Stem, a Napoli un hackathon per 100 ragazze delle scuole superiori

Cento ragazze insieme il 22 novembre per immaginare un futuro diverso grazie alla scienza. hackher_ è una rassegna dedicata alla gender equality che, attraverso il confronto e la sperimentazione sul campo, si propone di avvicinare giovani studentesse al mondo STEM e abbattere il divario professionale di genere nel settore tech, ancora oggi caratterizzato da una netta predominanza maschile.

Fa bene ripeterlo: in Italia laurearsi in una materia Stem conviene, soprattutto per le ragazze, visto che aumenta le possibilità di occupazione. Nell’ultimo rapporto Istat “Persone, Lavoro, Impresa” si è annotato infatti che a fronte di un’occupazione dei laureati dell’81,1% (contro una media Ue dell’87,9%) chi possiede un titolo in Science, Technology, Engineering e Mathematics lavora nell’85,7% dei casi. E l’86,7% di questi svolge una professione altamente qualificata.

Se è vero dunque che l’Italia è ancora 21esima per occupazione femminile nel settore digitale nella classifica degli stati membri dell’Unione, con un punteggio del 49,7% su una media UE del 54,9% (dati Women in Digital Scoreboard della Commissione europea), è altresì vero ricordare che il gap di genere nella tecnologia influenza non solo il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e sviluppo digitale, ma anche il modo in cui le tecnologie stesse vengono progettate, sviluppate e distribuite.

Giovani donne incontrano role model

Con la quinta edizione di hackher_ che si è tenuta il 22 novembre a Napoli, cento ragazze provenienti da diversi istituti superiori di Napoli sono state coinvolte in un percorso che comprende una sfida per la realizzazione di un’applicazione attraverso la metodologia del “learning by doing”. L’evento ha avuto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, il patrocino di Comune di Napoli e Città Metropolitana di Napoli e il supporto delle volontarie dell’Università Federico II e dell’Apple Academy. Al termine della giornata una giuria ha valutato i progetti, e al team vincente è stato consegnato un premio del valore di €1.500.

Le ragazze che partecipano ad hackher_, non devono necessariamente provenire da percorsi scolastici scientifici: si mettono alla prova per sfidare gap tecnologici e percettivi, per trovare ispirazione, affacciarsi al mondo dell’innovazione e dell’imprenditoria, trasformando la loro immaginazione in realtà.

Non c’è nessun motivo oggettivo per cui una donna non debba fare un percorso di questo tipo” spiega Scilla Signa, ideatrice e fondatrice del progetto. “La cosa più grave è che spesso le ragazze che scelgono percorsi di studi scientifici incontrano ostacoli finanche nelle facoltà: nel corso del panel avremo la testimonianza di una professionista che quando si è iscritta alla facoltà di ingegneria elettronica, dove su un totale di 400 iscritte c’erano 4 femmine, un professore ha prese da parte queste 4 ragazze consigliando loro di cambiare facoltà. Spesso poi anche gli stessi uomini che professano apertura mentale e gender equality poi nelle scelte legate all’azienda cadono nei soliti sterotipi, perciò vediamo che le donne al massimo arrivano a ricoprire il ruolo di project manager, ma non vanno oltre”.

La tecnologia offre un ventaglio di possibilità

Proprio per lavorare sui bias culturali, la giornata ha avuto oltre all’hackathon anche un panel in cui sono intervenute, tra le altre, Anna Vaccarelli, dirigente tecnologica del CNR di Pisa, Elena Marchetto, head of institutional relation di Fastweb, Floriana Ferrara, Corporate Social responsibility country manager & master inventor di IBM Italia, Rossella de Vivo, director of production and creative hub di Sky Italia. È interessante dunque per le ragazze che partecipano non solo essere immerse per una giornata in codici e programmazione, ma anche poter toccare con mano alcune realtà aziendali e di innovazione per comprendere meglio che sì, c’è posto anche per loro.

Scilla Signa

È importante che le ragazze si liberino dell’immaginario secondo cui la tecnologia sia solo un’esperienza immersiva nei codici. Qui possono respirare un’atmosfera grazie a cui capiscono che non si tratta solo di stare davanti a un computer per ore, ma c’è una diversificazione dei ruoli e delle opportunità per cui davvero c’è posto per tutte”, prosegue Signa.

La rottura dello stereotipo è dunque bilaterale: da una parte il mondo Stem deve essere in grado di accogliere i talenti femminili, e dall’altra parte le ragazze possono cominciare a vedere che il ventaglio delle possibilità è multicolore e offre molto di più di quello che immaginano. E in questo superamento delle barriere culturali, è importante anche la scelta territoriale in cui hanno luogo gli eventi hackher_, come continua a raccontare Signa: “Per noi Napoli è la porta del sud: finora gli altri 4 eventi realizzati sono stati al centro-nord, con Napoli si apre un percorso che ci porterà per i prossimi eventi a Catania e Bari. Sono territori dove più che mai sensibilizzare le donne verso opportunità lavorative ci sembra importante”.

In poco più di un anno e mezzo, infatti, il progetto ha raggiunto Torino, Milano, Roma e Genova e dopo Napoli si propone di portare le prossime tappe in cinque città del sud, prima di andare oltre i confini nazionali.

A maggio 2024 sarà a Bari, e prossimamente verrà lanciata una call per chiamare a partecipare le scuole del territorio barese. Ma va detto che questo tipo di eventi funziona in modo particolarmente proficuo soprattutto quando vi è partecipazione da parte delle istituzioni e da parte dei dirigenti scolastici, che sono il ponte tra l’organizzazione dell’evento e le ragazze che devono poter scoprire la possibilità che per loro rappresenta una giornata come questa.

Nel percorso compiuto fin qui, abbiamo portato le nostre testimonianze di donne che hanno lottato per superare gli ostacoli in diversi percorsi professionali, legati in particolare alla scienza, all’innovazione e alla ricerca, e che hanno continuato ad avere famiglie, interessi, amicizie. Come gli uomini. Le nostre ragazze, spesso bloccate nella loro immaginazione di un percorso nella scienza anche solo per un imprinting derivato dalla società in cui sono cresciute e per un pregiudizio auto-imposto, ad hackher_ trovano una contaminazione tra immaginazione e scienza che nelle fasi cruciali di decisione riguardo al proprio futuro può fare la differenza, e trovano anche l’ispirazione per comprendere il proprio potenziale ed evolversi contro ogni discriminazione di genere”, conclude Scilla Signa.

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