Stipendio, è giusto che le mamme guadagnino meno delle donne senza figli?

scritto da il 30 Ottobre 2020

Photo by Dakota Corbin on Unsplash

Photo by Dakota Corbin on Unsplash

Le donne senza figli guadagnano di più delle mamme. Non è un pettegolezzo da macchina del caffé, è un dato di fatto. Se ce ne fosse stato bisogno a ricordarcelo è stato il presidente dell’Inps Pasquale Tridico: i salari settimanali delle donne che hanno avuto figli rispetto alle lavoratrici che non ne hanno avuti “crescono del 6% in meno, le settimane lavorate in meno sono circa 11 all’anno e l’aumento della percentuale di madri con contratti part-time è quasi triplo rispetto a quello delle donne senza figli“.

Chi non ha mai sentito una collega senza figli lamentarsi del fatto che le mamme si assentano: per la malattia del bambino, per coprire i giorni di scuole chiuse durante le festività, per vaccinazioni o visite mediche e anche per assemblee scolastiche, recite di natale e fine anno e colloqui con gli insegnanti. Già si assentano, ma i giorni di ferie e di permesso fra lavoratrici con e senza figli sono esattamente gli stessi a parità di livello e di anzianità. Per legge poi i genitori hanno 6 mesi di astensione facoltativa dal lavoro che entro i sei anni del bambino vedono riconosciuta una retribuzione del 30%. Dai 6 agli 8 anni si ha diritto al 30% solo se il reddito individuale del genitore richiedente è inferiore ad un determinato limite. Dagli 8 ai 12 si sta a casa senza retribuzione. A conti fatti, quindi, i genitori hanno 24 settimane di congedo. La domanda sorge spontanea: come fanno le mamme quindi a lavorare 11 settimane in meno delle donne senza figli? Possono farlo per un paio d’anni, ma poi non hanno più modo di stare a casa.

Faccio il calcolo per capire quanto le voci di corridoio possano avere un fondamento e possano in qualche modo giustificare il fatto che un capo riconosca un 6% in più di salario alle donne senza figli. E i conti non mi tornano. E’ vero, però, che spesso le donne scelgono il part time: una banca che ho sentito ultimamente mi diceva che le donne contano per il 50% della loro forza lavoro e il 96% dei loro part time. E con il part time è dura avere promozioni e aumenti, effettivamente.

Succede lo stesso agli uomini? Tutto il contrario. Gli uomini sposati hanno redditi ben più consistenti degli uomini single (e di certo più alti di donne single e donne sposate). Insomma se un uomo mette su famiglia ha più probabilità di avere aumenti di retribuzione. E il divario è tutt’altro che irrisorio: 28.483 contro 23.496, secondo i calcoli secondo la ricerca di Solomon W. Polachek aggiornata al 2017. Com’è possibile? Avranno anche loro figli malati, assemblee di classe, colloqui con gli insegnanti, recite, saggi, visite mediche e quant’altro, no?

Evidentemente no. Altrimenti Tridico non avrebbe chiosato con questo commento i dati: “Gli effetti della maternità sono pertanto evidenti e si manifestano non solo nel breve periodo, ma persistono anche a diversi anni di distanza dalla nascita del figlio. Sarebbe utile prevedere ad esempio uno sgravio contributivo per donne che rientrano in azienda dopo una gravidanza, aiutando così l’occupazione femminile e riducendo le possibilità di indebite pressioni sulle scelte delle lavoratrici. Per ogni neoassunta, entro tre anni dall’assunzione, che vada in maternità e rientri al lavoro, l’azienda otterrebbe un esonero contributivo per tre anni“.

Due obiezioni. La misura è già stata sperimentata nel sud Italia e non pare abbia portato questi risultati eclatanti tanto da portare ad allargarla a tutto il territorio nazionale (ma il governo lo farà perché è un contentino facile da dare ora che c’è la copertura finanziaria per gli incentivi alle imprese o la detassazione del lavoro femminile). La seconda obiezione è che in questo modo non si cambia la cultura del paese nella direzione di un più equo e condiviso lavoro di cura all’interno delle famiglie. Si continua piuttosto ad avvalorare la situazione attuale: i figli sono una questione delle donne, che per continuare a lavorare e occuparsene hanno bisogno di un aiutino.

Insomma, non se ne esce proprio così e fra 10 anni staremo ancora a commentare la differenza di salario tra mamme e donne che non hanno figli. Ma poi: davvero secondo voi le mamme lavorano meno? Gli studi dicono proprio il contrario. La maternità sembra sia un fattore di incremento della produttività, nell’arco di 30 anni di carriera, le donne con figli sorpassano in tutti i parametri le colleghe che non ne hanno avuti.

Se in una prima fase, infatti, le madri hanno in media un calo di produttività del 19,1% per più figli (mentre non sembra essere così significativo nei padri che registrano un -5,4%), nel medio periodo reuperano e superano le donne senza figli perché, secondo una ricerca (Parenthood and Productivity of Highly Skilled Labor: Evidence from the Groves of Academe) condotta dai ricercatori Matthias Krapf dell’Università di Zurigo, Heinrich Ursprung dell’Università di Costanza e Christian Zimmermann della Federal Reserve Bank di Saint Louis, sono meglio “equipaggiate” a livello di competenze di plurimansionamento, efficienza organizzativa e velocità di esecuzione di più attività. Lo studio dimostra, infatti, che E addirittura aumenta all’aumentare del numero dei figli. la produttività delle donne sale dal 15 al 17 per cento quando hanno figli.

Quindi scusate, di cosa stiamo parlando? Ah sì, di pregiudizi. Per sanarli gli incentivi e la detassazione serviranno a ben poco, temo!

Ultimi commenti (26)
  • Michele |

    No @Angela 🙂 anche lei?

    1) “Tutte le donne in media sono pagate meno degli uomini” 🙂
    No, per esempio, le donne single ad esempio in MEDIA hanno un reddito superiore agli uomini SINGLE. Provi a leggere per intero l’articolo citato da Monica D’Ascenzo “Il vantaggio economico di avere una moglie” Luisa Rosti, alleyoop, 12 Agosto 2019. A parte questo, mi chiedo cosa venga in tasca a me più della moglie di Mario, il quale guadagna volte il mio reddito, dal fatto di condividere con Tizio l’essere nato maschio.
    2) “In ogni caso, le donne senza figli di solito vengono caricate del lavoro in più durante tutte le assenze delle madri, da loro ci si aspetta che si fermino fino a tardi e che “cedano” i periodi migliori per le ferie”
    Forse lei lavora dove ci sono tutte donne, ma le assicuro che dove ci sono uomini, anche gli uomini vengono caricati del lavoro in più durante tutte le assenze delle madri, anche perché per quanto riguarda gli uomini, pure se hanno figli, “il loro scopo nella vita deve essere il lavoro”. Glielo dice la società prima, il datore di lavoro poi, la disciplina dei permessi parentali, e anche la moglie che si prende il part time quando decide di diventare mamma (la rinvio di nuovo all’articolo della Rosti.). E se ancora non lo capiscono, glielo ribadisce il giudice con le sentenze nelle separazioni, riguardo affido, assegnazione della casa e assegni di mantenimento etc
    3) spero che le diano il part time. 🙂 Sul serio.
    Poi però, prima di dire una cosa come “Tutte le donne in media sono pagate meno degli uomini” magari se lo ricordi e ci rifletta, perché come dicevo sotto a Francesca, questo genere di dichiarazioni

    “(…)Questa mattina la commissione Lavoro della Camera ha approvato all’unanimità il via libera al testo base sulla parità salariale tra uomo e donna, iniziativa della deputata Chiara Gribaudo (Pd). “Rende applicabile un principio fondamentale che è già contenuto sia nella nostra Costituzione sia nella legislazione, ma che poi non viene applicato, e cioè che a parità di lavoro una donna non può essere pagata meno di un uomo come invece avviene ancora oggi”, ha spiegato la presidente Debora Serracchiani.(…)” (“Equal pay day, da oggi fino a fine anno le donne “lavorano gratis”. Commissione Lavoro approva il testo base sulla parità salariale” – Il Fatto Quotidiano 4 novembre 2020)

    se proprio si vogliono fare è bene farne un mestiere.
    4) A proposito di fomentare guerre tra poveri…. “da oggi le donne lavorano gratis” e “a parità di lavoro una donna non può essere pagata meno di un uomo come invece avviene ancora oggi” …adesso è più chiaro di cosa si sta parlando? 🙂
    PS Comunque se è al corrente che queste riescono a far passare una legge per cui, inquantodonna® le devono dare il part time e integrare il salario col Recovery Fund fino al reddito medio maschile, beh.. allora è un’altra storia al punto 3), fa bene a dire “Tutte le donne in media sono pagate meno degli uomini”. Al suo posto direi pure che la luna è fatta di formaggio 🙂

  • Monica D'Ascenzo |

    Purtroppo è a discrezione del datore di lavoro e non è detto neanche che lo diano alle madri.

  • Angela |

    Io comunque aspiro al part time.
    Non me lo danno perchè non ho figli.

  • Monica D'Ascenzo |

    Cara Angela, mi spiace l’abbia letta così. Non era quello il fine del testo. Anche perché ogni lavoratrice mamma è stata prima lavoratrice non mamma. Quindi conosce la realtà a cui lei fa riferimento. Ciò che volevo sottolineare è: tutti i dati ci dicono che le donne guadagnano meno degli uomini a parità di livello e di mansioni. Ora il presidente dell’Inps ci dice anche che le mamme guadagnano meno delle donne senza figli. Io non credo che sia una cosa giusta, perché il merito dovrebbe essere riconosciuto indipendentemente dal genere (e dai figli). Inoltre, il fulcro è su quello che verrà: è il momento di fare un piano per l’occupazione femminile in cui investire parte dei fondi del Recovery fund. Ecco il problema è che si rischia di veder “partorire” qualche asilo nido in più e qualche detrazione per le assunzioni di donne. Misure con cui non andremo da nessuna parte. Mamme e non.

  • Angela |

    Un articolo vergognoso che sembra voler incitare una guerra tra poveri.
    Tutte le donne in media sono pagate meno degli uomini.
    In ogni caso, le donne senza figli di solito vengono caricate del lavoro in più durante tutte le assenze delle madri, da loro ci si aspetta che si fermino fino a tardi e che “cedano” i periodi migliori per le ferie. Perchè se non hanno figli allora il loro scopo nella vita deve essere il lavoro.
    Ne vogliamo parlare? Oppure… di che cosa state parlando?

  • Michele |

    @Francesca suvvia 🙂 …. Perchè se la prende così e la mette sul personale? Le ho solo dato un consiglio: se proprio vuole fare discorsi da femminista, almeno ne faccia un mestiere. Ma si sbrighi però che il mercato sta saturando e soprattutto cambiando. Lo ha letto il pezzo con l’intervista allo sculture della statua di “Medusa” rivisitata in salsa femminista?
    Non passerà troppo tempo che cose come quelle suoneranno come oggi suonano i discorsi dei sessantottini. Le avvisaglie ci sono tutte, basta che prova a esaminare il grado di autoreferenzialità e scollamento dalla realtà delle polemiche che orbitano, per esempio, attorno a quell’opera, il grado di frammentazione, il ben noto processo di decomposizione di una moda ideologica per cui cominciano a proliferare frange e frangette sempre più estreme, le quali, desiderose di epurare i meno puri, cominciano ad accusarsi a vicenda, in questo caso specifico, di “patriarcato interiorizzato”.
    Quando queste mode ideologiche imperano, dato che tutti cantano la stessa litania, dall’ “intellettuale” fino all’ultimo diversamente intelligente, pare che basti seguire il rito, ripetere slogan, parole d’ordine, mostrare indignazione contro il nemico di turno, causa di tutti mali, e ci si sente giusti, intelligenti, detentori di una verità alta e intramontabile, guida sicura verso tutto ciò che è vero, bello e giusto. Il mondo appare come qualcosa da buttar via e da rifare ex novo sotto la guida di qualche popolo eletto. Pare una cosa grossa, una cosa seria. Non dura a lungo ovviamente, ma la differenza sostanziale che distingue chi riuscirà a mantenere un cervello sano e una dignità quando la moda sarà passata, consiste in chi, di quei rituali, ne è riuscito a farne un mestiere, a farsene cerimoniere, e chi no, e ha partecipato alla messa come semplice fedele recitante la litania del, in questo caso specifico, duegambebuonotregambecattivo.
    I primi conosceranno in modo smaliziato come vendere il prodotto durante tutte le sue fasi di vita, dare le frasi giuste a quelli della seconda categoria, ritagliarsi il proprio spazio, magari scrivere libri, promuovere le proprie attività etc etc e questo li renderà capaci di non prendere troppo sul serio quello che rifilano ai secondi, annusare l’aria e sapere quando il prodotto è arrivato all’obsolescenza e arriva il momento di cambiare moda e continuare a lavorare, prima di trovarsi scoperti. Provi a vedere quante giornaliste ad esempio shanno già ricombinato il tema “violenza maschile sulle donne” a temi d’altro, tipo “lavoro” ad esempio ma anche “riscaldamento globale”, “mangiar sano”, “resilienza di qualcosa”, etc etc.
    I secondi invece continueranno a ripetere parole d’ordine e slogan della prima ora, che suoneranno sempre più ridicoli, prima di avvertire la forte sensazione di essere rimasti a recitarli da soli, come se a una festa, fossero arrivati al tavolo del rinfresco solo dopo che si è diradato il grosso del gruppo, trovando le briciole.
    Ora, qualcosa mi dice che per esempio, chi scrive e gestisce queste rubriche che ormai sono un must in ogni testata, appartiene alla prima categoria, e tanto di cappello, perché ci vuole professionalità. Come appartiene a questa categoria a pieno titolo e con lode lo scultore di Medusa, uno che sa vivere, che sa guardarsi attorno, rilevare la sensibilità del momento, e capire come lavorare stando in attacco.
    Lei, Francesca, ripete i loro slogan e le loro litanie, ma se non la paga nessuno per scrivere pubblicamente cose tipo:
    “il vero tema è se sia giusto che un maschio debba essere pagato più di una donna sempre e comunque solo perché maschio.”
    lei per ora, appartiene alla seconda categoria.
    Le ho solo dato un consiglio: provi a farne un mestiere, faccia un salto di qualità.
    Buona vita anche a lei 🙂

  • Francesca |

    Gentile Michele, scommetto che lei non ha figli, e molto probabilmente nemmeno una donna disposta a vivere con lei, o se preferisce a ‘farsi mantenere’ da lei. Infatti sa ben poco delle donne, e di cosa voglia dire avere figli o una famiglia. Ma scrive tanto.
    Questa è la cosa più comprensibile che si può evincere dai suoi interminabili pipponi.
    Buona vita.

  • Michele |

    “il vero tema è se sia giusto che un maschio debba essere pagato più di una donna sempre e comunque solo perché maschio.” 🙂
    No @Francesca, questo non è il vero tema, questa è una bufala sistematicamente costruita e propagandata da anni, ma sulla quale girano un bel pacco di soldi pubblici in “progetti” di “sensibilizzazione” di varia natura e che per questo ha una bella inerzia e girerà ancora a lungo. Un po’ come “la prima causa di morte per le donne è per mano maschile”, per capirci.

    Se legge con più attenzione, e oltre il titolo, l’articolo della Dottoressa Rosti, che la D’Ascenzo cita nel suo post, troverà i dati che le rivelano che quando le donne lavorano, single o sposate che siano, hanno un reddito MEDIO pari e anche superiore al reddito MEDIO degli uomini single.
    Quando lavorano.
    Quando NON lavorano, si fanno mantenere da uomini non single anche dopo il divorzio, specie in Italia, dove è normale che una Senatrice della Repubblica faccia pubblicamente queste riflessioni: «E quante donne divorziate, ad esempio, avrebbero preferito il riconoscimento di una nuova convivenza, più leggero, conservando però l’assegno di mantenimento, che con le unioni, entrando in un nuovo stato patrimoniale, si perderebbe?» (Beppe Lopez “Unioni civili solo per gay. E gli etero? Figli di un dio minore” Il Fatto Quotidiano 16 ottobre 2014).

    Non è colpa di nessuno, capiamoci bene: l’eredità culturale che ci insegna fin da bambini che il compito di un uomo è “portare il pane a casa e mantenere la famiglia” e quello di una donna di “far figli e tener pulita casa” è ancora potente come puoi toccare con mano per esempio esaminando le sentenze sulle cause di separazione, ma il vero punto è che statisticamente poca gente, indipendentemente dal sesso, va a lavorare per dei soldi che può avere senza lavorare, e le donne oggi possono fare una scelta che è preclusa da sempre agli uomini.
    Ecco un fattore determinante del perché nei cd “paesi avanzati”, oggi, la MEDIA dei redditi maschili è superiore della MEDIA dei redditi femminili.

    Per questo, sotto sotto, tutti sappiamo che gli incentivi alle imprese che assumono donne, detassazione del lavoro femminile, non funzioneranno ai fini di aumentare l’occupazione femminile in Italia, e lo sa anche l’articolista, anche se cerca di allontanarsi il più possibile dal vero punto della questione.
    Purtroppo l’occupazione femminile in Italia aumenterà solo col progressivo impoverimento del ceto medio, ossia quando il numero di uomini con redditi tali da poter permettere alla compagna di scegliere se lavorare, lavoricchiare o farsi mantenere, diventeranno così rari che per una fetta maggiore di donne non ci sarà altra scelta, come non ce n’è per gli uomini da sempre, tra il lavorare (con redditi sempre più da fame) o fare la fame.
    Nel frattempo, quella stessa ideologia che era finita nella pattumiera, che ci raccontava di una guerra tra sessi, che ha ritrovato così tanto spazio da una decina d’anni a questa parte nella politica italiana e nei media raccontando cose come “La violenza familiare da parte del proprio compagno (…) è in Europa e nel mondo la prima causa di morte per le donne” oppure che “Da oggi le donne lavorano gratis”, continuerà a raccontarle che i “maschi” le stanno togliendo qualcosa, la opprimono, la sfruttano e se non riesce a fare qualcosa, se fallisce, se ha un problema, alla fin fine…è colpa dei “maschi”.
    Del resto, coltivare e propagandare questa ideologia, fare “progetti” “sondaggi” etc è diventato un mestiere, un settore che occupa e offre uno sbocco occupazione a molte laureate in discipline diciamo… discipline non STEM 🙂 Come biasimarle, alla fine? “prima la trippa vien, poi la virtù” E perchè no? Si butti anche lei nel settore 🙂

  • Francesca |

    Riflessione interessante, ma le confesso che averla centrata sulla contrapposizione tra mamme e donne senza figli, sulle prime, mi ha infastidita un po’, dato che il vero tema è se sia giusto che un maschio debba essere pagato più di una donna sempre e comunque solo perché maschio. Anche perché, come ha giustamente puntualizzato, le mamme sono pagate meno delle donne senza figli, come effetto collaterale di pregiudizi che, guarda caso, tendono a favorire i maschi, come sempre.
    Se sei donna e non fai figli ti si guarda storto, perché per la società non staresti facendo il tuo dovere, e tutto il resto della solita morale che ci vorrebbe chiuse in casa in funzione dei bisogni e del desiderio maschile, e quindi, dato che non sei “al tuo posto”, sul lavoro un maschio ti passa sempre davanti nella carriera, perché tutti si aspettano che quando metterai la testa a posto, comincerai a far figli e a tralasciare il lavoro. Quando i figli li fai, puoi dimenticarti non solo la carriera, ma sempre più spesso anche un posto di lavoro.
    Se sei maschio, invece, da scapolo te la spassi e da quella stessa società che stigmatizza le donne che non fanno figli, vieni considerato un figo, e quando ti stufi e pretendi di avere la serva gratis in casa, ti raddoppiano pure lo stipendio.
    Poi, se provi a denunciare queste discriminazioni vieni pure derisa.. Ma oggi c’è la parità, il patriarcato non esiste… e le marmotte incartano la cioccolata.

  • Michele |

    @Carlo Se vuoi farti un quadro più chiaro della situazione riguardo la parzialità e il pregiudizio sull’argomento, prova a leggere per intero l’articolo citato dall’articolista, ossia “Il vantaggio economico di avere una moglie” Luisa Rosti, alleyoop, 12 Agosto 2019 e a fare un confronto tra l’argomentazione sviluppata da Luisa Rosti in quel pezzo, e cosa di quella argomentazione viene riportata qui. Prova anche a confrontare quali dati vengono presentati nell’articolo della Rosti riguardo ai redditi medi per categorie demografiche e quali di quei dati vengono presentati qui e come 😉