Cara Alley, saremo in grado di costruire una normalità diversa?

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Cara Alley,

si discute animatamente di fase2. L’hanno chiesta aziende, imprese, associazioni di categoria, professionisti, operai, tutti i lavoratori e le lavoratrici (anche quelli in nero cui per una volta, messa da parte l’ipocrisia, è stato concesso di uscire dall’ombra).

Siamo fermi, immobili ma attivi, dietro l’hashtag #restoacasa. Soli nelle nostre case ma solidali, in particolare con chi svolgendo lavori essenziali, continua ad uscire e lavorare con dedizione e spirito di sacrificio #distantimauniti.

Abbiamo impastato, infornato, sfornato, mangiato. Abbiamo fatto ginnastica con i video tutorial. Abbiamo letto la pila di libri che ci attendeva da mesi sul comodino, riflettuto anche su qualche nodo irrisolto della nostra vita.

Abbiamo accettato la compressione della nostre libertà individuali (s’intende temporanea e necessaria), ascoltato quotidianamente dati impressionanti sui contagi, e assistito mesti alle immagini di infiniti cortei funebri scortati dall’esercito. Abbiamo guardato inorriditi l’inseguimento anche con elicotteri di un uomo che correva, solo, su una spiaggia deserta. Impotenti abbiamo appreso quanto accaduto in alcuni ospedali e residenze per anziani. Su ciò ora attendiamo gli esiti d’una inchiesta. Perché se è giusta l’indignazione per le polemiche strumentali, che non a torto ci pare offendano le vittime, in uno Stato democratico e civile l’accertamento delle eventuali responsabilità, siano esse volontarie o frutto d’errore, sono anche una forma di rispetto dovuto ai morti e a chi ne piange l’assenza. Senza verità la frase: “non è il momento delle polemiche”, suonerebbe come un ennesimo alibi da Gattopardi.

La stragrande maggioranza di noi è dunque a casa e restando casa non sta facendo infine, null’altro che il proprio dovere di cittadino. Ma ora è il momento di esercitare anche i nostri diritti di cittadini. Dobbiamo farlo chiedendo chiarezza ed estrema attenzione sulla fase2. Dobbiamo chiedere che essa venga strutturata in maniera tale da assicurare a tutti la possibilità di lavorare in assoluta sicurezza.

La ripresa economica è fondamentale e necessaria, ma non è realizzabile senza considerare ancora una volta il diritto alla salute; pena un balzo all’indietro verso ciò che abbiamo già vissuto. Per farlo occorre affidarsi alla scienza riconoscendone una volta per tutte il ruolo e il valore che le compete. Occorre che si stabiliscano regole condivise e condivisibili, e che la Politica mostri responsabilità e onestà.

Infine converrebbe forse pensare anche al ritorno alla cosiddetta normalità. Quando potremo guardare in faccia il virus senza averne paura, perché avremo acquisito gli strumenti per contrastarlo. Converrebbe considerare allora, se non sia possibile costruire una società diversa. Una società orizzontale, con un modello di economia circolare in grado di rendere realmente praticabile il dettato della nostra Costituzione, in particolare per ciò che riguarda la salute pubblica e il lavoro.

Una società dove ognuno possa realizzarsi e vivere dignitosamente grazie al proprio lavoro: senza sfruttamento, senza la costrizione del lavoro nero, senza contratti di precarietà a tempo indeterminato.

Solo così, forse potremo dire: #ÈANDATOTUTTOBENE

Pina Patané