Lavoro, il 70% vuole continuare con lo smartworking e le città si svuotano

scritto da il 22 Settembre 2020

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Ci voleva il Covid per sdoganare finalmente lo smartworking. Sono più di 10 anni che alcune aziende italiane hanno cominciato a farne uso, inizialmente per i colleghi con ruoli nelle vendite, IT o team internazionali, e poi per tutta l’organizzazione. Il Comune di Milano è stato il primo in Italia a indire una giornata dedicata al Lavoro Agile nel 2014 e nel 2017 lo smartworking è diventato legge. Solo in questi ultimi mesi possiamo dire che si è esteso veramente tra pubblica amministrazione e aziende private creando modelli organizzativi e comportamenti manageriali che cambieranno in modo più ampio e definitivo anche una volta terminata l’emergenza.

Lo smartworking ha permesso, sopratutto ai lavori più digitalizzati, di poter lavorare con una flessibilità di luogo e tempo diventando anche in estate “southworking” per chi ha lavorato da località diverse dalla sede di lavoro. Questa rivoluzione ha trasformato città, uffici e in generale gli spazi oltre ai modelli organizzativi e manageriali.

E il futuro dello smart working? “Quando nelle scorse settimane abbiamo detto che era in atto una vera rivoluzione lavorativa e culturale, non ci sbagliavamo – afferma Carlo Caporale, amministratore delegato di Wyser  – Come testimoniato dalla nostra survey oltre il 70% dei lavoratori vorrebbe che continuasse a essere parte integrante della nuova vita lavorativa, anche in misura minore. Un approccio flessibile da parte delle organizzazioni è sempre più richiesto dai candidati e manager che incontriamo, per cui non stupisce che l’interruzione del lavoro da casa potrebbe essere per molti un fattore determinante nella scelta di cambiare lavoro. Sarà difficile riuscire a tornare indietro”.

Tuttavia lo smartworking ha generato anche altri effetti, un pò meno positivi, dal punto di vista dell’economia delle città più industrializzate o della gestione familiare.

Londra si è svuotata, la maggior parte dei grattacieli è vuota e il governo continua a cercare di convincere le aziende a rientrare negli uffici per aiutare l’economia. I lavoratori che sono a casa non comprano il pranzo nei negozi o bar o ristoranti, non fanno la spesa vicino all’ufficio e non vanno a fare shopping. Tutto ciò significa che i centri delle città dove si trovano tanti uffici e negozi stanno letteralmente soffrendo mettendo a dura prova l’economia della city.

Vuota anche Milano e stesso invito è arrivato anche dal Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha recentemente spiegato le ragioni per cui questo nuovo paradigma necessita di essere governato per non creare effetti controproducenti per i lavoratori e le aziende stesse.

D’altra parte, però, il lavoro da casa è stato anche molto faticoso. Innanzitutto, perché nella maggior parte dei casi non si è trattato di smart working ma piuttosto di remote working in cui semplicemente è cambiato l’ambiente in cui si svolge il proprio lavoro – e non sempre l’ambiente domestico si è rivelato adatto o adeguato: perché gli orari di lavoro si sono dilatati e perché coordinarsi a distanza per così tanto tempo ha generato molto stress sopratutto per le mamme lavoratrici.

Anche i coworking hanno ripreso le attività e, rappresentando modelli innovativi di luoghi di lavoro, stanno ripensando gli spazi. “La fatica rilevata dalle persone che hanno lavorato a casa è anche di tipo emozionale – Questo è quanto osserva il coworking Copernico – Se è vero che la maggior parte dei lavori d’ufficio possono essere svolti anche fuori da un ufficio tradizionale, le interazioni permesse dall’ambiente di lavoro non sono invece riproducibili all’esterno. E ora che ci stiamo preparando per rientrare in ufficio è quindi importante gestire attentamente la fase transitoria, che porterà a una nuova normalità. Perché anche se la situazione, a livello sanitario, è ancora delicata, abbiamo tutti bisogno di riappropriarci dei nostri spazi e delle nostre abitudini, ma dovremo farlo gradualmente, garantendo la massima sicurezza. Bisogna tornare alla normalità senza paura, con attenzione, ma non si può rinunciare alla socialità”.

Accordare i bisogni aziendali con le esigenze delle persone è la nuova missione post Covid per una ripresa alla nuova normalità.

Ultimi commenti (6)
  • Francesca Devescovi |

    Credo che se ci sono ancora pregiudizi sullo smart working in generale, sulla PA ancora di più. Invece penso che sia stata una grande opportunità di digitalizzazione. Nel mio piccolo posso dire che in questi giorni ho prenotato una consulenza con l’Inps online comodamente da casa, ho acquistato un corso di tennis online sul sito di Milano Sport senza recarmi inutilmente in segreteria, etc… E per implementare tutti questi servizi, credo che tantissime persone nella PA abbiano lavorato molto e “smart”.

  • Daniela |

    Sono in telelavoro…che e diverso dallo smartworking…io sono tra quelli che invece non ne possono più di farlo 5 giorni su 5…si era ACCAVALLANDO tutto e non si stacca mai….non va abolito ma regolamentato diversamente si…

  • Claud Prov |

    Non è pensabile tornare indietro ai tempi pre-Covid: le aziende e la PA deve (non solo per motivi economici ma anche etici, visto l’impatto sull’ambiente) organizzare un’adeguata turnazione delle presenze in ufficio, prediligendo l’attività di lavoro agile possibilmente per obiettivi. Ogni ritardo potrebbe incidere in maniera negativa sull’efficienza dei lavoratori che ormai sono entrati pienamente nell’ottica del lavoro da remoto, con tutti gli strumenti già rodati.

  • Lina Bordino |

    Per me è stata una grande scoperta, anche se ho ho avuto seri problemi perché l’ente da cui dipendo me l’ha permesso con molte difficoltà. Lavoro per il Comune di Palma di Montechiaro, provincia di Agrigento. Ho un bimbo di sei anni, per me era una vera e proprio necessità con le scuole chiuse durante l’emergenza. Ho dovuto fare intervenire il sindacato, era come se chiedessi un’elargizione. La verità è che c’è molta ignoranza al riguardo. Mille difficoltà. Sarei ben lieta di continuare a lavorare in Smart , alternando, quando necessario, con la presenza in ufficio.

  • Daniela Angioni |

    Lavoro da casa a seguito dell’emergenza Covid19 e mi rammarico solo del fatto che ci siano ancora dubbi sugli aspetti positivi di questa modalità, ovviamente se correttamente applicata. In effetti in molte realtà, soprattutto nella PA si fatica nell’interpretare lo smart working, adottato brutalmente come lavoro da casa…occorre ripensare i modelli organizzativi in maniera smart, è questa la vera sfida che non si vuole affrontare!

  • Donata |

    Comprendo le necessità economiche cittadine che tuttavia mal si accordano al tentativo di ridurre le polveri sottili nelle metropoli permettendo agli abitanti di respirare. Bisognerebbe trovare soluzioni ibride, come quelle scolastiche alternando presenza in ufficio al lavoro da casa. Forse, per la salute delk’ umanità, il covid potrebbe aver dato una mano.