Effetto Covid sulle vacanze: gli over 64 non partono e tra i giovani cresce lo stress

scritto da il 17 Agosto 2021

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Anche quest’anno a causa della pandemia gli italiani hanno dovuto rinunciare all’evasione che un bel viaggio riesce a regalare. Complici incertezza e restrizioni, nell’ultimo anno si è verificato un drastico calo delle vacanze sia per i viaggi lunghi sia peri soggiorni più brevi. E a farne le spese maggiori sono stati soprattutto i senior, bersaglio privilegiato del virus, che oltre a non aver fatto vacanze nell’ultimo anno hanno continuato a mostrare grande prudenza anche in vista dell’estate.

Secondo l’indagine realizzata da Enit-Agenzia Nazionale del Turismo e Human Company, gruppo leader in Italia nell’ospitalità open air, in collaborazione con Istituto Piepoli, da aprile 2020 ad oggi poco più di 2 italiani su 10 hanno fatto le valigie per un soggiorno di una o due notti, mentre soltanto 3 su 10 hanno scelto vacanze più lunghe. È del 23% la percentuale di italiani che nell’ultimo anno ha fatto almeno una vacanza outdoor e solo il 7% tra quanti hanno almeno 64 anni, in calo dell’80% rispetto all’anno precedente. Un po’ meglio la situazione per l’estate 2021, anche se gli anziani restano sempre poco propensi a muoversi: soltanto il 12% degli ultra64enni ha pianificato una vacanza contro il 72% della fascia 15-34 anni. A partire saranno oltre 5 italiani su 10 e di questi un quarto ha pianificato la vacanza in una struttura open air, villaggio e agriturismo in testa.

Gli italiani avevano battezzato l’estate del 2021 come quella della fine della pandemia – ha osservato il sociologo e vicepresidente dell’Istituto Piepoli Livio Gigliuto – questo perché ricordavano il calo dei contagi dell’estate scorsa e a questo aggiungevano l’ottimismo legato ai vaccini. La variante Delta ha certamente inciso sulla prima parte della previsione: la crescita dei contagi, infatti, ha spaventato in vista delle vacanze 7 italiani su 10”.

L’impatto sulle vacanze estive. Forte spinta dalla campagna vaccinale
L’impatto della pandemia si è fatto sentire anche sulle prenotazioni per le ferie estive: per quasi un italiano su due la pandemia ha indotto cambiamenti nei programmi di vacanza, e per ben il 16% ha determinato l’annullamento delle vacanze programmate. Per altri (18%) ha determinato vacanze un in luogo diverso da quanto pianificato; il 6% ha cambiato alloggio per sceglierne uno che garantisse norme igieniche coerenti con la prevenzione del contagio. La garanzia di rispetto delle norme igieniche e delle regole anti-contagio è il secondo fattore di scelta dopo la convenienza. “Proprio la scelta di un alloggio meno rischioso – ha spiegato Gigliuto – è sicuramente la prima soluzione individuata dagli italiani per partire in sicurezza”.

Va comunque detto che l’andamento della campagna vaccinale ha avuto un grande impatto sulle prenotazioni invogliando alle vacanze sette italiani su dieci, addirittura nove su dieci si sono detti propensi a fare una vacanza in strutture outdoor.
La campagna vaccinale sta certamente mitigando gli effetti della crescita dei contagi sul modo in cui viviamo questa estate – ha affermato il vicepresidente dell’Istituto Piepoli – gli italiani mantengono un alto livello di prudenza, ma l’anno scorso con più di 6000 casi al giorno probabilmente non sarebbero usciti di casa, invece oggi il 70% degli italiani ritiene che l’ulteriore aumento di vaccinati incrementerebbe la propensione a prenotare un viaggio. Una quota che cresce fino al 90% tra chi vuole viaggiare open air, quindi facendo vacanze all’aria aperta”.

Ansie e paure degli over 64, ma i giovani i più stressati
L’impatto emotivo della pandemia è stato forte soprattutto nella fascia degli anziani categoria maggiormente a rischio. A condizionare la voglia di viaggiare dei senior è l’insicurezza e la paura di un possibile contagio.  Un freno che rischia di condizionare molto l’efficacia della ripartenza del settore turistico che invece potrebbe trarre grande impulso da questa categoria di persone. Il Covid ha certamente cambiato profondamente la vita di tutta la popolazione, ma l’impatto che le restrizioni hanno avuto sugli anziani è stato maggiore proprio in relazione alla più frequente situazione di fragilità fisica e cognitiva.

Le fasce di popolazione di età più avanzata – ha riferito il sociologo – hanno certamente pagato il prezzo più alto della pandemia, anche dal punto di vista psicologico, ma la vaccinazione li fa sentire più al sicuro di prima. Paradossalmente, come evidenziato dallo Stressometro che effettuiamo ogni settimana per il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, ad oggi le fasce di popolazione più stressate sono quelle più giovani, preoccupate più dall’impatto economico della pandemia che dal contagio. Resta una minore propensione a viaggiare tra gli over 64: solo il 28% dei più maturi, ad oggi, pensa che farà una vacanza entro la fine dell’estate, contro il 72% dei giovani e il 61% di chi ha tra i 35 e i 64 anni”. Secondo l’esperto, quindi, “al momento, l’unica arma che spinge le persone a restituirsi un po’ di vita sociale è il vaccino, che permette ai più anziani di riabbracciare figli, nipoti e amici in maggiore sicurezza. Forse l’estensione dell’utilizzo del green pass a un numero maggiore di attività, sul quale è d’accordo la maggioranza degli italiani, rassicurerebbe i più anziani e li spingerebbe a tornare a uscire e viaggiare”.

Dalla logica emergenziale ai contesti sicuri. Tornare a viaggiare si può
Di certo, ha osservato Gigliuto, “a un anno dall’inizio della pandemia, non possiamo continuare a parlare solo di assistenza ai fragili. Il focus va spostato sul garantire loro la giusta qualità della vita. La sfida ora è quella di abbandonare la logica emergenziale della protezione ad excludendum dei più fragili e costruire modelli di socializzazione sicuri anche per chi ha bisogno di una quota di prudenza in più. Smettere, insomma, di dire ‘state più attenti degli altri’ e iniziare a dire ‘ci siamo premurati di costruire un contesto più sicuro per proteggervi’. Tutto questo, naturalmente, in attesa che la pandemia finisca”. Il sociologo si è quindi detto convinto che si ritornerà a viaggiare seppur modificando qualche abitudine consolidata. “Noi sappiamo che l’uomo è un animale abitudinario ma adattivo, che opera piccoli ma costanti aggiustamenti alla propria routine. Probabilmente – ha detto Gigliuto ci adegueremo anche a questa condizione, modificando comportamenti e scelte, ma il bisogno di ‘staccare la spina’ andando in vacanza, che fa parte della natura umana, resterà sempre. Lo conferma il fatto che quest’anno siamo più propensi a viaggiare dell’anno scorso, e probabilmente sarà così anche l’anno prossimo”.

Certamente, ha concluso, “la pandemia sta portando alla luce alcuni fenomeni che, anche se già in crescita negli anni precedenti, ora stanno registrando un incremento decisamente più rapido. Un esempio è il turismo outdoor, che sembra essere il trend più rilevante. Le persone si sentono al sicuro in spazi aperti, dove è più difficile contagiarsi. E infatti un viaggiatore su quattro, come evidenziato dall’indagine svolta per Enit e Human Company, quest’anno ha già optato per una vacanza all’aria aperta. A farlo sono soprattutto giovani e coppie”.

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Ultimi commenti (1)
  • gloria |

    Certo la Pandemia ha influito sulle condizioni del benessere psicofisico di tutti a vari livelli.M aconcedersi una vacanza con Responsabilià riporta alla “quasi ” normalità.Comunque , credo che vacanza abbia una accezione ampia e ognuno a suo modo può sentirsi in vacanza sia restando nella propria città che viaggiando senza tralasciare quelle che sono le buone abitudini e le responsabilità antiCovid.