PostCovid, sviluppiamo le capacità per i cambiamenti che verranno

scritto da il 09 Aprile 2020

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Si può dopo la crisi tornare più forti di prima? Una risposta confortante arriva dal “Bouncing forward” e dalla moderna definizione di resilienza.

In questo periodo durante il lavoro da casa, i miei figli mi hanno spesso sentito parlare con manager e aziende di un argomento particolare: la resilienza. Il più curioso dei quattro mi ha chiesto cosa volesse dire questa parola. Non vi nascondo che questo interesse mi ha lasciato piacevolmente sorpreso, ma ancor di più mi hanno meravigliato le considerazioni del più grande che da buon sportivo ha parlato di cosa ha imparato sul campo: resilienza vuol dire tornare più forti di prima dopo una sconfitta o un infortunio che ti butta giù!

Quel “tornare più forti di prima” mi ha ricordato il più grande infortunio di quando il mio lavoro era la pallanuoto: uno strappo ad un muscolo che non lasciava spazio ad un recupero completo. Quando ripenso a quei giorni ricordo soprattutto la paura di non poter tornare a giocare in serie A; oggi so che non è stato così. Anzi, è stata la svolta della mia carriera. È cresciuta la mia consapevolezza interiore che ha consentito il superamento dell’ostacolo e rimediato al muscolo mancante: mi ha reso diverso ma ben più forte del giocatore di prima… La resilienza mi ha aiutato ad accettare l’inevitabile e ad aprire nuovi scenari portandomi più avanti di prima.

E da qui rimbalza ancor più forte la risposta di mio figlio, così attuale in questi giorni di innumerevoli crisi.

Per molto tempo la resilienza è stata concepita come ritorno allo status quo antecedente un cambiamento, questo a causa della sua definizione in ambito tecnologico (Vocabolario Treccani – Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale) che deriva dall’etimologia della parola latina resilio (rimbalzare, tornare indietro). La resilienza si è mostrata per anni come un aggiustamento positivo di fronte alle avversità (Weick et al., 1999), come abilità di “bouncing back” da battute d’arresto o nuove competizioni (Zolli e Healy, 2013), come capacità di assorbire tensioni (Bunderson e Sutcliffe, 2002), e come capacità di adattamento al nuovo ambiente.

Una lettura più moderna della resilienza, quella che ci proietta al periodo di oggi e che ci offre una nuova prospettiva per superarlo, include lo sviluppo di nuove capacità e l’abilità di tenere il passo con le opportunità che si creano dal cambiamento. In questa prospettiva, il concetto di resilienza include la possibilità di sfruttare sfide e criticità per accrescere le proprie risorse e competenze. La visione più attuale di questa caratteristica consente di scorgere, comprendere, rispondere e superare i cambiamenti, costruendo nuove risorse personali e diventando i principali artefici non di un ritorno allo status quo ma di un salto avanti verso un nuovo futuro.

Questo è l’approccio che cerco di trasferire alle aziende e alle persone in questo periodo; un approccio che parte dalla lettura di questa crisi da cui abbiamo la possibilità e il diritto di rialzarci con più forza di prima. Un approccio che trova serenità in un grande consiglio sportivo: “la nostra miglior partita, sarà la prossima!”. Un approccio che mira ad aprirci ad ogni tipo di cambiamento e a reagire flessibilmente preparandoci ad una ripartenza nella quale noi potremo essere i veri protagonisti.

Persone ed organizzazioni imparano a cercare risposte nuove e differenti per poter rispondere alle mutate condizioni della realtà che fanno risultare inadeguate le soluzioni precedenti. La più attuale idea di resilienza include in sé la capacità di accettare la perdita della vecchia routine e il salto in avanti verso il nuovo status quo, che come un oceano blu è tutto da esplorare e ricco di opportunità. Questo concetto che per il mio vissuto ho appreso direttamente dallo sport, trova conferme autorevoli in numerosi autori moderni, come Williams, Gruber, Sutcliffe, Shepherd, Zhao e Yanfei che lo affrontano nel loro “Organizational Response to Adversity: Fusing Crisis Management and Resilience Research Streams”.

Allo stesso modo possiamo leggere questo moderno significato di resilienza anche negli affascinanti periodi storici nati dopo le grandi epidemie (il rinascimento in primis) e nei boom economici esplosi dopo le grandi guerre (il secolo scorso è pieno di esempi).
Per questa ragione credo che, sebbene non ci siano ancora risposte certe sui nuovi scenari futuri, sia proprio la consapevolezza che le persone ed il mondo siano già stati artefici di numerosi “bouncing forward” a ispirarci nel guardare con sicurezza oltre la crisi.

Ultimi commenti (2)
  • Jacopo Pasetti |

    Silvia, grazie per il suo contributo. Un tema inerente a ciò che lei ha scritto e che può stimolare ulteriori riflessioni in linea con il suo commento è quello dell’Antifragilità. Nassim Nicholas Taleb nel suo “Antifragile – Prosperare nel disordine” lo propone in modo affascinante.

  • Silvia Ghigliazza |

    L’opportunità di migliorare è il dono di ogni caduta, dalla quale rialzarsi più consapevoli e più completi di prima