Le sfide psicologiche del 2023 che ci portiamo nel nuovo anno

scritto da il 03 Gennaio 2024

Dal 2020 sono cambiate tante cose. Una di queste è anche il modo in cui si affronta l’ingresso in un nuovo anno. Con il timore che l’imprevisto – se non la tragedia – si nasconda dietro l’angolo. L’ansia di “ciò che ci aspetta” ha accompagnato gli ultimi giorni di dicembre, come se ci si fosse irrimediabilmente bruciati e non si potesse fare a meno di pensare che l’anno appena arrivato nasconda delle insidie. Una sorta di rassegnazione al fatto che comunque andrà male. Si tratta solo di capire cosa, nello specifico, andrà storto.

Non ci si può biasimare: l’ultimo triennio è stato un susseguirsi di traumi collettivi e accadimenti funesti che è difficile concepire in fila. E il 2023 non è stato di certo da meno.
La guerra Russia-Ucraina che continua, lo scoppio di quella tra Hamas e Israele, le temperature record e le alluvioni in Emilia Romagna e Toscana, i tanti – troppi – femminicidi, lo stupro di Palermo, sono solo alcuni degli eventi che hanno maggiormente toccato la psiche delle persone lungo il corso di questo anno. Ecco allora che all’aprirsi di questo 2024 penso sia necessario fare un bilancio del peso psicologico che tutti e tutte abbiamo portato addosso. Se nuove sfide ci aspettano, è utile aver elaborato e processato quelle passate, per poter sfiatare e lasciare parte del carico emotivo appeso a dicembre. Con la speranza di affrontare più leggeri e leggere questo nuovo gennaio.

La guerra

La sfida psicologica attualmente più grande è forse quella di concepire la propria esistenza all’interno di un contesto in cui la guerra è presente e reale. Certo, non è qui, ma è comunque estremamente vicina. Molto più vicina di quanto sia stata negli ultimi cinquant’anni. Fare i conti con i conflitti bellici – anche quando non coinvolgono in prima persona – pone sempre le persone su quello che potremmo definire l’orlo del caos. Un territorio nel quale la minaccia di morte e distruzione aleggia e sostanzia paure inedite. Il timore è che il conflitto riesca ad arrivare fino a noi, non solo direttamente, ma anche indirettamente. Attraverso conseguenze sociali, politiche ed economiche che in effetti già sono concrete. Ecco allora che lo stato di vigilanza e allerta viene tenuto costantemente attivo. Dalla guerra in Ucraina di quasi due anni fa e da giugno dello scorso anno con ciò che sta succedendo a Gaza, siamo di fronte a persone “attivate” da un punto di vista psicologico, che convivono quotidianamente con vissuti emotivi spesso difficili da sostenere.

Il clima

Il cambiamento climatico non è più una minaccia futura ma una realtà attuale. Le temperature dello scorso anno hanno raggiunto picchi record e le alluvioni che hanno colpito il nostro Paese ci hanno posti di fronte a un ennesimo fatto compiuto.
Il peso psicologico che il cambiamento climatico comporta riguarda specialmente la possibilità di infuturarsi. O meglio: l’impossibilità di farlo. Specialmente per le giovani generazioni, che si ritrovano senza la facoltà di traguardare la propria vita, dal momento che abitano un mondo che non offre loro speranza. E non garantisce alcuna certezza.
Tutto sembra sospeso in attesa di capire come le cose evolveranno, con il timore – qualcuno direbbe sicurezza – che lo facciano in peggio. Non sorprende se anche nel 2023 l’ansia si sia confermata come l’emozione più diffusa, sostanziandosi specialmente in quella che viene definita eco-ansia, come evidenzia l’indagine “Headway – Mental Health Index 3.0″ presentata lo scorso ottobre al Parlamento Europeo da The European House – Ambrosetti e Angelini Pharma.

La violenza sulle donne

Il femminicidio di Giulia Cecchetin è uno dei tanti – troppi – avvenuti nel 2023. Ne è in qualche modo diventato il simbolo. Mai come negli ultimi mesi, infatti, si è parlato e discusso di violenza sulle donne: tanto a livello istituzionale quanto in televisione, nei media digitali e nelle conversazioni informali.
La questione della violenza di genere è diventata per molte persone molto più consistente e presente di quanto non fosse prima. Questo ha comportato, specialmente per le donne, un susseguirsi di emozioni – in primis rabbia e paura – associate al fenomeno. Emozioni che si sono spesso radicate nella quotidianità, aumentando il peso di un carico emotivo già molto pregnante. La violenza comincia infatti ben prima della sua manifestazione fisica. Inizia dalle parole, dalle discriminazioni e dalle molestie verbali, dalla pressione sociale e dalla gestione economica e familiare.

Non sappiamo cosa il 2024 porterà con sé. Ma possiamo in ogni caso attrezzarci. Soprattutto da un punto di vista psicologico. L’augurio per questi primi giorni dell’anno è allora quello di lasciare andare e volersi bene. Con l’idea di poter chiudere un capitolo e cominciarne un altro ponendosi l’obiettivo di trovare la propria centratura.

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