Angelo Moratti: “Entrare in empatia con la diversità è la sfida per un futuro inclusivo”

Nel 2023 ha festeggiato i suoi primi 40 anni di sport, divertimento e inclusione con una grande cerimonia allo Stadio Olimpico di Roma. Stiamo parlando di Special Olympics Italia, un movimento presente nel nostro Paese dal 1983 con l’obiettivo di essere – attraverso lo sport – un grande valore aggiunto nella vita delle persone con disabilità intellettive. Se da qualche mese, infatti, lo sport come strumento di inclusione è tutelato dalla nostra Costituzione (modifica dell’articolo 33), il merito è proprio dell’intenso lavoro di Special Olympics Italia e del suo presidente Angelo Moratti (stella d’oro al merito sportivo del Coni) che in questi anni hanno trasformato lo sport in un fattore di integrazione tangibile, contribuendo fortemente alla diffusione della cultura inclusiva in Italia.

Il nuovo comma inserito nell’art. 33 della Carta Costituzionale, infatti, persegue lo scopo di tutelare l’attività sportiva come strumento di sviluppo della persona, riconoscendone di fatto il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico. Ma per far sì che le persone con disabilità intellettive diventino autonome, sono necessarie una perfetta sinergia e un costante dialogo tra i dettami costituzionali ed il mondo del lavoro e della comunicazione.

La storia di Special Olympics nasce da una visione diventata negli anni una realtà importantissima per tanti bambini e adulti con disabilità intellettive. Allora è vero che l’amore per gli altri può fare miracoli?
Certamente, direi l’amore unito a due capacità: entrare in empatia con l’altro diverso da sé e guardarlo e considerarlo per le sue abilità e virtù piuttosto che per le difficoltà. È questo il vero miracolo che vogliamo trasformare in realtà per l’intera società. Il primo strumento che abbiamo oggi a disposizione è lo sport unificato, dove atleti con e senza disabilità intellettive gareggiano e giocano insieme nella stessa squadra e in formazioni miste.

Conoscere la disabilità e le diversità porta al rispetto e all’accoglienza. secondo lei a che punto è la cultura dell’inclusione in Italia?
Viaggia lentamente ma inesorabilmente. Ancora oggi esistono molti stereotipi e pregiudizi ai danni delle persone con disabilità intellettive, ma ci sono anche realtà come Special Olympics. È sufficiente ascoltare le testimonianze dei nostri atleti per rendersi subito conto che la cultura dell’inclusione nasce, cresce e si diffonde costantemente, in particolare tra i più giovani.

Nelle scuole italiane, tra gli studenti con disabilità il 68% è disabile intellettivo. Special Olympics Italia è presente in questo senso con un progetto scolastico inclusivo. Qual è il riscontro ottenuto fino ad ora?
Il progetto mira ad esaltare la diversità piuttosto che annullarla. Special Olympics la esalta, invitando a considerarla una risorsa da cui trarre preziosi insegnamenti. Per quanto riguarda la scuola, lavoriamo con gli insegnanti di ogni ordine e grado. Questo progetto ha avuto un grande successo e mira ad offrire, da un lato, strumenti come i percorsi di formazione e, dall’altro, offre l’opportunità di vivere esperienze sportive dirette come accade in occasione delle settimane europee del basket e del calcio, e della pallavolo unificata.

Sport fattore di integrazione: c’è qualche storia in particolare che l’ha più colpita durante gli anni della sua presidenza?
Il movimento Special Olympics è fatto di storie e, in ogni evento a cui si ha la fortuna di partecipare, se ne respira l’intensità. Ciò che mi colpisce di più ogni volta è quel che accade sugli spalti durante le gare, la forza con cui le famiglie hanno creduto fermamente nelle potenzialità dei loro figli, fratelli, sorelle. Sono li a tifare e a gridare, a prescindere dal risultato sportivo, la loro personale vittoria.

Nel 2023 Special Olympics Italia ha compiuto i suoi primi 40 anni. Quali sono stati i principali risultati raggiunti? E quali quelli che state per raggiungere?
Senza dubbio l’obiettivo raggiunto più importante è quello dello sport unificato. Come accennavo prima, atleti con e senza disabilità intellettive oggi giocano insieme in formazioni miste, promuovendo così la piena inclusione. Nel 2006 in Italia, a Roma, si sono organizzati per la prima volta gli Special Olympics European Youth Games, nel 2025 organizzeremo in Piemonte i Giochi Mondiali Invernali Special Olympics. Questa sarà un’occasione unica per diffondere la filosofia del movimento. Vogliamo arrivare a tutte quelle famiglie con un caso di disabilità intellettiva al loro interno. L’obiettivo finale è ambizioso e riguarda la trasformazione culturale dell’intera società, per garantire piene opportunità per le persone con disabilità al pari delle altre.

Quali sono gli obiettivi di Special Olympics per il 2024?
Dal 4 all’8 marzo abbiamo in programma i Giochi Nazionali Invernali che si svolgeranno tra Sestriere, Pragelato, Entracque e Borgo San Dalmazzo. Si tratta di un test event per i Giochi Mondiali invernali del 2025 che stiamo organizzando in sinergia con la casa madre: Special Olympics International.

Sempre più associazioni collaborano con eventi sportivi nazionali per ampliare un messaggio inclusivo comune: fare sport è davvero per tutti. Quest’anno sarete partner di due grandi eventi podistici, la Run4Rome e la Milano Marathon. Come sono nate queste collaborazioni?
Sono nate dalla volontà di offrire opportunità di coinvolgimento per i dipendenti delle nostre aziende partner e per i nostri atleti nelle staffette unificate. In entrambi gli eventi, acquistando i pettorali abbiamo la possibilità, come tutte le charity accreditate, di coinvolgere i nostri donatori in una corsa verso un obiettivo comune. Nel caso della Run4Rome sarà il progetto “Roma città inclusiva”, per la Milano Marathon invece il ricavato confluirà interamente nell’organizzazione dei Giochi Mondiali Invernali in Italia nel 2025.

Dagli Smart Games durante la pandemia al sogno divenuto realtà dei Giochi Mondiali Invernali di Torino 2025. Come procede la preparazione?
L’organizzazione è complessa ma credo fermamente che i tempi siano maturi. Special Olympics Italia è assolutamente pronta e in grado di affrontare e vivere questo evento importante e bellissimo. Con i Giochi Mondiali di Special Olympics del 2025, l’Italia sarà al centro del mondo Olimpico internazionale per un anno intero, fino alle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026.

Special Olympics nasce dalla visione di una donna che considerava ingiusto il trattamento riservato alle persone con disabilità intellettive. Come sta evolvendo questa visione e dove vorrebbe arrivare a soffiare la fiamma di Special Olympics?
Il grande sogno di Eunice Kennedy è stato quello di creare un movimento che portasse avanti un messaggio di speranza, ottimismo e integrazione attraverso il linguaggio comune dello sport. L’esperienza diretta vissuta in occasione dei nostri eventi è la chiave principale per familiari, coach, volontari, atleti partner, giovani delle scuole, amici e sostenitori, di aprirsi a nuove consapevolezze. Facciamo tesoro e celebriamo la nostra storia attraverso l’intitolazione di spazi pubblici in tutta Italia a Eunice Kennedy Shriver e al contempo siamo proiettati sul futuro lavorando con e per i più giovani. Il futuro è inclusivo.

Alley Oop compie 8 anni: quali sono le sfide che dovrà affrontare nel prossimo futuro in tema di diversità e inclusione?
Alley Oop condivide con Special Olympics la convinzione che dalla diversità possano nascere le soluzioni migliori, i successi e la crescita. Per questo credo che la sfida da vincere insieme, giocando nella stessa squadra, sia quella di abbattere le barriere imposte da pregiudizi e stereotipi che riguardano ancora le persone con disabilità intellettive e anche lo sport. Tempo fa la madre di un nostro campione mi ha detto: “Non cambierei mio figlio per il mondo, ma cambierei il mondo per mio figlio”.

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