Linda Laura Sabbadini: “Senza uguaglianza di genere, non può esserci crescita”

scritto da il 08 Dicembre 2020

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Il 2021 sarà l’anno del debutto dell’Italia nell’ospitare il G20. Un’occasione importante, che porterà l’attenzione anche sulle azioni da intraprendere per la parità di genere. D’Altra parte è stato proprio il premier Giuseppe Conte, nell’inaugurare la presidenza italiana, a indicare fra le priorità di lavoro l’empowerment femminile.

Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale Istat, Incoming Chair W20

In questa direzione, il lavoro messo a punto nel Communique da parte dell’engagement group Women20 – riunitosi a a Riyadh lo scorso ottobre – è stato posto sul tavolo dei leader del G20 già il 20-21 novembre. Si tratta di un documento corposo, articolato in una serie di Raccomandazioni e in un Manifesto di azioni anti-Covid, rivolti a supportare specificatamente la popolazione femminile in una fase storica così critica. Vedremo quali risposte i policy maker riusciranno a dare. Secondo Laura Linda Sabbadini, direttrice centrale dell’istat, Incoming Chair di Women20, l’ambizione è quella di convincere il G20 della strategicità delle raccomandazioni del W20″. È proprio questo il punto.

In generale, e in Italia in particolare, la pandemia ha messo in evidenza come la convenienza di una rappresentanza equilibrata, ad esempio nelle task force costituite nella prima fase emergenziale, non è ancora compresa. Come fare, dunque?

Non è compresa a causa di un ritardo culturale profondo esistente nel nostro Paese e anche nella classe politica. Deve essere chiaro, una volta per tutte, che le donne non sono una categoria. Non sono un soggetto svantaggiato, né un “settore” a cui dare briciole. Sono la metà del mondo, la metà del nostro Paese, non valorizzarle significa esautorarle dei diritti, che le madri costituenti hanno tutelato nell’articolo 3 della nostra Costituzione. 

Il W20 è un luogo assai prezioso, perché produce raccomandazioni e può incidere fortemente sulle scelte finali dei leader del G20. La pandemia non ha fatto altro che rafforzare il concetto che, senza uguaglianza di genere, non può esserci crescita, né prosperità, né cura del Pianeta. Non è più sostenibile una situazione in cui, ad esempio, le donne siano il pilastro della Sanità pubblica, ma sono escluse dai livelli decisionali più alti, come in Italia dove i primari uomini sono più dell’80%.

Proporremo azioni concrete, non parole generiche, obiettivi quantificabili e monitorabili. E supporteremo il nostro Paese, perché faccia dell’uguaglianza di genere la bandiere per la prosperità del mondo.

Quali sono le conseguenze di questo strabismo sulla situazione attuale italiana? Da direttrice centrale dell’Istat, quali sono gli indicatori che la preoccupano di più?

La pandemia oggi, colpisce il settore dei servizi e i lavori precari. Per questo le donne perdono di più: 470mila occupate in meno rispetto al secondo trimestre del 2019. Di queste, 323 mila in meno tra quelle con contratto a tempo determinato. Pagano il prezzo di svolgere lavori più precari. E così siamo alle solite: un tasso di occupazione che torna sotto il 50%, esattamente al 48,4 per cento.

La nostra situazione è peggiore della Francia per quanto riguarda le donne. Loro hanno un tasso di occupazione più alto (61,7%) e hanno perso meno di noi. Nel Regno Unito addirittura il tasso di occupazione femminile è cresciuto e supera il 70%. La Spagna perde più occupazione di noi anche tra gli uomini, ma rimane comunque a un tasso di occupazione femminile più alto del nostro, pari al 53,9%. E poi abbiamo troppo part time involontario, più del 60%. Chi vuole conciliare tempi di vita e di lavoro non riesce ad accedere al part time, chi vorrebbe lavoro a tempo pieno non lo trova.

Lei sostiene che oltre a fare un’azione permanente, bisogna rimuovere le barriere, ma poi c’è una questione di potere. Come ci si deve comportare con un potere consolidato, che non ha nessuna intenzione di cedere spazio?

Ci vuole una chiara azione di governo. Le linee guida che indirizzano gli investimenti ad esempio, dovranno puntare all’uguaglianza di genere. Solo così l’Italia ripartirà. Servirà valutare l’impatto di genere dei progetti finanziati con le risorse del Recovery Fund. Più occupazione femminile significa un reddito di più in famiglia e meno povertà. Più nidi, di qualità e con personale specializzato, significa meno carico femminile di lavoro di cura dei bambini e più possibilità di lavorare per le donne. Più welfare di prossimità incentrato sulla cura delle persone, degli anziani, delle persone con disabilità significa meno sovraccarico di lavoro per le donne. Se non si lavora, non si è liberi e indipendenti economicamente.

Quanto peso rivestono gli interventi normativi?

Penso che gli interventi normativi siano un ulteriore strumento che possa generare effetti positivi per l’accesso delle donne in determinati settori. La legge Golfo-Mosca ha avuto il merito di far aumentare la presenza femminile nei board aziendali. Cresce infatti, a ritmo sostenuto, la presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa. Nel 2017 è stata superata la quota del 30% (31,6%), due anni dopo, nel 2019, si è raggiunta la percentuale del 36,4 per cento. La presenza delle donne nei consigli d’amministrazione, sta aumentando anche tra le società non quotate, non interessate dalle norme in materia, ma la tendenza è molto più lenta e rimane al di sotto della soglia di un terzo prevista per le quotate.

Infine, un commento alle 3 parole chiave del 2021: “Diritti e dignità delle donne, autodeterminazione, empowerment femminile”. In concreto, cosa fare su questi punti a livello di W20 e di Italia?

Il nostro modo di agire sarà all’insegna del coinvolgimento delle associazioni femminili. Interagiremo su temi dirimenti per costruire un approccio il più possibile condiviso, all’insegna della sorellanza, del mettere avanti ciò che ci unisce a ciò che ci divide. Lavoreremo per una condivisione a 360 gradi con le donne degli altri Paesi, in un processo di riconoscimento reciproco. Il W20 sarà protagonista del prossimo G20.

La nostra voce positiva e costruttiva si sentirà. L’obiettivo è creare le condizioni per lo sviluppo della libertà femminile nel mondo, libere di scegliere, libere di contare, libere di autodeterminarsi.

Ultimi commenti (2)
  • Ezio |

    Per Daniela
    Al tradimento anche occasionale o solo intenzionale provato, c’è il rimedio della separazione con addebito al coniuge traditore, come norma ed anche giurisprudenza.
    Quindi coraggio, chi è tradito/a prenda la sacrosanta iniziativa di lasciare il traditore/trice senza attendere le liti furibonde ed estreme, queste si causa delle possibili vilenze sia fisiche sia psicologiche inaccettabili nella vita di coppia.
    In caso di presenza di figli minori serve rinunciare alla sottrazione degli stessi, altra causa di innesco di violenze e vendette, ma costrigere l’altro/a ad accudire parimenti i figli senza sottrarsi all’onere genitoriale.
    Così tanto per la vera e completa parità di genere, di doveri ed anche di diritti, soprattutto dei minori quando ci sono.

  • Daniela |

    Penso sia necessario colmare un vuoto nell’impianto del diritto di famiglia: il tradimento abituale, il mentire patologico cronico, l’umiliazione pervasiva siano violenza Psicologica vera. Nessuna arma, nessuna difesa, nessuna tutela.. Anzi derisione perché adulterio è depenalizzato. La vittima subisce facilmente minaccia di violazione privacy, revenge porn e stolking. Tutto il sistema interviene e giustamente a proteggere chi merita tutela. Al momento le donne sole, chiuse nelle mura domestiche impotenti e umiliate.profondamente. Questo è Danno, questo è il cuore del problema della violenza alle donne, prima che diventi un fatto penale