PostCovid, le professioni IT raccontate in una survey di Codemotion

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In questi ultimi mesi abbiamo visto crescere il lavoro da remoto del 90%. Abbiamo visto un aumento dell’utilizzo di diverse tecnologie, basti pensare che solo Zoom ha avuto un balzo in Borsa del 67%. Abbiamo visto come tutti abbiano avuto la necessità di apprendere nuovi modi per comunicare e condividere, non solo per lavoro. Si dice con sempre più fermezza che stiamo per assistere a un cambiamento delle logiche del mercato, del lavoro e dei consumi, e che tutto questo sarà accompagnato  da un potenziamento del remote working che porterà a nuovi valori, a una nuova audience, nuovi limiti e nuove necessità infrastrutturali. Se già abbiamo individuato nei lavori digitali le caratteristiche più adattive, flessibili e necessarie per il cambiamento, parallelamente dovremo guardare con sempre maggior interesse verso chi crea gli strumenti per queste professioni: gli sviluppatori.

Codemotion è una piattaforma che riunisce diverse tipologie di sviluppatori, mettendo in relazione tra loro professionisti IT, community tech e aziende. Fondata nel 2013 da Chiara Russo e Mara Marzocchi, oggi è una scale-up con più di 50 dipendenti in 4 Paesi (Italia, Spagna, Olanda e Germania), impegnata nella costruzione di una tech community internazionale. Lo scorso marzo ha realizzato una survey su un panel di oltre 2.000 tra developer d’azienda (85%) e liberi professionisti (15%), provenienti da 30 Paesi, con Italia, Spagna e Germania tra le nazioni più partecipative. Obiettivo della ricerca era indagare come i developer, protagonisti della trasformazione digitale, stanno vivendo questo momento di emergenza sanitaria, quanto impatta sulla loro attività e come vedono il futuro del loro lavoro. 

Chiara Russo racconta ad Alley Oop: “Ciò che emerge maggiormente dalla survey è che gli sviluppatori credono che dopo un iniziale momento di contrazione, ci sarà una ripresa del mercato del lavoro. La riduzione del lavoro era già in atto quando la survey è terminata, sia per le aziende (21% di decremento) che per i freelance (25% di decremento), e la situazione potrebbe essere ancora peggiore se venisse misurata adesso”. In questo si osserva subito che i destini dei freelance e degli sviluppatori in azienda sono uniti da un filo rosso, per il quale la quantità di commesse è molto simile, e così le ipotesi sugli scenari a venire. Il 37% ritiene  che con l’attuale emergenza Covid-19 assisteremo ad una maggiore richiesta di sviluppatori software, mentre il 35% crede che tutto rimarrà invariato e solo il 5% pensa che ci sarà minor richiesta.

Continua Russo: “Quel 37% degli sviluppatori ritiene che il Covid-19 porterà a lungo termine a un’espansione della Tech Industry. Sono consapevoli che si è creata una nuova audience con nuovi bisogni, che possono essere soddisfatti solo online. Questo apre lo scenario a nuove opportunità di business ma anche ad aspetti che dovranno ancora di più essere presi in considerazione, e quindi alla richiesta di esperti in Cybersecurity, Data Analyst, Intelligenza Artificiale e Privacy”.

Se poi in questi giorni si alimenta anche la discussione sulla differenza tra smart working e remote working, per gli sviluppatori è molto chiara la direzione che dovrà prendere questa modalità lavorativa. All’unica domanda aperta, relativa a come il Covid-19 cambierà il loro mondo, hanno risposto delineando uno scenario decisamente interessante. Racconta Mara Marzocchi: “La pratica del lavoro da remoto, legata al risultato e non al conteggio delle ore, per gli sviluppatori si adatta molto bene. Già molte aziende IT nel mondo, e alcune anche in Italia, la adottano totalmente o parzialmente con grande soddisfazione di tutti: gli sviluppatori in primis, ma anche i datori di lavoro e i clienti. L’effetto collaterale dell’aumento del remote working sarà soprattutto il cambiamento nella forma mentis di alcune aziende tradizionaliste, che  si accorgeranno che la produttività e la qualità del lavoro dei team IT da remoto non defletterà, anzi, sarà in aumento”.

Uno dei side effect dell’aumento del lavoro da remoto, potrebbe poi riguardare la distribuzione e il decentramento della forza lavoro rappresentata dagli sviluppatori. Continua Marzocchi: “Potremmo assistere a una nuova distribuzione degli sviluppatori nel mondo. In quanto i professionisti IT, per lavorare in aziende IT interessanti, non avranno più bisogno di rilocarsi in grandi poli tecnologici come San Francisco, Amsterdam o Londra. Questo aprirà tante occasioni a sviluppatori che per scelte personali o impossibilità politiche non volevano o potevano trasferirsi dal proprio luogo di origine, ci potrà essere perciò un’importante competitività internazionale ma anche una maggiore numerosità di sviluppatori”.

Un altro piccolo ma molto significativo dato emerge dalla survey in questione: il 95% degli sviluppatori appartenenti alla community di Codemotion è pronto a servire il proprio Paese, mettendo a disposizione le proprie competenze per sviluppare progetti e fronteggiare l’emergenza Covid-19. Sono pronti a lavorare in ambito sanità, istruzione, impatto sociale, ricerca e innovazione, infrastrutture, strumenti finanziari. In un prossimo futuro le decisioni politiche potrebbero essere sempre più legate a doppio filo alle competenze tecniche. C’è da rifletterci e apprezzare che questo comparto tecnico sia già pronto a rispondere alla chiamata.