
Chi legge “Soltanto il giorno” e conosce, e ama, il personaggio della protagonista Marianna la pasticcera detta Cosuzza, può incappare in un dubbio: la figura di lei è bella, forte, indipendente dal giudizio altrui, sembrerebbe una femminista ante litteram ma forse la penna dell’autrice non avrà calcato la mano rispetto alla realtà plausibile all’epoca? Chi conosce la realtà dei piccoli centri meridionali dove questa donna nasce e vive i primi anni della sua vita – un bellissimo paese siciliano tra il mare e i monti Iblei tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento con tutte le sue regole, i tabù, i pregiudizi – si meraviglia ancora di più per l’apertura mentale di Marianna. Una donna che ha un bambino illegittimo, lo cresce da sola, convive fuori dal matrimonio, ha una sua attività. Va avanti a testa alta per la sua strada, senza curarsi del giudizio dei compaesani e delle compaesane. E invece il nucleo di questo romanzo edito da Giunti nasce dalla realtà, da una storia vera, da una donna, nata ad Avola nel 1885, davvero esistita, e da un lavoro di ricerca fatto dall’autrice Santina Cosetta sulla propria bisnonna. Bella, elegante, quasi altera, la figura della pasticcera nel paese era conosciuta. E infatti, al termine della prima presentazione del libro in Sicilia, ad Avola, davanti a una chiesa barocca, tra una degustazione di mandorle e una di vino, il nome della pasticcera e della sua famiglia riecheggiano e ravvivano ricordi tramandati ai compaesani presenti.
Alla ricerca delle radici per otto anni
Il libro nasce da una ricerca delle radici, dalla risoluzione di una sorta di mistero familiare. Quella che era iniziata come una ricerca autobiografica delle origini dell’autrice diventa una storia sempre più ricca. «Prima pensavo di scrivere per mia figlia, ma la storia diventava sempre più corposa, intrigata, mi è venuto facile, mi ha accompagnato per otto anni nei cambiamenti che nel frattempo ha avuto la mia vita, ad esempio ho messo il mio cognome a mia figlia. Quando ho messo un punto avevo davanti un romanzo di mille pagine, pieno di sottotrame». Santina Cosetta nel suo percorso di vita ha attraversato mondi finora variegati, dalla ricerca archeologica al restauro di materiali cartacei antichi, fino alla progettazione grafica e alla pittura. La scrittura è il filo che tiene assieme tutte queste materie.
Il libro mescola tre piani: quello lirico, quello autobiografico, quello storico. «Dovevo colmare i silenzi che incontravo nel fare ricerche sulla mia bisnonna e li ho colmati con il romanzo, partendo da come descrivevano il carattere di Marianna», racconta Santina. Nata a Messina nel 1979 e insegnante di lettere a La Spezia, era incuriosita dal proprio cognome. «Sapevo che era inventato, mio nonno era figlio illegittimo, e pensavo che “Cosetta” fosse stato preso da una delle protagoniste del romanzo “I miserabili”. All’epoca era un nome molto in uso, ma era di moda appunto come nome, non come cognome. Come cognome noi eravamo unici in Italia. Mia nonna, invece, era conosciuta come Marianna Tiralongo, che era il cognome del padre naturale». Santina, aiutata dall’ufficio anagrafe di Avola, incappa quindi in una storia molto particolare: la bisnonna si chiamava in realtà Sebastiana Cosetta, lo stesso cognome che aveva fatto mettere al figlio, il nonno dell’autrice.
La dura vita di Marianna bambina che la rende forte e indipendente
Inseguendo il vero nome della bisnonna, Santina ricostruire anche la storia della donna. Emergono un carattere, una fermezza, una voglia di indipendenza e libertà che erano nati dalla dura vita affrontata fin da quando era in fasce. Rifiutata dai genitori, con un cognome scelto dalla mammana che la crebbe nei primi anni di vita, venne mandata piccolissima a servizio da alcuni signori in una masseria nella campagna di Scicli. «Quando ho scoperto com’era questa bisnonna, ho capito perché la famiglia di mio nonno mi è sempre sembrata un po’ all’avanguardia. Mi sono resa conto che questa loro modernità, questa apertura venivano da lei. Non era una femminista ovviamente, all’epoca non esisteva nemmeno la parola, ma sapeva leggere e scrivere – in un’epoca dove saperlo fare era raro – e andava avanti per la sua strada. Si portava dietro una formazione che la faceva camminare a testa alta e non si vergognava delle sue scelte».
Santina e quel senso di comunanza con la bisnonna scritto nel Dna
Attraverso le ricerche sulla bisnonna, Santina capisce anche parti di sé stessa. «Questa figura un po’ mi appartiene per Dna. Dicono che non era simpaticissima, aveva un caratterino ribelle, forte. Raccontano che era altezzosa, sempre elegante. Andava in giro con una sporta piena di strumenti per cucinare, talvolta raggiungeva la casa in cui viveva mio nonno, cucinava, faceva i dolci e poi se ne andava. «Lei è diventata così forte per difendersi. Forse è questa la forza del romanzo, lei non fa proclami, arriva diretta, con le sue scelte».
La storia è avvincente e si sviluppa lungo tutta la vita di Marianna tra pentole che ribollono, odori di mustazzola e mazzetti di erbe di ogni genere appesi in cucina. Santina riporta alla vita un’epoca ormai sepolta, ma la cui eco si sente ancora nella società di oggi. «Ricordatelo – dice la mammana a Marianna bambina -: chi sa leggere non si lascia fregare. Chi sa cucinare non rimane da sola». Donne come la protagonista di questo libro; donne come la mammana che la cresce e le insegna a leggere, scrivere, cucinare come atto d’amore, per curare oltre che nutrire; donne che intrecciano un’amicizia simile alla sorellanza come quella tra Marianna e signorina Laura raccontate nel romanzo, hanno aperto la strada alle donne di ieri e di oggi che si sono sentite libere di essere, realizzarsi, lavorare, amare. Anche senza avere un uomo alle spalle.
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Titolo: “Soltanto il giorno”
Autrice: Santina Cosetta
Editore: Giunti (collana Milleluci), 2026
Prezzo: 20 euro
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