Quando gli uomini si sentono discriminati

scritto da il 11 Maggio 2020

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“Prof, anch’io mi sento discriminato!” Ma da chi? “Dalle donne!”

Va bene, parliamone, perché questa sensazione non è così rara, e purtroppo la discriminazione percepita, anche se non è reale, produce gli stessi danni della discriminazione reale. Basta infatti la percezione della discriminazione per attivare la “minaccia dello stereotipo”, e la profezia si avvera, producendo le stesse conseguenze negative della discriminazione reale (minore produttività). E’ importante dunque cercare di ridurre la percezione della discriminazione proprio quando quest’ultima NON è reale, poiché in tal caso la legge non può nulla contro di essa.

La percezione della discriminazione nei confronti del genere maschile è rilevata nell’indagine Eurofound (EWCS 2015). I dati mostrano che lo 0,7% degli uomini ha affermato di aver subito una discriminazione di genere nei 12 mesi precedenti l’indagine (contro il 3,1% delle donne), e l’andamento nel tempo evidenzia una notevole crescita di questa percentuale tra il 2010 e il 2015 (da 0,2% a 0,7% per la componente maschile, e da 2,1% a 3,1% per la componente femminile).

La percezione degli uomini di essere discriminati nasce solitamente in ambiti professionali con forte segregazione femminile (come le professioni di cameriera, segretaria, assistente sociale e docente di scuola primaria), oppure in contesti in cui le regole di comportamento sono tradizionalmente diverse tra i generi (come la richiesta di allineamento al codice di abbigliamento aziendale o la concessione di permessi e benefit).

Ma la percezione maschile di essere discriminati nasce soprattutto in contesti di azioni positive, come ad esempio l’introduzione delle quote di genere nelle assunzioni e nelle promozioni. In alcuni casi, sono le aziende stesse che scelgono di adottare un trattamento preferenziale nei confronti del genere femminile con l’intento di evitare l’accusa di discriminazione contro le donne e il conseguente onere del contenzioso, e in queste situazioni è ricorrente l’uso del termine “discriminazione a rovescio” per sottolineare il fatto che la disparità di trattamento in negativo e quella in positivo rappresentano le due facce della stessa medaglia. In entrambi i casi, infatti, verrebbe tradito il criterio del merito, cioè il meccanismo di selezione efficiente sia dal punto di vista aziendale sia dal punto di vista sociale.

Le posizioni ostili alle quote sembrano prevalentemente fondate sull’idea che le persone favorite dalle azioni positive siano di fatto meno qualificate dei loro rivali, e che pertanto non sarebbero in grado di superare le prove previste nel caso di una selezione puramente meritocratica. In realtà, il concetto di merito non è privo di ambiguità. Per esempio, è interessante notare che i risultati di un’indagine condotta specificamente su questo tema riportano che ben il 54% degli intervistati considera la meritocrazia una grave carenza della classe dirigente italiana, ma al tempo stesso il 91% di loro ritiene di applicarla a titolo personale. Dunque quasi tutti ritengono di essere meritocratici, ma poi giudicano il sistema gravemente carente da questo punto di vista. (Istituto Piepoli 2008).

Inoltre, è importante tenere presente che la mera intenzione di premiare il merito non garantisce che i valutatori sappiano riconoscerlo. In un contesto decisionale non libero dal condizionamento degli stereotipi chi è il vincitore di una procedura di valutazione? L’individuo più meritevole o quello ritenuto più “adatto” secondo lo stereotipo? Inoltre, la normativa sulle azioni positive specifica che il trattamento preferenziale del genere sottorappresentato non è incondizionato, ma si applica a parità di qualificazione per una data posizione lavorativa o a parità di merito per un dato benefit. Ciò significa che i candidati del genere più rappresentato non possono essere esclusi a priori dalla competizione, ma devono essere presi comunque in considerazione, così che l’appartenenza di genere rappresenti l’elemento preferenziale della procedura di selezione solo a parità degli altri criteri di valutazione.

In conclusione, poiché il percorso verso la parità di genere può trovare un ostacolo non trascurabile nella percezione della discriminazione sia da parte degli uomini sia da parte delle donne, e poiché questa percezione ha conseguenze negative sulla produttività di entrambi i generi, è conveniente per tutti investire risorse per contrastare questo fenomeno.

Ultimi commenti (10)
  • No grazie |

    A parte rare eccezioni di una manciata di donne la maggior parte sono completamente inadatte a ruoli dirigenziali. Non sanno sostenere lo stress, sono poco ragionevoli e quando si tratta di prendere decisioni importanti sono troppo istintintive e drastiche. Credo non siano ancora abbastanza emancipate nella loro vita privata per poter adire a ruoli apicali, specialmente in Italia.

  • Mr Pendejo |

    Fa bene a citare l’articolo 21. Certamente non poteva usare l’articolo 3 🙂

  • Monica D'Ascenzo |

    Le rispondo con l’articolo 21 della Costituzione:

    «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

    La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

    Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

    In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, sporgere denunzia all’Autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.

    La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

    Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.»
    (Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 21)

  • Monica D'Ascenzo |

    Buongiorno, può fornirci la fonte dei dati che cita? Altrimenti sono numeri in piena libertaà. Grazie

  • Marco Bonvicini |

    Cortesemente vorrei un indirizzo o un contatto dell’autrice dell’articolo. Vorrei scriverle in privato se non disturbo. È un tema troppo importante.

  • dodo |

    in Italia gli uomini sono:
    il 93% dei morti sul lavoro (1200 ogni anno).
    il 96% delle vittime di suicidio (2400 ogni anno).
    il 79% delle vittime di omicidio (350 ogni anno).
    il 99.99% dei morti in servizio militare (1.3 milioni dalla fondazione dell’Italia).
    il 55% delle vittime di violenza domestica (50 mila ogni anno).
    il 94% senza tetto uomini.
    l’80% tossicodipendenti uomini.
    il 97% dei lavori usuranti e mortali vengono svolti dagli uomini
    (5 milioni di padri separati, di cui 800000 indigenti)
    Gli uomini subiscono la discriminazione delle istituzioni:
    Solo gli uomini sono obbligati al servizio militare (in Italia attualmente sospeso, le donne possono fare le soldate, ma i nomi dei soli ragazzi vengono schedati per l’eventualità di una guerra).
    Le donne possono andare in pensione prima degli uomini (ancora oggi in Italia).
    Gli uomini pagano il 70% delle tasse, ricevono il 30% delle prestazioni medico-assistenziali.
    Gli uomini muoiono 5 anni prima delle donne; questa differenza è apparsa con i servizi sanitari moderni.
    L’occupazione femminile è incentivata a scapito della disoccupazione maschile.
    Gli stati impongono “quote rosa” di donne, ma solo ai vertici delle aziende e dalla politica, mai nelle miniere o nelle acciaerie.
    Una madre ha diritto di non riconoscere il figlio alla nascita , liberandosi in quel momento di tutti i doveri materiali e morali. Un padre non ha lo stesso diritto. Addirittura, minorenni sono stati condannati a pagare mantenimenti a pedofile condannate per averli abusati.
    I centri anti-violenza sono per sole donne e sono gestiti da femministe che spesso li usano per calunniare gli uomini.
    Gli uomini subiscono la discriminazione della magistratura civile:
    Il 74% delle separazioni sono chieste da donne.
    Solo il 4% delle donne paga un assegno di mantenimento.
    Nell’87% dei casi gli uomini perdono la casa coniugale.
    Solo il 4% dei bambini venivano affidati ai papà; da quando esiste l’affido condiviso la magistratura ha inventato la figura del “genitore collocatario” (non prevista dalla legge) in maniera che nulla è cambiato.
    A causa di queste discriminazioni il 93% dei suicidi post-separazione sono maschili.
    gratuito patrocinio a prescindere dal reddito in caso di violenza subita da una donna. Principio anche giusto, ma inesistente a ruoli invertiti.
    Nelle separazioni sono false l’80% delle accuse di maltrattamento ed il 92% delle accuse di pedofilia fatte dalle donne.
    Gli uomini subiscono la discriminazione della magistratura penale:
    Madri infanticide: 20% in carcere. Padri infanticidi: 80% in carcere.
    Il 58% degli abusi sui bambini sono commessi da donne (dati USA).
    A parità di reato gli uomini ricevono pene 63% più severe (dati USA).
    Per violenza domestica vanno in prigione l’83% degli uomini ed il 58% delle donne (dati USA).
    Per possesso di droga vanno in prigione il 34% degli uomini ed il 17% delle donne (dati USA).
    La discriminazione di genere è 6 volte maggiore della discriminazione razziale. Ad esempio, la probabilità che una persona condannata finisca in carcere è: 18% per le donne bianche, 32% per le donne nere, 48% per gli uomini bianchi, 55% per gli uomini neri (dati a Chicago, USA).
    Gli uomini subiscono l’81% delle false accuse, che colpiscono 11 uomini ogni 100, sono fatte al 70% da donne, nel 26% dei casi sono finalizzate ad impadronirsi dei figli e dagli assegni che ne derivano: le più usate sono: falsi abusi su minori (74%), falsi abusi sessuali (48%), falsa violenza domestica (29%) (dati USA).
    In seguito all’invenzione del test del DNA, centinaia di uomini condannati nel passato per stupro sono stati riconosciuti innocenti. Il 41% delle accuse di stupro sono false.
    Il 96% dei carcerati sono uomini; le donne condannate possono scontare pene detentive ai domiciliari (legge Finocchiaro).

  • Marco Bonvicini |

    Salve professoressa, ho letto il suo articolo e sono rimasto turbato profondamente.
    Volevo chiederle per cortesia di ritirare quell’articolo in quanto mina ulteriormente una situazione di disparità estremamente già accentuata.
    Ovviamente provvedo a darle una ragione della mia richiesta.
    Vede io sono molto sensibile al tema delle discriminazioni. Specialmente riguardante i sessi. Ho partecipato a molti progetti con le scuole che ho frequentato e manifestazioni per la parità dei sessi.
    Sottolineo il termine parità. Di fatti oggi non solo non esiste parità ma la situazione si è ribaltata diametralmente rispetto a quello che il politically correct suggerisce. Oggi infatti la disparità non è in sfavore delle donne. Al contrario. È sacrosanto sottolineare il fatto che il patriarcato abbia ancora delle metastasi nel mondo del lavoro e che le donne abbiano dei veri scogli da superare in più. Spero che con la scomparsa delle precedenti generazioni dal mondo del lavoro queste divisioni spariranno con loro.
    Altresì è rilevante il fatto che siano ulteriormente presenti, forse in numero e costanza, disparità che affliggono gli uomini in quanto tali. Lo dico perché io per primo le ho subite, viste applicare e tutt’ora litigo con persone serve di dinamiche che esulano dal semplice machismo. Sono un maschio, dunque non posso permettermi debolezza visibile. Vengo educato in modo che se mai avessi bisogno del supporto psicologico di qualcosa o qualcuno allora mi sentirei in difetto. Devo essere sempre abbastanza. Il mondo degli uomini è oltre a infido come quello delle donne (grazie alla non accettazione del non essere abbastanza) estremamente violento e brutale anche fisicamente. Non è concessa la reticenza nel dire o la titubanza nell’agire, altrimenti qualcuno che è un po’ più di noi verrà a toglierci quello che abbiamo ottenuto come risultato sociale. Un bambino ed una bambina se giocando cadono e piangono riceveranno due reazioni diverse, la bambina verrà soccorsa dalle amiche, il bambino verrà deriso perché piange. Le mostro un esempio: spesso le donne lamentano il fatto che un uomo guadagna punti socialmente se ha molte partner ed una donna il contrario. Bene questo ad essere sinceri lo subiscono i maschi. Infatti banalmente applicando la legge della domanda e offerta dal momento che viene insegnato che sei un vincente solo se conquisti molte donne, allora le donne non dovranno fare altro che come si suol dire: tirarsela. Questo determina uno sfruttamento della situazione da parte delle donne che è innegabile. Tutto il così detto galateo è una forma di asservimento che viene imposto agli uomini. Conosco ragazze che ammettono compiaciute del fatto che possono uscire, ubriacarsi ed entrare in locali gratis tutte le sere, in quanto ci sarà sempre qualcuno a pagare per loro. I maschi devono avere una vera e propria tecnica, una sorta di istruzione per poter approcciare una ragazza, pena il quasi inevitabile insuccesso nelle relazioni. Di qui lo sboccio di corsi di corteggiamento e tattiche in amore che pullulano. Io per primo mi sono reso conto nei pochi approcci tentati nella mia vita di quanto se venisse ribaltata la situazione il 70/90% delle donne sarebbero SPACCIATE per il semplice fatto che non hanno verosimilmente mai dovuto mettersi in gioco ed hanno sempre dimandato ” il lavoro sporco e il rischio del due di picche” ai maschi. Ho amiche che alla domanda sul perché non smettessero di fare il bersaglio mobile e andassero loro a parlare con quello che gli piaceva mi hanno letteralmente riso in faccia. La situazione è estremamente complessa e passerò oltre. Se sorvoliamo infatti su inezie come il fatto che l’assegno di mantenimento è genericamente inteso a favore della donna, che se io subissi violenza o soprusi generici da donne con una buona probabilità non riceverei l’aiuto dei centri antiviolenza in quanto maschi (se non ci crede vada a sentire le testimonianze) e che in caso di divorzio spesso i figli vadano con la madre ed altre amenità simili, potrei concludere che si, i maschi subiscono una pressione sociale maggiore delle femmine e che nascere maschio implichi che il mondo si aspetti qualcosa di più da te e che probabilmente non sarai abbastanza in (inserire argomento).
    Il succo sta nel dismettere il termine femminismo ed abbracciare il paritarismo. Basta essere valutati sulla base di ciò che abbiamo ricevuto e iniziamo a valutarci sulla base di intenti e meriti.
    La discriminazione maschile è reale ed è a monte di quella femminile.
    Viva la parità dei sessi.
    Grazie per l’attenzione e la pazienza.
    Marco Bonvicini.

    PS: in molti ambienti nel dirle queste cose riceverei come critica il fatto che dal momento che le donne sono state discriminate, allora ora è giusto che ora si faccia cambio. Beh io non ho scelto di essere maschio (anche se alla fine, escluse queste zavorre mi piace e ci rinascerei), come non ho scelto di essere bianco ed etero. Non è giusto affibbiarmi questa sorta di peccato originale. Non sono colpevole di nulla nell’essere nato maschio tanto quanto non sono innocenti di nulla le donne che nascono donne.

  • renato |

    Anni fa fa la roscia minestra distruzione senzalaurea abbassò le tasse universitarie per le ragazze che sceglievano le facoltà scientifiche dato che la magioranza sceglieva quelle umanistiche. Se avesse veramente combattere la divisione sessuale del lavoro avrebbe abbassato per i maschi le tasse per le facoltà umanistiche, invece no. Percezione, percezione……

  • renato |

    le quote rosa si applicano solo per alcuni mestieri. quelli pericolosi, usuranti, faticosi meglio che restino appannaggio maschile. Nei lavori dove prevalgono le donne come nella pubblica amministrazione e, segnatamente, nell’istruzione nessuno parla di quote “celesti”.

  • renato |

    chiamiaola percezione : a morire sul lavoro sono pressoché soltanto uomini, che la maggior parte degli infortunati sul lavoro sono anch’essi uomini, che un milione di padri separati vive sotto la soglia della povertà, che il 95% della popolazione carceraria è maschile, che la quasi totalità dei senza casa, dei marginali e di coloro che ricorrono ai servizi della Caritas sono uomini, che la maggior parte degli abbandoni nella scuola primaria sono maschili, che tutti o quasi i suicidi per ragioni legate alla perdita del lavoro sono uomini, che la maggior parte dei migranti che annega nelle acque del Mediterraneo sono uomini, ecc…….