Come si racconta una donna: la nuova collana di libri “Mosche d’Oro”

scritto da il 01 Novembre 2021

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Nadia Terranova, Giulia Caminito e Viola Lo Moro. Tre donne, tre scrittrici e lavoratrici del mondo culturale molto diverse tra loro, ma indissolubilmente legate. Le accomuna una grande passione, dietro la quale si cela una storia intensa e bella, diversa per ognuna e che oggi le porta a condividere molto.

In occasione del Salone Internazionale del Libro, dove hanno presentato una collana editoriale che insieme cureranno, le tre autrici hanno raccontato le loro idee, le loro storie e la loro passione ad Alley Oop. Un’intervista a tre voci che sembrano una sola, nonostante dicano molte cose diverse ma mai in contraddizione tra loro. Il filo che le lega è indubbiamente, come sottolinea Viola Lo Moro, “il fatto che tutte prendiamo molto sul serio la letteratura, quindi anche l’opinione delle altre sulla letteratura. Il lavoro tra donne non si fonda solo sull’uguaglianza, anzi dipende molto dalla differenza di pensiero e tra noi funziona principalmente così.”

Quel che abbiamo chiesto a Nadia, Giulia e Viola è di raccontarci la loro storia prima, il loro lavoro poi. Ne è venuto fuori un racconto intenso e appassionato di cosa significhi oggi non solo lavorare nel mondo editoriale ma anche decidere di farlo parlando di donne in modo diverso e indubbiamente interessante.

Nadia Terranova è una scrittrice amata oltre che affermata, ha lavorato alla letteratura per ragazzi e ha scritto libri di successo, come “Addio fantasmi”, testo giunto nella cinquina finale del Premio Strega. Oggi, tra le altre cose, è anche docente della Scuola del Libro e direttore di K, la rivista letteraria de Linkiesta. “Da che ho memoria ho sempre voluto fare la scrittrice, mi sono sentita una scrittrice e chiaramente per molto tempo ho vissuto la frustrazione di non essere una scrittrice riconosciuta dagli altri anche perchè chiaramente non avevo scritto libri.” Racconta ripercorrendo gli anni in cui, per paura e insicurezza, ha lavorato come editor aspettando il momento giusto per far venire fuori la sua voce. “Lavorare sui libri da un lato creava in me grande frustrazione perché non erano libri miei, dall’altro lato è stato una grandissima palestra perché non si lavora solo sui testi. Dietro l’editing c’è quel meraviglioso lavoro in anonimo di scrittura anche seduttiva e accattivante che mi ha insegnato la libertà della scrittura. Da lì ho cominciato a scrivere i miei libri come fossi sempre quell’autrice anonima che scrive per milioni di lettori sconosciuti”. Un viaggio attraverso il lavoro editoriale che, racconta Nadia, “mi ha insegnato soprattutto l’umiltà. Aspettare prima di scrivere e leggere romanzi in cui cercare, anche in quelli che non mi piacevano, qualcosa di buono mi ha insegnato che essere altezzosi in letteratura non paga. In ogni libro, anche il peggiore, c’è qualcosa a cui io non avrei pensato e questo me lo porto dietro come lettrice prima e come scrittrice ora”

Un rapporto intenso e speciale quello con i libri che si ritrova anche nel racconto di Giulia Caminito. Scrittrice giovane e coraggiosa, fresca di successo del suo ultimo libro “L’acqua del lago non è mai dolce”, Giulia racconta paure e complessità che la vita da scrittrice ed editor comporta. “Io ho iniziato a scrivere per staccarmi dalla realtà, scrivevo per diletto. Poi sono entrata in editoria, ho cominciato come Nadia a lavorare alla letteratura per ragazzi per poi approdare al ruolo di editor.” Caminito, che oramai da qualche anno è responsabile editor degli italiani della Giulio Perrone Editore, racconta di quando ha scelto di proporre il suo primo libro a un editore con cui stava lavorando. Da lì le due strade, da editor e da scrittrice, sono state percorse parallelamente. “Tuttavia se il lavoro da editor lo faccio con più facilità e più in automatico, quello di scrivere mi risulta più difficile nei momenti in cui sono giù psicologicamente. L’obiettivo è di non trascurare mai nessuno dei due.”

Diverso è sicuramente il percorso di Viola Lo Moro, poetessa e responsabile della libreria Tuba di Roma. “Più che donna di editoria mi definirei donna di lettere. Il lavoro di cura della libreria è quello che più mi piace, il momento in cui presento i libri delle altre produce per me qualcosa di magico. Sono momenti di relazione, stare in quel ruolo vuol dire fare traduzione e a me piace tantissimo stare nei nodi”.

Proprio da questi nodi nasce la loro collaborazione. Tre passioni e tre diversità che si intrecciano, tre modi di voler raccontare storie e, oggi, soprattutto storie di donne. Da qui nasce “Mosche D’Oro”, la nuova collana editoriale di Giulio Perrone Editore che queste tre scrittrici cureranno. Ogni libro avrà al centro la storia di una donna raccontata da una scrittrice. Il ruolo di Nadia, Giulia e Viola è quello di scegliere le scrittrici cui affidare ogni libro, quindi fidarsi delle loro scelte.

“E’ un gioco di fiducia estrema tra donne”, hanno raccontato durante la presentazione al Salone del Libro. Non si tratta, però, solo di amicizia tra donne e della voglia di raccontarsi. La magia di quel che insieme si può fare oggi con la letteratura lo racconta bene la Terranova quando le viene chiesto quale può essere il compito della letteratura in un momento in cui di donne si parla moltissimo e a volte neanche nel modo giusto. Può davvero un progetto editoriale portare il dibattito nella giusta direzione? “Non so se esista davvero una direzione giusta.” – ha risposto la scrittrice – .“Quel che posso dire è che, senza nulla togliere ai rapporti personali, i progetti solidi nascono dal riconoscersi. Noi siamo tre scrittrici che si leggono tra di loro e da questo scaturisce una discussione che non può che essere fertile, la strada quindi non sarà mai solo una, saranno tantissime. Guardandomi attorno mi rendo conto che, involontariamente, ci siamo inserite in questo filone di discussione sulle donne e su questa forma di romanzo – memoire – biografia. Sicuramente abbiamo assorbito quel che accade nel nostro tempo ma non l’avevamo pianificato.”

L’idea di Nadia, Giulia e Viola è quindi, principalmente, quello di creare una rete di racconti e di riconoscimento reciproco delle figure e forme letterarie altrui. Un fitto rapporto tra curatrici, scrittrici e grandi figure femminili che porta a voler scoprire donne da ammirare, cui ispirarsi per poterle quindi raccontare.

Curare un libro non è certamente uguale allo scriverlo. La sfida di queste tre scrittrici sta proprio nella voglia di fidarsi di chi viene coinvolto nel loro progetto, puntando su ogni scrittrice che viene scelta. “Per me c’è molta differenza tra lo scrivere un mio libro e il curarne uno” – ha confessato Giulia Caminito –. Nei confronti dei libri che curo provo un senso materno di protezione, al contrario di quel che accade con quelli che scrivo in cui ci sono del tutto io. Curando un libro mi sento madre perché sono alle spalle, non appaio ma ci sono. Il lavoro da editor o curatrice dà una soddisfazione molto diversa, più sottile, perché sei assente ma sei percepita anche dalla scrittrice che sa di avere alle spalle protezione e sostegno. La gioia di un libro curato che va bene è più intensa, non intrisa delle angosce che, almeno io, riverso nelle mie pubblicazioni”.

Incontrare Nadia Terranova, Giulia Caminito e Viola Lo Moro significa scoprire donne che fanno venir voglia di scoprire ancora di più. Nelle loro parole, ma anche nei loro occhi e nei loro libri, c’è la passione che le spinge a portare avanti un progetto in cui rendono protagoniste colleghe e grandi donne. L’occasione è ghiotta anche per loro che, alla domanda sulla donna che più le sta sorprendendo, ammettono di non conoscere tantissime storie, tutte sorprendenti e tra cui è complesso scegliere. Giulia parla di Maria Giudice, di cui per Mosche d’Oro scriverà Maria Rosa Cutrufelli; Nadia è curiosa di leggere la prosa di Viola che, però, non sa ancora di chi parlerà.

Ognuna di loro aspetta di leggere e scoprire, mentre insieme danno vita alla rete letteraria che racconta le donne ma, soprattutto, l’immenso potere della letteratura.

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“Donne di editoria” è un viaggio a puntate di Alley Oop, ideato e curato da Manuela Perrone, tra le professioniste che a vario titolo lavorano nel settore dei libri: editrici, libraie, scrittrici, bibliotecarie, comunicatrici, traduttrici. Tutte responsabili, ciascuna nel proprio ambito, di disegnare un pezzo importante del nostro immaginario e della nostra cultura.

Qui la prima intervista alla libraia Samanta Romanese.
Qui la seconda intervista alla filosofa ed editrice Maura Gancitano.
Qui la terza intervista all’illustratrice Daniela Iride Murgia.
Qui la quarta intervista all’editor Flavia Fiocchi.
Qui la quinta intervista alle libraie Maria Carmela e Angelica Sciacca.
Qui la sesta intervista alla poeta Elisa Donzelli.
Qui la settima intervista alla editor Ilena Ilardo.
Qui l’ottava intervista all’editrice Monica Martinelli.

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Ultimi commenti (1)
  • Francesca Vitelli |

    “Donne di editoria” che bella idea! Da diversi mesi ho creato una rubrica per il portale culturale Il Mondo di Suk in cui recensisco libri che raccontano storie di donne contro corrente che hanno rotto gli schemi, ogni lunedì un libro da scoprire #ledisobbedienti è diventato un appuntamento, spunto di dibattito e confronto in diversi gruppi social. Donne che raccontano altre donne. Donne sepolte nelle pieghe della storia, donne dimenticate e sconosciute oppure note perché raccontate in un modo che non rispecchiava il loro carattere e le loro scelte.