Donne, lavoro e parità: i divari di percezione tra aziende e dipendenti

La parità di genere è riconosciuta come fattore importante per le performance aziendali (è considerata fondamentale dal 58% dei lavoratori e dal 59% delle aziende), ma le percezioni divergono su ciò che pesa nelle scelte e nei percorsi professionali. La conciliazione resta un tema che riguarda – ancora – prevalentemente le donne,  con le imprese che sottostimano l’importanza della retribuzione per le donne e del work-life balance per gli uomini. Sono alcuni dei risultati della ricerca “Donne e Lavoro. Prospettive a confronto per disegnare il cambiamento”, realizzata da Adecco, che confronta il punto di vista di aziende e lavoratori.

Le priorità nella scelta del lavoro

Dal punto di vista dei lavoratori, il primo fattore che guida le donne nella valutazione di un impiego è l’equilibrio tra lavoro e vita privata (indicato dal 39% del campione), anche se questo elemento viene sovrastimato da parte delle aziende (il 46% delle imprese, quasi una su due, ritiene che le lavoratrici scelgano l’occupazione in base al work-life balance), mentre viene sottostimata l’importanza attribuita allo stipendio, indicato come rilevante nella scelta lavorativa delle donne dal 31% dei lavoratori e solo dal 21% delle aziende.

Per gli uomini avviene il contrario: le aziende sovrastimano la rilevanza della crescita professionale (il 36% delle imprese contro il 29% dei lavoratori) e sottostimano il work-life balance (7% contro 15%). Anche le donne tendono a sottovalutare il valore attribuito al work-life balance dai colleghi: solo il 13% delle intervistate lo indica come rilevante per gli uomini, contro il 22% degli uomini stessi.

Criticità di carriera, sicurezza e ascolto

Dal punto di vista delle aziende, la principale criticità incontrata dalle donne è conciliare vita privata e lavoro (38%), mentre secondo i lavoratori lo scoglio maggiore riguarda lo stipendio basso e il divario salariale con gli uomini (indicato dal 30% degli intervistati).
Le imprese sottostimano anche l’impatto delle discriminazioni sessuali sulla carriera femminile: solo l’8% delle aziende è consapevole di questa criticità, contro il 15% dei lavoratori.
Sul fronte della sicurezza percepita, solo il 45% delle donne dichiara di essersi sempre sentita al sicuro sul luogo di lavoro, contro il 59% degli uomini. Tra le donne, il 24% ha vissuto situazioni di ansia o burnout (15%, invece, tra gli uomini). Il 43% delle donne si sente poco o per nulla libera di proporre idee, progetti, soluzioni al proprio responsabile con la certezza che saranno prese in considerazione, contro il 32% degli uomini.

Maternità e paternità: percezioni distanti

Il 52% delle aziende e il 47% dei lavoratori si dicono molto o del tutto d’accordo sul fatto che la maternità penalizzi la crescita professionale delle donne, ma tra gli uomini solo il 25% la pensa in questo modo. Metà delle aziende ritiene inoltre che la maternità arricchisca le skill organizzative delle donne, contro un terzo dei lavoratori.
Il disallineamento è ancora più marcato sulla paternità: il 62% delle aziende è molto o del tutto d’accordo che non impatti sulla carriera degli uomini, contro il 39% dei lavoratori. Solo il 25% degli uomini concorda con questa affermazione, contro il 42% delle donne: gli uomini sentono un carico di gestione dei figli maggiore di quello che le donne attribuiscono loro.

Strumenti e responsabilità

Su una scala da 0 a 10, gli strumenti ritenuti più incisivi per ridurre la disparità di genere sono il welfare e le misure di sostegno alla famiglia (valutate 7,6 dalle aziende e 7,0 dai lavoratori) e l’equità salariale (7,3 e 6,8), mentre le quote di genere chiudono la classifica (5,1 e 5,7).
Fra gli strumenti per garantire l’equità salariale, oggi compare la nuova Direttiva europea sulla trasparenza salariale, sulla cui efficacia vi è ancora un certo grado di sfiducia, in particolare tra le donnne.

Anche sulle responsabilità nel raggiungere la parità di genere le visioni divergono. Le aziende si attribuiscono un ruolo centrale (33%) nella ricerca dell’equilibrio, mentre i lavoratori, pur riconoscendo l’importanza delle imprese (29%), si aspettano che sia soprattutto lo Stato (34%) a intervenire tramite leggi e decreti. Le donne ritengono che la responsabilità delle aziende nel garantire la gender equality sia maggiore (31%) rispetto a quanto pensano gli uomini (23%).

Gli uomini si attribuiscono una responsabilità più che doppia nel promuovere la parità di genere in azienda rispetto a quella che le donne attribuiscono loro (13% degli uomini contro 6% delle donne), ad esempio con un maggiore impegno come caregiver o evitando discriminazioni.
Tra i dati da non trascurare, il 17% di quadri e dirigenti ritiene che l’equilibrio di genere non sia per nulla significativo per le performance aziendali.

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