Diamo voce ai bambini, ecco i risultati del sondaggio fra i genitori

scritto da il 22 Aprile 2020

kelly-sikkema-ndw-wcfk1fo-unsplash

Lezioni all’aperto ai tempi del Coronavirus. Perché no? È una delle soluzioni maggiormente auspicate da 65 mila famiglie italiane, preoccupate degli effetti del lockdown su bambini e adolescenti.

schermata-2020-04-22-alle-15-24-20Nel giro di 48 ore mamme e papà italiani hanno deciso di far sentire la loro voce partecipando a una analisi condotta dal comitato “Diamo Voce ai Bambini” composta da genitori e professionisti del settore educativo. Il comitato, dopo aver lanciato l’omonima campagna di sensibilizzazione, ieri è stato ascoltato durante una tavola rotonda che ha visto coinvolti diversi parlamentari tra cui Lia Quartapelle, Paolo Siani, Chiara Gribaudo, Vanna Iori, Paolo Lattanzio, Alessandro Fusacchia, Rosa Maria Di Giorgi e Flavia Nardelli Piccoli.

Lo studio

I disagi emotivi e fisiologici che bambini e ragazzi stanno mostrando, sono la principale preoccupazione dei genitori per il futuro legato all’emergenza del Covid 19. Non a caso la partecipazione è stata tempestiva e rapida.

Abbiamo raccolto più di 65 mila risposte alla survey online, in meno di 48 ore” spiega Carlo Tumino, papà a tempo pieno e autore del libro Papà per Scelta tratto dall’omonimo blog, che per anni ha lavorato come ricercatore di mercato.
Come comitato che ha raccolto adesioni da parte di associazione genitori, pedagogisti e operatori di nidi e scuole d’infanzia, il nostro obiettivo era quello di fornire una mappatura della esigenze e necessità delle famiglie italiane al tempo del Covid, per intavolare una discussione che vertesse sulle soluzioni concrete da adottare”. Mappatura che è emersa in modo chiaro dall’analisi.

Preoccupa la mancanza di relazioni

I dati, raccolti con metodologia CAWI (Computer Assisted Web Interviews), si riferiscono a domande poste ai cittadini relative alle difficoltà, preoccupazioni e azioni che il governo dovrebbe predisporre per aiutare i genitori.

This slideshow requires JavaScript.

La ricerca ha messo in evidenza come un terzo delle famiglie italiane percepisce la mancanza di relazioni interpersonali e socializzazione, la principale difficoltà nella gestione dei bambini e ragazzi. Nervosismo, irrequietezza, apatia e tristezza sono le emozioni che i genitori stanno rilevando nel comportamento dei propri figli, durante questo periodo di isolamento forzato.

L’altra grande difficoltà che emerge dallo studio, è il disagio relativo all’equilibrio tra lavoro in remoto e accudimento dei propri figli, che nel 21% dei rispondenti rappresenta la maggiore complicazione.

Il 50% soddisfatto della didattica a distanza

Tra le misure fin ora adottate, il 50% si ritiene soddisfatto o mediamente soddisfatto della didattica a distanza. Meno entusiasta l’atteggiamento nei confronti del congedo parentale e del bonus baby-sitter che non convince l’80% dei rispondenti.
In un momento così difficile in cui bisogna inventare nuove soluzioni per riorganizzarci e far fronte al virus è fondamentale partire dalle voce dei genitori” spiega Lia Quartapelle, deputato del Partito Democratico. “Ascoltare le esigenze di bambini e ragazzi ci permette di capire come rimodulare iniziative già esistenti e come rispondere ai bisogni di grandi e piccoli”.

La scuola all’aperto

Per quanto concerne le prospettive future, l’utilizzo dei test sierologici, la tamponatura periodica e il rilevamento della temperatura, sono le misure che tranquillizzano il 50% delle famiglie italiane, in previsione di una graduale riapertura di nidi e scuole. La didattica all’aperto e lo spostamento outdoor dell’attività educativa sono le altre soluzioni maggiormente auspicate.

Cinzia d’Alessandro, presidente del Comitato EduChiAmo, si augura un coinvolgimento attivo nella progettazione della ripartenza da parte di tutte le strutture educative, per riuscire a coniugare il benessere dei bambini con la necessità di tornare a una graduale normalità.

Ultimi commenti (8)
  • Clementinadanna |

    Mi interessa tutto ciò che farete o pubblicherete

  • Nadia Fava |

    Un contributo … in idee … :” Si diano almeno euro 600,00 alle famiglie sempre, anziché alle strutture pubbliche come avviene ora, discriminando chi is rivolge alle strutture private (nidi) . Le famiglie potranno scegliere dove mandare il proprio bimbo, nel nido che più aggrada loro , integrando la retta . Il rapporto educatrici bimbi ne trarrà vantaggio per la maggior disponibilità di risorse anche alle struuture private. Si lascierà alle famiglie la libertà di scelta in un contesto di sana competizione che porterá inevitabilmente ad un miglioramento del sistema educativo dei nidi.

  • Michele Galella |

    Gradirei una risposta sul seguente quesito:
    Se è vero che i bambini 0-6 anni non si contagiano perché dobbiamo pensare a rimodulare il numero delle presenze nelle strutture. Io sono titolare di un asilo e scuola Dell ‘infanzia a Senago con 60 bambini al nido e 52 alla materna
    Se accertassimo quanto detto sopra potremmo:
    – aprire in tempi rapidi dopo aver santificato gli ambienti e predisposte tutte le misure per evitare contagi per le educatrici e per i genitori.
    Questa situazione di incertezza e di attesa ci espone al serio pericolo di chiusura dell’attività oltre ai disagi psico fisici dei bambini, genitori, operatori e gestori di scuola sopratutto private come la mia.

  • Valeria Irenei |

    É fondamentale che ci si preoccupi adesso dei più piccoli,senza perdere altro tempo.
    I piccolissimi non hanno voce e modo di spiegare il disagio di questo momento,perciò vanno tutelati certamente i genitori ma anche, con soluzioni concrete i servizi educativi, perché possano avere forze e risorse per resistere di fronte a questa situazione,così da essere presenti al momento del ritorno alla normalità quando tutti ci preoccuperemo di come, dove e a chi lasciare il nostro bambino!

  • Sara Toninelli |

    Pensiamo anche ai più piccoli

  • Loredana genovese |

    Fare lezioni all’aperto potrebbe essere un modo x riavvicinare i bambini agli amici, alla collettività, alla condivisione che oggi manca e sta portando danni secondo me profondi…..

  • Anna Cassamagnaghi |

    La didattica a distanza non può sostituire ne’ tamponare il bisogno di socializzazione dei bambini. Se poi pensiamo ai piccolissimi , ricevere qualche canzoncina o video delle educatrici è ancor più frustrante e faticoso. Per molto tempo i giovani si porteranno strascichi emotivi importanti. Non possiamo lasciarli soli e non curarci di coloro che sono il futuro del paese. Per non parlare delle strutture private che rischiano di non poterli più accogliere alla fine dell’emergenza. Non è possibile che uno stato non si preoccupi di salvaguardare quella parte di popolazione cui sarà affidato il futuro!

  • Simona Fontana |

    Credo sia fondamentale iniziare a considerare l accudimento dei proprio figli come un vero e proprio diritto e dovere sociale del Paese !!