Violenza contro le donne, la proposta di legge sull’affidamento dei figli

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Con la mia proposta di introdurre l’articolo 317-ter nel codice civile si intende perfezionare il lavoro che è stato in gran parte già fatto con la riforma del processo civile per affermare definitivamente il principio che un uomo violento non può essere un buon padre.

Abbiamo raccolto la sollecitazione della madre di Federico Barakat che nel 2009, ad appena nove anni, è stato ucciso a coltellate da suo padre nel corso di un incontro che avrebbe dovuto essere protetto, nei locali della Asl di San Donato Milanese. Un delitto atroce del quale, fino ad oggi, nessuno è stato ritenuto responsabile, anche se tutte le autorità coinvolte erano al corrente del pericolo rappresentato da quell’uomo e delle minacce di morte rivolte al figlio e alla madre, Antonella Penati che, in memoria del suo bimbo, ha fondato l’Associazione “Federico nel cuore”.

Inoltre il nuovo articolo 317-ter, “Provvedimenti riguardo i figli nei casi di violenza di genere o domestica”, è anche esito del lavoro svolto dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere, e doverosa risposta alle formali esortazioni del Rapporto sull’attuazione in Italia della Convenzione di Istanbul da parte del Gruppo di esperti (GREVIO). Nel rapporto si invita l’Italia a “valutare modifiche legislative” che tengano conto degli “episodi di violenza” in sede di determinazione dell’affidamento dei diritti di visita di bambini. Il GREVIO esprime una “estrema preoccupazione per la diffusa prassi dei tribunali civili” di considerare madre ostativa e non adatta – fino al punto di limitare o addirittura cancellare i suoi diritti genitoriali – la donna che denuncia violenza domestica e solleva obiezioni all’incontro dei figli con il padre abusante. Il nostro Paese viene anche sollecitato a valutare adeguatamente il rischio proprio in sede di processo civile, perché il diritto dei bambini e delle bambine al legame con entrambi i genitori trova un’eccezione quando siano esposti alla violenza domestica, come vittime o come testimoni.

Il disegno di legge, dunque, mette al centro la salute psichica e fisica dei bambini e la loro tutela, e si pone l’obiettivo di responsabilizzare i soggetti, pubblici o privati, che ne assumono, anche temporaneamente, la custodia o la vigilanza. E intende arginare talune prassi distorte in uso in alcuni Tribunali per cui i consulenti tecnici d’ufficio e gli operatori dei servizi sociali non danno importanza né valutano adeguatamente le violenze denunciate da uno dei genitori né le considerano dirimenti nel giudicare la capacità genitoriale e all’affidamento dei figli.

Il rischio è dunque quello della vittimizzazione secondaria delle donne che denunciano, spesso ritenute madri non adeguate, simbiotiche o calunniatrici, una prassi vietata dall’articolo 18 della Convenzione di Istanbul. Il ddl dunque ha anche lo scopo di arginare la crescita dei casi di affidamento dei figli ai servizi sociali, spesso privi della necessaria formazione sulla violenza domestica, specie in termini di prevenzione e protezione dei minorenni come drammaticamente testimoniano molti fatti di cronaca.

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