
L’Italia si sveglia nella gloria e si addormenta nella leggenda. È la giornata perfetta dello sport azzurro: due ori che pesano come macigni nella storia olimpica e un argento che profuma di eternità. Sul ghiaccio e sulla neve, tra il rombo dei pattini e il sibilo degli sci, risuonano tre nomi destinati a restare impressi: Francesca Lollobrigida, Federica Brignone e Arianna Fontana.
Lollobrigida firma la doppietta nei 5000 metri dopo il trionfo nei 3000, entra in una dimensione riservata a pochissime e trascina l’Italia in un’impresa che mancava da decenni. Brignone, a dieci mesi da un infortunio che sembrava averle spezzato il sogno, domina il SuperG con la forza delle campionesse vere e si prende l’oro più pesante, quello della rinascita. Fontana, infine, aggiunge un altro capitolo a una carriera irripetibile: l’argento nei 500 metri è la sua tredicesima medaglia olimpica, un numero che sa di record e di storia.
Un posto nella storia per Francesca Lollobrigida

La giornata comincia con il secondo oro per Lollobrigida che che vince la medaglia d’oro in 6’46″17 nei 5000 metri di speed skating. Per l’atleta nata a Frascati è il secondo oro di queste Olimpiadi dopo quello conquistato sabato nei 3000 metri.
La pattinatrice azzurra, partita nella sesta batteria, inizia fortissimo aumenta il ritmo giro dopo giro riuscendo a chiudere la gara con il miglior tempo. L’argento lo conquista l’olandese Merel Conijn, che resta dietro Francesca di un solo decimo, mentre il bronzo va alla norvegese Wiklund con un distacco di 17 centesimi. Gara elettrizzante che ha fatto impazzire il pubblico dell’Ice Arena di Rho in tribudio al giro d’onore di Lollobrigida che eguaglia così il record di tre medaglie conquistate alle Olimpiadi di Torino 2006 (2 ori e 1 argento).

Ieri, nella sua giornata dei miracoli, l’azzurra non ha solo difeso l’argento di Pechino 2022, ma ha addirittura migliorato il valore della medaglia ed è diventata la seconda donna ad aver vinto due ori individuali nella stessa edizione dei Giochi dopo Manuela Di Centa che nel 1994 a Lillehammer fece il miracolo d’oro nello sci di fondo sulle distanze di 15 km e 30 km.
Per Francesca è la quarta medaglia olimpica della carriera ma in questi Giochi avrà ancora la possibilità di incrementare il suo palmares. Venerdì 20 febbraio gareggerà nei 1500 metri «ma non aspettative la medaglia» ha fatto sapere l’atleta azzurra che poi sabato disputerà la Mass Start con semifinale alle ore 15.50 e finale alle ore 17.15. C’è ancora tempo per fare altri miracoli…
Brignone, la tigre della neve

«Un incredibile ritorno, congratulazioni Fede!», Lindsey Vonn ha commentato così lo strepitoso successo nel Super G di Federica Brignone. Proprio la campionessa statunitense ricoverata a Treviso dopo la terribile caduta nella discesa a Cortina d’Ampezzo, è stata testimone di una vittoria che sa di impresa da parte dell’azzurra dello sci. Federica Brignone è riuscita a imporsi in una gara a dir poco straordinaria con il tempo di 1’23”41 che nessuno dopo di lei è riuscita a migliorare. Sul podio al secondo posto la francese Romane Miradoli (a 41 centesimi) e l’austriaca Conny Huetter (a 52 centesimi).
A 10 mesi dall’infortunio tremendo che sembrava dover tenere Brignone fuori dai Giochi, Federica è riuscita a ristabilirsi per tornare competitiva per lo sci azzurro. Una forza di volontà invidiabile e una consapevolezza dei propri mezzi che solo le grandi campionesse sanno mettere in campo. Davanti al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarelli, a Deborah Compagnoni e con una pista che nascondeva parecchie trappole, partita con la pettorina numero 6 Brignone è stata perfetta nella sua discesa lineare e curata nei minimi dettagli.

La visibilità non era ottimale nella parte alta dell’Olympia delle Tofane, poi migliorava scendendo, ma le curve disegnate dall’azzurra sono state precise e veloci. Al suo arrivo al traguardo era chiaro che avesse fatto un’ottima gara superando al meglio tutte le difficoltà che altre atlete non sono riuscite a fare. La difficile lettura della pista, infatti, è costata l’uscita a cinque sciatrici tra le prime nove in gara, compresa Sofia Goggia, ai cancelletti proprio con la pettorina numero 9 che ha dovuto abbandonare la corsa a metà gara.
Sono trascorsi 315 giorni da quel 3 aprile dove a Moena nello slalom gigante è arrivata l’inforcata letale: frattura di tibia e perone e rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio. Bam! La carriera di Federica sembrava arrivata al traguardo finale. E, invece, con la grinta che la contraddistingue l’azzurra, a 35 anni è diventata l’atleta più anziana ad aver vinto un oro olimpico nello sci alpino e ha migliorato anche il recupero incredibilmente rapido di Sofia Goggia a Pechino 2022, quando 23 giorni prima dell’inizio dello Olimpiadi cinesi, riuscì a rimettersi in pista dopo la lesione parziale del crociato sinistro e a vincere la medaglia d’argento nella discesa libera.
«Non esiste oro in questa Olimpiade che possa rendermi più orgoglioso di essere italiano», questo è l’incipit del post di Gimbo Tamberi. E poi ancora la Fisi che commenta «Brignone nella leggenda». Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio trattiene a stento le lacrime: «Le Olimpiadi non sono soltanto vincere medaglie, ma anche vincere le avversità. Per quello ho pensato a Federica, tutti noi nella vita attraversiamo sofferenze e avversità, ha dimostrato come saper reagire. Dietro di lei c’è tutto, devo dirlo, è una delle poche volte in cui mi sono commosso».
A fine gara Mattarella ha abbracciato e festeggiato Brigone: «Bravissima, complimenti, si può dire che ci contavo». Ma la prima ad averci creduto è stata proprio lei, Federica Brignone, che ha realizzato il suo miracolo sportivo per entrare nella storia del nostro Paese.
Arianna Fontana da record

Nella giornata dei miracoli scende la sera, quella del grande cantautore bolognese: «Galleggia e se ne va. Anche senza corrente camminerà. Ma questa sera vola. Le sue vele sulle case sono mille lenzuola». Le strofe di Lucio Dalla sembrano proprio riferirsi alla velocità dei pattini di Arianna Fontana che nell’inferno del ghiaccio dello short track non le serve la corrente, ma tutta l’elettricità della sua passione per trionfare ancora, vincendo un argento nei 500 metri, la sua 13esima medaglia olimpica (3 ori, 5 argenti e 5 bronzi) che le permette di eguagliare il record dello schermidore Edoardo Mangiarotti.
Fontana, raggiunta la finale, sa che la pattinatrice da battere è l’olandese Sandra Velzeboer che, come nelle aspettative, parte come un fulmine e si prende la testa del gruppo. Arianna strategicamente si mette in scia e lotta per non perdere troppo terreno e per tenere lontane le inseguitrici. L’azzurra è brava soprattutto a mantenere la lucidità necessaria che le consente di salire sul secondo gradino del podio con un tempo di 42” 427.

I 500 sono la sua distanza preferita. Circa 40 secondi da vivere con il fiato sospeso. Ma cosa sono poi davanti a 15 anni di carriera, in cui Arianna Fontana spadroneggia nello short track mietendo successi in continuazione fino a diventare la donna più medagliata della storia olimpica. La saetta bionda sfonda sfreccia a circa 50 km all’ora davanti a un pubblico milanese sempre più coinvolto da una disciplina diabolica che può vanificare sforzi di una vita con una semplice scivolata. In quei 42 secondi e spicci il pubblico meneghino appare quasi in apnea per spingere Arianna verso un ennesimo miracolo.
«Oggi il pubblico mi ha dato una grande carica, mi porto a casa un argento che vale tantissimo«, queste le sue parole a fine gara. «Essere qui è un grande traguardo, essere competitiva a 35 anni contro chi ha dieci anni in meno mi fa capire che tutte le decisioni prese in questi anni ha dato i suoi frutti. Federica e Lollobrigida mi hanno dato una grande carica, non poteva finire meglio di così»… la sua sera dei miracoli.
La settimana prossima ci saranno altre gare per Arianna Fontana intenzionata ad aumentare il suo personalissimo bottino. Lunedì andrà in scena nei 1000 metri, mentre mercoledì sarà impegnata nella staffetta femminile e venerdì nei 1500.
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