
Dieci anni fa ho cominciato a scrivere per questo blog, mi occupavo principalmente di paternità di cura, come se fosse una nuova frontiera, immaginandola come un grimaldello che avrebbe potuto portare i cambiamenti attesi da molte e molti: parità e inclusione, soprattutto. C’era entusiasmo nel vedere padri rivendicare ruolo, immaginare una nuova grammatica dell’essere uomini. Cinque anni fa ho capito di essere parte e complice di un’operazione principalmente estetica. Mi ero sbagliato e mi sono messo da parte.
Oggi serve dirlo con la severità che meritano le promesse mancate, abbiamo confuso un po’ di presenza con la parità, abbiamo scambiato dieci giorni di congedo per una rivoluzione. Mentre noi padri imparavamo a fare bella mostra del nostro modern parenting, il tasso di occupazione femminile continuava a crollare sotto il peso del primo figlio.
Siamo diventati collaboratori domestici drogati di edonismo, restando pessimi alleati delle donne. Perché essere nuovi padri non significa essere genitori di scorta, bensì accettare che la cura abbia un costo. Il prezzo da pagare è mettere a repentaglio i privilegi dell’essere maschi, bianchi, cisgender.
Infatti, c’è una prerogativa che non compare chiaramente nelle statistiche, è il furto di tempo. Il carico mentale dell’incessante pianificazione, della conciliazione fra lavoro e privato e poi delle urgenze non è un’attitudine femminile, ma un servizio non pagato che noi uomini consumiamo ogni giorno. Mentre la donna esercita cura e governo familiare, l’uomo resta padrone del proprio tempo e, di riflesso, delle proprie relazioni e della propria carriera.
Questa è la vera sperequazione: siamo economicamente più ricchi perché siamo abbondanti di tempo. Essere sollevati dalla responsabilità organizzativa della famiglia ci regala il lusso dell’aperitivo, dell’ora di sport, del silenzio necessario per pensare a noi.
La nostra mascolinità, dieci anni dopo quel mio esordio autoriale, si regge ancora su questo squilibrio: la libertà maschile è un prodotto estratto direttamente dal tempo delle donne.
Finché la cura resterà un accessorio per l’uomo e un destino per la donna, continueremo a raccontarci la fandonia del padre moderno: quello che ammicca nelle foto di famiglia, ma non rinuncia a un centimetro del proprio spazio nel mondo.
Non ci servono altre narrazioni rassicuranti perché i dati sono una sentenza senza appello: il divario tra i tassi di occupazione dei padri (86,3%) e delle madri (57,2%) descrive una società che non ha nemmeno iniziato a smontare i privilegi di parte.
La sfida del prossimo decennio non è quella di essere padri presenti, ma uomini dalla parte giusta della Storia: pretendere l’eliminazione di ogni forma di gender pay gap e l’istituzione di congedi paritari e obbligatori, impegnarsi nel rifiuto dei privilegi del breadwinner. Allora, la decostruzione del sistema patriarcale sarà solo un esito.
***
Alley Oop – Il Sole 24 Ore compie 10 anni nel 2026.
Gli autori storici hanno partecipato alle celebrazioni con un loro scritto. Questo contributo è di Federico Vercellino, che dall’esordi di questo blog ha raccontato i padri.
Alleyweek, la newsletter di Alley Oop: Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.
Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com