Non solo medaglie: l’eredità dei Giochi paralimpici Milano-Cortina 2026

Il campione di sci René De Silvestro, uno dei due portabandiera italiani alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026

I Giochi Paralimpici sono stati «un evento che celebra il talento, la determinazione e la forza di tanti atleti». Così li ha definiti la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli. Ma va detto che sono stati anche molto di più: al di là del luccichio delle medaglie, la manifestazione lascia un’eredità ancora più decisiva: una reale occasione per spingere il Paese verso una maggiore inclusione, accessibilità e cambiamento culturale.

I risultati dell’Italia

Seppur il podio generale spetti a Cina (15 medaglie d’oro), Stati Uniti (13) e Russia (8), gli atleti azzurri non hanno lasciato il pubblico con l’amaro in bocca: ad evento concluso, l’Italia ha collezionato ben 7 primi podi, strappando una quarta posizione nella classifica generale.

A questo traguardo si accodano altri primati collezionati dagli azzurri: la quattordicesima edizione dei Giochi ha raccolto a sé il maggior numero di medaglie mai vinte, oltre che alle maggiori medaglie d’oro. Sempre in questa edizione Manuel Perathoner ha portato a casa un doppio d’oro nel parasnow: il primo a riuscirci nella storia dei Giochi paralimpici italiani.

L’eredità sportiva

Ma fermarsi ai numeri è riduttivo. L’ingresso dei Giochi in Italia ha portato con sé una ventata fresca di inclusione nel mondo sportivo: divisa tra Cortina d’Ampezzo, Milano e Val di Fiemme si è tenuta quella che il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò non si è trattenuto dal definire durante la cerimonia di chiusura una «scintilla della speranza», capace di risplendere «in ogni persona e medaglia celebrata», e da ritrovare «in tutto ciò che i Giochi ci lasciano».

Lungi dall’essere una semplice metafora, questa «scintilla» ha il vero potenziale di bucare lo schermo. Più atleti paralimpici, quali lo stesso Perathoner, si sono spesi nel definire lo sport un modo per risanare il rapporto con la disabilità: «Spero che questa seconda medaglia d’oro possa dare un impulso positivo a tutto il movimento paralimpico e alle persone disabili, anche da un punto di vista mediatico. Spero possa mostrare alla gente con disabilità che possono fare di più, e che possono cimentarsi in tanti diversi sport».

Anche il campione del mondo di para-bob Flavio Menardi si è rivolto ai ragazzi disabili con parole d’incitazione:«Ci servono un sacco di grandissimi atleti. Invito i giovani a provare a buttarsi, informarsi, chiamare le federazioni così da crescere e trovarsi ponti per le prossime avventure che verranno».

Un’eredità che ci si augura possa cristallizzarsi come modello di inclusione sportiva anche per gli spettatori sintonizzati dall’estero: medaglia d’argento nel Super G (standing) del parasci, Patrick Halgren riporta come nel suo Paese non esistano ancora coppe equiparabili, e come confidi che «questa esperienza possa portare più attenzione al mio sport anche in America».

L’eredità architettonica

Non indifferente nell’equazione è il peso dell’eredità architettonica. Partendo dagli interventi sull’arena di Verona fino a quelli tenuti a Cortina, la manifestazione è stata agli occhi del Commissario straordinario per l’organizzazione e lo svolgimento dei Giochi Paralimpici invernali di Milano Cortina 2026 Giuseppe Fasiol un importante acceleratore sociale: «Queste sono le occasioni che non dobbiamo perdere per far sì che crescano in tutte le persone concetti del mondo paralimpico quali rispetto reciproco, lealtà o sano agonismo e, più in generale, per far sì che le persone con disabilità abbiano un adeguato accesso così da farle sentire incluse».

Ha cavalcato quest’onda mediatica il Milan Ice Fiera Arena. La struttura temporanea realizzata a Rho, quartiere della metropoli lombarda, ospiterà da questo ottobre fino ai prossimi tre anni circa 4000 ospiti, con l’ambizione di portare anche in città l’entusiasmo per gli sport sul ghiaccio nella sua accezione più ampia: dall’hockey sul ghiaccio al para ice hockey, dal pattinaggio di figura fino a comprendere corsi di avviamento di short track, eventi e spettacoli on ice.

L’eredità culturale

Secondo la ricerca “Gli italiani e lo spirito paralimpico” (2026), commissionata da Coca Cola a SWG, sei italiani su dieci si erano dichiarati intenzionati a seguire i Giochi paralimpici, oltre che a riconoscere a questa manifestazione un impatto culturale capace di cambiare la prospettiva pubblica su disabilità, partecipazione e pari opportunità.

Ammirazione, orgoglio, empatia: queste le emozioni che risuonano nel cuore dei rispondenti quando viene chiesto loro le sensazioni associate ai Giochi. Merito della capacità dell’evento di trasmettere un forte messaggio di inclusione (53%) e di far riflettere su temi sociali (35%).

Otto italiani su dieci ritengono inoltre che ospitare un evento come le Paralimpiadi rappresenti un’opportunità concreta per porre l’accento sull’inclusione sociale. Ad avvalorare questa tesi, l’87% degli intervistati considera i valori paralimpici sempre più centrali per abbattere barriere fisiche e culturali, dall’accessibilità degli spazi e dei servizi all’educazione delle nuove generazioni.

Numeri che non passano in sordina: con l’Olimpiade Culturale il movimento olimpico e paralimpico si è rivolto direttamente alle persone, promuovendo la cultura come motore di movimento simbolico e sociale capace di generare cambiamenti positivi nel territorio. A fine 2025, il programma aveva già superato le 1500 iniziative, sfiorando così 7 milioni di partecipanti (di questi, 57.000 erano studenti). Tra queste, hanno trovato respiro anche proposte culturali in chiave inclusiva. “I limiti che non esistono” è il titolo del ciclo di mostre di Fulvio Morella: qui, il pubblico si trova di fronte ad una reinterpretazione del braille in chiave estetica, sostituendo i tradizionali punti con piccole stelle.

L’eredità sociale

I Giochi non si limitano a lasciare un riflettore acceso sugli sport paralimpici, ma si spingono nel porre una domanda precisa: come si può costruire una società inclusiva per tutti? Le risposte sono seminate nel tracciato.

Il progetto “Inclusività Veneto” ha visto 24 ragazzi disabili prendere parte alle attività di supporto del Villaggio Olimpico, con l’intento di proporre agli spettatori sugli spalti e da casa un modello di turismo alternativo, che sapesse accogliere chiunque, a prescindere dalle abilità fisiche e cognitive.

Altra iniziativa chiave è l’Education Programme Gen26. Conoscenza, stile di vita e competenze sono i tre pilastri che hanno guidato circa 2 milioni di giovani verso una valorizzazione degli sport, del benessere, dell’inclusione e della cittadinanza attiva. Ad affiancarli quasi 150.000 docenti, 1500 scuole e gruppi giovanili e 100 enti e università. Tra i progetti, anche l’iniziativa Adaptive Winter Sport: realizzata con P&G, il progetto ha sostenuto il para ice hockey tramite la donazione di attrezzature e l’organizzazione di eventi dedicati agli sport paralimpici del ghiaccio.

NaviLens GO

All’appello non manca il supporto dei privati. Con l’approdo del movimento paralimpico, Coca-Cola ha introdotto sulle confezioni in cartone da 6 lattine un codice visivo ad alta leggibilità, scannerizzabile grazie all’app NaviLens GO: con questo dispositivo ingredienti, tabelle nutrizionali e informazioni utili saranno finalmente accessibili a tutti i consumatori tramite lettura di un assistente vocale o la fruizione di caratteri più grandi. L’iniziativa nata dalla collaborazione tra Coca Cola e Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) è solo una delle impronte lasciate nel percorso verso un’inclusione che rompe le barriere motorie del quotidiano.

Il valore dello sport paralimpico

Sono bastati pochi giorni per seminare negli spettatori italiani e non l’immagine di una società più inclusiva di quanto adesso sia. E gli stessi protagonisti dell’evento rispondono a gran voce che questo cambiamento sociale, culturale e sportivo è possibile, a patto che non si lasci morire lo slancio dei Giochi. Tra l’invisibilità e la bieca riduzione a fonte d’ispirazione, c’è una terza via che può accogliere la disabilità come caratteristica della persona, senza chiedere miracoli, ma solo il giusto spazio nel mondo (sportivo e non).

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