Il segreto della formazione perfetta, nascosto nella vita di tutti i giorni

scritto da il 12 Luglio 2019

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“Sappiamo che oggi, e sicuramente sarà così anche nel prossimo futuro, le macchine sono abbastanza scarse nella comprensione dello stato d’animo delle persone, nell’intuire le situazioni intorno a sé, nello sviluppare relazioni di fiducia. Per questo, le competenze soft “umane” diventeranno sempre più importanti: competenze  come l’empatia, la capacità di collaborare e il pensiero creative”.

Lynda Gratton, tra le massime esperte mondiali in tema di organizzazione del lavoro, da diverso tempo “batte” sul tema del reskilling della forza lavoro, in particolare nella direzione delle competenze soft.

Affermazioni simili si sentono dal World Economic Forum e da tutti i principali centri di pensiero sul tema del futuro del lavoro: gli esseri umani sono ancora competitivi come lavoratori e lo resteranno se sapranno continuare a sviluppare quel patrimonio unico di valore che sono le nostre capacità “umane”.

Vi sono però tre piccoli ostacoli a questa possibilità, rilevati dalla Gratton in un suo recente articolo sulla MIT Sloane Management Review:
1) il sistema scolastico non insegna queste competenze, poiché è fermo a un disegno didattico che ci preparava alle sfide della prima rivoluzione industriale (stare fermi, memorizzare e obbedire alle regole),
2) la tecnologia non le allena, anzi le annichilisce per definizione (Alexa non “si offende” mai),
3) i posti di lavoro creano condizioni di stress che inibiscono la possibilità di svilupparle e usarle bene.

Per fortuna c’è la formazione, che solo negli Stati Uniti raccoglie ogni anno investimenti di oltre 164 miliardi di euro da parte delle aziende. Utili? Non secondo la Gratton:

“Diversamente da molte competenze cognitive, le competenze sociali non possono essere apprese attraverso delle regole – non esiste un percorso specifico che porti all’efficacia sociale. Sviluppare competenze sociali per l’ambiente lavorativo richiede un’esperienza di apprendimento immersiva, provata in situazioni il più possibile simili al lavoro reale, con moltissime opportunità di fare pratica. Questo tipo di apprendimento è essenzialmente un processo per prove ed errori, in cui usiamo dei comportamenti, riceviamo feedback attraverso alcuni segnali sottili e proviamo ancora. La pratica crea il muscolo dell’abitudine“.

559278d6-82b9-44a8-ade9-bc7a4f64593dUn’esperienza immersiva, che si possa replicare in situazioni quanto più possibile reali, con molteplici e continue opportunità di pratica, per “creare il muscolo dell’abitudine”. Se fosse formazione, sarebbe costosissima perché non basterebbe una giornata in aula, ma neanche un’intera settimana, per proporre e riproporre situazioni varie e semi-reali per creare abitudini di empatia, comprensione del contesto, pensiero creativo. Nel suo articolo, la prof.ssa Gratton elenca alcune buone prassi emergenti che fanno uso di Realtà Aumentata o Virtuale per creare delle micro palestre estremamente simili alla realtà, capaci di dare i feedback che servono perché si attivi il processo di consapevolezza necessario all’apprendimento delle competenze soft.

51c377d5-6e48-4b0f-82d0-c517df5c6c4cMa un papà italiano ha di recente pubblicato un post su Linkedin con una proposta decisamente più innovativa rispetto al semplice utilizzo della realtà aumentata: il post di Mirko Cafaro, di professione comunicatore presso Italgas, si intitola Come l’essere padre ha reso più “leggero” il mio lavoro. Mirko la trovato la coach perfetta nella sua bambina di 10 mesi che, con una pratica quotidiana, continua, immersiva e dotata di ricchi feedback immediati, lo sta allenando su dieci competenze essenziali. Sono talmente chiare e belle che meritano di essere riportate per intero  – grazie a Mirko per averci autorizzati a farlo:

1) Operare sotto pressione. Nessun capo saprà mai indurti la stessa pressione di una bimba che piange e strepita perché ha fame (mentre il biberon o la pappa, secondo la canonica legge di Murphy, impiegano sempre troppo a scaldarsi o a raggiungere la cottura).

2) L’organizzazione. Preparare un’uscita o un’attività lontana da casa è un rebus. Non esiste check-list, né fornitore che potranno metterti al riparo dal dimenticare qualcosa di vitale importanza (acqua, latte, pannolini, ecc). Gli eventi aziendali in confronto? Un protocollo da applicare.

3) Prevenzione e intuizione. Se comprendere e anticipare le esigenze di un capo è impresa non sempre agevole, farsi trovare preparati ai chiari di luna di un figlio corrisponde a interpretare la sfinge. A maggior ragione quando, non dotati di parola, impongono di procedere per tentativi.

4) Gestione dell’imprevisto. Provate a contare le variabili connesse a un impegno di lavoro, un’attività aziendale, un evento. Fatto? Ora elevate a potenza trasponendo il calcolo in ambito familiare.

5) Procedere per priorità. Questo punto è forse l’unico che fa difetto rispetto ai precedenti, perché in questo caso è vostro figlio a dettare l’agenda (a modo suo). Con la differenza sostanziale però che le priorità saranno molte di più di una qualsiasi giornata in ufficio.

6) Abilità nella contrattazione. Non è forse più semplice ottenere un aumento dal capo che una pronta risposta da un figlio intento a guardare il suo cartone animato preferito?

7) Capacità di improvvisazione. Se con l’esperienza e l’acquisizione di un po’ di mestiere, improvvisare diventa una pratica anche affascinante in qualsiasi professione, con un figlio è sempre equilibrismo sul filo, per giunta senza rete.

8) Precisione. Nessuna azione sarà mai lontanamente paragonabile a poggiare delicatamente il proprio figlio nel lettino – magari dopo averlo a lungo cullato – evitando qualsivoglia rumore o spasmo muscolare che possa sortire l’effetto di svegliarlo.

9) L’attesa di un feedback. Alla prima interazione consapevole di vostro figlio, nessun riscontro, positivo o negativo che sia, in ambito professionale avrà più la stessa portata e la stessa capacità di incidere.

10) Gestione della conflittualità. Un’abilità che si affina probabilmente in presenza di più figli (non è il mio caso), ma provate a spiegare a una bimba che non può pretendere con forza tutto quello che ritiene sia suo di diritto e cerca di riaffermarlo a fronte anche di una fisicità già notevole…

088d382e-084f-461d-a89b-228227f440ddInsomma, Italgas ha a disposizione, senza saperlo e senza spendere un euro, il miglior trainer in soft skill che esista: la figlia di Mirko. Che ne dite: ci sono le basi per proporre una soluzione alternativa alla realtà aumentata o virtuale, ossia quella di iniziare a usare meglio la realtà “reale”?

Ultimi commenti (5)
  • Mattia |

    Direi di si, grazie per avermi reso più Consapevole!

  • Silvia Duse |

    Sono molto colpita da quanto scritto lo trovo molto veritiero, aggiungerei l’auto formazione visto che a breve ci troviamo a trattare con degli adolescenti.
    La capacità di saper dare risposte non compromettenti in breve tempo e senza far notare all’interlocutore il nostro disagio o la nostra assenza di preparazione.
    Affrontare argomenti complicati utilizzando terminologie semplici e senza tempi di preparazione.
    Accordare permessi in pochi istanti valutando in pochi secondi tutto ciò che può nuocere o un giorno ritornarci come bumerang.
    Considerando che abbiamo a che fare con genietti sollecitati in continuo da mille imput informatici .

  • Stefania De Sio |

    Salve, sicuramente fondamentali le dieci competenze nella gestione delle relazioni evidenziate dal signor Cafaro, ma, a mio avviso, incredibilmente attuabili in ambiente lavorativo, poiché manca il fattore essenziale che regola le azioni e le reazioni delle parti (capo, colleghi, sottoposti) e cioè il profondo amore che spinge Mirko Cafaro a soddisfare le continue e pressanti esigenze di sua figlia. Allenarsi a diventare un animale sociale, ovvero lavorare per il bene esclusivo della società non è semplice, e in alcuni casi, anche pericoloso. Diciamo che privilegiando, nelle posizioni di comando, personalità più miti, meno bellicose, con la giusta dose di orgoglio personale e con un discreto senso di giustizia, sarebbe un bel passo avanti.

  • Enrico |

    La famiglia è il primo nucleo sociale che forma gli esseri umani attraverso lo scambio relazionale improntato sui ruoli. Forse questa società dovrebbe recuperare la famiglia comprendendo il suo ruolo formativo. Ed è proprio il mondo del lavoro che deve recuperare il rispetto della famiglia. Ciò che ha scritto Mirko Cafaro non fa altro che sottolineare questo.

  • Flavio |

    Tutto giusto! Da ciò si potrebbe dire che la famiglia è un frattale per comprendere la società globale.