Un libro sotto l’albero, i consigli della redazione di Alley Oop

scritto da il 20 Dicembre 2023

“Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine”, scriveva Virginia Woolf. Regalare un libro è in effetti donare pezzi di paradiso, a maggior ragione oggi: significa tentare chi riceve il dono a trascorrere un po’ di tempo immerso tra le righe di una storia, a scoprire – come diceva Francis Scott Fitzgerald – “che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni”.

Decidere il libro giusto da regalare è un’arte: i libri, come i profumi, richiedono intuizione e conoscenza, sono una dichiarazione di sé all’altro. La frase “Ho scelto questo per te”, pronunciata o sottintesa, attiva una relazione, che rivela sempre qualcosa di chi dona e di chi riceve. Un interesse già noto che si contribuisce a coltivare. O una speranza che si vuole accendere. Regalare un libro implica l’aspettativa che quella storia, proprio lei, produca un effetto su chi la leggerà. Per questo ognuno di noi ha i suoi “suggeritori” privati: persone di cui si fida, per comunanza di gusti o per semplice stima, in genere lettori forti che diventano punti di riferimento.

Ogni domenica noi con Alleybooks cerchiamo di riprodurre questa magìa: leggiamo – in genere storie di donne e di diritti – per condividere. E rafforzare la comunità di Alley Oop anche attraverso i libri. Queste sono le nostre proposte per Natale, che si aggiungono a quelle della Gen Z. Sotto l’albero mettete libri. Poesie, romanzi, saggi, fumetti, graphic novel: sono tutti semi che prima o poi germoglieranno.

“Impalcature” di Mario Benedetti (Nottetempo, 2019)
Consigliato da Biancamaria Cavallini

“Impalcature” è il romanzo del ritorno, di chi, esule, rientra e si trova di fronte a un Paese che non riconosce. Così diverso da quello che si portava dentro, nei propri ricordi. Lo sa bene l’autore, che trascorse dieci anni in esilio, così come lo sa Javier, il protagonista del libro, che viene accolto dalla propria città natale dopo dodici anni di lontananza. Un libro stratificato, a impalcature, che racconta la storia di Javier e dell’Uruguay, l’amore, la perdita e l’amicizia.
“Impalcature” è anche il romanzo di chi resta. Di cosa rimane dopo una dittatura. Gli amici di Javier, sopravvissuti al carcere e alle torture, sua madre, rimasta sola con i propri ricordi, Montevideo, che nasconde le ferite dietro i suoi palazzi moderni.
Ogni capitolo del libro – che Benedetti ci dice, non è né un romanzo né un’autobiografia – è una pennellata che segue una struttura cronologicamente non lineare ma estremamente cadenzata e puntuale, nella quale Javier e i suoi ricordi prendono forma e sembrano dirci: siamo ciò che non riusciamo a lasciarci alle spalle.

“Futuro interiore” di Michela Murgia (Giulio Einaudi Editore, 
Consigliato da Letizia Giangualano

“Avrete solo i diritti che siete in grado di difendere”: Michela Murgia si sentì dire questa frase da un sindacalista che a fine carriera si era scoperto liberista, e lei, in quel momento lavoratrice precaria, non la dimenticò mai. Esprimeva perfettamente quell’idea di società basata sulla legge delle gerarchie, del potere, dove c’è sempre qualcuno più forte in grado di spazzare via le conquiste di qualcun altro. C’è una parte di opinione pubblica, scrive Murgia, “che non accetterà mai il principio che i diritti esistono proprio perchè un consesso civile non può essere regolato dalla legge del più forte”. Nel ripercorrere e riscoprire il lavoro e il pensiero di Michela Murgia, mi sono imbattuta in questo libricino edito da Einaudi nel 2016, in cui la densità civile e l’ostinato idealismo di Murgia cristallizzano un pensiero importante per chi cerca un’alternativa al qualunquismo e alla deresponsabilizzazione dilagante. “Si può essere potenti insieme, anziché l’uno contro l’altro?”.  Murgia non smette mai di porci interrogativi scomodi e commoventi.

“Bucaneve” di Mélissa Da Costa (Rizzoli, 2023, traduzione di Elena Cappellini)
Consigliato da Francesca Giannetto

Caminetto acceso, divano, coperta sulle gambe, una tisana calda ai frutti rossi e un libro. Queste sono le vacanze di Natale ideali. Sì, però, quale libro? “Bucaneve” di Mélissa Da Costa, uno di quei comfort books scritto così bene e costruito in modo da mostrare il piacere dell’autrice nel condurre il lettore nei “suoi” luoghi, nel mondo che ha creato per intrattenere ed emozionare chi decide di aprirne la porta.
Il romanzo segue le vicende di Ambre, ventenne alle prese con una storia d’amore complicata (lui è sposato e ha il doppio della sua età) che la porterà, proprio nelle prime pagine, a rischiare di morire. Dopo un incipit non proprio positivo, la storia svolta: la ragazza viene allontanata da casa e inizia a lavorare in un albergo sulle Alpi francesi per la stagione sciistica.
Per sei mesi vive chiusa nella struttura con i colleghi, che diventano fedeli compagni di viaggio, ognuno con una storia da raccontare. Ambre, che ha i genitori lontani (non solo fisicamente) trova una grande famiglia che si stringe attorno a lei e le permette di riemergere, proprio come il fiore del titolo “buca” la neve all’arrivo della primavera.
Alla fine del libro, dopo aver partecipato a questa delicata storia corale (non senza colpi di scena, equilibri da rimettere a posto, gioie e dolori, come in ogni relazione che si rispetti) si rimane con un senso profondo di nostalgia, come davanti a quelle esperienze che vorremmo non finissero così presto.

“Caro stronzo” di Virginie Despentes (Fandango Libri, 2023, traduzione di Maurizia Balmelli)
Consigliato da Nicoletta Labarile

Spietato, disturbante, incisivo. La postura di “Caro Stronzo” è quella di un libro che, se può mettere a disagio anche solo nel farsi pronunciare ad alta voce, lo fa in modo fulminante e senza scrupoli nella corrispondenza che la scrittrice francese Virginie Despentes mette in piedi tra i protagonisti Oscar e Rebecca. Lui è uno scrittore che pubblica sul suo profilo social un post in cui fa delle considerazioni poco lusinghiere sull’aspetto di una famosa attrice che da giovane era stata un sex symbol e ha incrociato quel giorno a Parigi, trovandola invecchiata e appesantita. Lei è Rebecca, esattamente l’attrice di cui Oscar parla e a cui risponderà con un’email, che comincia appunto con le parole “Caro stronzo”. Nella tradizionale forma epistolare scorre velocissimo un confronto nuovo: Rebecca e Oscar scoprono, continuando a scriversi, di non essere poi così distanti. È un incontro tra due solitudini. Oscar ha un rapporto molto intimo con l’alcol ed è stato travolto dallo scandalo dopo le pubbliche accuse di molestie da parte di una ex ufficio stampa oggi blogger, Zoé Katana. A Rebecca non propongono più ruoli interessanti e ha un rapporto molto intimo con la droga. Dallo scontro si passa all’incontro. Nell’oscurità reciproca c’è non il perdono. Ma l’empatia. Il riconoscersi umani e fallaci. Non c’è tempo e voglia di mostrarsi forti o vittimizzarsi, l’esercizio è di consapevolezza e vulnerabilità. La scrittrice Virginie Despentes ha sempre scritto di violenza di genere e di lavoro sessuale, ma non lo ha mai fatto salendo in cattedra. La sua è la prospettiva del margine, un femminismo di rabbia e desiderio in cui incrocia ossessioni, dipendenze, l’effetto pervasivo di Internet, gli squilibri di potere. Non c’è salvezza nella sua narrazione, ma il tentativo di riconoscersi vulnerabili attraversando il conflitto. Uno spazio in cui se rimani, ci dice la scrittrice, possono succedere prodigi: l’ebbrezza di conoscersi attraverso l’altro.

“Cose che non si raccontano” di Antonella Lattanzi (Einaudi, 2023)
Consigliato da Ilaria Parlanti

Ci sono cose che non si raccontano per rabbia, vergogna, per quel senso di dolore che ti fa dire di rimanere in silenzio, in modo da far finta che tutte quelle cose non siano mai esistite, soprattutto se sei una donna che a venti e trent’anni ha pensato all’ambizione, non riconoscendosi in nessuno dei modelli proposti. Perché è vero che non si insegna alle donne a essere madri e ambiziose. Alla maternità si lega sempre un arduo spirito di sacrificio che dovrebbe annullare tutto, anche la realizzazione personale. Ma Antonella Lattanzi, in questo resoconto autobiografico, ci dice che lei ha scelto altre strade: la possibilità di decidere, l’aborto quando non era il momento giusto. Ma che conseguenze porta nella psiche? Adesso che lei e il suo compagno sono pronti ad avere un figlio, sembra che tutto il percorso naturale del concepimento vada a rotoli. E allora provano la fecondazione in vitro, tentativi su tentatavi. Nel suo racconto, la scrittrice non indora la pillola, narra i fatti nudi e crudi: ricercare la vita, a volte, è un meccanismo più complesso del semplice desiderare.

La linea che separa le cose” di Davide Calì (Mondadori, 2022, illustrazioni di Alessandro Baronciani)
Consigliato (dagli 11 anni) da Ilaria Parlanti

Come si capisce quando abbiamo superato la soglia del mondo degli adulti? Che percezioni dovrebbe sentire il corpo, quale manifestazione dovrebbe sconvolgerci la mente? Sono le dom

ande più frequenti degli adolescenti che vivono nella terra di mezzo: troppo grandi per riconoscersi ancora bambini, troppo piccoli per comprendere le leggi della vita adulta. E allora che spazio hanno loro? In una storia che coinvolge dei viaggi in treno, Davide Calì e Alessandro Baronciani ci portano per mano alla scoperta di quella fase di ognuno di noi che forse abbiamo dimenticato: lo stupore e la purezza degli infanti, con i disagi e i tormenti degli adulti. Una storia che mostra la fine di due amori: quello fra i genitori del protagonista, Thomas, molti anni prima, e il proprio, appena avvenuto.
Il crinale invisibile che separa l’adolescenza dalla vita adulta è come il binario del treno che taglia la grande distesa d’erba: non ti accorgi mai quando avviene il cambiamento.

“Mirabilis” di Ersilia Vaudo (Einaudi, 2023)
Consigliato da Manuela Perrone

La scienza, come la letteratura, è tutto fuorché un rettilineo: procede per scosse, stravolgimenti, sorprese. Lo dimostra in “Mirabilis” l’astrofisica Ersilia Vaudo, dal 1991 in forze all’Agenzia spaziale europea, raccontando ciò che sappiamo del cosmo in un viaggio ipnotico che mescola conoscenza scientifica, aneddoti, curiosità e filosofia. Dalla straordinaria intuizione di Newton – “Una mela che cade e un pianeta bloccato nel suo eterno orbitare”, mossi dalla stessa forza – alla rivoluzione di Einstein con la teoria della relatività che segna l’inizio della fisica moderna e distrugge l’assolutezza dei concetti di spazio e tempo, Vaudo conduce il lettore in una danza tra stelle e buchi neri, bagliori e vibrazioni.
“L’universo – scrive – è senza dubbio un mondo plurale, agitato, che mescola e ricompone, fatto anche di soprusi e tempeste. Alchimie e movimenti da cui comunque emergono altre meraviglie”. Come la vita. E come la vita – si è scoperto grazie a Hubble – ha avuto origine (un battito d’ali, ci ha spiegato Dirac, in cui la materia si è affermata sull’antimateria) e si espande, è ricco di energia, trascina con sé le galassie. In un gioco continuo di rimandi tra luce e gravità, in cui noi riusciamo a sbirciare attraverso “una minuscola fessura di radiazione”. Il resto, “il 69% di questa immensità”, è materia ed energia oscura, che lascia indizi ma nessuna prova della sua natura. Sta in questo mistero, e nella bellezza di goderselo, il “savoir-vivre cosmico” immortalato in un verso da Wislawa Szymborska. Ersilia Vaudo ce lo lascia in dono alla fine della lettura, come un messaggio in bottiglia: la poesia, in fondo, è ciò che all’universo assomiglia di più.

“Doppio sogno” di Arthur Schnitzler (Adelphi, 1977, traduzione di Giuseppe Farese)
Consigliato da Claudia Radente

Arthur Schnitzler scrive “Doppio sogno” nel 1925.
Un secolo dopo la novella è quanto di più moderno. Tanto che lo stesso regista Stanley Kubrick ne fece una trasposizione cinematografica nel 1999 che fece scalpore. Ma “Doppio sogno” è una storia di una relazione vera, di pensieri di un uomo e una donna e dei loro sogni, di cui è labile il confine con la realtà. I sogni rischiano nelle pagine della novella di Schnitzler di mettere in discussione la realtà di un matrimonio apparente sicuro. Come chiosa la protagonista forse bisogna “ringraziare il destino, di essere usciti incolumi dalle nostre avventure. Da quelle vere e quelle sognate”.

“Parole d’altro genere. Come le scrittrici hanno cambiato il mondo” di Vera Gheno (BUR Rizzoli, 2023)
Consigliato da Simona Rossitto

Amore, matrimonio, sesso, brutta, l’incontro, istruzione, desiderio. In letteratura le donne sembrano essere un numero sparuto, nelle antologie scolastiche fanno apparizioni fugaci. Vera Gheno, sociolinguista specializzata in comunicazione digitale, nel suo libro “Parole d’altro genere” scava sotto la superficie e riporta alla luce le parole per come ci vengono consegnate e raccontate dalle donne. L’analisi di ogni parola è seguita dal componimento di una scrittrice o poetessa. Autrici mote e meno note si danno la mano in un ideale catena di letteratura al femminile che attravera i secoli e ha cambiato il linguaggio più di quanto non sospettassiml.
Scopriamo la parola “provincia” negli scritti di Maria Antonietta Torriani che fondò col giornalista Eugenio Torelli Viollier il “Corriere della Sera”; la parola “amore” nei versi della poetessa Sulpicia; la parola “femminista” con Mary Wollstonecraft, considerata la prima vera ideologa del femminismo. Perché leggere questo libro? La risposta è nella dedica dell’autrice: “Dedico questo libro a mia figlia Eva: vorrei lasciarti un mondo un po’ più a misura di te di quello in cui sono cresciuta io”.

“Apeirogon” di Colum McCann (Feltrinelli, 2022, traduzione di Marinella Magrì)
Consigliato da Filomena Spolaor

Un libro da regalare che dà speranza, mentre l’orrore della guerra tra Israele e Hamas non si ferma. “Apeirogon”di Colum McCann è quanto il titolo dichiara e sottende, ovvero una forma geometrica ideale, un poligono con infiniti lati. Il nome porta in sé l’eterna tensione e l’illimitatezza di ciò che è senza numero e per la sua stessa struttura inconciliabile. Bassam Aramin è palestinese. Rami Elhanan è israeliano. Il conflitto colora ogni aspetto della loro vita quotidiana, dalle strade che sono autorizzati a percorrere, ai checkpoint, alle scuole che le loro figlie, Abir e Smadar, frequentano. Sono costretti a negoziare fisicamente ed emotivamente con la violenza circostante. Il loro mondo cambia quando Abir, di dieci anni, è uccisa da un proiettile di gomma e la tredicenne Smadar rimane vittima di un attacco suicida. Due tragedie speculari, una stessa perdita che permette ai due padri di diventare amici per la pelle e decidere di usare il comune dolore come arma per la pace. A partire da questo grumo irrisolto di sofferenza si impegneranno in un progetto di convivenza che rifiuta la violenza, prevedendo che Israele abbandoni i territori occupati, che abbia termine l’espansione delle colonie, che venga fondato uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme Est.

“Sono normale?” di Sarah Chaney (Bollati Boringheri, 2023)
Consigliato da Anna Zavaritt

Questo libro è affascinante perché spiega quando e come il concetto di normalità, prima utilizzato solo in campo statistico e matematico, incomincia ad essere applicato alle scienze sociali. E come la standardizzazione dei canoni estetici e comportamentali ha fatto sì che “normale” assumesse una connotazione positiva, rassicurante, mentre ogni “devianza” fosse di per sé sbagliata. Ma l’idea stessa di normalità è un’illusione – argomenta in libro – perché è costruita non su dati ma su su percezioni, condizionate da bias e preconcetti di chi la definisce, questa normalità. Da leggere.

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