Premio Solesin, tesi di laurea per un futuro a misura di parità di genere

scritto da il 29 Dicembre 2020

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Tutti parlano di giovani, ma nessuno li considera. Forse perché contano poco quando è il momento di votare? Tutti parlano di talento femminile, ma in pochi lo valorizzano con equità. In tanti, ultimamente, parlano di merito, ma l’indicatore scientifico Meritometro ci dice che da cinque anni l’Italia è ultima tra i 12 paesi della vecchia Europa quanto a condizioni meritocratiche del mercato del lavoro.

Forse, dovremmo parlare di meno e agire di più, guardando ai casi virtuosi che in Italia non mancano, ma non riescono a moltiplicarsi, a volte per dichiarate ostilità, altre per incuria e scarso senso di responsabilità. Eppure, chi crede davvero nel valore di selezionare e riconoscere per merito, dunque, nel premiare l’eccellenza, non tarda a vederne i risultati in termini di attrattività dell’ambiente lavorativo e di performance collettiva. In quest’ottica, il Premio Valeria Solesin, nato quattro anni fa nell’ambito del Forum della Meritocrazia dall’iniziativa di Paola Corna Pellegrini, ceo di Allianz Partners -, in ricordo della ricercatrice veneziana vittima dell’attentato al Bataclan nel 2015, intende rendere merito agli studenti che hanno elaborato tesi di laurea particolarmente articolate, concrete e innovative sul tema del talento femminile, meritocrazia e gender equality.

Sul tavolo del Comitato scientifico, coordinato da Silvia Fontana e presieduto dalla prof.ssa Renata Semenza, sono arrivate ben 48 candidature dalle università di tutta Italia, di cui sono state premiate 13 tesi, con riconoscimenti economici messi a disposizione di aziende virtuose. Sono tesi di grande valore, che – come auspicato dalla prof.ssa Luciana Milani, mamma di Valeria, durante la cerimonia di premiazione alla presenza della ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti – potrebbero offrire validi spunti a un’agenda politica volta all’uguaglianza di genere. Eccone un assaggio.

Rendicontazione di genere nella Pa

Riguardo alle politica nazionale e locale, il lavoro di Vittoria Stella Sorrentino (settima classificata, Università degli Studi di Perugia, Scienza della politica e dell’amministrazione) mette in evidenza il ruolo fondamentale della rendicontazione di genere nella pubblica amministrazione, proponendo un rilancio del “bilancio di genere”, che monitori periodicamente le donne impegnate nelle pubbliche amministrazioni e i ruoli che esse ricoprono.

E’ importante perché, come dimostrato da ricerche psicologiche e sociologiche, può certificare che le donne sono portatrici di una cultura diversa, che generalmente rifiutano strutture gerarchiche caratterizzate da un gruppo dominante sugli altri e che sono più orientate a condividere valori democratici come l’uguaglianza, la responsabilità sociale, l’accoglienza, valori che si traducono un’attenzione maggiore nei confronti delle politiche sociali. Inoltre, altre ricerche mostrano che a una più elevata presenza di donne tra gli amministratori pubblici corrispondono livelli di corruzione più bassi. Un aspetto non da poco in vista delle risorse del Next Genration Eu!

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I vertici delle banche centrali

Altrettanto strategico è il tema analizzato da Ina Golikja (decima classificata, Università degli Studi di Padova, economia), che ha approfondito il ruolo del genere nelle posizioni di di vertice nei comitati delle banche centrali (governate da donne solo per l’8% nel 2019) e come potrebbe influire sulle preferenze di politica monetaria. Basandosi su dati macroeconomici raccolti ed elaborati in una banca dati di nuova creazione e sulla metodologia utilizzata per stimare il modello econometrico, la ricerca dimostra l’effetto positivo e significativo della presidenza femminile sul tasso d’inflazione, rispondente a un atteggiamento accomodante piuttosto che aggressivo nella politica monetaria, dovuto ai tratti della leadership femminile più attenta all’ambiente sociale e alla collaborazione. Una banca centrale guidata da una donna non utilizzerà gli strumenti di politica monetaria al solo scopo di combattere e controllare un aumento del tasso di inflazione, ma sarà anche sensibile ad altre variabili importanti quali la diminuzione della disoccupazione e il sostegno alla crescita economica nel suo complesso.

Partecipazione politica

Roberta Brancato (quarta classificata, Università degli Studi di Catania, giurisprudenza) ha analizzato la gender equality e la partecipazione politica secondo tre concezioni di uguaglianza di genere: formale, sostanziale, trasformativa, usate per lo sviluppo di strumenti di valutazione dei parlamenti nazionali e degli organi di governo regionali. Quella formale riguarda l’adozione di documenti generali tesi all’eliminazione delle barriere e di applicazione delle regole volte alla parità; quella sostanziale mira all’uguaglianza di accesso alle opportunità, mentre quella trasformativa si attiva per contrastare le strutture sociali gerarchiche basate sul sesso e sul genere, che limitano il godimento effettivo dei diritti da parte delle donne in ambito pubblico e privato. Si manifesta, dunque, attraverso interventi di contrasto agli stereotipi di genere, azioni volte alla riconciliazione tra sfera lavorativa e familiare, nonché relativamente all’impatto dei media, nuovi e tradizionali, sulle donne in politica. E’ su questo che si misura la “gender sensibility” degli organi di governo politico, intesa come capacità di rispondere ai bisogni della popolazione.

Il problem solving al femminile

Quanto allo spinoso tema STEM, il valore scientifico del lavoro di Chiara Macchione (Università Bocconi, economia) le è valso il primo premio. La tesi infatti riporta i risultati di un esperimento di laboratorio sulle performance di diadi alle prese con la costruzione di un ingranaggio usando il noto gioco Meccano, una versione più ingegneristica del Lego. Giochi considerati fondamentali per sviluppare capacità di problem solving.

Se esperimenti precedenti sembravano mostrare risultati migliori da parte di squadre maschili, addebitati a differenze biologiche di genere, questo lavoro mostra che la causa non sta nella biologia, ma nel “nurture”, ovvero nell’esposizione a questa tipologia di giochi in passato. Tant’è vero che quando quando si tiene conto dell’eterogeneità dell’effetto dell’esperienza precedente legata al genere, diventa vero il contrario. Dunque, l’esperimento consente di trarre una chiara indicazione di policy: incoraggiare le ragazze a prendere più confidenza con tale tipologia di giochi durante l’infanzia, sarebbe sufficiente per colmare il divario di genere su questo fronte.

E, a questo proposito, la tesi di Francesca Romana Pesce (seconda classificata, Università degli Studi di Milano, giurisprudenza) mette in luce quanto le tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale non si stiano dimostrando così innovative. Il rischio, infatti, è che, l’AI si riveli un perpetuatore di uno dei più antichi pregiudizi esistenti, la disuguaglianza di genere, condizionando i tre elementi principali dello sviluppo: reddito, istruzione e salute. Il risultato sono assistenti robotici femminili e super-computer maschili in grado di battere un essere umano a scacchi o il gioco cinese “go”, oltre a sistemi di apprendimento automatico discriminati.

Secondo ricerche svolte da organismi internazionali come la Commissione europea, l’Ocse e l’Unesco, a livello locale in Canada e Francia, nonché da società private, sarebbe importante agire a livello preventivo e successivo, garantendo team di sviluppo caratterizzati dalla diversità, in particolare, potenziati da una partecipazione femminile attiva, oggi pari al 12%. A tal fine, è necessario non solo incoraggiare le donne a intraprendere studi STEM, ma anche perseguire carriere che ad oggi paiono ancora quasi esclusivamente una prerogativa maschile.

Per onestà intellettuale, va detto che chi scrive è al momento presidente del Forum della Meritocrazia, un impegno civile in cui crede fermamente.

Ultimi commenti (1)
  • Guido |

    parità di genere ? escludendo i ragazzi ! perfetta discriminazione al contrario. La Solesin non è una eroIna, ma una persona sfortunata. Che si è trovata nel posto sbagliato, uccisa da gente di cui condivideva
    le idee di fondo povere vittime del capitalismo. Ben diversa la situazione di Giulio Regeni !