“Le donne della Repubblica” tra politica, scienza, arte e diritti nella mostra fotograffica dell’Ansa

”Le donne della Repubblica. Ottanta anni di conquiste nelle cronache dell’ANSA. 1946 – 2026” ANSA / FABIO FRUSTACI

Le lunghe file delle donne alle urne il 2 giugno 1946, mentre stringono le schede elettorali «come biglietti damore», nel racconto che ne fece quel giorno la giornalista Anna Garofalo. Le madri costituenti, con la più giovane, Teresa Mattei, decisa a portare in Parlamento i diritti delle ragazze madri. E poi: la legge per l’accesso alle carriere pubbliche nel 1963, gli anni ’70 e il referendum sul divorzio, la riforma del diritto di famiglia del 1975, la legge sulla parità di trattamento del 1977 – voluta da Tina Anselmi, prima ministra della Repubblica – l’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore negli occhi di Franca Viola che, per prima, si rifiutò di sposare il suo stupratore.

C’è tutto questo, e tanto altro, nella mostra “Le donne della Repubblica. Ottanta anni di conquiste nelle cronache dell’ANSA. 1946 – 2026”: un omaggio dell’agenzia, in occasione degli 80 anni della Repubblica, all’impegno di 135 donne che rappresentano la ben più capillare e ampia rete di cittadine che ha combattuto nei decenni successivi al referendum per l’eguaglianza dei diritti. Visitabile gratuitamente fino al 30 giugno al Complesso di Vicolo Valdina a Roma – dal 3 luglio al primo agosto si sposterà all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone – l’esposizione ripercorre in 122 foto il difficile cammino verso la parità: una strada tortuosa, che continua a essere dissestata. La storia dei diritti delle donne, nelle immagini che scorrono tra i portici di palazzo Valadina, è costellata di primati e piccoli grandi gesti di donne comuni che hanno cambiato lo status quo: raccontarli è un atto di memoria civile e, soprattutto, un richiamo alla responsabilità.

Nessun diritto è mai acquisito definitivamente se non viene difeso. «Stiamo attenti a non esagerare con il trionfalismo – ha sottolineato il presidente dell’Ansa, Giulio Anselmi – Le riforme sono un primo passo al quale molti ancora devono seguire. Solo poco più della metà delle donne oggi ha un impiego stabile, mentre sono sette su dieci gli uomini che lo hanno».

Un archivio vivido, tra passato e presente

Le foto del vastissimo archivio della prima agenzia di stampa italiana raccontano i traguardi raggiunti da donne celebri, ma anche i gesti “straordinari” di donne “ordinarie” che non si sono mai arrese: dalla prima sindaca alla prima magistrata, tutte hanno abitato spazi a esclusiva maschile cambiando le regole. La professoressa Silvia Salvatici, curatrice della mostra, ha ricostruito le trame degli ultimi 80 anni su due binari del tempo che si incrociano: il tempo della vita personale può cambiare il corso della vita pubblica. Così Franca Viola, con il suo no, portò all’abolizione del matrimonio riparatore.  Così, con lo slogan «Il personale è politico», le donne riuscirono a mettere in relazione il loro sentire e rivendicare, con le prime manifestazioni di piazza, il diritto al divorzio e all’aborto.

Le nipoti e le figlie di quelle donne oggi sono ancora in piazza. Contro e per: “contro” la violenza maschile e i femminicidi, “per” la loro libertà e sicurezza. In mostra, infatti, non mancano riferimenti agli sviluppi normativi più recenti, dal Codice rosso alla legge sul femminicidio. «Dal 1946 la presenza femminile nella società ha registrato progressi significativi accompagnati da profonde trasformazioni culturali e di costume», ha affermato nel saluto iniziale il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, non tralasciando che «diseguaglianze e discriminazioni persistono nella vita di tutti i giorni e continuano a pesare la grave ed inaccettabile violenza contro le donne nelle sue molteplici forme. Iniziative come questa assumono dunque un significato ancora più profondo. Non si limitano a raccontare il passato, ma richiamano le istituzioni, la politica e tutti noi a una precisa responsabilità, quella di dare piena e concreta attuazione al principio di parità di genere in ogni ambito della vita».

Raccontare il cambiamento: «Informare, condividere e fare cultura»

«Da 80 anni ogni giorno Ansa è impegnata a raccontare e testimoniare l’evoluzione di questo tema con l’obiettivo di informare, condividere e fare cultura», ha sottolineato l’amministratore delegato dell’Ansa, Stefano De Alessandri. Testimoniare serve a cambiare la cultura, il terreno fertile su cui le leggi devono mettere radici per evolvere e abbracciare tutta la società: non solo le aule della politica. Ma anche tutti i settori culturali e i costumi del nostro Paese, raccontati negli scatti di artiste, cantanti, attrici, campionesse sportive.

«Oggi forse alcuni risultati si danno per scontati, ma queste donne sono state protagoniste del cambiamento – ha detto il direttore Luigi Contu -. Dalla prima donna sindaca di un paesino sardo, alla prima addetta alle pulizie di un comune, alla prima guidatrice di un autobus, alla prima minatrice del Sulcis, troverete personaggi che non erano noti ma che poi sono entrati nella nostra storia. Ogni volta che veniva approvata una legge o che una di queste persone otteneva quel risultato c’era un giornalista o un fotografo dell’Ansa a testimoniarlo».

Rosa Oliva de Conciliis, «Importante che ragazze e ragazzi, siano consapevoli»

Tre testimoni d’eccezione, tra le protagoniste del percorso, hanno inaugurato la mostra: Samantha Cristoforetti, prima donna italiana a volare nello spazioRosa Oliva de Conciliis, che con il suo ricorso alla Consulta diede il via alle alte carriere per le donne nella pubblica amministrazione, e Debora Corbi, prima donna militare italiana. Quando a Oliva de Conciliis viene chiesto di posare per uno scatto a fianco del suo ritratto in mostra, vicino ad altre protagoniste, lei risponde: «Non voglio coprire le altre».

Una postura che racconta la determinazione e la generosità con cui, nel 1960, vinse un ricorso epocale alla Corte costituzionale grazie a cui è stato sancito l’accesso delle donne a tutte le carriere e ai concorsi pubblici, all’epoca riservati solo agli uomini. «È importante che donne e uomini, e soprattutto ragazze e ragazzi, siano consapevoli di come sia stato lungo e faticoso quel percorso che ha portato alla libertà sostanziale racchiusa nell’articolo 3 della Costituzione e come ancora sia disseminata di ostacoli e rischi la strada verso la parità – ha detto la giurista – Perché la posizione dell’Italia nel mondo non è ottimale. Ci dicono che occorreranno cinque generazioni per la parità reale, quindi un tempo infinito».

Samantha Cristoforetti, «Meno pioniere» per raccontare il cambiamento in atto

Pioniere dei loro tempi, per Cristoforetti, diventare la “prima” non è mai stato un obiettivo: «Non ho mai vissuto come un obiettivo diventare la prima astronauta – ha raccontato – Io volevo solo diventare astronauta, però sicuramente ho percepito fortemente che questa cosa ha avuto un impatto, proprio per la potenza dirompente e simbolica dello spazio». L’attenzione è tutta per la straordinarietà che c’è nell’ordinario: «Sarebbe bello, secondo me, vedere meno donne note, famose, prime, pioniere. E, magari, andare invece a scartabellare il catalogo di Ansa per cercare foto che ci raccontino come è cambiata la società, il nostro modo di lavorare insieme – uomini e donne – e di collaborare con naturalezza sia nel privato, nel familiare, che nella sfera pubblica, del lavoro, delle istituzioni: ecco, magari tra vent’anni avremo una mostra che ci racconterà questo».

Debora Corbi, «Ci accomunano i sogni e le speranze»

Se lo spazio, per Cristoforetti, è diventato il luogo simbolico in cui dimostrare che l’impossibile può essere raggiunto, per Debora Corbi quel cielo era l’uniforme militare, un orizzonte che negli anni ’90 appariva ancora precluso alle donne. «Ho alcune cose in comune con Samantha Cristoforetti e con Rosa Oliva – ha sottolineato Corbi –. Ci accomunano i sogni e le speranze. Negli anni ’90 io ero una ragazza comune che aveva un sogno speciale e che sembrava irraggiungibile: vestire l’uniforme. Colgo l’occasione per ringraziare l’Ansa perché all’epoca i media erano i nostri alleati». Come l’astronauta che non cercava di essere la “prima”, ma semplicemente di essere ciò che desiderava, anche Corbi ha trasformato un’aspirazione personale in un gesto collettivo, aprendo una strada che prima non esisteva.

«Senza distinzioni di sesso», le madri costituenti oggi

Le loro storie delle protagoniste, affiancate, raccontano un’Italia che cambia grazie a donne che hanno osato guardare oltre il limite e che, proprio per questo, oggi diventano memoria viva e nuova consapevolezza: essere straordinarie non può essere lo standard della parità. «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso», recita l’articolo 3 della Costituzione: si batterono soprattutto le madri costituenti Lina Merlin e Maria Federici per inserire quell’espressione che, facendo riferimento al sesso, evitava che venissero introdotte distinzioni basate sulle “attitudini” naturali o sociali. Nello stesso articolo, Teresa Mattei, propose e ottenne di aggiungere l’espressione «di fatto» al secondo comma, dando vita al principio di uguaglianza sostanziale: l’impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli economici e sociali. Ottanta anni dopo, le voci delle madri costituenti continuano a parlare al Paese: la parità non può mai essere data per scontata.

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