Gen Z, allarme dipendenze. E le ragazze stanno peggio

scritto da il 22 Gennaio 2024

Come sta la Generazione Z nel post pandemia? A rispondere è il “Rapporto di Ricerca sulla diffusione dei comportamenti a rischio fra gli studenti delle scuole superiori di secondo grado” pubblicato lo scorso 14 dicembre da Espad – il più grande progetto di ricerca transnazionale sui comportamenti d’uso di alcol, tabacco e sostanze psicotrope degli adolescenti  – e coordinato dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche. I risultati parlano chiaro: i due anni di pandemia vissuti fra Dad e lockdown hanno lasciato un segno preciso e ben visibile in pattern di comportamento mai visti in precedenza sugli studenti e le studentesse di età compresa tra i 15 e i 19 anni.

Il Rapporto ha coinvolto 12.406 studenti delle scuole secondarie di secondo grado italiane, esplorando una vasta gamma di comportamenti a rischio. Ne emerge una fotografia dettagliata e attuale di ciò che sta accadendo ai giovanissimi: sempre più connessi eppure sempre più isolati, insoddisfatti e propensi al “rischio”. Il dato che più colpisce, si legge nella prefazione dello studio, “è quello relativo alle giovanissime studentesse che per la prima volta superano nei consumi di molte sostanze psicoattive i coetanei”. Non solo: il 2022 ha anche confermato il sorpasso femminile rispetto alle intossicazioni alcoliche, oltre che nel consumo di psicofarmaci senza prescrizione medica. Nel corso del 2022, le prevalenze femminili di consumo di psicofarmaci nell’anno raggiungono il punto più alto mai registrato (15%). Una componente di genere precisa che indica un’altrettanta specifica evidenza: le ragazze stanno peggio.

Tra gli obiettivi dello studio c’è quello di costruire un quadro della situazione negli anni – confrontando i dati con quanto successo in passato e dove possibile con quanto accade nelle varie regioni –  così da diventare uno strumento di lavoro per educatori, insegnanti, operatori della salute pubblica, professionisti della prevenzione, genitori e “chiunque in modo del tutto aperto e con sincero interesse voglia comprendere cosa sta succedendo nell’ universo giovanile”. Conoscere è il primo passo per intervenire.

Gen Z meno soddisfatta di sé, più “problematica” nelle relazioni familiari e amicali

Le relazioni aiutano a capire chi si è e, in una fase cruciale come quella dell’adolescenza, assurgono al ruolo fondamentale di “strumento” per scoprire il mondo oltre il nucleo familiare. Ciò nonostante, il 37% degli studenti coinvolti nello studio afferma di aver avuto gravi problemi nel rapporto con i propri amici, soprattutto le ragazze (41%). Non va meglio sul fronte genitoriale. Un terzo degli studenti ha avuto gravi problemi nel rapporto con i propri genitori e, a pagarne il prezzo più alto, sono ancora una volta le ragazze: il 40% non ha un rapporto sereno con la propria famiglia né con gli insegnanti (33% rispetto al 29% dei ragazzi). Relazioni poco distese incidono sul livello di soddisfazione verso sé stessi che, infatti, a partire dal 2011, si è ridotto: la percentuale di studenti che afferma di essere “soddisfatto” o “molto soddisfatto di sé” passa dal 74% al 58%. Tale riduzione risulta ancora particolarmente marcata tra le ragazze (41%), soprattutto in seguito alla pandemia da Covid-19.

Tabacco, la prima sigaretta è a meno di 14 anni

Il consumo di tabacco – affermano i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità -rappresenta una delle maggiori cause di mortalità prevenibile a livello globale. Come emerge dal Rapporto Espad-Cnr, “è proprio nel periodo dell’adolescenza che molti individui approcciano il fumo di sigaretta e possono gettare le basi per l’avvio di un’abitudine comportamentale che, con elevata frequenza, assume i contorni di una dipendenza vera e propria da nicotina”.

Nel 2022 sono quasi 1,2 milioni i ragazzi che hanno riferito di aver fumato sigarette tradizionali almeno una volta nella vita (47%), tipologia di consumo che risulta più diffusa tra le ragazze (52% rispetto al 42% dei coetanei).  Il 58% di chi ha fumato almeno una volta nella vita riporta di aver provato il tabacco a 14 anni o prima, il 40% tra i 15 e i 17 anni e solo il 2,6% lo ha fatto una volta raggiunta la maggiore età. In diminuzione, invece, l’uso di sigarette elettroniche: nel 2022 quasi 1 milione di studenti italiani, pari al 40%, riferisce di aver provato l’uso di sigarette elettroniche almeno una volta nella vita, con un andamento in riduzione rispetto ai picchi di consumo registrati tra il 2017 e il 2108. Il motivo principale che “incoraggia” il consumo di tabacco, elettronico e non? La curiosità.

Alcool, consumo maggiore tra le ragazze

Intossicazioni (bere fino al punto di avere difficoltà nel parlare, problemi di equilibrio e spesso perdita della memoria dell’accaduto) e binge drinking (ovvero l’assunzione di 5 o più bevute in un breve arco di tempo) sono i pattern di consumo eccessivo di alcol che il Rapporto rileva tra gli adolescenti.

Quasi 1 milione di studenti, il 40% del totale, ha sperimentato almeno una volta questi effetti. Le ragazze mostrano percentuali superiori di consumo in tutte le categorie. Come i consumi di alcol più in generale, anche la prevalenza delle ubriacature nell’ultimo anno risulta in aumento. Nei ragazzi, la percentuale non è ancora arrivata a livelli pre-pandemia mentre per le ragazze si raggiunge il valore più alto mai registrato (34,8%). Già negli scorsi anni le differenze di genere si erano assottigliate e, nell’ultimo triennio, le prevalenze femminili hanno superato quelle maschili.

Al crescere dell’età dei ragazzi e delle ragazze, si nota anche un aumento della pratica del binge drinking, con un’eccezione rappresentata dai 19enni: la percentuale di studenti che ha sperimentato l’abbuffata alcolica cresce dal 20% dei 15enni al 37% dei 18enni, per poi registrare una lieve diminuzione al 35% tra i 19enni. Se tra i 15 e i 16 anni le ragazze mostrano percentuali superiori, a partire dai 17 anni sono prevalentemente gli studenti di genere maschile a riportare di aver consumato 5 o più bevande alcoliche di fila nel corso del mese. Le conseguenze non sono solo individuali: tra chi fa uso frequente di alcol, chi si è ubriacato nell’anno e tra chi ha fatto binge drinking nel mese, ci sono tassi più alti di danneggiamento di beni, furti, problemi con le forze dell’ordine, violenza fisica rispetto a chi non beve. Questi ragazzi e ragazze sembrano anche avere, con maggiore probabilità, problemi nelle relazioni con amici e insegnanti e incidenti alla guida.

Cannabis, diminuisce l’età di primo uso

Nel 2022, circa uno studente su tre nella fascia di età compresa tra i 15 e i 19 anni, corrispondente a quasi 730mila adolescenti, ha riferito di aver sperimentato l’uso di cannabis almeno una volta nella vita, tipologia di consumo che risulta più diffusa tra i ragazzi (31% rispetto al 28% delle coetanee). In tale contesto, riferisce lo studio, “emerge chiaramente l’importanza di una conoscenza approfondita della diffusione e dei pattern di consumo di questa sostanza, nonché dell’identificazione dei fattori associati ai comportamenti a rischio”.

Le prevalenze di sperimentazione e consumo sono diminuite dal 2002 al 2012, per invertire la tendenza negli anni successivi e stabilizzarsi negli anni precedenti alla pandemia da COVID-19: se nel 2022 si osservavano ancora valori inferiori a quelli pre-pandemici, per le misure d’utilizzo più recente –  ovvero il consumo nel corso dell’ultimo mese e quello frequente – le prevalenze risultavano simili a quelli del 2019.

Questo può indicare l’esistenza di un nucleo di consumatori assidui, le cui abitudini vengono modificate solo temporaneamente da eventi eccezionali come la pandemia e le relative misure di distanziamento sociale. Analogamente all’uso di altre sostanze, le norme, i ruoli e le relazioni di genere hanno il potenziale di influenzare fortemente i modelli di consumo di cannabis. Sebbene storicamente i ragazzi abbiano avuto una prevalenza maggiore di uso di cannabis, sia negli Stati Uniti sia in alcuni Paesi europei, è stato osservato che le differenze di genere si sono notevolmente ridotte nel tempo: in Italia l’ultima rilevazione Espad si caratterizza, oltre che per un aumento delle prevalenze, anche per una riduzione delle differenze di genere (ragazzi 25% e ragazze 22%).

Web, un posto dove isolarsi ma poco sicuro

Le relazioni online soppiantano quelle offline, ma il web non è comunque considerato un posto sicuro: nel 2022 il 47% degli studenti è stato vittima di cyberbullismo, quota che equivale a oltre 1 milione di 15-19enni. In particolare, a partire dal 2020, si osserva una maggiore percentuale di ragazze che afferma di essere stata vittima di cyberbullismo. Inoltre, se nel 2022 si osserva una sostanziale stabilizzazione delle percentuali maschili, quelle femminili risultano, se pur di poco, aumentate: le ragazze costituiscono la maggior parte delle vittime in tutte le età prese in considerazione.

Con uno sguardo ancora più ampio, circa 330mila studenti –  pari al 14% del totale –  evidenziano una fragilità nell’uso del web: gli stessi, tuttavia, affermano di aver trascurato le interazioni sociali con gli amici o di aver sacrificato ore di sonno al fine di rimanere connessi online e segnalano di provare sentimenti negativi quando non possono accedere alla rete. L’uso problematico di Internet non significa direttamente dipendenza da Internet ma piuttosto un comportamento che, se presente frequentemente, indica il rischio di sviluppare una dipendenza o forme di isolamento sociale.

Nel 2022, infatti, quasi il 22% afferma di essersi isolato per un periodo di tempo senza andare a scuola e/o vedere nessuno, con quote più elevate tra le ragazze (25% rispetto al 19% dei ragazzi). Il 9,3% dei 15-19enni ha invece riferito che, pur non essendosi mai isolato, avrebbe voluto farlo: “Hikikomori” è la definizione che l’1,6% degli studenti usa per descriversi, facendo cioè riferimento a quella categoria di persone che evitano il coinvolgimento sociale, non frequentano alcun amico e trascorrono gran parte del loro tempo davanti a uno schermo, isolati nella propria camera o abitazione. Una scelta di “autodefinizione” che spiega meglio perché, pur rivolgendo totale attenzione al controllo del proprio smartphone (il 40% delle ragazze rispetto al 40% dei ragazzi), questo non si traduca in un consolidamento delle relazioni online: nel 2022 il fenomeno del ghosting – sparire senza spiegazioni e in modo improvviso – ha coinvolto in totale 850mila studenti che sono stati ghostati oppure hanno ghostato qualcuno. Il 12% (ha invece ricoperto il doppio ruolo di “ghostato” o “ghostatore”, ancora una volta con percentuali femminili più elevate (15,3%).

“Insieme ma soli”: il saggio della sociologa Sherry Turkle, pubblicato nel 2012 per la prima volta, sembra leggere ancora bene un mondo sempre più connesso eppure sempre meno capace di “mettere in relazione”. I dati attraverso cui la Gen Z parla lo descrivono in modo inequivocabile: per andare verso il futuro, serve guardare prima al presente.

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