Donne e denaro, vivere più a lungo ma con minore sicurezza economica

Le donne vivono più a lungo degli uomini, ma arrivano meno preparate alle decisioni economiche che possono fare la differenza nella gestione degli anni di vita in più. È uno dei tanti volti della disparità di genere, come emerge dall’Edufin Index 2025, l’osservatorio di Alleanza Assicurazioni e Fondazione Mario Gasbarri, realizzato con la collaborazione scientifica di SDA Bocconi.

Su 3.500 intervistati, l’indicatore di alfabetizzazione finanziaria e assicurativa per gli italiani/e si ferma a 56 su 100, sotto la sufficienza (fissata dall’indice a 60). Gli uomini raggiungono 59 punti, le donne arrivano appena a 54. E nella previdenza la distanza sale ulteriormente: il Pension Index è a 43 per le donne e a 54 per gli uomini. Undici punti di distanza.

Il rapporto segnala che proprio le donne sono le più preoccupate per la tenuta economica della pensione. Del resto, percepiscono in media assegni pensionistici più bassi del 32% rispetto agli uomini (con punte fino a oltre il 40-44% a seconda della tipologia di prestazione e del settore privato, Rendiconto di genere Inps). Un gap determinato dalle interruzioni lavorative, dai blocchi agli avanzamenti di carriera e dalle retribuzioni più basse.

La longevità ha anche un costo economico

Per le donne il tempo da finanziare è, in media, più lungo. Secondo le stime Istat per il 2025, la speranza di vita alla nascita raggiunge 85,7 anni per le donne e 81,7 per gli uomini. Il vantaggio nella durata della vita rende ancora più importante poter contare su risorse proprie, comprendere la propria posizione previdenziale e prevedere le spese legate alla salute e all’assistenza.

L’educazione finanziaria entra a pieno titolo nella grande sfida della longevitàperché permette di collegare le scelte fatte oggi alle condizioni di vita future. Sapere come leggere un estratto contributivo o valutare costi, vincoli e rischi di uno strumento finanziario significa avere più elementi per decidere.

Giovani donne: capaci di gestire, meno sicure nel progettare

Banca Sella con la ricerca “Generazione Rosa. Che rapporto hanno con il denaro le giovani donne italiane?”, ha indagato ulteriormente il tema e ha chiesto a 830 persone tra i 18 e i 35 anni in Italia, con un’attenzione specifica alle giovani donne, che familiarità avessero con il denaro. È emerso che le giovani donne sanno gestire le spese, organizzare il proprio budget e programmare gli imprevisti, ma quando si parla di investimenti molte di loro fanno un passo indietro, non per carenza di capacità, quanto per la percezione di non disporre ancora abbastanza delle conoscenze, delle risorse o della sicurezza necessarie per iniziare. In particolare, quando il linguaggio diventa specialistico, alla difficoltà di comprensione possono aggiungersi sentimenti di inadeguatezza, che spingono a tacere, delegare o rinviare.

La ricerca descrive così un passaggio delicato: riconoscersi capaci di amministrare le risorse quotidiane senza sentirsi altrettanto preparate a scegliere come impiegarle nel tempo. Tre under 35 su quattro dichiarano, inoltre, di ricorrere almeno “qualche volta” al consiglio dei genitori per prendere una decisione economica, con una quota più alta tra le ragazze. Accanto ai genitori crescono i canali digitali: quasi sette partecipanti su dieci hanno utilizzato almeno una volta l’intelligenza artificiale per comprendere un termine finanziario o burocratico.

«I risultati della ricerca evidenziano come molte giovani donne guardino al proprio futuro economico con interesse e determinazione, pur non sentendosi sempre adeguatamente preparate ad affrontarlo con sicurezza» – commenta Anna Grosso, condirettore generale di Banca Sella. «Per questo crediamo sia fondamentale creare spazi di confronto in cui informazioni, esperienze e modelli positivi possano rafforzare consapevolezza e fiducia nelle proprie capacità, offrendo strumenti concreti per compiere scelte informate e costruire il proprio futuro con maggiore autonomia».

Banca Sella ha condiviso questi risultati in sei università italiane (a Torino, Milano, Bologna, Roma, Lecce e Salerno) con l’obiettivo di intercettare studentesse e studenti mentre cominciano a costruire la propria indipendenza economica e professionale.

Cominciare prima, riconoscere gli stereotipi

Altro terreno d’azione è la scuola. Con “Conto su di me”, BPER Banca e La Fabbrica by Spaggiari si sono rivolti alle scuole secondarie di primo grado, collegando consapevolezza, autonomia decisionale, stereotipi di genere e violenza economica. Il percorso si sviluppa in cinque passaggi attraverso il Project Based Learning che prevede: confronto tra studenti, collaborazione, analisi di situazioni concrete e realizzazione di un elaborato collettivo. A supporto delle attività, docenti e classi hanno a disposizione un kit didattico, pensato come una vera e propria cassetta degli attrezzi per affrontare in aula i temi del denaro.

«Con ‘Conto su di me’ abbiamo voluto offrire a ragazze e ragazzi strumenti utili per riconoscere condizionamenti e stereotipi, compiere scelte più consapevoli e iniziare a progettare il proprio futuro. Un impegno che riflette la volontà di BPER di contribuire, anche attraverso l’educazione, alla crescita delle nuove generazioni e alla costruzione di una società più inclusiva» – chiarisce Giovanna Zacchi, head of Esg Strategy di BPER. Portare questi temi nelle scuole significa, infatti, intervenire in una fase di piena formazione e sensibilizzare le ragazze sulla violenza economica, ricordando loro come non avere il controllo sulle risorse economiche sia un grave limite ad autonomia e libertà.

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