Migrazioni: tutte le risposte alle domande più frequenti

scritto da il 23 Gennaio 2019

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Foto di Massimo Sestini

In Italia c’è un’emergenza migratoria? Gli immigrati tolgono risorse agli Italiani? I nostri valori sono in pericolo? Sono alcune delle domande più frequenti sulla migrazione a cui, come Mani Tese, abbiamo cercato di rispondere con un dossier approfondito, nel tentativo di fare chiarezza su un tema molto dibattuto ma spesso purtroppo oggetto di disinformazione.

Partiamo da una premessa: le migrazioni sono un fenomeno demografico che esiste da sempre e non sono di per sé né negative, né positive: possono produrre effetti positivi nelle società di partenza e in quelle di arrivo, se gestite in modo corretto.

In Italia c’è un’emergenza migratoria?
In realtà non particolarmente. L’Italia, con circa 5,1 milioni di immigrati (poco meno del 10% della popolazione totale), è l’11esimo Paese per numero di migranti [1]. In Europa, Germania, Regno Unito, Francia e Spagna ne ospitano un numero superiore. Nel 2017 in Italia sono nati 464.000 bambini, mentre sono morte 647.000 persone. Questa perdita di popolazione è stato compensato dal saldo migratorio (immigrati-emigrati) pari a 184.000 persone.

Gli immigrati tolgono risorse agli italiani?
Non solo i migranti non tolgono risorse agli Italiani: con i contributi che pagano attraverso il loro lavoro, contribuiscono attivamente al sistema previdenziale italiano. Poiché la maggior parte dei lavoratori migranti è giovane e non percepisce pensione, si tratta di una partita decisamente in attivo per l’INPS che permette all’ente di far fronte all’onere crescente delle pensioni di una popolazione che invecchia sempre di più [2].
Oggi gli stranieri in Italia costituiscono circa un terzo sul totale dei poveri ed è questo il motivo per cui in tanti rientrano nelle graduatorie dei servizi di assistenza pubblica [3]. Paradossalmente la spiegazione conferma che i migranti occupano in Italia gli ultimi posti.

I nostri valori sono in pericolo?
I valori culturali dei popoli sono in continua e costante trasformazione. Le manifestazioni di religiosità nell’Italia contemporanea, ad esempio, sono in generale meno frequenti ed evidenti di 100 o anche solo 50 anni fa, ma questo non dipende dall’aumento del numero dei migranti degli ultimi 10 o 20 anni. È vero, manifestazioni culturali diverse da quelle a cui siamo abituati (come ad esempio il velo per le donne musulmane) possono richiedere uno sforzo di adattamento, ma è anche assai improbabile che queste manifestazioni esercitino un’influenza diretta sui nostri valori culturali.

Gli immigrati arrivano dall’Africa?
Anche, ma in realtà arrivano principalmente da altre regioni del mondo. Nonostante nell’elenco dei primi 20 paesi di provenienza dei migranti in Italia figurino solo 3 paesi africani, il dibattito pubblico negli ultimi anni si è concentrato quasi unicamente sull’ “emergenza” migratoria provocata dagli sbarchi via mare dall’Africa.

Perché l’Africa è così povera?
In realtà, l’Africa è un continente ricchissimo di risorse naturali. Si stima che l’Africa possegga i tre quarti delle riserve mondiali di platino e la metà di quelle di diamanti e cromo, oltre a possedere riserve di petrolio pari a 120 miliardi di barili (più della metà di quelle dell’Arabia Saudita) [4].

In Africa ci sono circa 600 milioni di ettari di terra coltivabile e di bacini idrografici in grado di produrre energia rinnovabile in grandissime quantità. Il problema sta nelle modalità predatorie con cui queste risorse sono state sfruttate fin dall’epoca coloniale da parte di attori esterni al continente – prima le potenze coloniali, poi le multinazionali – con ritorni quasi nulli nei Paesi di produzione delle materie prime. Questo sistema economico ha contribuito a riprodurre lo squilibrio internazionale in termini di ricchezza e benessere che si è creato tra l’Africa e il resto del mondo.

Allora “aiutiamoli a casa loro”?
Si tratta di uno slogan sbagliato perché riduce la cooperazione a un’assistenza, ma sono almeno 40 anni che tutte le organizzazioni stanno lavorando nel senso di una vera collaborazione tra soggetti paritari. Inoltre, il legame tra cooperazione e migrazioni è molto più complesso. Contrariamente a quanto spesso si pensa, la maggior parte dei migranti non proviene dai Paesi più poveri, dove la maggior parte della popolazione non ha i mezzi per migrare, ma piuttosto da Paesi che hanno indicatori di sviluppo socio-economico medio.

Ci sono migliaia di storie di miglioramento della qualità della vita grazie alla cooperazione non governativa, che in molti casi hanno rappresentato un’alternativa alla migrazione. È vero però che se il Paese continua a essere sfruttato e il suo governo rimane corrotto e servo degli interessi economico-finanziari e geopolitici di altri Paesi o delle multinazionali, è molto difficile che si creino le condizioni per uno sviluppo equo che permetta un miglioramento complessivo della situazione.

Che cosa fare, dunque?
Aver cancellato tutte le forme di migrazione legale ha come risultato quello di spingere nell’illegalità tutti quelli che comunque trovano un modo per migrare in Italia o in Europa lasciando ai migranti soluzioni individuali che li espongono a sfruttamento. Noi riteniamo che la soluzione a questo problema possa passare unicamente per una migliore gestione dei flussi migratori: è necessario attivare canali legali per i migranti in cerca di lavoro e garantire l’adempimento degli accordi internazionali in materia di asilo politico riducendo gli attuali tempi di attesa per lo svolgimento delle pratiche.

Negli ultimi anni l’UE ha investito 13 miliardi di euro per affrontare il tema migratorio (circa l’1% del suo budget) e li ha indirizzati quasi esclusivamente a contrastare l’immigrazione illegale. Occorre investire di più e meglio per valorizzare le opportunità che la migrazione offre ai Paesi di accoglienza e minimizzare le criticità. A livello italiano esistono una serie di misure (abolizione del reato di clandestinità previsto dalla legge Bossi-Fini, riconoscimento dello ius soli, elaborazione di un piano nazionale per il contrasto ai fenomeni sempre più diffusi di razzismo, xenofobia, intolleranza) assolutamente necessarie per garantire una convivenza pacifica e per massimizzare i benefici derivanti dal fenomeno migratorio, non solo per i migranti, ma anche per tutti noi.


Il dossier completo di Manitese si trova a questo link.

Note:
[1] Istat, 2018 ⇑
[2] Lavoce.info, 2017 ⇑
[3] Istat, 2018 ⇑
[4] Al Jazeera, 2018 ⇑

Ultimi commenti (2)
  • Sara de Simone |

    Gentile Silvia, Mani Tese è a favore dello ius soli, infatti riteniamo che lo Ius Soli andrebbe riconosciuto nell’ordinamento italiano (dato che attualmente non lo è, d’altra parte, non potrebbe essere abolito). Lo Ius Soli permetterebbe a tutte quelle persone nate e cresciute in Italia, che oggi risiedono, studiano, lavorano, pagano le tasse nel Paese, di essere riconosciute a pieno titolo come cittadini rendendo meno precaria la loro situazione.

  • Silvia |

    In che modo l’abolizione dello ius soli contribuirebbe a una maggiore integrazione?