Che cosa ferma le donne che sognano di fare impresa?

scritto da il 25 Agosto 2020

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Photo by Marten Bjork on Unsplash

Circa 2 donne su 3 che vivono nell’area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) aspirano ad avere un’impresa, ne hanno attualmente una o ne hanno avuta una in passato. E’ uno dei dati che emerge dalla ricerca “Women and entrepreneurship”, realizzata dalla società di ricerca One Poll e promossa da Herbalife Nutrition, che svela le motivazioni che spingerebbero le donne ad avviare un’attività imprenditoriale in proprio, raccontando anche le sfide e le difficoltà quotidiane che, invece, incontrano spesso sul luogo di lavoro. Il sondaggio è stato condotto dal 18 marzo al 7 aprile di quest’anno, su un campione di 9mila donne in quindici Paesi di diverse aree del mondo: APAC (2.000), Brasile (500), EMEA (1.500), Messico (500), SAMCAM ( 2.500) e gli Stati Uniti (2.000). Cinquecento le donne italiane intervistate. Qual è il principale vantaggio nell’avviare una attività in proprio?

Per molte la motivazione più forte è veder concretizzare una propria passione. Ma dalla ricerca emerge anche come l’avvio di una impresa sia per tante delle intervistate un modo per raggiungere una parità retributiva rispetto alla controparte maschile, che non viene percepita come possibile in altre professioni, e di sottrarsi a un trattamento ritenuto iniquo in altri ruoli professionali. Questo è soprattutto vero in Italia e Spagna.

Di nuovo, parlando sempre di area EMEA la maggior parte delle intervistate ha affermato di voler contribuire a rompere il famoso soffitto di cristallo anche attraverso l’attività imprenditoriale, concordando su più punti: nel mondo del lavoro le donne devono lottare di più per avere le stesse opportunità degli uomini, esiste una discriminazione legata alla maternità per cui alle donne è delegata la maggior parte dei compiti di caregiver, cosa che ostacola la carriera. Ancora, la maggior parte delle intervistate ritiene che questo tema non sia preso seriamente dai superiori né dai colleghi uomini.

E non a caso, quasi la metà del campione EMEA ha dichiarato di aver ritardato la nascita dei figli per timore che questo influisse negativamente sulla propria carriera. Infine, la maggior parte delle donne ha convenuto di “avviare / voler avviare un’impresa per essere un modello di ruolo per le donne / ragazze giovani”.
Chi invece ha rinunciato a mettersi in proprio ha dichiarato di averlo fatto perché scoraggiata dalla sensazione che ci fossero troppi ostacoli per partire, primo tra tutti il reperimento dei finanziamenti per l’avvio iniziale.

Se zoomiamo sull’Italia, notiamo che le intervistate del nostro Paese sono forse le meno propense a intraprendere o mettersi in proprio e in effetti hanno fatto pochi o nessun passo verso quella direzione. Perché? A guardare le risposte, risultano quelle che percepiscono più barriere all’ingresso, tra queste soprattutto i costi per partire ma anche gli aspetti finanziari della gestione del business, la mancanza di supporto e di conoscenza del mercato, una carente educazione alla gestione di una attività d impresa, l’incertezza rispetto alle entrate economiche di una attività indipendente.

Eppure “Empowering” e “Inspiring” sono le due parole maggiormente associate all’imprenditorialità, anche dalle donne del nostro Paese coinvolte nell’indagine. Forse è da qui che bisogna partire, lasciarsi ispirare per trovare il coraggio di passare all’azione.

Ultimi commenti (2)
  • ezio |

    “A guardare le risposte, risultano quelle che percepiscono più barriere all’ingresso, tra queste soprattutto i costi per partire ma anche gli aspetti finanziari della gestione del business, la mancanza di supporto e di conoscenza del mercato, una carente educazione alla gestione di una attività d impresa, l’incertezza rispetto alle entrate economiche di una attività indipendente.”

    Anche per ambire a più lauti guadagni ed in parità di genere come dipendente, servono qualità, formazione ed esperienza professionale, senza però affrontare il rischio economico a carico dell’impresa che protegge tutti i dipendenti finché produce utili.
    Non esistono scorciatoie ne guadagni facili in qualsiasi attività ci si occupi, ma il rischio d’impresa e l’insicurezza economica è un prezzo da pagare se si vuole essere veramente indipendenti ed autogestirsi.
    La testimonianza dell’imprenditrice è preziosa, a dimostrazione che non ci si può improvvisare imprenditrici senza formazione ed esperienza, poi serve anche una certa quantità di propensione al rischio, che generalmente le donne/mamme o potenziali tali, hanno in forma minore a confronto con gli uomini.

  • Caterina Buluggiu |

    Mi sono messa in proprio dopo essermi laureata in economia e commercio e aver fatto la libera professione per un paio di anni, mentre seguivo un progetto di ricerca e aver lavorato come assistente del mio professore di economia, dopo aver lavorato per 5 anni nell’azienda di famiglia, in cui ho avuto modo di imparare molto in varie aree (ufficio commerciale, in particolare gare, rapporto con i dipendenti, certificazione di qualità dell’azienda e varie). Insomma, dopo varie esperienze in più direzioni, ho deciso che quello che volevo era una cosa sola: avere un’attività tutta mia senza dipendere da nessuno e soprattutto senza prendere ordini da nessuno. Perché imprenditori si nasce. Puoi fare tanti giri, anzi falli perché è importante mettersi alla prova per capire, ma se hai il verme dell’imprenditore dentro, essendo anche cresciuta con questo unico modello davanti, una bella dose di coraggio e un pizzico di sana incoscienza, prima o poi quel salto lo fai. E non sempre è un salto nel vuoto. Oggi rifarei tutto, ma mi organizzerei meglio, perché forse ho sacrificato troppo della mia vita personale. Caterina Buluggiu