Bigenitorialità perfetta, anche gli psicologi all’attacco del ddl Pillon

scritto da il 21 Febbraio 2019

Family problem

Non c’è pace intorno al ddl Pillon. Mentre tutto l’arco del movimento femminista, insieme alle associazioni a tutela dell’infanzia e a eminenti giuristi italiani, insorge contro la riforma del diritto di famiglia voluto dal senatore leghista e sostenuto dai movimento dei padri separati, arriva un’altra spallata al disegno di legge. Questa volta a scendere in campo è il Consiglio nazionale delll’Ordine degli psicologi che in un parere reso all’indomani dell’audizione in Senato impallina alcuni istituti messi in campo nel testo di legge.

Gli psicologi contestano il mediatore familiare, il coordinatore genitoriale, la mediazione familiare obbligatoria così come incardinata nel ddl. Ma l’affondo più incisivo è rivolto alla bigenitorialità perfetta che altro non è che il cuore della riforma. “Il rischio – recita la nota a firma del presidente dell’Ordine, Fulvio Giardina – è che si obblighino i minori alla permanenza con un genitore non gradito per motivi che la norma non prende in considerazione ma che inevitabilmente avrà una influenza sullo sviluppo del minore stesso”. E ancora: “Nel testo del ddL non si tiene affatto nella necessaria considerazione l’età del minore, si trascura il fatto che la collocazione perfettamente simmetrica nei tempi e nei luoghi del minore può determinare alterazione del regolare processo di sviluppo emotivo, sociale, e soprattutto cognitivo, con oggettivo rischio di danno a carico del minore”.

Si contesta quindi l’affidamento alternato, con una divisione chirurgica dei tempi di permanenza dei bambini, a prescindere dall’età, con ciascuno dei genitori. In definitiva conclude il Cnop “la maggiore criticità riscontrata è che tutto il provvedimento sembra mirare più alla soluzione dei conflitti tra i genitori, piuttosto che tutelare il benessere del minore, infatti le numerose rigidità presenti nel testo impediscono o limitano fortemente quella valutazione soggettiva che compie il Giudice caso per caso e che, almeno in teoria, deve portare a prendere i provvedimenti giurisdizionali nel solo interesse del minore”.

Sullo sfondo c’è anche l’alienazione parentale che il ddl Pillon pretende di combattere usando il pugno di ferro della perdita dell’affidamento da parte del genitore cosiddetto “manipolante” e il collocamento dei minori in case famiglia. “Il ddl Pillon – spiega Andrea Coffari, avvocato, autore del libro “Rompere il silenzio” dedicato proprio all’alienazione genitoriale – traduce il rifiuto di un bambino a vedere il padre o anche il genitore maltrattante, perverso, violento in una operazione di alienazione e questo indipendentemente dalle ragioni del rifiuto. Il bambino viene automaticamente considerato alienato e il rimedio è quello di essere collocato in una struttura specializzata per essere riprogrammato. Si fa fatica a capirlo ma è così”.

Coffari studia da anni l’”affaire” Pas, oggi ribattezzata dai suoi stessi propugnatori manipolazione, o alienazione parentale, in due parole “disturbo relazionale”. E non si dà pace, portando il suo libro su e giù per l’Italia, per tentare, appunto, di “rompere il silenzio” su una teoria che in Italia è già entrata di straforo nei tribunali.  “Un bambino – tuona Coffari – viene considerato alienato secondo le teorie di un apologeta della pedofilia, Richard Gardner, per il fatto di denunciare violenze e di rifiutare il genitore che esercita quelle violenze: quel bambino secondo il ddl Pillon viene sottratto al genitore protettivo e portato in una struttura: fine della storia. Ma se il padre verrà poi condannato per le violenze, per le mostruosità che ha compiuto ai danni di suo figlio, di questo non importa niente a nessuno, perché fino a quel momento, fino alla sentenza irrevocabile quel bambino dovrà per forza vedere, frequentare, avere a che fare con quel genitore. E quand’anche quel padre, chiamiamolo così, venisse condannato potrà, secondo il ddl Pillon, comunque frequentare suo figlio. Questo dice il ddl negli articoli 11, 12, 17 e 18”. Coffari non sfugge alla domanda se esistano casi di manipolazione di un bambino da parte di un genitore in assenza di violenza: “Si tratta di casi isolati, non certo di un fenomeno – spiega -e comunque parliamo di reati che vanno individuati attraverso la valutazione delle prove, non attraverso diagnosi”.

Tra le voci critiche sul ddl Pillon anche quella di Patrizia Romito, docente di Psicologia sociale dell’Università di Trieste ed esperta di violenza sulle donne.  “Con questa riforma si paralizzeranno le donne che cercano di proteggere i loro figli e figlie da un padre abusante, che si tratti di maltrattamenti psicologici, trascuratezza o violenza sessuale – spiega -. Se i periti o i giudici aderiscono a questa credenza non ci sono vie di uscita: se la madre tace il minore non viene protetto e gli abusi continueranno; se parla, denuncia, insiste, sarà considerata alienante e sarà punita togliendole l’affidamento condiviso o addirittura il diritto di visita”. Secondo Romito “questa è la perversità dell’alienazione parentale: se si accetta il modello, non è più possibile smentirlo”.

Caustico il commento di Marcella Pirrone, avvocata e coordinatrice del gruppo internazionale di Dire, Donne in rete contro la violenza, oggi vicepresidente di Wave, la rete europea dei centri antiviolenza che definisce il ddl Pillon “l’ennesimo tentativo di limitare l’autonomia delle donne con l’aggravante di concentrare tutti gli sforzi in una inquietante battaglia contro le madri, quando invece la giusta battaglia degli uomini dovrebbe concentrarsi sul muovere qualcosa nella società per essere messi nelle condizioni di fare i padri e quindi paternità, congedi, cambiamenti nel mercato del lavoro”. Pirrone invoca il rispetto della Convenzione di Istanbul: “Il problema – dice – è che questa Carta non è ancora conosciuta e applicata dagli operatori del diritto”. Peccato che la Convenzione sia legge dello Stato italiano. Con buona pace, si fa per dire, delle donne vittime di violenza.


A seguito delle polemiche innescate dalla posizione del Cnop in audizione parlamentare, il 15 febbraio il Consiglio ha diramato una nota ribadendo la sua contrarietà alla bigenitorialità perfetta contenuta nel Ddl Pillon. Contrarietà per altro confermata ad AlleyOop dal presidente Cnop Fulvio Giardina. Ecco il testo del comunicato:

Vogliamo superare l’inutile polemica relativa al parere che il Cnop ha formulato in merito al DdL Pillon sull’affidamento dei minori in discussione al Senato. Questo DdL prevede, nelle separazioni conflittuali, la collocazione paritetica dei figli minori al 50% tra padre e madre. Il Cnop ha evidenziato che detta collocazione deve essere frutto di una valutazione da parte del giudice circa le condizioni specifiche del minore (i bisogni di un bambino di un anno sono ben diversi da quelli di un adolescente). A supporto del parere del Cnop sono stati citati tre articoli scientifici, uno dei quali della prof.ssa Nielsen, la quale ha evidenziato nei suoi studi la positività della collocazione paritetica dei minori ad entrambi i genitori, decisa però in modo giuridicamente ragionato, e non indiscriminata per legge. Per altro, il DdL così come è formulato rischia di escludere ogni intervento psicologico a tutela del minore. Purtroppo, invece di contestare il contenuto del parere, è stata attaccata proprio la citazione della prof.ssa Nielsen perché ritenuta non in linea col pensiero dell’autrice. Tutto ciò non corrisponde al vero. Nessuno vuole mettere in discussione la validità dell’affidamento condiviso dei minori tra i genitori separati, né tanto meno i tempi e i luoghi di frequentazione, purché ne vengano rispettate le esigenze specifiche. Il Cnop è una Agenzia pubblica che svolge un ruolo istituzionale. Non ha alcun interesse a manipolare citazioni bibliografiche. Il presidente Giardina: Il nostro parere è stato formulato nel superiore interesse del minore, che, nei conflitti genitoriali, è sicuramente il più fragile”.

Ultimi commenti (49)
  • Alessandro Melis |

    Non sta a me discutere un decreto che sicuramente ha bisogno di essere discusso e rivisto per tutelare al meglio l’interese del minore, ma voglio comunque portare la mia testimonianza diretta.
    Sono un papà come tanti al quale ogni ricorrenza importante ricorda quando si debba lottare per vedere riconosciuti i diritti all’educazione, alla crescita e perfino all’ascolto dei propri figli. Diritti garantiti alle madri ma che per noi padri non esistono. Non è umanamente accettabile.
    Ma proprio per questo non mi voglio arrendere alle sentenze persecutorie contro i padri separati che chiedono solo un rapporto equilibrato all’interno della famiglia in nome di quella bigenitorialità sempre più maltrattata da parte dei giudici.

    A tutti i buoni padri che vengono riconosciuti tali anche dai figli, che vogliono continuare ad esserlo anche dopo una separazione, chiediamo che la legge ci salvaguardi dalla violazione del diritto al rispetto dei legami familiari.

    Alessandro_

  • Andrea Mazzeo |

    Sig. Lello un cognome non ce l’ha? Per capire se si sta parlando con persone in carne e ossa o con fantasmi. È del tuto irrilevante se io sia persona conosciuta o meno. Una separazione conflittuale è quella in cui i due ex-coniugi discutono su aspetti da sistemare con la separazione su un piano di parità e da soli o aiutati dai rispettivi legali trovano un accordo. Lì dove non si trova un accordo, né lo si potrà mai trovare, è in quelle separazioni che fanno seguito a violenza in famiglia o addirittura ad abusi sessuali sui minori. Sono queste separazioni quelle cui mi riferisco quando dico che sono erroneamente definite conflittuali o ad elevata conflittualità. È perfettamente normale, in questo tipo di separazioni, che i bambini, che hanno subito violenza, diretta o assistita, o addirittura abusi sessuali da parte di un genitore, rifiutino di frequentare il genitore violento o abusante.
    Dall’esistenza di queste separazioni nascono i concetti di sindrome di alienazione genitoriale o adesso di alienazione parentale, di false accuse (ing. Giuseppe Iraso la d.ssa Pugliese non ha mai affermato che il 90% delle denunce siano false, ha detto, nel 2009, che in otto casi su dieci, nel suo tribunale, vi era remissione di querela da parte delle donne vittime di violenza; per dire se una denuncia sia falsa o vera si deve arrivare al processo che è l’unica sede a ciò deputata, se vi è stata remissione di querela è evidente che al processo non si è arivati e quindi non si può affermare se la denuncia fosse vera o falsa), ecc. Concetti che hanno la sola funzione, quali strategie processuali difensive, di screditare la testimonianza dei bambini e quindi salvare dal carcere i genitori violenti o abusanti. Su questo, cioè screditare la testimonianza del minore, lavorano da anni psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili e avvocati, tutti riuniti nelle associazioni di psicologia giuridica.
    Ed è per queste separazioni che sono stati pensati il DDL 735 e gli altri affini; uno studio statunitense del 2017 ha trovato che tali separazioni sono appena il 3,8% del totale. Nel restante 96,2%, secondo questo studio, non vi è alcun conflitto in ordine ad affidamento del minore, suo collocamento e frequentazione con il genitore non collocatario. Nella maggioranza delle separazioni genitori e figli decidono di comune accordo questi aspetti post-separativi. E noi in Italia stiamo dietro a questo 4% scarso di genitori separati violenti o abusanti, psicopatici, narcisisti perversi, stalker, criminali, che non si rassegnano alla perdita del potere e del controllo su ex-coniuge e figli? Ma ci rendiamo conto dell’assurdità di tutto questo? Ed è su queste separazioni che si scatenano gli appetiti famelici degli psicologi giuridici (e non esagero, il famoso padre separato di Pisa ha speso più di 250.000 euro in psichiatri e avvocati per difendersi appunto dall’accusa di pedofilia, questo è solo un esempio, non sono pochi i genitori che hanno dovuto vendere case, gioielli, ecc, per i numerosi processi); poi arrivati ai 18 anni i figli decidono con chi stare e nessuno può più fargli nulla.
    La famosa manipolazione psicologica (quella che gli psicologi giuridici chiamano alienazikne parentale) è possibile ma bisogna provarla, dimostrarla in tribunale; invece accade spesso che per il genitore violento o abusante vi sia la presunzione di innocenza mentre per il genitore presunto maniolatore vi sia la presunzione di colpevolezza a prescindere. E poi l’esperienza di tanti casi dimostra che nel caso di presisoni psicologiche, tentativi di manipolazione, denigrzione dell’altro genitore, i bambini si allontanano proprio dal genitore che parla male dell’altro. Del resto tra genitori e figli esiste il legame di attaccamento, che è un istinto biologico; questo legame può essere compromesso da comportamenti genitoriali che il bambino percepisce come pericolosi per lui; il rifiuto è un comportamento che ha la funzione di proteggerci dal dolore e dal pericolo, per garantire la nostra stessa sopravvivenza. Ed è provocato dalla paura, che è un’emozione primaria che viene originata da un’area del cervello (la sostanza grigia periventricolare che si trova nel mesencefalo) che risponde solo a stimoli esterni pericolosi per la sopravvivenza dell’individuo (dolore o pericolo), non risponde a stimoli cognitivi, come possono essere il parlar male dell’altro genitore o le pressioni psicologiche. Questo ci dice la ricerca scientifica più recente in campo psicobiologico (cfr. Archeologia della mente, di Panksepp e Biven). Poi padronissimi di pensarla come volete e di stare dietro alle fesserie di quel blog anonimo o delle corbellerie di Casonato (giacchè c’era poteva arrivare ad Adamo ed Eva; secondo me Caino uccise Abele perché Eva lo aveva alienato contro il fratello; o no?).

  • Giuseppe |

    Mi è sfuggito di chiedere a “savi” la sua qualifica professionale e possibilmente la sua identità; mi sembra necessario per capire se dobbiamo ritenerlo autorevole.
    La mia identità si deduce dal link sottostante. Sono un pensionato che, in tempi ormai lontani, ha avuto problemi a frequentare la figlia a causa della separazione. Pur non essendo più interessato dal problema e potendo ormai frequentare tranquillamente mia figlia ormai adulta, continuo a interessarmi del problema in quanto socialmente importante.
    Ma torniamo al CNOP e alla Nielsen.
    1. Se è una nullità perché il CNOP la cita nella prima audizione in commissione giustizia?
    2. E perché dopo la sua protesta per essere stata citata a sproposito, debitamente le risponde e addirittura rivede la sua precedente audizione in commissione giustizia ? Vedi nel link sotto.
    In particolare viene espressamente riconosciuto, in accordo con la Nielsen, che “i bambini che hanno frequentato entrambi i genitori hanno parametri migliori di quelli che hanno potuto frequentare un solo genitore…”
    http://www.giuseppeiraso.altervista.org/pagine/2019-02-cnop.pdf

  • Giuseppe |

    Rispondo a “savi” :
    allora non è proprio possibile influenzare dei minori? Direi proprio che non è così, se arriva ad ammettere la cosa la Suprema Corte facendo osservazioni di ovvio buon senso (Cass. Civ. Sez. I, 08.04.2016 n. 6919.) E questo perché non mancano tante esperienze; io stesso ne ho visto personalmente molte, di cui sono sicuro per pluriennale conoscenza. Oltre a quella che mi ha riguardato che si è manifestata in mia figlia senza che vi fosse stata alcuna molestia. Come ufficialmente appurato dopo una falsa accusa. Non è il mio campo e non entro nel merito sul fatto che si possa parlare o no di sindrome ma il fenomeno esiste! Certo bisogna verificare e distinguere le false accuse (secondo la PM Carmen Pugliese quasi il 90% ) e le vere molestie. Secondo l’orrido Gardner: “facendo ogni tipo di controlli incrociati presso tutte le fonti disponibili” Si può affermare che ciò non è sensato perché l’ha detto l’orrido Gardner?

  • savi |

    @Luigi | 21 febbraio 2019 alle 23:24
    Re: Nilesen e Vezzetti
    “Ma degli studi di Linda Nielsen mistificati dall’ ordine degli psicologi portati in audizione in senato non dite nulla una figuraccia nazionale e internazionale che serietà avete nell’ informare i cittadini.”

    **********
    Il Vezzetti è uno che architetta storie false – piene di errori voluti e ad arte.

    (1)
    Vedi per primo la sua audizione per il DDL 735 (che è DDL 735 PAS_Camerini-Bernet-Vezzetti) in cui usa il nome del Regier del DSM-5 e fa dire a Regier cose che Regier non ha mai detto … né inteso dire. Su questo sto scrivendo un articolo in cui intervisto, tra altri, Regier.

    (2)
    Questa storia della Nielsen è più volgare specialmente perché’ la Nielsen nel mondo accademico e della ricerca della disciplina di psicologia è una ‘nullità’ – zero assoluto … sconosciuta e inconoscibile.
    – Alla Nielsen dovrà essere chiesto — e sarà chiesto nel luogo appropriato quando arriverà il suo turno — se le sue cosiddette ‘pubblicazioni scientifiche’ sono ‘peer review’; cioè soggette alla valutazione degli esperti della disciplina scientifica di psicologia. Se lo sono tutte peer reviewed; o se non lo sono tutte, quali sono peer reviewed.
    – In particolare, alla Nielsen dovrà essere chiesto se quel ‘famoso’ articolo citato nella lettera del CNOP — del 2013 — è infatti ‘peer reviewed; e se lo è, che fornisca l’informazione; io ho scritto all’editore per ottenere informazioni.
    – La stessa domanda sarà posta per ciascuna delle sue pubblicazioni.
    (3)
    Domande simili saranno poste al Vezzetti:
    – Una domanda concernerà le sue pubblicazioni ‘scientifiche’. (Vedi: Health and children custody: a broad meta analysis’ e ‘Shared Parenting’). Cioè se sono state soggette a peer review—gli editori delle riviste potranno fornire le informazioni rilevanti.
    – Una seconda domanda concernerà la sua valutazione della Nielsen come ‘esperta internazionale’: in quale disciplina è la Nielsen una professionista / psicologa di spicco che la rende ‘esperta internazionale’: La disciplina di psicologia e discipline affini? O la Congrega dei Pasisti / ‘Bigenitorialisti’ in cui ci ‘sguazza’ pure il Pediatra Vezzetti? E cosa da’ al Vezzetti il diritto di decidere se qualcuno è una ‘esperta internazionale’ in qualche disciplina come la psicologia? È il fatto che la Nielsen ‘orbita’ nei giri della PAS / ’Bigenitorialismo’ del Vezzetti (o viceversa il Vezzetti orbita nei giri della Nielsen) sufficiente a renderla esperta di qualche disciplina, inclusa la disciplina di Psicologia? (Nota che la Nielsen ha una laurea in ‘Educational Psychology’, che non è la stessa cosa come avere una laurea in ‘Psicologia’
    (4)
    al Presidente del CNOP Giardina saranno poste 2 domande cruciali:
    – Perché’ ha citato (usato come referenza) questo ‘scritto’ di una persona come la Nielsen che è, per l’appunto, una nullità nel mondo accademico e della ricerca della disciplina di psicologia USA e, specialmente, internazionale. Quale era la sua intenzione nel citare il nome dell’innominabile Nielsen.
    – L’ha nominata – la Nielsen perché’ conosceva la roba che aveva scritto o l’ha nominata perché’ il Vezzetti da qualche parte l’aveva nominata.
    (5)
    Infine, al Vezzetti è da chiedere di rendere pubblica la sua comunicazione con la Nielsen.
    – Cioè, cosa ha il Vezzetti raccontato alla Nielsen su ciò che aveva scritto il Presidente del CNOP, e specificamente il significato / intenzione del Presidente del CNOP nel citare quella pubblicazione (non soggetta a peer review) della Nielsen?
    – Quale interpretazione la Nielsen ha dato alla citazione del Presidente del CNOP? Ha avuto una sua reazione personale-professionale? O il Vezzetti è stato infinitamente paziente nello spiegare alla Nielsen il ‘vero’ significato della citazione del Presidente del CNOP – dell’intenzione del Direttore del CNOP?
    – E poi si dovrebbe avere – se già non è pubblica – la lettera completa del Vezzetti al Pillon dove magari chiarisce i ‘misfatti del Presidente del CNOP contro il DDL 735 Pillon (aka DDL 735 PAS_Camerini-Bernet-Vezzetti).

  • savi |

    Il Giuseppe dice:
    .
    “Non sapevo del dramma di Casonato. Ma ho riletto il suo articolo: cita fatti storici e lo trovo corretto. Se si vuole interloquire è bene criticare i ragionamenti o i dati dell’articolo e non il ragionatore.”

    Con tutto il rispetto, ma questo Giuseppe non sa nulla dell’evoluzione della PAS e della descrizione del Casonato. Infatti, la descrizione del Casonato non è né originale, né valida, ne’ credibile e affidabile.

    Il Casonato è (è stato e rimane) un ‘seguace fedele’ del primo Profeta e Dio della PAS — l’impostore Richard Gardner che si presentava nei tribunali USA come Professore e Dottore di Psichiatria della Columbia University di New York. Nella realtà non fu mai né Dottore né Professore alla Columbia: era un ‘dottore medico volontario non-retribuito’; e fu espulso a vita nel 1985 con voto unanime della Facoltà di Psichiatria 2 mesi dopo che Gardner pubblico le ‘sue idee sulla sua PAS’ in una rivista d’opinione di cui era membro.

    La Facoltà del Dipartimento di Psichiatria della Columbia diede tre cruciali motivazioni per l’espulsione del loro volontario non retribuito:
    (i) sconosceva la disciplina di psichiatria;
    (ii) non sapeva pensare scientificamente – cioè secondo i criteri epistemologici, logici, teorico-concettuali, e metodologici della disciplina;
    (iii) era un rozzo induttivista che aveva costruito le sue idee personali sulla sua PAS dalle sue osservazioni personali di suoi pazienti che curava dallo studio medico di casa sua.

    Chiedi al Casonato. E comunque la PAS di oggi è nelle mani — controllata — dal secondo Profeta e Dio della PAS-Relazionale, tale William Bernet … a suo tempo amico fraterno del Gardner. Il Bernet ha passato >10 anni — dal 2008 a oggi — a cercare di imporre la sua PAS-Relazionale al DSM-5 e all’ICD-11 con una serie di pressione e menzogne per ottenere la legittimità scientifica. Un dossier è in preparazione che dettaglia le azioni non etiche e possibilmente illegali del Bernet ai Direttori del DSM-5 e delll’ICD-11. Chiedi al Casonato cosa ne pensa del Bernet e delle sue attività.

    Domande?

  • Giuseppe |

    Sulla PAS, ( che sia sindrome o meno ) con le parole della Suprema Corte (Cass. Civ. Sez. I, 08.04.2016 n. 6919.) “in tema di affidamento di figli minori, qualora un genitore denunci comportamenti dell’altro genitore, affidatario o collocatario, di allontanamento morale e materiale del figlio da sè, indicati come significativi di una PAS (sindrome di alienazione parentale), ai fini della modifica delle modalità di affidamento, il giudice di merito è tenuto ad accertare la veridicità in fatto dei suddetti comportamenti, utilizzando i comuni mezzi di prova, tipici e specifici della materia, incluse le presunzioni, ed a motivare adeguatamente”

  • Gennaro Bellizzi |

    Gentile Dott.ssa Flavia Landolfi ,
    il parere del cnop depositato in Senato in data 7.2.2019, così come la successiva integrazione del 15.2.201, sono francamente indifendibili per tutta una serie di motivi oggettivi che esulano dal merito stesso del parere espresso e che Lei, nella sua non imparzialità nel trattare l’argomento, si guarda bene dal non evidenziare.
    Ma partiamo dal documento depositato in data 7.2.2019.
    Tralasciando le varie considerazioni di carattere giuridico di cui è infarcito, che sono quantomeno insolite da parte di un organo che rappresenta psicologi, nella sezione “bigenitorialità perfetta” si legge il seguente passaggio cruciale:
    “Il luogo prevalente di vita del minore, soprattutto in età infantile, deve essere uno ed uno solo, unico e privilegiato. L’interferenza dell’ambiente sul regolare processo di sviluppo del minore è ampiamente dimostrata dalla letteratura scientifica, al punto da influenzarne la salute. Su questa specifica criticità si segnala la seguente bibliografia:…..”
    Quello che colpisce negativamente è la bibliografia citata a sostegno di tale posizione, e non solo per la ben nota vicenda della diffida fatta pervenire al Senato dall’autrice del primo lavoro, che lamentava la mistificazione dei risultati del suo lavoro (vicenda che tutti conoscono e su cui non mi soffermo). Si rilevano, infatti, almeno altre tre gravi inadempienze commesse dal cnop nella selezionare la bibliografia che un organo serio e rispettabile non avrebbe dovuto commettere.
    1) Poichè il cnop esprime un parere diametralmente opposto a quello espresso nel 2011, era obbligo del cnop (e di qualunque organizzazione professionale seria e che si rispetti) citare innanzitutto se stesso (in particolare, il documento depositato nel novembre 2011) e motivare le ragioni di tale cambiamento radicale di opinione. Nessun accenno viene invece fatto in merito;
    2) Sebbene allo stato esista una nutrita lettera scientifica sull’argomento, anche recente (gli ultimi lavori risalgono al 2019), si citano solo 3 pubblicazioni. Un po’ troppo poco per dare consistenza scientifica ad un parere così importante. Tale scelta non è certo giustificabile per mere ragioni di spazio, visto che il documento in esame consta di 4 pagine di cui l’ultima praticamente vuota;
    3) D’altro canto, l’esiguo numero di pubblicazioni citato non è giustificabile neanche con la significativa rilevanza scientifica di quest’ultime. Anzi, da un’attenta disamina delle pubblicazioni 2 e 3, esse appaiono perfino non pertinenti col parere espresso. Infatti, la pubblicazione 2 riguarda uno studio condotto su un numero statisticamente non rilevante di 14 minori di età compresa tra 10 e 14 anni, ovvero in età pre e adolescenziale, quindi non certo in età infantile, come sottolineato nel parere sopra riportato. Addirittura, la citazione 3 analizza lo stress dei genitori che nulla ha a che fare con il benessere dei minori. L’unica citazione pertinente è la 1 su cui è stato detto già abbastanza.
    Tutto ciò fa ipotizzare il tentativo maldestro da parte del cnop di volere dare un fondamento, quindi un’autorevolezza, scientifica ad un parere del tutto soggettivo, che non manca di sconfinare in valutazioni più di carattere giuridico che psicologico, ma soprattutto in antitesi a quello espresso non più tardi di 8 anni fa.
    Poi, è addir poco grottesca l’integrazione del 15.2.2019, dove il cnop, per rispondere alle polemiche innescate dalla diffida della Nielsen, è costretto a precisare che le citazioni scientifiche incluse nel documento del 7.2.2019 non dovevano intendersi riferite alla prima frase del commento sopracitato, ma solo alla seconda frase. Infatti, se ciò fosse vero, questo significherebbe che il cnop cita pubblicazioni scientifiche per referenziare un’affermazione ovvia quanto generica, essendo tale la seconda frase. Ma soprattutto, ciò significherebbe che le pubblicazioni citate non si riferiscono affatto alla prima frase, che rappresenta il passaggio cruciale del parere e che dunque resta un parere soggettivo, destituito di ogni fondamento scientifico e incoerente con quello precedentemente espresso.

  • Fabio |

    E per quei padri che invece il tradimento l’hanno subito ad opera di una madre che ha posto in essere il peggio e le peggiori condizioni d’una separazione conflittuale fino a manipolare una figlia adolescente solo per non ammettere un tradimento e per “rufolare” nelle tasche dell’ex coniuge per vivere la “sua felicità”? Cosa dovrebbe fare quel padre allora che si vede estirpare ingiustamente anche i figli messi in mano altrui se non che cavalcare ALMENO il principio della bigenitorialita’? Se si è arrivati ad una parità dei diritti nel corso del tempo che tale sia ! Perché un padre non è sempre un mostro ma è anche vittima spesso e viene fatto passare per mostro se solo alza la voce

  • savi |

    Dice questo Giuseppe sul Casonato: “Il prof. Marco Casonato, docente di Psicologia Dinamica presso l’Università Milano-Bicocca, narra di … ecc.”

    Se esamini bene i cv (curriculum vitae) del Casonato imparerai che il Casonato alla Bicocca era ‘Ricercatore Aggregato’. Chiedi alla Bicocca cosa significa essere un ‘Ricercatore Aggregato’. Purtoppo in Italia c’e’ una disgraziata iper-inflazione di titoli come Dottore, Professore, Docente e roba simile.

    (ps: Ho scritto ‘i cv’ (curriculum vitae) al plurale qui perche’ ogni pasista di cv ne ha alemno 10 versioni – dipende dalla situazione ), e Casonato ne ha generato una miriade nel tempo.
    *****

    “L’Alienazione Genitoriale nella storia — prof. M. Casonato
    Il prof. Marco Casonato, docente di Psicologia Dinamica presso l’Università Milano-Bicocca, narra di come l’abuso sull’infanzia oggi denonimato Alienazione Genitoriale fosse già noto in precedenti epoche, e di come sono principalmente le condizioni storiche che prevedono pregiudizi a favore dell’uomo o della donna nella prassi giudiziaria vigente a rendere o il padre o la madre genitore attivamente alienante.
    https://www.alienazione.genitoriale.com/storia-pas/?fbclid=IwAR1kh7QSFvfv952O7-yqtjkKkZSV0JUMK2Wyim3M2VgC3dfq8TJQUL33aWQ