
Lavorare al Villaggio Olimpico tra mensa, lavanderia e guardaroba, vivere insieme nel centro di Cortina e sperimentare una vita al di fuori del comfort familiare. È l’esperienza vissuta da 24 ragazzi con disabilità arrivati in Valle d’Ampezzo grazie al progetto “Turismo sociale e inclusivo nel Veneto”, che tra incontri a tema e infrastrutture più inclusive diffonde alle Olimpiadi e Paralimpiadi un modello di turismo inclusivo nato sulle spiagge del Mar Adriatico.
Il progetto “Turismo sociale e inclusivo nel Veneto”
Un turismo pensato in chiave accessibile, capace di trasformare l’inclusione in sviluppo. Il progetto “Turismo sociale e inclusivo nel Veneto”, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dalla Regione Veneto, nasce nel 2017 proprio con questo obiettivo.
L’iniziativa, nata nelle località balneari delle Ulss 3 “Serenissima”, Ulss 5 “Polesana” e Ulss 4 “Veneto Orientale”, si è diffusa poi in diverse città della regione e trova il suo centro nevralgico nella rete instaurata tra i Servizi per l’inserimento lavorativo (Sil) delle aziende sanitarie venete e gli operatori del settore turistico: da questa stessa rete nascono tirocini che permettono a persone con disabilità di sperimentare percorsi di autonomia abitativa e di partecipare ad attività sociali, ricreative, turistiche, culturali e sportive.
I ragazzi al Villaggio Olimpico
Con il biennio 2025-2026, il progetto ha visto un’espansione notevole. È infatti grazie all’azienda sanitaria ULSS 1 Dolomiti che l’iniziativa è riuscita a sbarcare anche a Cortina d’Ampezzo: 24 ragazzi del Sil hanno infatti preso parte al programma volontari denominato “Team26”, organizzato dalla Fondazione Milano-Cortina. Qualche giorno prima dall’inizio dei Giochi Olimpici Invernali, i ragazzi si sono sistemati nella canonica parrocchiale e, suddivisi in tre turni, hanno lavorato per l’intero periodo tra Olimpiadi e Paralimpiadi in attività a supporto degli eventi: mensa, lavanderia, guardaroba, accoglienza, il tutto sotto la supervisione degli operatori Sil incaricati dall’Ulss1 Dolomiti.
Un’esperienza, così come ha ricordato il commissario generale dell’Ulss 1 Dolomiti Giuseppe Dal Ben, che ambisce a creare percorsi di autonomia abitativa e lavorativa: «Abbiamo individuato Cortina come spazio proprio per sottolineare l’importanza dell’inclusione sociale. Avevamo già sviluppato un’iniziativa simile durante le gare di Coppa del Mondo negli anni scorsi: qui i ragazzi servivano tè e caffè, e anche in quell’occasione abitavano in paese, così che al pomeriggio o alla sera potessero uscire e cominciare a vivere in maniera autonoma», ha commentato. Sempre Dal Ben ha parlato di enorme soddisfazione da parte dei ragazzi coinvolti: «Li ho visti molto contenti: molti di loro ci hanno detto di voler ripetere un’esperienza come questa».
I commenti di Vittoria e Achille
Tra i giovani coinvolti ci sono anche Vittoria Lorenzon, 23 anni, e Achille Bonadio, 20. Vittoria ha lavorato in lavanderia e fa un bilancio estremamente positivo dell’iniziativa: «Mi sono trovata molto bene – ha commentato –: di questo periodo mi porto dietro tante belle esperienze, come le diverse persone che ho incontrato». Da nuotatrice, inoltre, Vittoria non è certo indifferente al contesto nella quale è immersa: «Sono entrata nella mia squadra di nuoto a dieci anni: passare dalla parte dell’aiuto è stato davvero entusiasmante».

Un entusiasmo condiviso anche dal suo collega e amico Achille, che ne riprende anche il giudizio favorevole su questi giorni passati al Villaggio: «Lavoro nella mensa degli atleti e sono stato davvero bene qui: si è creato un gruppo magnifico, ho conosciuto persone molto brave e interessanti». Ma ciò che ha fatto davvero breccia nel cuore di Achille sono «la cerimonia di apertura, come anche la partita di curling che ho seguito dal vivo».
“eSPORTiamo inclusione”
L’attività non è circoscritta al solo perimetro di Cortina. L’inclusione e l’accessibilità sono stati i temi caldi anche di “eSPORTiamo inclusione”: un ciclo d’incontri che si è tenuto dal 9 al 13 marzo ospitato da Casa Veneto, nel pieno del Villaggio Olimpico, e trasmesso in diretta da Antenna 3. Disabilità, tecnologia, sport, turismo e innovazione sociale sono i temi affrontati con l’intento di ampliare il numero delle persone coinvolte ed esportare l’esperienza veneta del turismo inclusivo anche nei grandi eventi sportivi.
Tra gli ospiti compaiono realtà nazionali come Trenitalia, Inail, Comitato Italiano Paralimpico, Porsche, Università di Padova, oltre a rappresentanti istituzionali regionali e il Commissario straordinario alle Paralimpiadi 2026 Giuseppe Fasiol.
Accessibilità alle gare
È sempre all’interno di questo progetto che sono stati attivati, in collaborazione con la Fondazione Milano Cortina, una serie di servizi pensati per gli spettatori con disabilità visiva, uditiva e intellettivo-relazionale. Primo tra questi è il servizio di audiodescrizione per persone cieche e ipovedenti, sia in presenza che da remoto. Si passa poi al video-interpretariato in Lingua dei Segni Italiana via smartphone e tablet. Ultima novità sono gli spazi di quiete con cuffie per l’isolamento acustico, pannelli a induzione magnetica per sordi e cordoncini Sunflower (cordoncini con stampati dei girasoli, icona utilizzata per segnalare disabilità non visibili).
«Dobbiamo tenere conto delle diverse tipologie di disabilità, non solo motorie ma anche sensoriali o cognitive. In contesti affollati, alcune persone hanno bisogno di momenti di quiete e da qui l’idea di questi spazi: un’aggiunta molto apprezzata», ha commentato il Commissario straordinario per le Paralimpiadi Giuseppe Fasiol in diretta ad Antenna 3.
Lo sport come leva di inclusione
L’effetto benefico dell’inclusione sulla regione veneta è tangibile. Nel merito, l’assessora al Sociale della Regione Veneto Paola Roma ha dichiarato: «Iniziative come queste portano inclusività a 360° nel nostro territorio, partendo proprio dall’esperienza di questi ragazzi. Non solo per l’opportunità di lavoro offerta, ma anche per la capacità di questi progetti di far capire come ogni persona possa autodeterminarsi aprendosi ad una comunità non giudicante, capace di aggregare le persone tra loro».
L’esperienza dei ragazzi del Sil non fa altro che avvalorare questa tesi: anche nei grandi eventi sportivi si può trovare spazio per l’inclusione sociale e la crescita personale, nella convinzione che lo sport possa rappresentare un acceleratore di sviluppo individuale e collettivo.
«L’inclusione – ha concluso nel merito dal Ben – non è un obiettivo fisso, ma piuttosto un percorso fatto di tappe che, col tempo, sviluppano una cultura sul tema che ognuno di noi dovrebbe avere. Ognuno di noi potrebbe trovarsi in condizioni di disabilità anche fisica, basta pensare all’anzianità e i problemi che essa può portare. Per questo è importante poter avere e usufruire di servizi e luoghi accessibili».
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