Salute mentale, la domanda di cura si sposta sui più giovani

C’è un modo di leggere i numeri della psichiatria pubblica che si ferma al volume complessivo: nel 2024 i servizi italiani hanno assistito 845.516 persone. Ce n’è un altro, più utile per capire dove va il sistema, che guarda a chi entra. I pazienti nuovi sono stati 272.497, circa un terzo del totale. Sono persone che per la prima volta hanno incontrato un servizio di salute mentale, e il loro numero dice qualcosa sia sulla diffusione del disagio sia sulla capacità, e sulla disponibilità, di chiedere aiuto.

Il profilo anagrafico di questi nuovi accessi è sbilanciato verso i più giovani. Ben 71.384 pazienti avevano tra i 18 e i 35 anni, una quota che arriva al 27,6%. Una fascia che coincide con il passaggio all’autonomia, tra fine degli studi, ingresso nel mercato del lavoro e costruzione di un progetto di vita, e dove l’insorgenza di un disturbo ha costi che vanno oltre quelli sanitari: percorsi formativi interrotti, inserimenti lavorativi più fragili, carichi di cura che ricadono sulle famiglie.

Il dato, va precisato, non riguarda gli adolescenti in senso stretto, che fanno capo in larga parte ai servizi di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma il confine tra i due mondi è meno netto di quanto suggerisca l’organizzazione dei servizi. Una parte rilevante dei disturbi esordisce prima dei 18 anni e approda alla psichiatria adulta con ritardo, quando il quadro è già più strutturato. È il nodo della transizione: il passaggio di competenze alla maggiore età è un punto in cui la continuità assistenziale tende a incrinarsi e in cui il rischio di perdere il paziente è più alto.

L’ambiente digitale

Il contesto in cui questa generazione cresce è cambiato in modo strutturale. Secondo i dati disponibili, il 95% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni dispone di un profilo sui social network: la presenza online è diventata il tratto distintivo di una generazione intera. Dentro questo perimetro, circa 10 adolescenti su 100 risultano a rischio di “uso problematico”, espressione che indica un utilizzo disfunzionale dei dispositivi, associabile a problemi di salute mentale o fisica.

Il perimetro della definizione è importante. Parlare di rischio non equivale a diagnosticare una dipendenza e l’associazione tra uso intensivo e malessere non chiarisce la direzione del legame. Gli studi disponibili mostrano che i social possono amplificare fragilità preesistenti, ma anche che chi già sta male tende a ricorrervi di più, in cerca di compensazione o di isolamento. Per questo i due gruppi di dati non vanno sovrapposti: descrivono popolazioni e fenomeni diversi, e una correlazione tra diffusione dei social e crescita degli accessi ai servizi non è dimostrata da queste rilevazioni.

La capacità di risposta

Il vero test, per le politiche pubbliche, riguarda la capacità di assorbire una domanda che appare in crescita e in parte nuova. Il numero elevato di prime visite può essere letto come segnale positivo, nella misura in cui riflette un minore stigma e una maggiore consapevolezza. Ma si traduce in un carico effettivo per dipartimenti di salute mentale già alle prese con organici ridotti e forti differenze territoriali nell’offerta. Intercettare presto il disagio, quando i percorsi di cura sono più brevi ed efficaci, richiede presidi sul territorio, raccordo con i medici di base e con la scuola, e una programmazione della transizione tra servizi per minori e per adulti.

Sul fronte della prevenzione, l’educazione all’uso degli strumenti digitali sta entrando nel dibattito tra scuole e famiglie, ma resta in gran parte affidata a iniziative locali. Per valutare il quadro serviranno serie storiche più lunghe e rilevazioni mirate sugli under 18, la fascia meno documentata proprio mentre è quella su cui si concentra l’attenzione.

1 minore su 5 ha disturbo neurosviluppo

La tutela della salute mentale deve cominciare fin dall’infanzia. E’ il messaggio lanciato dalla Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Sinpia) in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, che si celebra il 10 ottobre. Un monito che affonda le radici nei freddi numeri: nel nostro Paese 1 minore su 5 presenta un disturbo del neurosviluppo, pari a circa 2 milioni di bambini e ragazzi. La prevenzione è la prima chiave per affrontare il problema: rafforzare i fattori protettivi, elencano gli esperti, riconoscere precocemente i segnali di rischio e sostenere la crescita dei bambini significa investire nel loro benessere presente e futuro.

Il neurosviluppo è il processo che sostiene la crescita e la maturazione delle strutture cerebrali alla base delle capacità motorie, cognitive, comunicative, emotive e sociali. Un percorso in cui interagiscono continuamente fattori genetici, epigenetici, neurobiologici e ambientali. Eventuali alterazioni, osservano gli specialisti, possono manifestarsi già nei primi anni di vita, con disturbi come quelli motori (per esempio paralisi cerebrali infantili), ritardi cognitivi, disturbi dello spettro autistico, disturbi di linguaggio e apprendimento, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, ed epilessia, spesso presenti in comorbidità. Altri disturbi possono invece emergere più avanti, anche in adolescenza, con la comparsa di disturbi psichiatrici, come quelli dell’umore, tra cui la depressione.

«Promuovere il neurosviluppo significa agire sulle basi della salute fisica e mentale, con una prospettiva che va dal concepimento alla vita adulta – dichiara Elisa Fazzi, Presidente Sinpia – Non si tratta soltanto di riconoscere tempestivamente un indicatore di rischio o piuttosto una costellazione di segnali che se persistenti, congruenti e presenti nei diversi contesti di vita del bambino possono segnalare la possibile evoluzione verso uno sviluppo disarmonico o patologico, ma di creare, attraverso le modifiche dell’ambiente (famigliare/relazionale, scolastico, sociale ecc.), condizioni favorevoli a modificare le traiettorie evolutive e a far evolvere il neurosviluppo in senso positivo, sostenendo le funzioni emotive, motorie comunicative, cognitive e sociali in tutte le fasi della crescita. Questo richiede azioni a supporto delle situazioni di vulnerabilità e attenzione a tutti gli ambienti e i contesti in cui bambini e ragazzi vivono. La prevenzione, quindi, non riguarda soltanto il singolo bambino, ma anche le condizioni che possono favorirne lo sviluppo. Sempre più ricerche evidenziano quanto un neurosviluppo ottimale sia importante per la salute anche nell’età adulta: investire precocemente significa costruire opportunità di benessere che accompagnino la persona nel tempo».

Come si promuove il neurosviluppo? La Sinpia propone 10 indicazioni concrete: adottare stili di vita salutari già prima del concepimento; favorire l’allattamento al seno; curare il sonno; offrire occasioni per sperimentare attraverso i sensi, muoversi ed esplorare; coltivare lo scambio di sguardi tra genitori e neonato. E ancora, il gioco come occasione di comunicazione; la lettura condivisa in famiglia; abitudini relazionali sane con regole e limiti costruttivi; un utilizzo consapevole delle tecnologie (cellulari, tablet, internet eccetera) adeguato all’età ed evitando gli eccessi; promozione delle interazioni sociali e della vita di relazione in tutti i contesti.

I dati di Telefono Azzurro

Nei primi nove mesi del 2026, i casi legati alla salute mentale sono quasi raddoppiati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, passando da 687 a 1.286 (+87,2%). Oggi la salute mentale rappresenta il motivo principale di oltre una richiesta di aiuto su tre (35,7%), rispetto al 30,1% registrato due anni fa. Sono alcuni dei dati forniti del Servizio 1.96.96 di Telefono Azzurro che in vista della Giornata Mondiale della Salute Mentale, in collaborazione con l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e l’Irccs-Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, ha promosso un incontro dedicato al benessere psicologico dei giovani e alle sfide legate al mondo digitale.

Al centro dell’iniziativa saranno gli studenti, protagonisti di un confronto con istituzioni ed esperti su ansia, pressione dei social network, cyberbullismo e intelligenza artificiale. Secondo Telefono Azzurro, ansia, tristezza e solitudine sono tra i segnali più frequenti. In 417 casi, quasi uno su tre tra quelli legati alla salute mentale, emergono inoltre pensieri suicidari, tentativi di suicidio o atti autolesivi. Tra le richieste di aiuto compaiono anche difficoltà legate all’immagine corporea, all’autostima e al rapporto con il cibo. A rivolgersi al servizio sono soprattutto adolescenti, con un’età media di 15 anni, e sette su dieci sono ragazze. Sempre più spesso scelgono di scrivere: l’85% dei primi contatti avviene attraverso chat o WhatsApp, mentre il 15% arriva attraverso il canale telefonico.

«I dati confermano che la salute mentale è oggi una priorità per adolescenti e giovani – afferma Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro – . Per i ragazzi la vita digitale è parte integrante della vita reale e le pressioni sociali, l’isolamento e la rapida evoluzione tecnologica possono incidere profondamente sul loro benessere. Con l’evento di Bologna vogliamo mettere i ragazzi al centro e dimostrare che scuola, università, istituzioni e società civile possono unire le forze per costruire risposte concrete, creando spazi sicuri di ascolto, prevenzione e partecipazione».

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