Parma Capitale Europea dei Giovani 2027: le donne sempre meno ascoltate dalle istituzioni europee

La voce delle giovani donne non raggiunge le orecchie della politica, e la sensazione di non essere ascoltate si accentua con l’età. È la nitida fotografia scattata dall’indagine di AstraRicerche, presentata in occasione del lancio nazionale di Parma Capitale Europea dei Giovani 2027: iniziativa che intende risanare il divario tra giovani e istituzioni, trasformando la città in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto per le generazioni del futuro.

Il programma 2027

Con il 2027 ormai alle porte, Parma non si fa cogliere impreparata. La città emiliana ha ormai esaurito il piano teorico ed è adesso pronta a passare alla pratica: il riconoscimento conferito annualmente dall’European Youth Forum e ottenuto appena tre anni fa farà spazio a un vero e proprio hub sperimentale per il confronto, la sperimentazione e lo sviluppo di politiche innovative costruite con i giovani e per i giovani. All’orizzonte non più una città ma una “Piazza per l’Europa”, uno spazio aperto al dialogo e in cui le nuove generazioni possono contribuire attivamente alla definizione del futuro della città, partecipando ai processi di trasformazione urbana e sociale.

«Dopo tre anni di lavoro, ci stiamo avviando verso la conclusione dei preparativi», ha spiegato la presidente del Comitato per Parma Capitale Europea dei Giovani 2027 Emma Nicolazzi Bonati. Dall’anno prossimo, inoltre, «su tutto il corso dell’anno ci saranno degli eventi co-progettati dalla comunità giovanile di Parma assieme a realtà nazionali ed europee, così da mettere a sistema quello che è emerso dal loro contributo nella progettazione di Parma Capitale Europea dei Giovani», ha concluso Nicolazzi Bonati.

I giovani e le istituzioni

A presentare la survey su oltre duemila giovani cittadini europei è Cosimo Finzi, direttore di AstraRicerche: l’indagine ha preso in esame oltre duemila ragazzi tra i 18 e i 34 anni dai cinque più importanti Paesi europei, ossia Regno Unito, Germania, Francia, Spagna ed Italia.

Con l’obiettivo dichiarato di capire «il rapporto tra i giovani e le istituzioni chiamate a fare legge e governare», la ricerca parte da una semplice domanda: “quanto pensi che le tue idee, i tuoi bisogni, valori e interessi siano stati tenuti in considerazione dai soggetti chiamati a fare leggi e governare?”

«La situazione non è positiva – ha riportato Finzi – quelli che riportano di sentirsi molto ascoltati dal mondo delle istituzioni e della politica sono poco meno di una persona su cinque». Guardando al quadro generale, tra gli oltre 2000 giovani intervistati emerge che il 40,5% di loro ritiene che le Parlamento, Governo e enti locali tengano adeguatamente conto delle loro idee e dei loro valori, una percentuale che «appena vicino alla media tra Italia, Spagna e Francia e già va un pochino meglio nel Regno Unito».

Ma il dato che salta all’attenzione è un altro: le donne scendono al 34% rispetto alla componente maschile, con un divario di 13 punti percentuali. Se ne può solo dedurre che «la parte femminile del campione è ancora più lontana come il senso di rappresentanza da parte delle istituzioni e della politica», afferma Finzi. È sempre tra le donne, superati i 26 anni, che si rileva come «la percentuale scenda ulteriormente al 31%: non solo si parte male, ma purtroppo si va persino a peggiorare».

La sfiducia nella politica

Il divario tra nuove generazioni e politica si traduce in una diffusa sfiducia nella democrazia e nelle istituzioni: questo senso di disillusione riguarda quasi 39% del campione intervistato e che in Italia impenna al 46%.

A questo si aggiunge la sensazione di non contare nulla, condivisa dal 37% degli intervistati e particolarmente sentita dalle donne e dalla fascia d’età compresa tra i 26 e i 34 anni.

Giovani e coinvolgimento politico

Ma la gioventù europea non si può dire di certo passiva: sono quasi otto su dieci (78,5%) i ragazzi e le ragazze dell’Unione che hanno svolto almeno un’azione di partecipazione pubblica nell’ultimo anno, percentuale che nello stivale balza ad un’entusiasta 81%.

Troneggia il voto in cima alla lista delle forme di coinvolgimento più diffuse tra i giovani cittadini europei. Sfiorando la metà degli intervistati (51,3%), la ricerca evidenzia lo stacco tra l’Italia e gli altri Paesi presi in esame: il 61% dei giovani italiani ha partecipato a elezioni locali o nazionali, referendum o altre consultazioni, contro percentuali comprese tra il 47% e il 52% negli altri Paesi.

Al secondo gradino del podio c’è l’attivismo online, con poco meno di tre giovani su dieci (30,4%). Per quanto generazionalmente trasversale l’attivismo online sia (con percentuali che oscillano tra il 27 e il 31% nei cinque Paesi), emergono delle differenze di genere nelle diverse forme di coinvolgimento: «L’attivismo online e l’attività di volontariato sono un po’ più popolari tra le donne, mentre il voto è più diffuso tra la controparte maschile».

Ancora troppo bassi i processi partecipativi veri e propri: «Al massimo il 16% in tutti i Paesi che abbiamo studiato». Dalla voce di quasi tre giovani su dieci (31,2%), per poter aumentare la partecipazione dei ragazzi nel futuro si devono offrire percorsi di formazione scolastica mirati a promuovere la cittadinanza attiva, come anche una trasformazione e rigenerazione delle città e degli spazi urbani (28,9%).

Un ponte tra Parma ed Europa

Emerge sempre più forte l’idea di poter organizzare nuovi eventi in occasione della festa dell’Europa. Per il prossimo 9 maggio, anticipa la direttrice della Rappresentanza della Commissione europea a Milano Claudia Colla, l’ambizione è quella di «creare una nuova comunità: questa potrebbe essere l’occasione per poter portare l’Europa a casa della gente, soprattutto vicina ai giovani».

L’aspetto più interessante, per Colla, è vedere che «i ragazzi sono interessati alle tematiche europee: occasioni come queste ci aiutano ad accorciare le distanze intergenerazionali e far capire loro che sono il nostro futuro».

Per la prima volta, ad affiancare il mandato della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen c’è un Commissario europeo per l’equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport: Glenn Micallef. È lui a promuovere lo Youth Check, verifica applicata dalla Commissione europea «in modo tale che ogni normativa europea rivolga particolare attenzione anche all’impatto che può avere sulle nuove generazioni, poi ripreso anche a livello locale».

Un nuovo futuro

Il quadro dipinto dalla ricerca lascia poco spazio alle interpretazioni: la vera sfida non è convincere i giovani a partecipare, ma creare le condizioni perché questa energia possa tradursi in un impatto reale sulle politiche pubbliche.

Parma, così come ha testimoniato il sindaco Michele Guerra, già muove i suoi primi passi verso questo ambizioso traguardo. Il primo cittadino ha espresso infatti la volontà di non voler ridurre questo slancio istituzionale a un «fuoco d’artificio», ma di sostenere un progetto lungimirante affinché, già dal 2028, si possa dire che i giovani siano parte integrante della città: «Trattiamo temi dal passo lungo, che vogliono vedere la città modificata: si rende per questo essenziale mettere i giovani al centro, così che anche loro si possano sentire ascoltati».

***

La newsletter di Alley Oop

Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.
Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com