Lavoro, opportunità di occupazione per professioniste del coding

Caucasian network developer pointing out high usage of processing power in mainframe grid. African american programmer helping coworker to solve overloaded system storage space.

Da un modello di business fondato sugli eventi a un altro fondato su contenuti e prodotti fruibili online da sviluppatori e aziende. Codemotion, startup nata nel 2013 per mettere in contatto il mondo degli sviluppatori e dei professionisti IT con quello degli HR manager e delle imprese, potenzia la propria piattaforma digitale e consolida l’obiettivo di proseguire nel processo di espansione internazionale, rafforzando la propria presenza nei mercati dove è già operativa (Spagna e Olanda). Precisa Chiara Russo, cofondatrice: “Superata la fase della scalabilità del modello, grazie anche al supporto di investitori come P101, Primo Ventures e CDP Venture Capital SGR, il nostro obiettivo oggi è raggiungere 100 milioni di euro di fatturato e 1 milione di sviluppatori entro il 2026”. Oggi l’azienda conta più di 50 dipendenti in 3 Paesi, un network di oltre 200mila professionisti esperti di più di 100 tecnologie e oltre 300 fra aziende e startup.

Il mondo degli sviluppatori è notoriamente a prevalenza maschile e Codemotion non può fare eccezione in un panorama in cui mancano ancora donne adeguatamente formate in questo ambito. “Al momento dell’iscrizione alla piattaforma Codemotion non viene richiesto di indicare il genere e quindi non è possibile indicare un numero preciso né fare proiezioni future. Attualmente possiamo stimare che circa il 15-20% degli sviluppatori siano donne, risponde l’imprenditrice.

Il tema legato alla percentuale di sviluppatrici non è casuale. Chiara Russo, ingegnera informatica impiegata in azienda, e Mara Marzocchi, psicologhe, si sono incontrate per caso all’Università 3 di Roma e hanno scoperto di avere in comune una visione:  “Volevamo che il nostro lavoro avesse un impatto sul mondo. Stiamo portando avanti questa idea su tre direttrici. Contribuire alla trasformazione digitale e di conseguenza alla sostenibilità ambientale. Combattere, inoltre, i pregiudizi secondo i quali il coding sarebbe professione “da uomini” con percorsi di formazione mirati per ragazze e donne. Mettere al centro, infine, il concetto di community e di condivisione della conoscenza per crescere”.

Figlia di una insegnante di matematica e di un ingegnere elettronico, Chiara Russo ha scritto le prime righe di codice a 8 anni. “Già durante gli studi alla facoltà di ingegneria informatica e poi durante la carriera di programmatrice e consulente IT ho sperimentato un ambiente piuttosto maschile e maschilista. E siccome credo che la libertà di scelta sia la chiave di volta su cui deve reggersi l’esistenza di una persona, mi adopero perché mia figlia, che oggi ha sette anni, non debba subire certi condizionamenti”.

Nell’Unione Europea solo il 18% di specialisti ICT è donna ed in Italia la percentuale scende al 14,8%: “Eppure, secondo un sondaggio condotto insieme a Logitech, il 56,86% degli intervistati ritiene che avere un maggior numero di donne all’interno dei tech team aiuterebbe lo sviluppo tecnologico del Paese” sottolinea Russo. Da qui l’alleanza con numerose aziende, tra cui Amazon e IGT, per dare vita a progetti dedicati agli studenti delle scuole e avvicinare anche le bambine e le ragazze alla tecnologia, consentendo loro di valutare un futuro nelle materie STEM senza pregiudizi. Per altro sono diverse le nuove professioni che offre come sbocco il corso di studi con specializzazione nell’IT.

Per stimolare l’interesse delle ragazze per il coding si stanno moltiplicando nel nostro Paese le iniziative, come Coding Women Sicily, progetto lanciato da Edgemony, hub tecnologico palermitano nato nell’anno della pande12ia, che coinvolge le donne della Sicilia. L’iniziativa mira a formare professionalità e competenze nei settori del digitale per “Promuovere e sostenere la diversità e l’inclusione nell’industria tech”.

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