è già velocizzare, ma vogliamo andare avanti”.

Una priorità che gli studenti rivendicano, seguendo un obiettivo preciso: coinvolgere i cittadini e ampliare la partecipazione. “Ci teniamo a specificare che non pensiamo di avere la verità e la soluzione in tasca – chiarisce Pasculli di La Terna Sinistrorsa- “ma vogliamo richiamare l’attenzione sulla problematica del caro affitti e su quelle che la intersecano, invitandovi a frequentare le piazze che occuperemo in tutta Italia perché la partecipazione dei cittadini è segnale di apertura che vorremmo fosse accolta”.

Presidiare il presente per difendere il futuro. “Ha ragione il Papa quando dice che i giovani non sono il futuro ma sono l’adesso. Io condivido questa protesta, che mi sembra mite e civile e dice agli adulti che hanno responsabilità politiche”, ha commentato il vicepresidente Cei, monsignor Francesco Savino. “Quando c’è uno squilibrio tra diritti e doveri la democrazia è immatura, segna grosse contraddizioni ed è paradossale. Io credo che dobbiamo tutti educarci a un equilibrio tra i diritti che non vanno negati”. Primo tra tutti, quello allo studio. Non basta garantirlo, serve renderlo realmente accessibile: in un Paese che detiene il più basso numero di laureati in Europa (peggio solo la Romania), scoraggiare il diritto allo studio dei “capaci e meritevoli” (in barba all’articolo 34 della Costituzione) rendendo proibitivo l’accesso alle università con i ranking migliori suona come un paradosso.

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