A Fidenza il basket fa rima con inclusione: il progetto TimeAut per l’autismo

Lo stridio delle suole, il pallone che rimbalza sul campo da gioco, l’esplosione di gioia dopo il canestro decisivo: per molti il basket è pura adrenalina, ma basta guidare per circa 25 chilometri a Ovest di Parma per poterne scoprire anche la forza inclusiva. Una spinta verso l’autonomia e la socializzazione che a Fidenza non è sfuggita, e che da due anni a questa parte è messa a sistema con il progetto “TimeAut”, l’iniziativa che fa scendere in campo bambini e ragazzi con autismo.

Il progetto “TimeAut”

Nato nel 2024, il progetto è arrivato al suo terzo anno consecutivo di attività grazie alla collaborazione tra la squadra cestistica Fulgor e la Fondazione Bambini e Autismo per il futuro ETS di Fidenza, da quest’anno arricchitasi della collaborazione con il Distretto AUSL di Fidenza e del sostegno della Fondazione Theras.

Il progetto si radica nella volontà di dare a tutti i ragazzi la possibilità di imparare a giocare a pallacanestro e divertirsi: non a caso, se ai suoi albori il progetto si rivolgeva ai soli bambini dai 7 agli 11 anni, dall’anno scorso TimeAut ha aperto i battenti anche ai ragazzi dai 12 ai 14 anni, giunti pure loro grazie alla mediazione di Fondazione Bambini e Autismo per il futuro e al Distretto AUSL di Fidenza.

Pur essendo lo sport un tassello essenziale per uno stile di vita sano per tutti, in particolare le persone con l’autismo possono trarre vantaggio da una regolare attività sportiva: «Beneficiano non solo del movimento fisico, ma soprattutto perché lo sport permette di socializzare e di sviluppare autonomia», ha spiegato Paola Mattioli, direttrice della Fondazione Bambini e Autismo per il futuro ETS, sede di Fidenza. «Avevamo già dei progetti di successo in pista – prosegue la direttrice – e quando Fulgor ci ha proposto di formare degli allenatori in grado di seguire delle squadre di bambini e ragazzi con autismo, abbiamo colto subito la possibilità con grande entusiasmo».

La formazione degli allenatori

Il contesto per le persone con autismo è fondamentale: molto spesso, ha spiegato Mattioli, «i bambini non riescono a inserirsi se gli allenatori non sono preparati, o se non conoscono le giuste strategie di comunicazione e trasmissione delle regole».

Da qui la necessità dei corsi di formazione rivolti agli allenatori, offerti dalla Fondazione Bambini e Autismo per il futuro. Dal lato dei coach, l’allenatore della Fulgor Alessio Longhi ha visto nei ragazzi che oggi animano la palestra fidentina una vera e propria ventata di novità: «Avevamo esperienza nel campo del minibasket, ma non quando rivolto a ragazzi con particolari necessità».

Ha proseguito l’allenatrice della Fulgor Elisabetta Pierantonio: «Ci hanno spiegato in che cosa consiste lo spettro dell’autismo, per poi farci preparare dei corsi di minibasket dedicati a bambini con deficit di attenzione. Dopodiché, abbiamo imparato strada facendo». A fare la differenza è la presenza costante degli allenatori, con un rapporto quasi individuale: un allenatore ogni due bambini: «Ci permette di seguirli in modo molto più preciso», ha precisato Elisabetta.

Gli allenamenti

Un allenamento alla settimana. Per i più grandi, anche i tornei: «È molto importante che abbiano un giorno prestabilito per giocare -, ha spiegato l’allenatrice della Fulgor Alice Pierantonio – e, se per caso dovesse saltare, potrebbe essere un problema». Un ritmo che è reso possibile anche da allenamenti che vanno incontro alle loro esigenze, così come ricorda l’allenatrice. Con il gruppo dei più piccoli, «si inizia sempre con un ripasso delle regole. Abbiamo scattato delle foto dei vari luoghi della palestra, come il centrocampo, per mostrare loro dove ci si posiziona all’inizio».

Il richiamo alla terapia è diretto: «Durante il corso di formazione ci hanno spiegato che questi bambini la percezione visiva è fondamentale: se i bambini neurotipici tendono a usare di più la fantasia, con loro bisogna essere molto più concreti». Dopo un paio di semplici esercizi col pallone, si chiude in allegria con dei giochi di collaborazione, «l’aspetto su cui i bambini possono fare più fatica».

Diverso invece è il caso dei ragazzi più grandi: «Per loro abbiamo strutturato un vero e proprio allenamento di basket, essendo anche più indipendenti».

L’integrazione fa squadra

Alla squadra dei più grandi è stata offerta la possibilità di confrontarsi con dei coetanei neurotipici: dai tre ai cinque ragazzi si allenano e discutono delle partite contro la squadra di TimeAut, con l’obiettivo di mostrare a questi ultimi «una realtà diversa e dare loro la possibilità di confrontarsi con altri ragazzi», ha commentato Longhi.

Un’esperienza che Mattioli descrive come «fantastica» per i giovani cestisti: «C’è un grande entusiasmo da parte dei ragazzi neurotipici nel fare squadra. Sono state delle occasioni di vera socializzazione, accolte con grande spontaneità da tutti quanti».

L’efficacia dello sport

L’effetto dell’attività sportiva sui ragazzi non si è fatto attendere. Mattioli riporta innanzitutto dei miglioramenti dal punto di vista comunicativo e sociale: «Lo si nota durante gli allenamenti nel rispetto delle regole. È un progetto vincente, che sta portando dei benefici».

Un impatto positivo che Elisabetta tocca con mano giorno dopo giorno, anche per merito di un approccio mai standardizzato e sempre su misura delle esigenze di ogni piccolo giocatore: «Alla fine tutti i bambini hanno bisogno di attenzione: a chi basta un abbraccio durante un momento di nervosismo, chi basta rimanere seduto per cinque minuti. L’approccio cambia di bambino in bambino».

Cosa dicono i ragazzi?

Riccardo Angelo è, a soli 10 anni, un entusiasta della pallacanestro: «La trovo molto divertente, mi permette di socializzare». Tra i tanti giochi, rubano il suo cuore tutti quelli che richiedono una palla da basket.

Dante, 14 anni, ha preso a giocare a basket proprio con l’espansione dell’iniziativa ai ragazzi più grandi e ne è abbastanza soddisfatto: «Mi permette di migliorare la salute e l’abilità nei giochi sportivi». Grande entusiasmo per i tornei finali, che gli permettono di mettere in pratica le mosse imparate durante gli allenamenti.

Matteo, 12 anni, non discrimina nessun aspetto dell’attività sportiva: «Mi sta piacendo tutto del basket». Nel chiedergli il suo momento preferito, Matteo non ha lasciato spazio ai dubbi: «L’allenamento».

Sempre inclusione, più angolazioni

L’inclusione a Fidenza, del resto, non si ferma alle linee perimetrali del campo ma passa per l’intera struttura del progetto. A curare la comunicazione social c’è infatti Carlo Disi, ragazzo con autismo che mette il suo tempo e le sue abilità al servizio della squadra.

Una squadra che conta in panchina anche Alberto Testa, anch’egli nello spettro autistico, al suo primo anno nelle vesti di assistente allenatore: «Non ho mai giocato a basket, ma mi piace molto stare insieme alla squadra e poter aiutare gli altri ragazzi. Mi sto divertendo molto».

Il valore dello sport

A fine allenamento, con le macchine parcheggiate fuori dai cancelli e il Sole calante, quel che rimane del progetto è un rinnovato senso di gratitudine in chi insegna oltre che uno slancio di autonomia e socialità tra i piccoli giocatori: «C’è sempre uno scambio tra allenatori e bambini: se si entra in palestra arrabbiati o nervosi i bambini lo sentono, specialmente loro che sono ipersensibili. – ha concluso Benedetta – Bisogna essere centrati, essere a loro completa disposizione. Quando si oltrepassa la porta della palestra, bisogna essere loro totale disposizione. È un’esperienza bellissima, che riempie davvero il cuore».

***

La newsletter di Alley Oop

Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.

Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com