Mario Draghi e i giovani che hanno bisogno di fiducia

scritto da il 20 Agosto 2020

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“Sono giunto alla spaventosa conclusione che sono io l’elemento decisivo. È il mio atteggiamento che crea l’atmosfera. È il mio umore quotidiano che crea il clima. Possiedo il tremendo potere di rendere la vita miserabile o gioiosa. Posso essere uno strumento di tortura o di ispirazione, posso umiliare o divertire, ferire o guarire. In tutte le situazioni, è la mia risposta che decide se una crisi si inasprirà o ridurrà, e se una persona viene resa più umana o de-umanizzata. (…) Se trattiamo le persone come dovrebbero essere, le aiutiamo a diventare ciò che sono capaci di diventare.”

Johann Wolfgang von Goethe

L’attenzione ai dati negativi dell’evoluzione del Covid-19 è molto alta e la crescita dei contagi appare esponenziale. “Gli italiani in genere e soprattutto i giovani non sanno comportarsi e causano la diffusione del virus!”, questa è una delle considerazioni più frequenti in risposta a questa crisi che rischia di mettere in ginocchio il nostro Paese e il mondo intero.

Fatichiamo a credere nelle persone e nei ragazzi che rappresentano il nostro futuro; le risposte che arrivano da tutto il territorio sembrano dipingerci come incapaci di garantire non solo il contenimento di un virus, ma addirittura una reale ripresa dell’economia e della vita del nostro Paese. Ma non sarebbe più produttivo cambiare questo atteggiamento di sfiducia verso il prossimo credendo nelle capacità altrui per generare un miglioramento generale? Si potrebbe invertire la rotta? La convinzione che le persone, i giovani e noi tutti siamo capaci di guidare la risalita, potrebbe permettere la risalita stessa?

Esiste una particolare suggestione secondo la quale le persone sono portate a cercare di assomigliare l’immagine che gli altri hanno di loro, indipendentemente dal fatto che questa sia positiva o negativa. Tale suggestione ricade nell’effetto Pigmalione o effetto Rosenthal, ricercatore che ha condotto nel 1965 un esperimento pratico per dimostrarla.

Robert Rosenthal sottopose alcuni giovani studenti di una scuola elementare a una valutazione delle potenzialità. Dopo il test effettuato, ai docenti dell’istituto vennero indicati alcuni ragazzi che sembravano essere dotati di una intelligenza sopra la media. La selezione di studenti non corrispondeva però ai risultati della valutazione effettuata, anzi era assolutamente casuale.

L’idea alla base dell’esperimento era che la convinzione che qualcuno dei giovani fosse più o meno dotato degli altri potesse portare gli insegnanti ad avere, involontariamente, un approccio differente nei metodi usati con i ragazzi. Questa disparità di trattamento avrebbe potuto influenzare direttamente il rendimento di chi la avesse ricevuta.

In effetti la suggestione generata da Rosenthal fu molto forte. A distanza di un anno il ricercatore tornò ad incontrare i docenti e i ragazzi protagonisti dell’esperimento e si accorse che il rendimento di quelli segnalati come più promettenti l’anno precedente era molto migliorato. Gli insegnanti avevano influenzato positivamente gli studenti con il loro atteggiamento e la risposta di questi era stata in linea con le aspettative e le convinzioni di chi li guidava.

La potenza di questo risultato risiede nel fatto che la predisposizione a spingere verso obiettivi eccellenti altre persone, può essere la base per il raggiungimento di risultati importanti. Ognuno di noi, oltre a trarre forza da se stesso, può ricevere convinzione e stimolo dal pensiero delle figure che ha come riferimento e dall’ambiente circostante. Allo stesso modo le nostre idee e i nostri giudizi possono sostenere, spronare e guidare gli altri, o al contrario affossarli.

E che i giovani siano essenziali per il futuro del Paese che vogliamo costruire lo ha ricordato anche Mario Draghi nel suo intervento al Meeting di Rimini:

“Vi è però un settore, essenziale per la crescita e quindi per tutte le trasformazioni che ho appena elencato, dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani. Questo è stato sempre vero ma la situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore. La partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento.Se guardiamo alle culture e alle nazioni che meglio hanno gestito l’incertezza e la necessità del cambiamento, hanno tutte assegnato all’educazione il ruolo fondamentale nel preparare i giovani a gestire il cambiamento e l’incertezza nei loro percorsi di vita, con saggezza e indipendenza di giudizio. Ma c’è anche una ragione morale che deve spingerci a questa scelta e a farlo bene: il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani. È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre. Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi”.

Dobbiamo investire intelligenza e risorse finanziarie. Ma partendo dall’intelligenza, dobbiamo capire che è il momento di credere nei giovani. Tornando all’effetto Pigmalione, certo non si limita ai giovani in ambito scolastico: può attivarsi in ambito lavorativo, musicale, sportivo e in generale ovunque si sviluppino rapporti sociali. Nello sport, ad esempio, la fiducia nei propri mezzi e la convinzione nei risultati da raggiungere che gli allenatori sapevano ispirare nei propri atleti ritenuti più promettenti, fosse poi una delle armi che portava questi ad avere più successo rispetto ad altri.

La società attuale è lo specchio di quello che abbiamo creato e che, tuttora, possiamo costruire. Ispiriamo chi ci ascolta con una critica costruttiva, facciamo in modo che le voci da ascoltare e gli esempi da seguire siano virtuosi e non solo denigratori o privi di fiducia. Crediamo negli italiani e nelle loro potenzialità; crediamo nei nostri lavoratori e nella loro crescita coerente alle esigenze dell’azienda e del mondo del lavoro; crediamo nei nostri figli e nella nostra capacità educativa. Costruiamo, insomma, un approccio positivo e di fiducia. Andiamo a far ripartire il nostro bellissimo grande Paese ponendo le basi di una futura classe lavoratrice e dirigente matura, responsabile e consapevole che sappia aver fiducia in se stessa e negli altri.

Ultimi commenti (2)
  • Cesare Di Simone |

    Tralasciando i problemi del COVID-19 in cui la rovina dell’Italia sono gli italiani purtroppo che credono a puttanate scritte sui social network senza andarsi a documentare su fonti autorevoli oltre all’ignoranza dilagante dove non si sa manco intavolare un discorso politico o avere un pensiero in merito ad un tema se non un sentito dire dai social. Al nostr0 Caro Draghi dico se i governi che si sono inanellati in questi anni continuano ad abbassare la spesa pubblica sull’istruzione è normale poi costruire futuri membri della società che sono così beoni da non sapere manco cos’è il senso civico del portare la mascherina oltre al fatto di non saper distinguere la buona politica.

  • Chiara |

    trattiamo gli altri con rispetto, cambiamo atteggiamento, non freghiamo il prossimo, facciamo la nostra parte tutti…. sorridiamo allo sconosciuto che incontriamo o alla cassiera del supermercato e chiediamole come è andata la sua giornata. amore. lo do sono parole assurde in Italia, io le ho imparate all estero… se non cambiate atteggiamento non ci sarà ripresa. dall alto al basso. dal politico all operaio…. aiutatevi l un l’altro senza pregiudizi. ritrovate la solidarietà vera.