
Non era mai successo in undici anni di rilevazioni: il numero di donne alla guida di fondi comuni d’investimento nel mondo è sceso. Lo rivela l’Alpha Female Report 2026 di Citywire, il publisher finanziario indipendente che da 11 anni monitora oltre 18mila gestori di fondi attivi in più di 240 categorie a livello globale. Le gestore attive sono passate da 2.371 a 2.283 e il calo è stato più rapido di quello registrato tra i colleghi uomini. Anche la quota percentuale, che negli ultimi anni era sempre salita, è scesa per la prima volta in otto anni: le donne sono ora il 12,6% dei gestori attivi, contro il 12,9% dello scorso anno.

A guidare l’inversione di tendenza sono soprattutto i mercati europei, con il Regno Unito in testa: -8,3% di gestore in un solo anno. Seguono Lussemburgo (-30 gestore), Irlanda (-16) e Francia (-15). La dinamica è la stessa: il numero complessivo di gestori di fondi attivi scende, ma quello delle donne scende più in fretta.
L’Italia, in controtendenza, resta tra i Paesi europei con la quota più alta di donne alla guida di fondi: il 19,4%, dietro solo alla Spagna (21,1%) e ben distante da Svizzera (8%) e Germania (7,2%). Nel mondo, l’Asia detiene il primato con Taiwan, in cui ci sono il 31,1% di gestore, Singapore (24,8%) e Hong Kong (24,2%).
Meno opportunità, meno permanenza
Il rapporto di Citywire segnala che è più difficile che i fondi vengano assegnati a una guida femminile. Nel corso di quest’anno l’83% dei nuovi fondi è stato affidato a un uomo o a un team di soli uomini, in aumento rispetto all’81% dell’anno precedente. Va peggio nel comparto degli ETF attivi, ancora agli albori: solo il 10,3% dei gestori è donna, in calo rispetto al 10,9% del 2025.
E quando le donne arrivano a gestire un fondo, restano in carica meno a lungo: 4,6 anni in media, contro 5,9 per gli uomini. Il turnover è di conseguenza più alto: il 46% delle gestore che negli ultimi dieci anni era alla guida di un fondo ne è stata rimossa in quel periodo, contro il 30% degli uomini. Questo divario, prosegue il report, persiste stabile da sette anni.
Il paradosso degli asset
Nonostante questo, i fondi guidati da donne hanno in gestione più soldi di quelli guidati da uomini. Gli asset dei team femminili o misti sono saliti a 5.700 miliardi di euro, mille miliardi in più rispetto al 2025, trainati soprattutto dai team misti (+800 miliardi, a quota 4.900 miliardi). In media, nel 2026 le gestore muovono più patrimonio dei colleghi uomini: 3 miliardi contro 2,9, un ribaltamento rispetto al 2025, quando la cifra era quasi la stessa (2,454 miliardi per le donne contro 2,452 miliardi per gli uomini).
La distinzione tra fondi gestiti da sole donne e fondi a guida mista nasconde però una disparità. Sono infatti i 4.900 miliardi affidati a team di genere misto a spingere verso l’alto la media dei patrimoni “al femminile”. Quando si guarda a team di sole donne, il quadro si ribalta: il fondo medio è di 468 milioni di euro, contro i 742 milioni gestiti in media dagli uomini.

L’altra faccia della medaglia
Il report di Citywire fotografa chi decide come investire il risparmio altrui. Ma il gender gap nella finanza si vede anche dal lato opposto, quello di chi il risparmio lo affida. Una ricerca della Libera Università di Bolzano e dell’Università di Trento, pubblicata da Edufin, ha mostrato che a parità di reddito ed età le donne ricevono più spesso consigli di investimento orientati alla prudenza nella previdenza complementare, anche quando l’orizzonte temporale lungo potrebbe suggerire un profilo più aggressivo. Spesso non a causa di una maggiore avversione al rischio rispetto agli uomini ma a causa di pregiudizi, anche inconsapevoli, di chi le consiglia. E se scende il numero di donne alla guida dei fondi, il pregiudizio rischia di avere meno voci pronte a correggerlo.
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