Route du Rhum 2026: undici donne al via della regata oceanica per colmare il dream gap

Foto @Route du Rhum

E’ partita ieri da Saint Malo la leggendaria regata della Route du Rhum. 3.543 le miglia nautiche – circa 6.562 chilometri – da percorrere, fino a Pointe-à-Pitre in Guadalupa. Ma un traguardo è già stato raggiunto: tra i 115 navigatori solitari , ci sono ben undici donne. Un record storico, per numero ma anche perché sono presenti in categorie finora a prerogativa maschile.

Prima tra gli Ultim

Nella classe Ultim, i giganteschi trimarani lunghi 31,5 metri, Alexia Barrier a bordo di IDEC Sport-CIC sarà la prima donna in assoluto. Ai record è abituata: con il progetto The Famous Project CIC, lei e il suo equipaggio hanno stabilito il primo record ufficiale del mondo per un equipaggio interamente al femminile nella circumnavigazione del globo. 57 giorni, 21 ore e 20 minuti per dimostrare che le donne possono essere delle eccellenti veliste. E che – con nuove tecnologie e scafi – la forza fisica non è più la sola discriminante.

Debutto tra gli Ocean Fifty

Anche nella classe Ocean Fifty – i multiscafi da 15 metri  ad alte prestazioni – c’è il debutto di Anne-Claire Le Berre . In qualità di ingegnera e velista professionista di 44 anni, Anne-Claire ha già rotto molti tabù, ricevendo il testimone a inizio 2025 dall’italiana Francesca Clapcich (anche lei sulla linea di partenza ieri). Sostenuta da UpWind by MerConcept , il programma ha l’obiettivo di offrire a veliste di talento la possibilità di allenarsi e competere ad alti livelli sui multiscafi, una classe storicamente dominata da equipaggi maschili, grazie allo sponsor 11th Hour Racing,

Tre sugli IMOCA

Nella classe IMOCA, i monoscafi foiling da 60 piedi, a contendersi il podio tra i 22 velisti iscritti ci sono anche tre donne. L’italo-americana Francesca Clapcich (11th Hour Racing) e le francesi Élodie Bonafous (Association Petits Princes – Quéguiner) e Violette Dorange (Initiatives Cœur), la più giovane velista in questa regata e la più giovane persona della storia (a 23 anni) ad aver completato il giro del mondo, in solitario e senza scalo, nell’ultima Vendée Globe. Tutte donne abituate a tracciare nuove rotte, al di là degli stereotipi nel mondo della vela, come ci aveva raccontato Francesca in un’intervista l’anno scorso . Poco prima della partenza, ci ha confermato: “Per me significa molto dimostrare che si possono inseguire i propri sogni, per quanto possa essere impegnativa la sfida. Magari ti trovi nove porte chiuse davanti: ne basta una che si apra perché qualcosa possa accadere”.

La carica delle Class40

Sei le donne skipper (significativo che, in italiano, se non lo si specifica con la parola “skipper” si immagina subito un uomo) ieri sulla linea di partenza, tra 49 imbarcazioni della Class40.  Tutte hanno già battuto dei record: Aina Bauza è prima donna spagnola alla Route du Rhum, mentre Sasha Lanièce, ingegnera e data scientist, con un dottorato in fisica e biologia, ha fondato Les Déferlantes Sailing Team, un equipaggio al femminile che promuovere l’empowerment delle donne nella vela e nelle discipline STEM. Le francesi Sophie Faguet e Théa Khelif sono alla loro prima regata transatlantica in solitaria, quest’ultima con una barca che è tutta un programma: Women of Course. Debutto in questa regata anche per l’irlandese Pamela Lee, che ha già stabilito diversi record di velocità intorno all’Irlanda e nel Canale della Manica, e per la belga Djemila Tassin, che ha già attraversato l’Atlantico in solitaria per ben due volte con la Mini Transat.

Vedere le skipper prepararsi sulla banchina, salutare i fan ma anche i propri figli, è già di per sé una vittoria. Perché, osservandole, altre bambine o donne possono immaginare un giorno di farlo, anche loro. Tagliare la linea di partenza in questo caso è anche un po’ ridurre il dream gap nella vela.

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