Matteo Betti, la vittoria più bella del campione paralimpico di scherma

scritto da il 22 Giugno 2022

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“Non bisogna vedere quello che ci manca ma quello che si ha”.

A dirlo è Matteo Betti, campione paralimpico di scherma soprannominato il “senatore delle Olimpiadi“: ne ha disputate quattro prendendosi però solo il bronzo della spada in carrozzina a Londra 2012, e arrivando praticamente a due stoccate dal podio in tutte le altre occasioni. A Tokyo 2020, ultima Olimpiade in ordine cronologico, il 36enne senese è salito in pedana da vice Campione del Mondo in carica e col 23esimo titolo italiano in tasca, sfiorando il quarto posto nell’individuale di fioretto e realizzando sia il miglior risultato della scherma paralimpica maschile che il secondo risultato individuale dell’intera squadra italiana.

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Oggi, dopo 25 anni di sport ad alti livelli, è ancora lì che combatte senza mostrare la minima fatica. L’obiettivo, Parigi 2024, è vicino: mancano solo 2 anni. E le qualificazioni alle Olimpiadi sono più dure delle Olimpiadi stesse. Intanto, pochi giorni fa (12 giugno) ai Campionati Italiani che si sono svolti a Macerata, Matteo Betti si è laureato nuovamente Campione Italiano di fioretto, 24° titolo tricolore in carriera. Un nuovo inizio che fa ben sperare: “Credo sia stato il titolo italiano più bello di tutti quelli conquistati fino a oggi – ha scritto Matteo sul suo profilo Facebook – perché c’era mio figlio a guardarmi alla TV e perché l’ho vinto contro l’avversario più forte affrontato nei miei 18 anni di campionati italiani, che poi altri non è che il mio compagno di squadra Emanuele Lambertini”.

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Trent’anni passati tra colpi di spada e di fioretto

La prima volta che Matteo Betti mette il piede su una pedana ha circa 6 anni. Lo sport, per lui è una riabilitazione, dopo che, alla nascita, un’emorragia cerebrale gli ha causato un’emiparesi alla parte destra del corpo. Ma quella che doveva essere una terapia si è rivelata la più grande passione di Matteo, che ha passato trent’anni della sua vita tra colpi di spada e di fioretto, diventando il simbolo di impegno e tenacia. Le stesse qualità che cerca di trasmettere con la sua presenza nelle scuole, incoraggiando i giovani diversamente abili ad uscire di casa per andare ad allenarsi: “L’accessibilità è un valore da non trascurare – racconta Matteo – perchè dove passa una carrozzina passa un passeggino. Conoscere la disabilità è il mezzo per facilitare l’accessibilità”. Insomma, parliamo di uno sportivo esemplare e dalla grande sensibilità che gli è valsa la nomina di Ambasciatore Paralimpico per meriti.

Un libro per raccontare uno sportivo di successo e raccogliere fondi da investire a favore delle società paralimpiche senesi

Un anno fa l’uscita del libro “Un tiro mancino. Matteo Betti. Storia del campione di scherma paralimpica”, scritto dalla giornalista Giovanna Romano che ha ripercorso la vicenda umana e sportiva di Matteo Betti, dalla nascita alla vigilia dei Giochi di Tokyo: “Di medaglie ne ha vinte tante nella sua lunga vita di schermitore – ha scritto Luca Pancalli, Presidente Comitato Italiano Paralimpico, nell’introduzione – ma quella più importante la vince ogni giorno nel suo impegno a 360 gradi, a fianco del mondo della disabilità, sportiva e non”.

L’idea del libro è stata di voler raccontare la storia di uno sportivo di successo con assoluta normalità, e far conoscere ai ragazzi la disabilità con una prospettiva differente: “La disabilità – dice Matteo – non è, e non può essere, la caratteristica principale con cui viene giudicata una persona”.

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Gli incontri nelle scuole sono entrati a regime da questa primavera, contestualmente agli impegni di allenamenti e gare. Quindici istituti con più di un incontro per scuola dove in due ore Matteo parla pochissimo di lui, perché presenta tutti gli sport in versione paralimpica che i ragazzi conoscono: “Funziona benissimo il nuoto – racconta – perché è uno sport dove si vede maggiormente la disabilità, poi il c’è il calcio per non vedenti, lo sci che cattura sempre tanta attenzione per le velocità impossibili che vengono raggiunte, l’atletica leggera e, ovviamente, la scherma”.

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L’obiettivo di Matteo è coprire tutte le scuole del territorio senese entro qualche anno. Inoltre, tutti i proventi raccolti dalla vendita del libro saranno utilizzati per il progetto SPORT SHUTTLE – CAMPIONI IN MOVIMENTO, che ha l’obiettivo di acquistare un pulmino attrezzato da mettere a disposizione delle società paralimpiche senesi per allenamenti e trasferte: “L’idea di andare in trasferta con un mezzo attrezzato vuol dire vivere le gare in un clima di unione ancora più marcato – sottolinea Matteo – e la mia speranza è che ogni viaggio possa diventare un momento di scambio e crescita reciproci”.

A quale Olimpiadi sei più legato tra le quattro alle quali ai partecipato?
Sicuramente Pechino, perché è stata la prima. Non sapevo cosa avrei affrontato. La prima volta che sono entrato nella mensa Olimpica o quando è stata accesa la torcia, ho pianto. La prima volta, emotivamente, ti stende.

La tua medaglia più bella?
Sicuramente Londra 2012 è una delle più importanti (bronzo nella prova di fioretto maschile, Categoria A) anche se ce ne sono alcune come la prima gara che ho vinto da bambino dove tiravo in piedi e il Mondiale a squadre di Roma dopo tanti tentativi. L’obiettivo principale, adesso, è Parigi 2024.

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Quanto conta la famiglia nella tua vita di sportivo professionista?
Come professionisti siamo vincolati a trasferte e ritmi che sono difficili da affrontare, e senza il sostegno della famiglia sarebbe quasi impossibile. Nei tre mesi precedenti la ultima Olimpiade, per esempio, sono stato a casa solo quattro giorni. Era la mia oasi di pace.

Che padre sei?
Faccio una premessa: la mia disabilità è un’opportunità grazie al lavoro dei miei genitori, che pur di rendermi sempre autonomo mi hanno aiutato ma non mi hanno risolto i problemi. Questo è quello che ho imparato da loro e quello che provo a trasmettere a Gregorio. Lo lascio provare a fare quello che tenta di fare, e se non ci riesce va bene lo stesso perché vuol dire che non è il momento. Lo osservo ma non lo ostacolo; mi limito solo a rimanergli vicino per assicurarmi che non si faccia male. un aneddoto carino che mi piace raccontare è che io oltre alla scherma, per esempio, sono un fissato di Guerre Stellari. Così semino dei giocattoli in casa tipo spade laser o roba simile e vedo che Gregorio mi indica la spada come se volessi farmi capire che riconosce che è un oggetto familiare.

Dopo il titolo di Campione Italiano nel fioretto, i prossimi appuntamenti di Matteo Betti saranno a luglio a Varsavia, con la terza tappa di Coppa del Mondo, e a dicembre – sempre in Polonia – per i Campionati Europei, primo step di qualifica per Parigi 2024.

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