Laurea telematica: le proteste degli studenti di Psicologia

scritto da il 28 Gennaio 2020

giang

Sara D. ha 48 anni, e qualche anno fa ha dovuto lasciare un lavoro come marketing manager per questioni familiari che richiedevano la sua presenza. In quel momento si è trovata a rimettere in discussione molte cose della sua vita e ha deciso di realizzare un progetto rimasto in sospeso da quando era ragazza: la laurea in psicologia. Racconta ad Alley Oop: “Ho scelto la facoltà online perché mi permetteva di conciliare le esigenze familiari con il mio bisogno di individuazione. Ma col tempo ho potuto sperimentare qualcosa di totalmente nuovo: un’impostazione che mi ha permesso di scoprire finalmente il mio metodo di studio, ritrovando quell’autostima che la scuola aveva in precedenza demolito”.

Anita C. ha 52 anni e ha scelto l’Università online perché una disabilità provocata da un intervento chirurgico le rendeva troppo difficile frequentare un’Università di persona.
Francesco S. ha 45 anni e racconta: “Dopo molti anni nella GDO ho scelto di cambiare settore lavorativo e di impegnarmi nell’ambito della Disabilità. Avevo già alle spalle due esperienze deludenti con le Università tradizionali, da lavoratore era impossibile seguirne i ritmi. Io oggi sono laureato, e sebbene il decreto non abbia effetti sulla mia posizione, lo trovo estremamente degradante, un danno di immagine enorme per chi, con sacrificio, ha conseguito una laurea online”.

giang2C’è molto scontento tra gli studenti dei corsi di laurea telematici, a causa del decreto dell’ex ministro Lorenzo Fioramonti che è ora al vaglio della Corte dei conti e del Consiglio di Stato. In caso di via libera il provvedimento sarà operativo e diventerà impossibile per le Università telematiche erogare alcuni corsi di laurea nel prossimo anno accademico. Parliamo di medicina e di altre lauree ad accesso programmato nazionale come veterinaria, architettura, odontoiatria, professioni sanitarie, scienze della formazione. Ma le novità inaspettate sono i corsi triennali in scienze dell’educazione, scienze e tecniche psicologiche, servizio sociale e le due magistrali in psicologia e scienze pedagogiche.

Ma è proprio la parola dignità a far sollevare gli studenti delle facoltà psico-pedagogiche, che in una lettera aperta scrivono: “In questa maniera, un numero imprecisato fra studenti telematici lavoratori e non frequentanti in generale, sia di istituti statali che privati, sono rimasti orfani di un’impalcatura che dovrebbe invece tutelarli in quanto figli di un progresso che ha dettato nuove regole – e le detta tuttora – sulle modalità didattiche in tutto il globo”.

Va detto a questo punto che gli studenti di cui Alley Oop ha raccolto la testimonianza, appartengono allo stesso ateneo. Hanno una consapevolezza molto forte della qualità della formazione a cui hanno avuto accesso, e sanno anche benissimo che, una volta laureati, dovranno misurarsi comunque con un esame di Stato per accedere alla professione, e sarà lo stesso che dovranno sostenere i laureati tradizionali. Quello che affermano gli studenti stessi è che vada piuttosto fatto un distinguo tra il vero e-learning e situazioni accademicamente meno efficaci.

giangSecondo l’ultimo Rapporto di Accreditamento Periodico dell’Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) la maggior parte delle università telematiche si gioca il giudizio tra la sufficienza e la criticità, tranne una, la Uninettuno, che risulta pienamente soddisfacente come poche delle università convenzionali. E c’è chi può fornire testimonianze dirette di paragone tra i due ambienti, come Ornella P., 60 anni, alla sua seconda laurea dopo una prima conseguita in giovane età come studente in presenza. Della sua esperienza di e-learning afferma: “Sicuramente la possibilità di seguire le lezioni on line e di essere seguiti nelle numerose esercitazioni da un tutor facilita rispetto alla statale. È un’innovazione pedagogica utile, che permette di approfondire i temi di studio, non una scorciatoia. Per il resto lo studio e l’esame in presenza sono identici”. Oppure Alessandra A., 55 anni, che racconta: “Ho un’altra laurea, in fisica, conseguita alla Sapienza di Roma e ora studio psicologia perché mi è molto utile per la mia professione di insegnante. Ritengo che studiare secondo la modalità telematica offra maggiori opportunità, rispetto all’Università tradizionale, sia di apprendimento individuale, sia di apprendimento cooperativo”.

La frequenza, appunto. Nella maggior parte dei casi, la laurea telematica è scelta per poter conciliare gli impegni che impedirebbero allo studente di vivere la vita universitaria. Si tratta soprattutto di studenti over 40 e probabilmente per la maggior parte donne. Rossella C., 48 anni, un lavoro part time e due figli, afferma: “Questo decreto mi negherà il diritto di scelta. Se diventasse Legge, dovrei optare forzatamente per l’Università statale e questo comporterebbe dover rinunciare a partecipare alle lezioni, cosa che io reputo un valore aggiunto allo studio”.

Ed è proprio sul diritto di scelta, sul diritto allo studio, che convergono tutte le critiche suscitate in questi giorni. Per non dire dell’amarezza dovuta al sentirsi screditati, o come afferma Alessandra A, “danneggiata moralmente perché il decreto svaluta il valore del mio titolo agli occhi dell’opinione pubblica anche se é valido a livello legale”.

Singolare poi il fatto che questa iniziativa venga da una politica che ha fatto delle piattaforme digitali il terreno fertile su cui coltivare voti, che si è sempre dichiarata favorevole al progresso e all’innovazione portati dal digitale. Invece di una tabula rasa così cruenta e definitiva, forse si potrebbe valutare di mettere a punto degli standard formativi, un controllo qualitativo dell’istruzione effettiva, per scoprire magari che non tutte le università telematiche sono laureifici a crocette. Anzi, probabilmente sono gli stessi e-learners a voler stanare le semplificazioni e le irregolarità, perché ci tengono alla dignità del loro percorso di studio.

Ultimi commenti (9)
  • Daniele |

    Buonasera io dopo aver sostenuto cinque esami all’università tradizionale mi sono iscritto alla telematica Pegaso per motivi di tempo e lavoro ho optato per questa scelta è vero si che gli esami sono a crocetta ma sono stato bocciato due volte a dimostrazione che se non studi anche se non è come la statale non passi perché non puoi certo mettere le risposte a caso e bisogna seguire almeno l 80% delle videolezioni e molte materie ne hanno tante altrimenti non ci si può prenotare

  • Anna T. |

    Gli esami a crocette vengono usati anche in numerose università pubbliche italiane ed estere….e aggiungo anche che l’esame a crocette non è più semplice di quello orale. Ma prima di scrivere perché non vi documentate?

  • Salvo T. |

    Scrivo questo commento avendo esperienza di studi accademici sia in università tradizionale che telematica. Purtroppo vi sono oggi molti pregiudizi e scarsa conoscenza delle università telematiche. Concordo che non tutte sono uguali e che occorre una corretta vigilanza, ma questo vale per tutte le università, di qualunque natura esse siano. La cosa triste e sconfortante è che la scarsa conoscenza proviene dagli stessi addetti ai lavori, specchio purtroppo di quella precarietà che vive al momento il nostro Paese. Inoltre, limitare e screditare le università telematiche a mio avviso comporta, tra le altre cose, limitare quella concorrenza oggi più che mai necessaria per un continuo miglioramento del mondo accademico generale. Perché se in un ateneo tradizionale posso fare gli esami da non frequentante o presenziare a lezioni il più delle volte tenute dagli assistenti (per carità, alcuni molto bravi, in alcuni casi anche più dei titolari), allora capiamo bene che l’università telematica può essere quella spina nel fianco che porti l’università tradizionale a guardarsi allo specchio e darsi finalmente una mossa per cercare di dare quel qualcosa in più che migliaia di studenti ormai trovano in una uni telematica. In Spagna e Inghilterra le università telematiche sono una realtà ben consolidata, contano ormai oltre i centomila iscritti e convivono perfettamente con le uni tradizionali, in quella sana competizione che li porta continuamente a un reciproco miglioramento. Per concludere, fa riflettere che proprio l’ordine degli psicologici parli di “dignità”, incurante degli enormi sforzi che comporta lo studio accademico, a costo di mille sacrifici, non per ultimo il tempo sottratto agli affetti familiari, quando la professione di psicologo a mio avviso dovrebbe comportare, tra le prime cose, un’attenzione assoluta all’utilizzo dei termini.

  • Carola Dominici |

    In generale l’e-learning, di qualità certamente, va incentivato in particolare per chi lavora e per le donne che accudiscono figli e persone con disabilità.
    Non solo per i corsi di laurea ma anche per la formazione post laurea ( master, scuole di specializzazione, dottorati).
    Esistono linee guida europee che incentivano questa modalità di apprendimento.

    Oltre che essere molto costosa, la formazione non può essere appannaggio di chi ha le sedi universitarie vicine e non è lavoratore e con famiglia.

    E la formazione è continua

    Ridicolo poi parlare di Smart working e non adoperarsi per e-learning

  • Loredana |

    Mi chiamo Loredana ed ho 59 anni, un lavoro che mi porta a stare fuori casa, una famiglia da seguire ed accudire e un percorso di studi iniziato in modalità telematica, che sto portando avanti con grandi sacrifici, sia in termini economici che di tempo sottratto alla famiglia e al mio benessere psicofisico. Ma è proprio grazie a questa modalità che riuscirò a laurearmi, altrimenti non avrei potuto nemmeno pensarla una cosa del genere. Vorrei rivolgere all’ex ministro Fioramonti una domanda: cosa cambia tra il seguire le lezioni frontali dal seguirle in videoconferenza, con l’opzione di poter rivedere quest’ultime tutte le volte che voglio, ma soprattutto con la comodità di poterle seguire in orari a me più confacenti? Spero che il Consiglio di Stato bocci questa assurda proposta che porta l’Italia ad essere uno dei Paesi più retrogradi in fatto di E-learning.

  • Serena .Marega |

    Sono affranta. Non ho molto da dire. Avevo riconsiderato questo Paese ma purtroppo rimango della mia idea perché come sempre si dimostra per quello che è. Un paese vecchio , retrogrado, limitante e capisco perché la gente se ne va all’estero per respirare e realizzarsi.

  • Divina Lappano |

    Ho 54 anni, una laurea e diversi master universitari. Ho deciso di continuare la mia crescita intellettuale e umana e ora sono iscritta al corso di laurea in psicologia magistrale presso l’Università Unicusano. Trovo profondamente ingiusta la manovra relativa alla soppressione di alcuni corsi di laurea. Una manovra che, a mio avviso, ha ragioni economiche e di esercizio di potere più che essere fondata su motivazioni oggettive.
    Dopo aver letto le falsità con cui il Governo e il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi vogliono sfrontatamente cancellare, non solo alcuni corsi di laurea ma, paradossalmente, anche quella che è la storia della loro formazione universitaria, vi sottopongo alcune considerazioni.

    Facoltà che, seppure statali, fino a poco tempo fa non richiedevano obbligo di frequenza, laureavano gli attuali promotori di questa campagna diffamatoria. Sono gli ex-studenti di Psicologia, che, spesso, pur non avendo frequentato, oggi lavorano come professionisti della sanità.

    Per chiarire, le università statali hanno rilasciato titoli di laurea senza obbligo di frequenza, titoli che a tutt’oggi, nonostante Fieramonti, consentono l’esercizio della professione di psicologo come professionista della salute. Guarda caso, il veto viene posto solo a coloro che oggi si scrivono a università telematiche, in quanto la formazione risulta essere incompatibile con l’approdo alla carriera di psicologo nel contesto sanitario, in cui attualmente tale professionista si trova inserito. Un tale provvedimento, a mio avviso, più che mirare a una riduzione degli iscritti in Psicologia, che, a laurea conseguita, favoriscono le casse dei vari Ordini regionali, mira a riempire le aule delle università statali e, dunque, le casse dello Stato. Il decreto coinvolge, infatti, anche le facoltà di Scienze della Formazione e Scienze Pedagogiche, un bacino di utenza non certo trascurabile!

    Squallide incongruenze evidenziano la grettezza di un’operazione di marketing a favore delle università statali in alleanza con il Consiglio dell’Ordine degli Psicologi, che da qualche hanno, invaso da un delirio di onnipotenza, è in guerra contro tutti e, come un tumore, attacca anche le cellule del proprio corpo, non rendendosi conto di uccidere se stesso.

    Per il principio aristotelico di non contraddizione, allo stato attuale non dovrebbero essere ritenute valide milioni di lauree in Psicologia rilasciate da università statali, le quali come le telematiche, non prevedevano l’obbligo di frequenza, e i cui laureati lavorano oggi, e da tempo, in enti statali e pubblici, come professionisti della sanità.

    Sapendo bene quali sono i vantaggi di una formazione che raggiunge tutti e consente a tutti di poter seguire, con la giusta concentrazione, quelle lezioni che vengono di fatto “marinate” nel pubblico, poco fruibili per via di aule e spazi da treno merci, nel rumore da mercati ortofrutticoli, anche le maggiori università italiane si sono provviste dell’insegnamento e-learning, molto più fruibile, con video e materiale di supporto, la cui visione è obbligatoria ai fini dell’esame.

    Per menzionare una delle più grandi università italiane statali, “La Sapienza” è scesa in campo con “UniTelma”, che ha tra i suoi corsi di laurea anche Psicologia. Sappiamo che “La Sapienza”, in considerazione dell’inserimento dello psicologo tra le professioni sanitarie, ha accorpato il corso di laurea in Psicologia alla Facoltà di Medicina, che porta ora il nome di Facoltà di Medicina e Psicologia, ma propone, come alternativa possibile e valida, la formazione telematica del corso di laurea in Psicologia tramite UniTelma.

    La fruibilità delle video lezioni e l’impegno di docenti qualificati spinge il corso di laurea, la facoltà e l’università stessa ad elevarsi in ambito formativo, per la crescita dei propri iscritti e futuri laureati. Ci areniamo, invece, sul fatto che preveda un obbligo di frequenza, finora anche nelle Statali ritenuto facoltativo. Tuttavia, la contraddizione salta agli occhi, perché è proprio nell’e-learning che la frequenza è resa di fatto obbligatoria più che altrove. Nessuno che non abbia terminato la visione dei video, del materiale didattico e superato le verifiche di autovalutazione, propedeutiche e obbligatorie per prenotare e sostenere gli esami, può accedere alla prova finale dell’esame.

    Il decreto che si propone di abbattere il consenso dello Stato, accordato ad alcuni corsi di laurea di università telematiche, consensi approvati e riconosciuti in passato, dopo aver imposto l’uniformità della formazione secondo inderogabili criteri di controllo, rigorose valutazioni circa l’opportunità dei metodi e-learning, è a questo punto del tutto anticostituzionale e sembra essere, piuttosto, frutto di una manovra che vuole recuperare gli “evasori” delle università statali, affinché esse riacquistino l’antico primato di iscrizioni, da tempo, in vertiginoso calo. La paura è che le università non statali, riconosciute e parificate dalla Stato, ora tolgano il primato degli incassi, offrendo migliori attività didattiche, migliori supporti, migliori servizi, migliore formazione e anche migliore inserimento nel mondo del lavoro.

    Basti osservare i traguardi raggiunti dall’Università Telematica “Unicusano”, la quale, attraverso le eccellenze che qualificano la sua formazione, sta registrando il maggior numero di iscrizioni e l’apice del 70% dei laureati assunti: “Mentre gli atenei di tutta Italia vivono un momento di forte spopolamento (secondo la recente indagine ‘AlmaLaurea’ si parla addirittura di un -13%), l’università telematica, di Roma [ndr. si fa riferimento alla “Unicusano”] ha registrato cifre incoraggianti: +118% di nuove matricole in cinque anni, circa 70% di laureati impiegati post lauream” (Comunicato Agi del 13 Giugno 2019) https://www.agi.it/comunicati/unicusano_laureati_assunti-5651944/news/2019-06-13/

    Le moderne tecnologie sono in grado di favorire le eccellenze formative e presentare a tutti gli iscritti le lezioni attraverso video, anche in streaming e in qualunque posto del mondo, a qualunque ora del giorno e della notte. Se non è presenza questa!

    In tutto il mondo è riconosciuto l’apporto delle tecnologie in tutti gli ambiti della formazione e l’Italia vuole iniziare una folle corsa all’indietro che ci riporta alla descolarizzazione del secolo scorso. Lo Stato deve ammettere di aver fallito la politica di formazione in alcuni contesti dell’università e della ricerca. Deve rivedere e modificare strutturalmente la sua offerta formativa e utilizzare la modernità, orientarsi sulla strada della evoluzione perseguita a livello internazionale, mettersi al passo del mondo che evolve e promuovere una migliore offerta, ottenendo nuove iscrizioni, anche attraverso la formazione a distanza, come “La Sapienza”, ha già fatto.

    Per tornare agli psicologi, che ne facciamo di tutti i laureati statali e non, assidui frequentatori e non, che da lustri sono inseriti negli albi dell’Ordine degli Psicologi e lavorano come professionisti della salute? Gli revochiamo il posto di lavoro o il titolo di professionista sanitario? Li costringiamo tutti a iscriversi di nuovo ad una università con l’obbligo di frequenza? Li buttiamo nella spazzatura o gli offriamo un posto di potere da cui legiferare?

    Ciò nonostante il “Re è nudo”! Non è un mistero che tutti gli iscritti al corso di laurea in Psicologia, università pubbliche o private, conseguita la laurea, debbano sostenere mille ore, pari ad un anno, di tirocinio pratico-formativo presso enti e strutture sanitarie, per poter sostenere il famoso Esame di Stato, che consentirà la qualifica di Psicologo, l’inserimento nell’Albo e l’esercizio della professione.

    Non toccate la formazione teorica, che presso le università e-learning è di fatto spesso superiore alle adunate in aule di mercato, in cui le parole del docente sono disperse al vento e i docenti stessi, spesso irraggiungibili. Forse proprio per questo, fino a poco tempo fa, la presenza dello studente era facoltativa e non poteva che esserlo. È proprio per questo che oggi gli studenti preferiscono le università telematiche? Proprio la facoltà di Psicologia negli ultimi anni è tra le maggiori a riscuotere il boom delle iscrizioni. Ecco il vero interesse di questa manovra palesemente incongruente. Centinaia di psicologi, con laurea statale, non hanno mai frequentato un corso universitario, ora sono seduti comodi nel loro posto di lavoro pubblico, tronfi di appartenere alla categoria dei professionisti sanitari, dando battaglia a chi, probabilmente, ha ricevuto e riceve, una formazione e-learning da considerarsi spesso al di sopra di quella conseguita da alcuni di loro.

    L’Italia è il paese delle contraddizioni e il paese dello strapotere di politici e affiliati, che stanno buttando al vento la secolare tradizione culturale della nazione, a favore di un’economia oscurantista e personalistica, basata sulla prepotenza e sui soprusi perpetrati dietro le maschere della liceità e con le spalle coperte. Sono individui che vilipendono il valore della cultura, riempendosene la bocca, per agire a custodia delle loro finanze. La vera sconfitta è il passo indietro della storia, il passo indietro dell’evoluzione. Le moderne tecnologie permettono anche ai chirurghi di intervenire a distanza e gli iscritti a Psicologia devono essere fisicamente presenti in aula. Di cosa stiamo parlando veramente? Marketing e giochi di potere. Troppo brutto per essere vero!
    D. L.

  • Pietro |

    Questo decreto mi danneggia 2 volte, il danno morale risulta essere più pesante da sostenere. Io mi sono sposato molto giovane all’epoca frequentavo l’università statale facoltà di biologia. Erano in molti agli esami a copiare, a mettere firme per gli amici che non frequentavano le lezioni e a fare i più disparati imbrogli, c’era anche chi era tutelato dagli stessi professori perché figli di. Su questi fenomeni ancora tutt’ora in voga che il governo dovrebbe concentrarsi, non sull’annientare il mio diritto allo studio. Io sono iscritto alla San Raffaele di Roma, sosteniamo gli esami in presenza nessuno è messo nelle condizioni di poter copiare, l’agevolazione allo studio è dato solo dalla possibilità di confrontarsi col professore e chiedere informazioni attraverso la casella email istituzionale per tutte le volte che risulta essere necessario alle tue esigenze non a quelle del professore cosa che alla pubblica te lo scordi. Questo decreto dicevo mi danneggia moralmente perché devo dar ragione ai quanti mi diceva no vedi che questo movimento politico alla fine non farà quello che credi, si tratta di incompetenti allo sbaraglio agevolati dal pubblico malcontento. Devo adesso prendere atto che purtroppo avevano ragione, si sono presentati vantando un programma volto all’innovazione ma vanno nella direzione opposta

  • Luciana Travaglini |

    Ho 69 anni ed ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Psicologia dell’Universita’ Uninettuno, continuando un percorso di studio che non ero riuscita a finire. Non so cosa farò della laurea ma da quando studio la mia vita è cambiata. Sono felicissima di interagire con studenti ed insegnanti che potrebbero essere miei figli. I corsi sono fatti molto bene, c’è una grande serietà e molta solidarietà con gli studenti. Si studia tanto, gli insegnanti sono bravissimi ma anche molto esigenti ed anche il programma di studio è “corposo”.