
Per risanare la crepa tra nuove generazioni e istituzioni cittadine, non basta più parlare con e per i ragazzi. Con la nomina di Parma a Capitale Europea dei Giovani 2027, è ora più che mai evidente che il modo per coinvolgere i giovani nella politica passi anzitutto per la loro partecipazione attiva. Lasciare un posto riservato ai giovani al tavolo decisionale del progetto Parma EYC27, in particolare, si sta rivelando una scelta strategica per cementarne un invito stabile e un modello di inclusione giovanile per le altre città.
Intanto dal 24 aprile fino al 1° maggio si tiene in tutta Europa la Settimana europea della gioventù 2026: un’occasione di incontro per giovani, organizzazioni e istituzioni dedicata alla celebrazione dell’impegno giovanile.
La città prima della nomina
A poggiare la prima pietra è stata la volontà da parte del sindaco di Parma Michele Guerra di «consentire alle politiche giovanili di applicarsi e di incidere sui diversi ambiti amministrativi e politici», in sinergia con gli altri settori del Comune. Così, con l’inizio del suo mandato, nasce l’assessorato alla Comunità giovanile.
Da questo pilastro si è eretta una politica sempre più attiva nel colmare l’assenza delle nuove generazioni nelle istituzioni politiche: «In questi anni – ha spiegato Guerra – i giovani sono stati una componente importante della discussione attorno al Contratto Climatico di Città e alle Assemblee sul clima». Centrale il ruolo delle nuove generazioni nel progetto sulla neutralità climatica entro il 2030, dove Parma compare come una tra le 100 città europee e le 9 italiane scelte dall’UE: non solo una città che si preoccupa per il proprio impatto climatico ma che, nel correggere il tiro, si lascia guidare da chi ne pagherebbe le conseguenze.
L’attenzione verso i giovani investe anche nell’orientamento al lavoro: la rassegna “Mi prendo il mondo” o anche il laboratorio “Open Jam” sono solo alcune delle iniziative che parlano di un’amministrazione impegnata nel meglio spianare la strada tra la nuova forza lavoro e il mercato.
Il titolo di Capitale Europea dei Giovani 2027
Nel luglio del 2023, l’annuncio della candidatura. Poco più di un anno dopo, il 21 novembre 2024, Parma è stata ufficialmente proclamata Capitale Europea dei Giovani 2027.
Conferito dallo European Youth Forum, il titolo premia di anno in anno una città europea capace di distinguersi nel suo impegno verso i giovani e le organizzazioni giovanili. Il testimone passerà l’anno prossimo alla città emiliana grazie ad un progetto istituzionale che mira a creare opportunità per i giovani e favorire il dialogo intergenerazionale: Parma EYC27 integra dimensione strategica e operativa in quattro “Vie della trasformazione”, i quattro punti cardinali che orientano l’amministrazione verso una politica più attenta alle nuove generazioni: partecipazione, benessere, sostenibilità e inclusione. Su questi pilastri si articolano le otto “Piazze tematiche”: spazi concettuali e fisici nati per ospitare iniziative e eventi (co-progettati assieme alle realtà proponenti, che spaziano dal piano locale a quello europeo) sui temi del futuro giovanile.
I preparativi procedono a ritmo serrato: è stata appena conclusa la valutazione di oltre 200 idee progettuali e già da questo settembre sono previsti quattro eventi a dimensione europea sui temi delle Vie della Trasformazione.
Il 2025 e il 2026, in particolare, sono anni «decisivi per il rafforzamento delle competenze e la chiusura del programma. Da settembre a dicembre avremo i primi grandi eventi a dimensione europea», ha anticipato il sindaco.
Il Comitato Parma European Youth Capital 2027
Leva organizzativa del progetto, il Comitato Parma European Youth Capital 2027 è lo spazio di collisione tra idee e contributi, sia pubblici che privati. Questa «piattaforma di coordinamento» unisce le forze di importanti stakeholder cittadini a quelle dei ragazzi per definire le strategie da adottare, promuovere la partecipazione, rappresentare le organizzazioni giovanili e costruire l’eredità del progetto, il tutto all’interno di una collaborazione interamente guidata dai ragazzi.
L’ente privato ricopre responsabilità che la ventiduenne Emma Nicolazzi Bonati, presidente del Comitato Parma European Youth Capital 2027 e membro del Consiglio Locale dei Giovani di Parma, non riduce al solo piano organizzativo ma che interpreta anche in chiave esecutiva: creare momenti in cui tutti i giovani, a prescindere dalla loro condizione economica e di vita, possano esprimersi e sovvertire la narrativa che li vede agli angoli delle istituzioni. «Parma EYC27 nasce proprio con questa ambizione: trasformare la città in uno spazio europeo di partecipazione, sostenibilità e inclusione generazionale».
Consiglio Locale dei Giovani
A fianco del Comitato prende forma anche uno spazio autonomo di rappresentanza giovanile. Il Consiglio Locale dei Giovani raccoglie una trentina di organizzatori giovanili, oltre a gruppi informali e singoli ragazzi tra i 16 e i 35 anni, portando d’ora in avanti la voce dei ragazzi al tavolo delle istituzioni cittadine.
Il CLG condivide con il Comitato la sua matrice giovanile, oltre che l’auspicio nel creare un terreno fertile per «ritrovare la passione della partecipazione, rafforzare un senso di appartenenza generazionale alla vita della città, vedersi concretamente parte dei processi decisionali attraverso le loro proposte e nel tempo recuperare fiducia nelle istituzioni e magari decidere di voler esserne parte, mettendosi in gioco», commenta Guerra.
Ad oggi, ha raccontato Bonati, «il CLG non solo ha presentato più di 70 idee progettuali, ma si è anche occupato della valutazione generazionale dei progetti arrivati da realtà non classificabili come giovanili».
Il dialogo del Consiglio tanto con il Comitato quanto con il Comune è continuo, in virtù dell’inclusività intergenerazionale che promuove il progetto stesso. Guerra puntualizza, tuttavia, che tra Comune e CLG esiste una sola relazione di supporto: «Il Comune non deve intromettersi nella costituzione e nel funzionamento del CLG, ma solo garantire ciò che serve al suo funzionamento».
Youth Test
A livello istituzionale, questo approccio si traduce anche in strumenti concreti di valutazione. Prima città europea ad introdurlo, Parma ha adottato ad aprile lo Youth Test, «un misuratore che consente di valutare l’impatto generazionale delle politiche che metti in campo», ha spiegato Guerra.
In concreto, questo vero e proprio termometro sociale misurerà ogni delibera presentata in giunta comunale per appurare se e in che misura quest’ultima si rivolga ai giovani. E non solo: lo Youth Test terrà alta l’attenzione sulle ricadute che i mandati possono avere sui giovani, al fine di mantenere vivo il filo diretto con loro.
«Abbiamo fatto formazione per il personale del Comune e anche per la politica: – ha evidenziato il sindaco – per lo Youth Test servono competenze nuove e ci siamo confrontati con le giovani generazioni, che vedono applicate e misurate le loro istanze e le loro visioni». L’augurio è che possa diffondersi sempre di più, così da diventare uno strumento di orientamento per il futuro: «Non c’è alternativa, se non vogliamo restare indietro».
Il ruolo dei giovani
«Siamo stati noi ragazzi a scegliere i temi da inserire nel dossier di candidatura e a decidere quali progetti portare avanti, declinare diversamente o scartare». Il modello di governance proposto da Parma EYC2027 è «importante e non scontato» per Bonati: uno slancio verso le nuove generazioni che non deve limitarsi ad un evento puntuale ma che deve essere sostenuto affinché si possa tradurre in riferimento per le istituzioni parmigiane e non: «Il ruolo dei giovani cambia se cambia il loro ruolo nella società. E perché una società cambi, bisogna cambiare il modello culturale dominante».
In palio non c’è una semplice manciata di sedie in più in amministrazione, ma una nuova narrativa: una che smetta di spartire i giovani italiani tra “sdraiati” o “talenti in fuga” ma che dimostri come, quando lo spazio per loro c’è, arrivi anche la loro partecipazione attiva: «Mi auguro che Parma EYC2027 possa essere anche questo: l’opportunità per la mia generazione di non dover più chiedere il permesso di partecipare e, insieme, imparare a farlo bene».
Settimana europea della gioventù
Dal 24 aprile fino al 1° maggio si tiene in tutta Europa la Settimana europea della gioventù 2026: un’occasione di incontro per giovani, organizzazioni e istituzioni dedicata alla celebrazione dell’impegno giovanile. L’edizione di quest’anno sarà a tema solidarietà ed equità e ad ospitarne l’inaugurazione sarà il Parlamento europeo a Bruxelles con oltre 1000 partecipanti che per un’intera giornata dedicata allo scambio di idee e opinioni.
Nella culla della democrazia europea trova spazio anche la rappresentanza del Consiglio Locale Giovani di Parma, nello stand coordinato dallo European Youth Forum: un’occasione non solo per portare la città su un piano di confronto europeo ma anche per rafforzare il rapporto con le reti europee e con le altre organizzazioni giovanili: «È un segnale concreto del percorso che stiamo costruendo. – ha commentato Bonati – Stiamo lavorando perché la Settimana europea dei giovani 2027 possa vedere Parma tra i luoghi più vivi e riconoscibili di quel percorso, capace di collegare la dimensione locale con quella europea».
Lotta al disagio giovanile
Il titolo di capitale europea ha tutto il potenziale per risanare una ferita ancor più profonda del tessuto cittadino. Gli effetti del disagio giovanile (approssimato a etichette come “babygang” o “maranza”) popolano da tempo la cronaca locale ma, a detta di Bonati, questi episodi non sarebbero altro che «il risultato di una percezione di distacco dalla città da parte di questi ragazzi».
La soluzione sta non nel continuare a tenere questi ragazzi ai margini, ma di coinvolgerli mano a mano in un percorso di ascolto e partecipazione attiva. Un coinvolgimento che passa anche da un «rinnovato senso di comunità» seminato tra le vie e le piazze del dossier: «Se qualcuno sente di non potervi accedere, allora c’è qualcosa che non funziona. Sta anche in questo risemantizzare il concetto di “Capitale”: non qualcosa che sta in cima perché migliore, ma che sta in testa perché vede e vuole vedere».
I ragazzi vogliono rappresentarsi
I giovani di oggi non vogliono essere raccontati o alla meglio ascoltati, ma rappresentarsi. Non stare più dall’altra parte di un dito d’accusa, ma indirizzare quello stesso indice verso le cause profonde del divario tra giovani e istituzioni. E Parma intende porsi come mediatore di questa frattura: un’ambizione alta, ma che non da meno motiva il percorso che l’amministrazione parmigiana porta avanti da quasi tre anni a questa parte. «Pensiamo che sia possibile farlo solo in questo modo, dando valore al pensiero diverso che le giovani generazioni possono esprimere sulla loro comunità – ha concluso il sindaco – e dar valore significa accettare la sfida di portare questo pensiero nelle decisioni della politica, con coraggio».
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