Ghosting, quando l’altro sparisce senza spiegazioni cosa succede in realtà?

scritto da il 20 Dicembre 2021

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A volte dare un nome alle cose aiuta a capirle meglio e forse, così, a subirne meno le conseguenze. O, al contrario, può dare l’illusione di aver capito tutto e quindi di poter controllare quella situazione. È il caso di una serie di termini inglesi, utilizzati prevalentemente nella letteratura anglosassone, che descrivono comportamenti disfunzionali all’interno delle relazioni.

Il ghosting, per esempio: letteralmente vuol dire “muoversi come un fantasma” ed è la decisione di diventare il ghost di se stessi o meglio sparire letteralmente senza spiegazioni, in maniera improvvisa e violenta. Ma in letteratura troviamo anche il zombieing, l’orbiting e l’haunting. Chiaro per tutti? Le immagini richiamate sono affascinanti, rischiamo però di essere un po’ riduttive e l’anglicismo non aiuta.

Parlando di ghosting ci si riferisce molto spesso alle relazioni sentimentali, in cui di punto in bianco, senza preavviso né spiegazioni, uno dei due partner smette di rispondere a chiamate e messaggi, diventa appunto un fantasma, lasciando l’altro a porsi domande senza risposta. Ovviamente si tratta di situazioni violente e che sono sempre accadute, ma le nostre modalità comunicative (costantemente online, costantemente in contatto su diversi canali) rendono queste sparizioni dal tono decisamente passivo-aggressivo molto più violente e frequenti. È più facile un clic o un messaggio di testo piuttosto che un confronto verbale, ma la nostra “normalità” prevede ormai anche questo: la normalizzazione dell’improvviso disinteresse nei rapporti umani, giustificato nonostante un’assenza razionale di giustificazioni.

Chi sparisce e perché?

Gli esperti dicono che spesso il ghosting segue il cosiddetto love bombing (una fase romantica, intensa, travolgente in cui uno dei due partner, con le caratteristiche del narcisista, “bombarda” l’altro/a con vere e proprie tecniche manipolative di controllo). Il narcisista è spesso protagonista di queste situazioni e a questo proposito vale la pena citare uno studio di qualche anno fa degli psicologi Delroy Paulhus e Kevin Williams (British Columbia University) che parlava di una “Dark Triad“, una triade oscura. Un modo forte per descrivere in una personalità la presenza di tratti di machiavellismo, narcisismo e psicopatia. Una personalità manipolativa, fredda e controllata, che ha anche tratti come il senso di grandiosità, dominanza e superiorità. Sul fronte della psicopatia prevale l’impulsività, poca capacità empatica ed una scarsa presenza di ansia o rimorso.

Proprio queste caratteristiche di personalità vengono spesso associate al ghosting. Lo studio più recente risale al 2 ottobre 2021 e sostiene che le tre personalità si alternano e sovrappongono nella modalità di “agire il ghosting”, all’interno però di un paradigma comportamentale soggetto ad una vera e propria ricerca scientifica. In sostanza: è tutto vero, e non è tutto normale.

Al ghosting possono susseguirsi ulteriori fenomeni, simili a strascichi, da non confondere con modalità di ripensamento da parte del ghoster. Ne elenchiamo tre, i più discussi nel dibattito attuale: zombieing, orbiting e haunting. Per zombieing (quindi, comportarsi come uno zombie e letteralmente uscire dalla tomba), si intende quando il ghoster riappare con un messaggio o chiamata come se niente fosse. L’obiettivo non è ristabilire un contatto, ma soddisfare un momentaneo bisogno, dopo il quale il ghoster tornerà a sparire. L’orbiting è invece proprio “orbitare” intorno alla preda, prevalentemente con like o visualizzazioni di post/stories dimostrando un finto interesse, che è invece necessità di controllo e onnipotenza. L’haunting si posiziona come una versione estrema dell’orbiting, che in casi gravi può sfociare in stalking e invio di materiale non desiderato alla vittima. Nessuna di queste modalità permette alla persona coinvolta di comprendere o elaborare il trauma di fine relazione.

E chi lo subisce?

Figlio della cultura del web dei primi anni duemila, il ghosting è la traslazione antropologica della sparizione di un utente virtuale. Bloccare i contatti, interrompere la comunicazione, ignorare la parte coinvolta, commentare e sparire, sono tutti atteggiamenti che suonano ormai famigliari. La facilità del praticare ghosting non corrisponde però a quella esercitata a sua volta da chi lo subisce per metabolizzare ed elaborare il dolore della “perdita”.

La gestione della sofferenza causata da un ghoster è spesso infatti motivo di supporto psicologico, dove la donna è quasi sempre portata a chiedersi quale fatale errore possa aver mai fatto per allontanare il partner. La costante sensazione, o forse anche generazionale sensazione di non sentirsi mai abbastanza, deve ufficialmente finire. Consapevole o no, il partner che scompare attua una vera e propria strategia che gli permette di sfuggire a qualsiasi coinvolgimento emotivo rispetto alla sua scelta di terminare il rapporto. Ricordiamo che l’azione è unilaterale, pertanto quella della donna può essere solo ed esclusivamente una reazione.

L’associazione del dolore ad un fenomeno “inspiegabile” intensifica il legame della vittima con il ghoster, creando inevitabilmente un tipo di dipendenza emotiva che continua anche dopo la chiusura del rapporto. Il ghoster non fornisce quasi mai spiegazioni, spesso ricorrendo a metodi drastici come bloccare qualsiasi contatto. Parliamo dei social tra cui Whatsapp, Instagram e Facebook. I nuovi non luoghi della comunicazione favoriscono e facilitano la strategia del ghoster, portando la vittima ad uno stato confusionale.

La fine di una relazione

Molti potrebbero dire, come sempre nel caso di violenza psicologica, che la donna dovrebbe saper riconoscere i segnali di comportamento disfunzionale e prendere le dovute distanze. Questo è possibile, ma non sempre. Le ragioni di un ghoster possono variare a seconda dei casi, ne citiamo alcune analizzate in letteratura: volontà di non soffrire e far soffrire, mancanza di attenzioni durante l’infanzia, mancanza di attrazione improvvisa, sensazione di minaccia al proprio status (Baxter, 1985; Zimmerman, 2009).

La fine di una relazione è normale, ma in condizioni estreme può causare tristezza e rabbia accompagnate da disturbi fisici come insonnia, perdita di appetito e ansia da stress (Morris & Reiber, 2011). Tra i consigli degli esperti in caso di ghosting, c’è quello di praticare meditazione mindfulness, evitare l’isolamento e chiedere aiuto ad un professionista per elaborare l’episodio a cui non riusciamo a trovare spiegazione. Darsi la colpa può dare vita ad un vero e proprio episodio depressivo da cui è complicato uscire.

Nonostante la ripresa di psicologi e ricercatori italiani dei vari studi, la letteratura scientifica presente sul ghosting è prevalentemente straniera. L’apporto delle università inglesi e americane (e non solo) è un sintomo importante relativamente la necessità di una maggiore attenzione antropologica alle relazioni disfunzionali. Non è nella nostra testa, questo è poco ma sicuro. Quel dolore, quella sensazione di vuoto, quell’incapacità di abbracciare e comprendere la perdita, sono reali. Non c’è forse niente di più reale di ciò che ci fa soffrire.

In una società dove l’ansia, la depressione e il bisogno di supporto psicologico sono ancora tabù, non ci si può sorprendere che sia più facile nascondersi dietro una parola anglosassone. Normalizzare l’interruzione dei rapporti umani attraverso metodi non comunicativi è solo l’inizio di un assetto comportamentale dove prendersi le proprie responsabilità diventa un lusso. Il commento libero su Instagram e il blocco del contatto su Whatsapp non sono cose separate: una società deresponsabilizzata è una società dove l’empatia non manca solo ai narcisisti, ma a molte più persone di quante siamo disposti a credere.

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Ultimi commenti (7)
  • SIRAGUSA SALVATORE |

    ANNI FA HO LETTO UN RACCONTO , CREDO DI UN AUTORE AMERICANO (FORSE MELVILLE,FORSE HAWTHORNE ,FORSE ?) DI UN UOMO CHE USCITO DI CASA PER UNA COMMISSIONE VI RIENTRA DOPO ANNI DI ASSENZA COME SE IL TEMPO TRASCORSO ALTROVE NON FOSSE MAI ESISTITO , E RIPRENDE LA VITA DI SEMPRE
    IL VS.SITO ME L’HA FATTO RICORDARE MI POTETE AIUTARE A INDIVIDUARE TITOLO E AUTORE. GRAZIE

  • Nico |

    Ho subito questa cosa da poco e le cose che fanno più male sono la frustrazione e i sensi di colpa che ne scaturiscono. 3 mesi a parlare quasi come fossimo fidanzati, dove tutto era iniziato per come lei si era posta nei miei confronti, per poi finire così, bloccandomi e senza nemmeno darmi il tempo di salutarla. La sua motivazione poi è stata avere compartimenti tossici, rinfacciandomi anche cose di mesi prima, in cui non si era mai lamentata, e soprattutto dopo che per 2 giorni ne stavamo parlando e lei mi rispondeva sempre di aver capito il mio punto di vista… Purtroppo però nel dopo, ho provato ,dettato dal dolore immenso che avevo, a contattarla ma sempre senza successo, finendo quindi questi 3 mesi praticamente senza neanche avere risposte o comunque poter capire i suoi reali sentimenti.

  • Molinari |

    Io ho subito ghosting..terribile. mi ha corteggiato, mi faceva sentire importante..poi all’ improvviso sul niente è sparito senza darmi una spiegazione…ha eretto un muro .non voleva mai parlare di noi ma solo del più e del meno .io che mi sono innamorata avevo bisogno di al.eno un dialogo, un discorso.. è stato durissimo .mi ha eretto un muro….mi ha detto chenon era scattato il noi, dopo baci e frequentazione.., ora nel gruppo non mi mi avvicina più..non riesco nemmeno io a parlare con lui perché molte volte non ha voluto e mi ha bloccato emotivamente .e io soffro ancora per come sono stata trattata e nel vedere che lui dà interesse ad un’ altra che lo corrisponde….quando lo vedo…in gruppo perché mi capita..sto male ma non ho altre conoscenze…che mi interessano

  • Molinari |

    Pure io sono vittima di ghosting. Terribile. Sparito .poi ha rifiutato di parlarmi di darmi delle spiegazioni. Se ci si vedeva in gruppo mi erigeva un muro come se non ci fosse mai stato nulla tra noi..non si poteva parlare di noi..e ora io sono rimasta così…con questa inspiegabile sofferenza dentro mentre lui va a corteggiare un’ altra che gli dà attenzioni….

  • Giuseppe |

    Sono un uomo vittima di ghosting per la prima volta. Non conoscevo questo termine.
    Mi riconosco perfettamente nelle forme di malessere citate. Le descriverei come un lutto improvviso per una persona cara scomparsa in circostanze misteriose, con un continuo ricercare colpe che non esistono. É una vera e propria violenza, un’uscita di scena vile, priva di qualunque forma di assunzione di responsabilità. Questo aspetto mi da la forza di andare avanti. Passerà ma non lo augurerei nemmeno al peggior nemico.

  • Logan |

    Ma perché non cambi avvocato? Denuncialo anche

  • Claudia |

    Sono stata vittima di ghosting di recente. Non conoscevo affatto il fenomeno e solo attraverso ricerche su internet ne ho finalmente scoperto le caratteristiche . Il vostro articolo è il più esaustivo che abbia trovato al riguardo. Ci sono tutte le forme di malessere che ho vissuto e haimè sto ancora vivendo. Come donna non mi sono mai umiliata tanto per un uomo ,è stato devastante e alla fine spogliata della mia umanità , privata della parola ,che per me così empatica ha tanto valore, ho deciso di interromperne i contatti definitivamente eliminando il numero dalla rubrica e il contatto della chat. Spero non si verifichi lo zombieing. Del resto è già successo ,riapparendo con la sua emoji con la faccina triste e il cuore Alla domanda “cosa vuoi?” ,il mio ghoster risponde : “Sono io che decido”. Ogni giorno che passa mi allontano sempre di più da tale incubo ma la paura più grande è che purtoppo dovrò rivederlo perchè è il mio avvocato.