Caso Totti, chi sono i responsabili della mancata tutela della minore?

scritto da il 26 Agosto 2020

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Photo by Hadis Safari on Unsplash

Tutelare sempre bambini e adolescenti, rispettandone l’immagine e la privacy”. Telefono Azzurro si unisce alla protesta contro la copertina di Gente che ritrae la figlia 13enne di Francesco Totti e Ilary Blasi al mare insieme al padre, con il viso oscurato dai pixel ma il lato B in primo piano. E invita ad aggiornare urgentemente la Carta di Treviso, per colpire le “aree grigie dell’informazione” ed evitare “l’uso strumentale del corpo dei minori sui giornali”.

I diritti da tutelare
Salvatore Ciro Conte, psicologo, lavora al Centro studi di Telefono Azzurro. Con la Onlus fondata 33 anni fa da Ernesto Caffo percorre in lungo e in largo l’Italia per seminari e laboratori con bambini, ragazzi, insegnanti e genitori. “Bisogna preservare sempre i diritti dei più piccoli, a partire da quello alla privacy”, sottolinea ad Alley Oop-Il Sole 24 Ore. Perché quella foto non va? “Stiamo parlando di un minore la cui immagine personale e privata di un momento di vita quotidiana con la famiglia è stata divulgata sui social. La legge prevede peraltro che ci sia sempre il consenso da parte dei genitori alla diffusione”.

L’accusa di Totti e Ilary Blasi, la replica della direttrice
Consenso che non sembra esserci stato, data la reazione stizzita di Francesco Totti e Ilary Blasi, che hanno pubblicato sui loro account Instagram un commento amaramente ironico: “Ringrazio il direttore Monica Mosca per la sensibilità dimostrata mettendo in copertina il lato B di mia figlia minorenne, senza curarsi del problema sempre più evidente della sessualizzazione e mercificazione del corpo delle adolescenti”. Lei, la direttrice Mosca, si è detta molto “dispiaciuta”, rivendicando di aver sempre “inteso valorizzare le donne e più in generale sostenere i valori della famiglia: era l’intento anche di questa pubblicazione, in cui si è voluto semplicemente ritrarre la famiglia Totti in un momento di normalità”.

La malizia sta negli occhi di chi guarda?
È un argomento molto in voga, quello secondo cui la malizia sta soltanto negli occhi di chi guarda, non nella foto. Ma è Conte, esperto di salute mentale, a chiarire l’equivoco: “Il tema è l’enorme possibilità di diffusione che queste immagini possono avere. Anche se il minore non è ritratto esplicitamente in situazioni sessualizzate. Perché quella foto, come altre, possono essere innocenti all’occhio di qualcuno e non innocenti all’occhio di qualcun altro. E queste immagini, una volta che vengono diffuse in rete, circolano senza controllo. Si perde il rispetto del minore”.

Quei pixel inutili sul volto
Pixelare il volto, lasciando il sedere in bella vista, non aiuta certo a trasmettere il senso del rispetto. “La nostra mission – continua Conte – è quella di preservare il benessere e i diritti dei più piccoli, che passano anche dal rispetto dei tempi e delle diverse tappe dello sviluppo, necessario per promuovere una cultura orientata al rispetto del corpo e della propria identità. Determinante anche per acquisire competenze relazionali. Non possiamo privare i bambini e i ragazzi dei tempi indispensabili per maturare”.

Il rischio di assuefazione
La vicenda della figlia di Totti è soltanto l’ultima di una lunga serie. Nei giorni scorsi aveva fatto discutere la locandina della prossima Mostra del cinema di Venezia, così come il poster del film drammatico di formazione “Cuties”, che Netflix ha dovuto ritirare, scusandosi. È il segno di una normalizzazione della sessualizzazione in particolare delle bambine, ormai assorbita anche dalla cultura popolare? “In un certo senso – risponde Conte – è un fenomeno che abbiamo già osservato in passato. Sono tanti gli esempi di bambini adultizzati, dalle famose baby miss ai piccoli partecipanti ai contest o ai festival. La differenza ora è legata al digitale e alla rete, che permette alle immagini e a tutti i materiali di navigare in modo incontrollato. Questo può portare se non a una normalizzazione, quasi a un’assuefazione, che non possiamo che condannare perché mina privacy, identità e sviluppo dei minori”.

La regola aurea: mai condividere
Ciascuno può fare la sua parte per impedire la deriva e i rischi di alimentare la pedofilia (“altissimi sempre, ogni volta che pubblichiamo qualcosa in rete”, osserva l’esperto). “Banalmente basta un like all’immagine o una condivisione per permetterne un ulteriore viaggio”, ammonisce. La regola numero uno, dunque, valida per tutti: mai condividere, neanche per esprimere il proprio sdegno. E segnalare sempre quando si ritiene che alcuni contenuti ledano i diritti dei minori (Telefono Azzurro, oltre alla sua storica helpline attiva h24, è membro del Safer Internet Center coordinato dal ministero dell’Istruzione e permette il servizio “clicca e segnala”).

Genitori e insegnanti: formarsi e informarsi
Poi ci sono le responsabilità specifiche di prevenzione della comunità educante: genitori e insegnanti, chiamati a “formarsi e informarsi”. Ad “accompagnare i bambini e i ragazzi all’uso dello smartphone, senza demonizzarlo”. A guidarli consapevolmente quando vogliono aprire un account social. A instaurare dall’inizio un rapporto di fiducia, in modo da rappresentare un riferimento in caso di problemi a cui potersi rivolgere senza vergognarsi. Una disattenzione da questo punto di vista, secondo Conte, “può far acquisire comportamenti o abitudini negative, che possono sfociare nella condivisione di immagini non opportune”.

Giornalisti? Va aggiornata la Carta di Treviso
Ma, tornando al caso Totti, non si può tacere l’enorme responsabilità dei mezzi di informazione e dei giornalisti. Telefono Azzurro è stata tra i promotori della Carta di Treviso, siglata nel 1990. Resta il faro, per i media. Ma Conte riconosce: “Ha bisogno di un aggiornamento per evitare le aree grigie. A breve ci sarà un grande evento promosso da Telefono Azzurro proprio per promuovere una nuova versione della Carta che includa in maniera più precisa e puntuale l’evoluzione digitale”. Anche perché ai vecchi social si sono aggiunti i nuovi, come Tik Tok, che spopolano proprio tra bambini e preadolescenti. A loro, attivissimi dal punto di vista cognitivo e dell’apprendimento, lo psicologo rivolge una raccomandazione accorata: prima di pubblicare qualsiasi contenuto in rete fermarsi, fare un respiro, contare fino a dieci e porsi una serie di domande. Che tipo di contenuto posso pubblicare? Ho il permesso di mettere questa mia foto, ci sono altre persone che devo preoccuparmi di tutelare? Chi può vederla? Senza lasciarsi cullare da false rassicurazioni: nessuna impostazione sulla privacy può evitare un uso distorto della foto. Vale per i bambini, ma è meglio ricordarlo anche a noi adulti.

Ultimi commenti (1)
  • ezio |

    Al netto dei personaggi pubblici come Totti e Illari Blasi, sempre a rischio di pubblicazioni gossippare spesso ricercate, l’esposizione del corpo femminile non ha un confine morale ed etico netto con la maggiore età, raggiunta la quale tutto è lecito e consentito.
    Difficile per i genitori che fumano prescrivere e vietare ai figli di fumare, così come vedo difficile vietare alle figlie di mostrarsi come le mamme e molte donne con bichini stile filo interdentale.
    Difficile perché in gioco c’è la loro autostima, che erroneamente s’identifica con la bellezza del corpo ed i vantaggi che credono (non a torto, purtroppo), di poter avere se ben esposta e valorizzata nel loro ambito sociale ed il prima possibile per bruciare le tappe.
    Non è malafede la mia, ma la realtà di fatti sotto i nostri occhi, che le ragazzine amino mostrare quanto di meglio possiedono in tutti i loro lati, ben mostrati con molta generosità di forme e molta parsimonia di tessuti coprenti.
    E’ imitazione dei loro simboli, dalle top model più esposte fino alle loro mamme più esibizioniste, con buona pace interessata di tutto il genere maschile, che non si oppone quasi mai, nemmeno se trattasi delle loro figlie che non devono “sfigurare” al confronto con le coetanee.
    In Francia hanno appena utorizzato il topless e pensiamo che questo possa fermare le minorenni ad esporsi ed ai loro genitori ad impedirglielo?