
L’inizio di ogni nuovo anno è il più classico dei momenti dedicati a stilare la propria lista di buoni propositi ma può diventare anche l’occasione per guardare oltre il miglioramento personale e riflettere su come costruire un futuro migliore e più equo.
Nonostante alcuni progressi, viviamo infatti ancora in un mondo segnato da profonde disparità. Nel privato, le donne continuano a sopportare un carico di lavoro di cura sproporzionato, una su 3 a livello globale subisce violenza mentre il divario salariale tra uomini e donne si attesta al 13% (dati Eurostat sull’Europa). Sulla scena pubblica la rappresentanza politica femminile rimane insufficiente. La presenza di donne nei parlamenti in tutto il mondo ha raggiunto un livello record nel 2025 ma resta ancora al 27%. Molti inoltre sono gli scenari di guerra: dall’Ucraina a Gaza, passando per il Myanmar, milioni di donne vivono sotto la costante minaccia di un conflitto ma sono ancora in gran parte escluse dai processi di pace.
Il 2026 sarà un anno cruciale per rimettere questi temi al centro del dibattito pubblico. Non solo perché bisognerà fare i conti con la crisi strutturale degli aiuti allo sviluppo, aggravata dai tagli drastici degli Stati Uniti, ma anche grazie ad alcuni anniversari importanti che potranno essere occasione di riflessione. Pensiamo ai primi 10 anni dal movimento #MeToo e, in Italia, agli 80 anni del suffragio universale che diede il voto delle donne.
L’invito di Alley Oop è quindi trasformare i buoni propositi di Capodanno in una vera e propria tabella di marcia verso la giustizia economica e l’uguaglianza di genere, partendo dalla convinzione che solo un impegno collettivo possa essere il primo passo per rimodellare il mondo.
Migliorare la propria gestione finanziaria (Giulia Cannizzaro)
Tra i buoni propositi per il 2026, ce n’è uno che riguarda da vicino autonomia, consapevolezza e futuro: interessarsi di più alle questioni finanziarie, comprenderne i meccanismi, acquisire strumenti per decidere. Perché il rapporto con il denaro non è neutro, e continuare a ignorarlo ha un costo che pesa soprattutto sulle donne. Sei donne su dieci, secondo l’indagine della Banca Centrale Europea, non possiedono un’alfabetizzazione finanziaria contro il 52% degli uomini. Un’analisi Eurobarometro del 2023, citata dalla stessa Bce, invece, spiega come la probabilità che le donne comprendano il concetto di inflazione sia inferiore di 12 punti percentuali rispetto agli uomini. Eppure le donne la subiscono di più degli uomini. Tra stipendi che rimangono fermi e prezzi di beni destinati alla spesa femminile che, al contrario, aumentano, a subire i contraccolpi dell’inflazione sono di più le donne rispetto agli uomini.
Una maggiore consapevolezza delle buone abitudini di risparmio e degli strumenti di investimento a disposizione, potrebbero aiutare a ridurre o alleviare problemi atavici come il gender pay gap e il divario in età pensionistica.
Più attenzione alla salute (Ilaria Parlanti)
Nel 2026 vorrei che si smettesse di parlare di emergenze e si cominciasse a costruire il futuro, a partire dagli investimenti in ricerca medica, perché ogni scoperta è vita guadagnata per i malati e per le loro famiglie. Vorrei una sanità che non venga più ridotta a capitolo di spesa, ma riconosciuta come bene comune da proteggere. E una società capace di includere la disabilità fin dall’inizio, nei servizi, nel lavoro dignitoso, negli spazi comuni, nelle tecnologie e nella formazione continua, senza scorciatoie né retorica.
L’inclusione sostenibile è fatta di scelte quotidiane, di risorse stabili e di ascolto, di quella parola che deve parlare dal centro della nostra persona: l’empatia. Perché prendersi cura — della salute e delle differenze — è il modo più concreto che abbiamo per prenderci cura del domani.
Viaggiare di più, e come si desidera (Nicoletta Labarile)
Viaggiare per esplorare il mondo, ma anche per esplorarsi. Farlo da sole, se lo si desidera. Non come prova di coraggio, ma come esercizio di libertà. “Viaggiare di più” è un proposito che può sembrare semplice e invece resta profondamente rivoluzionario. Perché il viaggio, per le donne, non è mai stato neutro. Muoversi nello spazio ha sempre significato rivendicare autonomia, tempo proprio, possibilità di scelta.
I dati raccontano che oggi qualcosa sta cambiando: il 71% dei viaggiatori in solitaria sono donne, e una su 4 ha 65 anni o più, secondo un rapporto sulle tendenze di agosto 2024 di Virtuoso e Skift. Un cambiamento che non parla di eccezioni, ma di una pratica sempre più diffusa e consapevole. Lo conferma il Global Rescue Summer 2024 Traveler Sentiment and Safety Survey: nelle scelte di viaggio le donne bilanciano avventura, paesaggi e esperienze culturali, smentendo l’idea della viaggiatrice guidata solo da prudenza e comfort. Se per secoli la letteratura ci ha consegnato Ulisse che esplora e Penelope che aspetta, oggi sempre più donne scelgono di muoversi, partire, perdersi e ritrovarsi. Non nell’attesa, ma nell’azione. Non come eroine solitarie, ma come padrone della propria storia.
Imparare nuove competenze (Maria Paola Mosca)
L’intelligenza artificiale mette a rischio il lavoro delle donne: il 27,6% dei loro posti di lavoro è vulnerabile, rispetto al 21,1% degli uomini (dati Un Women). Secondo l’Oil, sono più esposti la maggioranza dei lavori d’ufficio, nei quali appunto le lavoratrici sono sovra-rappresentate. Per come è nutrita (cioè con dati scritti prevalentemente da uomini), inoltre, la genAI ha una struttura stereotipata. E, allo stesso tempo, le donne la usano meno come strumento di crescita.
Nel problema però si trova anche la speranza. I buoni propositi per il 2026 passano anche per il reskilling: dall’aggiornamento tecnologico all’esplorazione di nuove abilità – una nuova lingua, uno sporto poco praticato, una tecnica di rilassamento mai approfondita prima. Visto che l’AI svolge meglio di noi umani mansioni automatiche, sfruttarla adeguatamente potrebbe offrire alle donne il tempo di coltivare la creatività: la nostra umanità.
Chiedere l’aumento (Greta Ubbiali)
Nel mondo le donne sono pagate meno degli uomini e sono anche sottorappresentate nei settori meglio retribuiti. In Italia, fotografa l’ultimo Gender Policy Report di Inapp, sono saliti sia il numero dei dipendenti (+2%) sia i salari medi (+3,4%) ma di questi trend non sembrano beneficiare le lavoratrici donne. Le occupate hanno contratti più precari e superano gli occupati solo nelle fasce retributive sotto i 20mila euro annui. Nel contesto italiano il divario tra uomini e donne è del 19,4%, con retribuzioni femminili inferiori del 30% a fine carriera.
Negoziare il proprio stipendio è quindi sia il primo passo per guadagnare di più (anche in ottica di una futura pensione più ricca) sia un modo per contribuire al cambiamento, alzando l’asticella per gli aumenti salariali futuri, a beneficio di tutte le donne sul mercato del lavoro.
Fare più sport (Monica D’Ascenzo)
In Italia, gli uomini praticano sport più frequentemente delle donne: il 43,4% dei primi pratica sport, mentre fra le donne la percentuale scende al 31,8%. Nel tempo, il graduale aumento della pratica sportiva ha però riguardato di più le donne, al punto che il divario di genere tra i praticanti si è ridotto da circa 17 punti percentuali nel 1995 a 11,6 punti percentuali nel 2024. Nello spaccato per sport la percentuale femminile è alta fra le tesserate in pallavolo (80%), ginnastica (oltre 88%) e sport equestri (78%). Si abbassa drasticamente già nel nuoto (49%) e nel tennis (39%), per scendere al 4% nel calcio. Il vero discrimine si ha però nello sviluppo della pratica sportiva durante la crescita: le adolescenti hanno il doppio di probabilità di lasciare lo sport dei loro coetanei, spesso per questione di mancanza di tempo e impegni di studio.
Un peccato se si considera che lo sport aiuta a sviluppare competenze fondamentali come resilenza, gestione del tempo, lavoro di squadra, perseguimento dell’obiettivo. Fare più sport non è solo una questione di salute, ma anche uno strumento di rafforzamento mentale e di sviluppo di leadership e fiducia in se stesse. Uno studio EY indica che il 94% delle manager ha un passato sportivo nella crescita. Allora forse meglio togliere un po’ di tempo ai lavori di cura non retribuiti (che pesano ancora per quasi l’80% sulle spalle delle donne in Italia) e dedicarlo a se stesse andando a fare una corsa o scendendo in campo per correre dietro a una palla.
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