Alley Oop compie 10 anni: i diritti come patto per la società di domani

Unica foto esistente della nascita di Alley Oop, 15 febraio 2016

Alley Oop compie dieci anni. Il 16 febbraio 2016 nasceva il blog multifirma del Sole 24 Ore, dedicato alla diversità. Abbiamo scelto un nome che evocava una particolare giocata nel basket: un assist, un passaggio decisivo perché qualcun altro possa andare a canestro. Una prodezza per cui sono necessarie doti naturali, tecnica frutto di allenamento e gioco di squadra. E’ rimasta questa l’idea di fondo del nostro percorso: creare le condizioni perché il talento, quando esiste, possa esprimersi. Senza barriere. Senza etichette imposte. Senza gerarchie invisibili. Senza pregiudizi.

All’inizio c’era un’urgenza chiara, la disparità di genere: dal divario retributivo al soffitto di cristallo, dalla fatica delle carriere femminili alla bassa percentuale di donne nelle materie Stem, dai carichi di cura prevalentemente sulle spalle delle donne all’informazione sbilanciata sul maschile, dalla carente rappresentanza politica femminili alla disuguaglianza di genere nella ricerca medica. Raccontare questo squilibrio significava raccontare un problema sociale strutturale. Perché in un Paese in cui le donne laureate sono ormai più degli uomini ma non siedono ancora in proporzione nei luoghi dove si decide, ogni talento sprecato è crescita che non si realizza. E non solo in termini economici.

Ma la realtà non resta ferma. E non lo abbiamo fatto nemmeno noi.

Alley Oop è cresciuta insieme alla società. Ha acceso i riflettori sulla disabilità come questione di diritti e di innovazione per una società che sia a misura di tutte e tutti. Ha raccontato la multiculturalità di un’Italia che cambia volto, con seconde generazioni che stanno entrando – con competenza e ambizione – in tutti i livelli professionali e sociali. Ha ampliato il suo sguardo alla comunità Lgbtq+, intercettando le necessità di ascolto di chi si sente chiuso in gabbie identitarie. Ha dato spazio alla pluralità che le migrazioni e le trasformazioni geopolitiche rendono sempre più visibile a cominciare dai banchi di scuola.

Negli anni il perimetro dei temi affrontati quotidianamente, grazie all’impegno, alla costanza e alla passione delle autrici e degli autori, si è allargato fino a trovare sostanza in una parola che le contiene tutte: diritti.

In un tempo in cui i diritti, che sembravano acquisiti, vengono rimessi in discussione; in cui si arretra non solo dove la democrazia è fragile, ma anche in Paesi che consideravamo fari di progresso civile; in cui sembra perdersi il senso del progresso sociale che abbiamo fin qui percorso, spesso anche faticosamente e a costo di vite umane, l’informazione deve scegliere quali siano i suoi fondamenti. Noi scegliamo i dati, i fatti, la responsabilità di usare le parole per il peso che hanno. Scegliamo un’idea di sviluppo che non esclude.

In questi dieci anni Alley Oop è stata soprattutto una comunità di lavoro. Un laboratorio collettivo. Giornaliste e giornalisti, esperte ed esperti, manager, studiose, attiviste, professionisti sono state le voci diverse, le diverse sensibilità e talvolta anche le differenti visioni che si sono incontrate non per creare contrapposizione, ma per generare confronto. Perché l’inclusione non può rimanere uno slogan, una parola vuota. E’ necessario che sia una pratica da esercitare, ogni giorno.

La società, d’altra parte, ha una direzione di sviluppo chiara: la diversità non è un’eccezione da gestire, è piuttosto la normalità che avanza. A cominciare dalla diversità di genere: le donne che studiano di più e con risultati migliori, sempre più raggiungeranno ruoli apicali e potranno cambiare i paradigmi di aziende, istituzioni, politica senza clamore, solo con la loro presenza e le loro decisioni. Le giovani generazioni stanno facendo lo stesso, portando le loro istanze in un mondo del lavoro che si è evoluto troppo lentamente e che non è ancora in grado di rispondere alle loro esigenze. Le seconde generazioni stanno ridisegnano l’idea stessa di italianità. Le comunità religiose convivono nello stesso spazio pubblico. La comunità Lgbtq+ si trova sorpassata dalla necessità di uscire dalle etichette per riconoscere una fluidità dei giovani mai sperimentata in altra epoca moderna.

Arginare questa trasformazione a colpi di passi indietro in tema di diritti è come voler fermare un’onda con le mani. Reprimerla pubblicamente non farà sì che scompaia, riuscirà in altra forma e in altro luogo. Riconoscerla ed esserne consapevoli ci permette di costruire le condizioni perché diventi un fattore di coesione e di crescita.

Alley Oop nella sua evoluzione naturale non può che andare in questa direzione: contribuire a costruire una società più equa perché pensiamo sia l’unica società sostenibile. Perché le disuguaglianze non generano stabilità, ma fratture. Perché la competitività di un Paese si misura anche dalla sua capacità di includere.

Oggi, nel celebrare questi dieci anni, non guardiamo solo al percorso fatto. Guardiamo alla responsabilità che abbiamo davanti: continuare a tenere alta l’attenzione sui diritti in Italia; offrire uno spazio in cui le differenze non siano amplificate come conflitto, ma riconosciute come ricchezza; stimolare istituzioni, mondo della formazione, imprese a leggere la diversità come leva strategica.

Alley Oop continuerà a essere questo: un assist continuo al futuro per chi vorrà coglierlo e schiacciare a canestro per segnare un punto per tutte e tutti noi. Un luogo di dialogo costante che ospita al suo interno la diversità, la mette in relazione, la fa crescere. La storia non procede per inerzia, ha bisogno di visione, di impegno, di responsabilità condivisa.

Dieci anni sono un traguardo, ma soprattutto sono un nuovo punto di partenza. Perché i diritti non si difendono una volta per tutte: si coltivano, come ci hanno insegnato tutte e tutti coloro che prima di noi hanno combattuto per conquistarli e lasciarceli in eredità. E noi continueremo a farlo, insieme.

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Alley Oop compie 10 anni e da oggi 15 febbraio al 3 marzo, giorno dell’evento celebrativo che si terrà in Sala della Regina – Montecitorio a Roma, pubblicherà una serie di articoli in edizione speciale che ci racconteranno come è cambiata la società dal 2016 ad oggi.

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