Giornata mondiale della salute mentale, 7 giovani su 10 hanno bisogno di aiuto ma solo 3 vi accedono

Sette giovani italiani su dieci sentono il bisogno di parlare con uno psicologo. Soltanto tre riescono a farlo. Lo dice l’Indice Well-Fare 2025 del Consiglio nazionale dei giovani. E gli altri quattro? Aspettano. Oppure vanno altrove. Si confidano con un’intelligenza artificiale, a cui affidare dubbi, domande, desideri. Non sa che cosa significa sentire caldo o freddo, gioia o dolore, però risponde subito, non giudica e non costa nulla. Intanto quella sofferenza resta lì, e nelle situazioni più critiche può portare a pensieri di autolesione, come denuncia il rapporto 2026 dell’Osservatorio nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile (Onbd).

«Ci rivolgiamo all’intelligenza artificiale perché qualsiasi cosa le dici, lei risponde: bravo, hai ragione», spiega Elena Mietto, referente del progetto CuidArte, uno dei quattro progetti sostenuti dall’Istituto buddista italiano Soka Gakkai con i fondi dell’8×1000. «Non ti lascia nel vuoto o nell’attesa, non ti contraddice mai. Per questo fa sentire apparentemente più sicuri». Al contrario, osserva, «è la paura di stare con gli altri, la paura del giudizio, del non essere mai abbastanza, quello che spinge a chiudersi».

Ma isolarsi non cura. «La cura non va cercata solo nei luoghi medicalizzanti e istituzionalizzati, che diventano un po’ un’etichetta», spiega, «dove il sintomo che porti finisce per identificare chi sei».  Cura vuol dire invece esserci nello spazio, occuparlo con il corpo. «Il fatto di incontrarsi con noi in una dimensione di gruppo, in uno spazio quotidiano, non giudicante, non medicalizzante, uno spazio di vita comune con altre persone, sapendo che però ci sono dei professionisti che accolgono e che accompagnano davanti alle fatiche, è questo che fa sentire più sicuri e consente in qualche modo di uscire dall’isolamento».

Acquerelli realizzati durante il progetto CuidArte

A volte, aggiunge Mietto, «è difficile anche dal punto di vista economico accedervi mentre per noi la cura deve poter essere un diritto di tutti, non qualcosa a cui accedi solo se hai le risorse». In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, che si celebra il 10 ottobre, vale la pena guardare a come hanno provato a rispondere a questi bisogni i quattro progetti sostenuti dall’Istituto buddista italiano Soka Gakkai con i fondi dell’8×1000: 450mila euro complessivi e oltre 3.500 persone raggiunte.

Il pasto che diventa cura

CuidArte, promosso dal Gruppo associato per la psicoterapia psicodinamica (Gapp), accompagna trenta adolescenti e giovani adulti con disturbi alimentari, difficoltà relazionali e fragilità emotive nelle province di Alessandria, Asti e Vercelli. Due volte alla settimana, per tre ore, si ritrovano in un ristorante sociale, un locale aperto al pubblico.

La scelta non è casuale. «Non vediamo la cura solo nei luoghi medicalizzanti e istituzionalizzati», dice Mietto. «Qui il sintomo non è il centro». Psicologi, psichiatri, dietisti, educatori e volontari lavorano insieme in laboratori creativi e psicoeducativi, coinvolgendo anche le famiglie. «Per i ragazzi è un modo di tornare alla quotidianità».

I fondi dell’8×1000 hanno fatto una differenza concreta, aggiunge, «hanno reso gratuito l’accesso per adolescenti e famiglie». Ma non è solo una questione di soldi: «il sostegno ha permesso di dare struttura a un dispositivo integrato, costruito insieme ai servizi del territorio».

Il ristorante è anche diventato un «moltiplicatore di cura», racconta Mietto,  «le ragazze arrivano spesso spaventate, a volte conoscono solo il proprio malessere ma alla fine del percorso si portano il progetto a casa, una di loro ha scelto di restare come volontaria, per aiutare chi arriva dopo».

Il teatro come riabilitazione

In Calabria il problema è di posti. La regione ha appena 0,5 posti in strutture psichiatriche semiresidenziali ogni diecimila abitanti, contro una media nazionale di 2,8. Il progetto «Percorsi di inclusione sociale», di Goel – Gruppo cooperativo, punta a raddoppiare l’accoglienza nelle strutture a bassa intensità assistenziale, da 6 a 12 posti, e accompagna le persone verso autonomia abitativa, formazione e lavoro.

A Siderno i laboratori diurni usano il teatro per sperimentare in uno spazio protetto le situazioni della vita quotidiana. Il percorso si chiude con uno spettacolo e una tournée in scuole, associazioni e parrocchie, per contrastare lo stigma. «La malattia mentale è ancora oggi la più grande e grave discriminazione socialmente legittimata», commenta Rosa Mesiti, direttrice delle comunità psichiatriche “Davide” e “Maria Chiara”. «Il percorso terapeutico deve curare anche il territorio, le famiglie, le reti relazionali».

Dopo la pena, la cura

«Giovani al Centro», della cooperativa sociale A&I, ha coinvolto circa 62 giovani detenuti o in misura di comunità con fragilità psichica, nelle case circondariali di San Vittore e Monza e all’istituto penale minorile Beccaria di Milano. L’équipe, composta da psicologo, educatore e docente artistico, ha offerto spazi di ascolto, laboratori espressivi e percorsi personalizzati, anche oltre il periodo di detenzione. L’8×1000 ha garantito la continuità dei tre centri diurni. Il risultato, spiega Vera Tommasoni, responsabile dell’area servizi psico-riabilitativi, «è una maggiore consapevolezza di sé, una migliore gestione delle difficoltà emotive, meno rischio di isolamento e recidiva».

Gaza: sostegno per i minori

Il quarto progetto è dedicato ai bambini della Striscia di Gaza, che come denuncia l’Unicef, sono esposti a gravi ripercussioni psicologiche. Centinaia di migliaia non hanno un accesso stabile a istruzione e supporto psicosociale. “Percorsi di resilienza per minori sfollati e con disabilità”, di EducAid con Terre des Hommes Italia, Vento di Terra e Associazione di cooperazione e solidarietà, ha raggiunto oltre 2.900 bambini e adolescenti tra i 3 e i 17 anni con attività educative, laboratori espressivi, musicoterapia e sport. Per 50 minori con disabilità ci sono percorsi personalizzati e ausili realizzati anche con la stampa 3D. Sport, musica, teatro, arti creative: «restituiscono ai bambini una routine protettiva e un cruciale sollievo emotivo», dice Yousef Hamdouna, responsabile Programmi per il Medio Oriente di EducAid.

«Quando una richiesta di aiuto resta senza risposta, si indebolisce il tessuto stesso della comunità», afferma Anna Conti, vicepresidente dell’Istituto buddista italiano Soka Gakkai. Dal 2020 l’8×1000 dell’Istituto ha sostenuto oltre 164 progetti sociali e umanitari, 45 dei quali in corso, per più di 35 milioni di euro.

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