Imprese, la certificazione di genere (volontaria) entro giugno

scritto da il 28 Marzo 2022

Woman engineer working with laptop and building model to design blueprints on paper. Architect using computer to plan construction structure and layout for project development.

Volontaria, ma con premialità incentivante. Il PNRR detta il ritmo della certificazione della parità di genere nelle imprese, che entro la metà dell’anno diventerà operativa. Dopo la pubblicazione della prassi di riferimento (UNI/PdR 125:2022) da parte dell’ Ente Italiano di normazione, ora Accredia – l’Ente Unico nazionale di accreditamento designato dal Governo – stilerà la lista degli enti abilitati a rilasciare la certificazione, che avrà carattere biennale.

Non obbligatoria, ma incentivata anche negli appalti

E’ un primo passo importante – ha spiegato la ministra Elena Bonetti presentando il documento – le politiche a sostegno dell’occupazione femminile sono finalmente riconosciute come un elemento qualitativo strategico per lo sviluppo sostenibile del Paese”. La certificazione non sarà obbligatoria – come lo è invece la dichiarazione biennale sulle forze lavoro – ma ci sarà un sistema premiale per chi la compila: sono stati stanziati 50 milioni di euro l’anno che andranno in esoneri per l’azienda dal versamento dei contributi previdenziali pari all’1% (con un limite di 50 mila euro), ma sono allo studio altre misure compresa una modifica al codice degli appalti che premi le aziende più attente alla parità di genere.

Sei aree e 33 indicatori di misurazione

La nuova prassi 125 ha l’obiettivo di avviare un percorso sistemico di cambiamento culturale nelle organizzazioni e affinché le azioni a favore della diversità e dell’inclusione di genere possano dirsi – ed essere certificate come – efficaci, ha identificato 6 aree di valutazione. Un’azienda sarà quindi valutata in base alla propria cultura e strategia, la governance, i processi HR, le opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda, la parità salariale e la tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro. Per ognuna di queste aree ci sono una serie di indicatori – in tutto 33 kpi – in grado di guidare il cambiamento, rendendolo misurabile e quindi migliorabile.

Ogni area è contraddistinta da un peso percentuale che contribuisce alla misurazione del livello attuale dell’organizzazione e rispetto al quale è misurato il miglioramento nel tempo, con un monitoraggio annuale e una verifica ogni 2 anni. Il sistema si applica a partire dalle micro-organizzazioni (1-9 dipendenti) – con semplificazioni per le organizzazioni appartenenti alle micro e piccole – fino alle multinazionali.

Validità biennale, con verifiche annuali 

La certificazione – oltre ad essere in linea con le informazione non finanziarie già richieste alle imprese più grandi – potrebbe rappresentare un salto di qualità nella promozione dell’occupazione femminile, perché consente di monitorare l’efficacia delle politiche aziendali, migliorando le attuali criticità. Il tallone d’Achille è la volontarietà, anche se potrebbe essere un primo passo per arriva in futuro – come ha detto il presidente dell’UNI, Giuseppe Rossi – ad una vera e propria norma “come quello che è successo per la prassi sul bullismo”.

Ora gli enti certificatosi interessati – oltre a sottoporsi loro stessi a queste nuove prassi – dovranno accreditarsi presso Acrredia e poi le aziende potranno selezionare dall’ “albo” con chi certificarsi. Il tutto dovrebbe diventare operativo entro metà anno.

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Ultimi commenti (1)
  • Gloria |

    Proficua e concreta questo intervento della certificazione.Uno dei passi avanti per favorire l’incluione
    ,le diddicoltà che compieta la genitorialità e un nuovo modo nell’organizzazione del lavoro.Certo si dovrà attendere del tempo,ma per fortuna già ci sono aziende sensibili alle questioni di genere e che vengono i contro alle difficoltà genitoriale che implicano lo sviluppi della stessa società.Senza eztremismi l’integrazione e la parità di genere certamente porterà ad un migliormaneto della qualità della vita di cui il lavoro è uno dei fattori